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Poesie di Adriana Pedicini

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  • Assenza  di Luce
    nell’anima prostrata
    tesa a segni fallaci.
    Grida
    di  superba disperazione
    franarono posarono
    a terra schegge opache
    di umanità delusa.
    L’orizzonte un deserto.
    Un lampo...
    Nelle  crepe del cuore spaurito
    gli echi  di lotta tremenda
    tra gli ulivi a Getsemani
    per fare la volontà del Padre.
    Cristalli di sovrumana 
    agghiacciante solitudine
    bruciarono allora la folle
    presunzione.
    Voci calde d’Amore
    giunsero al  cuore mio
    lungo raggi di misericordia.
    L’anima faticò
    a sostenere impetuosi
    rivoli di gioia nell’umile
    divino abbandono.

  • 23 febbraio 2012 alle ore 14:19
    Rinascita

    RINASCITA

    Leggiadre sfumature di forme
    indefinite lievitano al ritmo d’Amore
    sciogliendosi dal perenne fluire
    della Fonte a formare
    tessere luccicanti o  opache
    scaglie di rocce
    ad esprimere con stille
    di sangue l’anelito che urla
    di dolore o l’abbandono
    all’oblio soave
    nella ricerca dell’Essenza.

    Aguzzi gli scogli che i passi
    impediscono lacerano
    le piante e spezzano il  respiro.
    E si maledicono i vasa electionis
    nella vile sventura che attanaglia.
    Patibolo lungo da percorrere
    alla fine ci attende e croce
    più pesante di Cristo.

    Ma pietoso cireneo un alito
    divino prodigioso vicino o lontano
    dissolve la nebbia dagli occhi che sguardi
    di odio pietrificarono o semplicemente
    il male di vivere.
    Allora vedi bucaneve forare
    il manto perlaceo o gocce di
    lacrime mutarsi in veroniche
    lungo i polverosi sentieri dell’anima.
    Allora crescente sinfonia
    si leva il palpito di vita che
    ora modulando cadenze
    sofferte ora squilli gioiosi
    si  nutre  dei soavi frutti d’amore
    spiccati dall’albero secolare dell’Universo.

  • 09 febbraio 2012 alle ore 13:48
    Una ragione

    Una ragione io cerco
    del fervore di vita
    pieno eppure immoto
    in questo angolo di terra.
    Danza acrobatici passi
    lungo invisibili reti
    un ragno perlaceo.
    In rara armonia
    un pullular di formiche
    si estenua per secchi frammenti.
    Un verde bruco stupendo
    sormonta abbracciandola
    una montagna di foglie.
    Una bianca farfalla
    disorienta lo sguardo
    in vorticose rincorse.
    Un cuculo a intervalli
    scandisce del tempo
    il ritmo lento.
    Quale in tutto questo
    la ragione?
    Sarà forse la beffa
    di chi agita i fili
    di marionette impotenti
    costrette al bisogno
    o è un unico afflato
    che ora lieve ora grave
    anima nei confini del cosmo
    mille forme diverse
    a formare i pioli
    di una medesima scala
    che conduce all’Origine-Prima?
    Scivolato sulla mia mano
    il ragno a mio conforto
    spezza la mia solitudine.
    La risposta allora intuisco
    nelle note di un vento lontano.