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Autore

Alberto Mazzoni

in archivio dal 16 gen 2009

03 settembre 1935, Roma - Italia

segni particolari:
Sono nonnobomba che mangia, beve e, talvolta, tromba!

mi descrivo così:
Sono nonnobomba che mangia, beve e, talvolta,tromba!

02 settembre 2011 alle ore 16:26

Gianluca e Genéviènne - 3^ parte

Il racconto

Ge: "Non capisco un'acca, non conosco il latino." "Ti tradurrò tutto ma come ricompensa..." "Niente ricompense per ora, ho capito dove vuoi arrivare, l'uso dell'argenteria te la devi conquistare! Traduci." "Lollo deve baciare il buchino davanti di Dorella e Tindaro quello dietro." Dorella: "Nunc fellatio at ordo, membrum plus parvus esse secundus in ludis, Lollo super tabula femur manifesta: lingo tergas, lingopilas, lingofallum." "Vai con la traduzione e non fartelo ripetere." ""Dorella sta leccando il culo, le palle e il pisello di entrambi, a turno, beati loro!" "Non è il momento di farti venire le voglie, voglio partecipare alla loro orgia." Dorella: "Lollo fallum bene erectus. Tindaro fallum parvus erectus, experio secare... fallum semper parvus erectus, experio ex novo lingere.""Lollo ce l'ha ben duro, quello di Tindaro, malgrado l'impegno di Dorella con la lingua e con le mani resta moscio, Dorella prova di nuovo a leccarglielo."Dorella: "Tindaro experiore con manu te ipsum dum osculor in ore Lollo." "Tindaro deve provare con la sue mani a farselo diventare duro mentre Dorella bacia in bocca Lollo." Dorella: "Res sic stantibus, copulo cum Lollo, expero spectandum membrum ferreus fit." "Dato che Tindaro l'ha tuttora mezzo moscio, Dorella si mette a scopare con Lollo sperando che guardandoli a Tindaro diventi duro." Dorella: "Esperioremus cum Lollo qui debet sugare membrum Tindaro." "Dorella cerca in tutti i modi di far diventare duro il coso di Tindaro, ha dato ordine a Lollo di succhiarglielo." Ge:"Non ricordo che in passato Tindaro abbia avuto con me delle défaillances..." Dorella: "Medicina efficax fuit, Tindaro concitatus est et potest irrumpere in mea vulva dum capio status ovis." "A Tindaro è diventato duro e può scoparsi Dorella che si è messa alla pecorina." Dorella: "Tindaro emergi da mea vulva ut facere intromittere Lollo." "Ha ordinato a Tindaro di mettersi da parte per far entrare in fica Lollo." Dorella: "Nunc collocatio mea vulva super membrum Tindaro e membrum Lollo debet irrumpere in mea terga." "La cosa si fa più interessante e fantasiosa: Tindaro si deve infilare nella fica e Lollo in culo, doppio gusto, mai provato?" Ge: "No, oltre te dovrei trovare una persona speciale, sono di gusti difficili." Dorella: "Volo mutare, Tindaro cun suo penis in terga Lollo et Lollo in mea vulava." "Tindaro si deve inchiappettareb Lollo che dve entrare in fica." Tindaro: "Non so se ci riesco." Dorella: "Si vis gaudere intra mea vulva aut intra in mea terga obedi!" "Se Tindaro vuol godere in fica o in culo di Dorella deve ubbidire." Tindaro: "Se Lollo me lo lecca diventa duro." Dorella: "Lollo obedi." "Hai capito, a tuo marito, diventa duro solo se glielo lecca Lollo." Dorella: "Duratio perfetta, intromissionis in terga Lollo magna cum suavitate." "Cazzo di Tindaro perfettamente duro, deve metterlo in culo a Lollo con delicatezza." In sottofondo gemiti di piacere. Dorella: "Tindaro non debebat gaudere, ob pena sugas Lollo usque suum gaudium in tua ore." "Tindaro non doveva godere, per punizione deve far godere Lollo nella sua bocca, cattivella la fidanzata di tuo marito!" "Se piace a loro, ma sentiamo il finale." Dorella: Volo gaudere magnopere, at ordo volo antea gaudere cum cunnilingus et postea con fallum at ordo usque mea perfecta satisfatis." " Dorella vuol farsi una goderecciata planetaria, ha ordinato ai due di leccarla e di infilargliela a turno sino a completa sua soddisfazione, i risultati li senti..." Ge aveva spento il ricevitore e guardava Gi con aria interrogativa:"Stai pensando tu la stessa cosa?" "Si ma come trio mi andrebbero due femminucce." "Furbacchione niente da fare, ed ora a cena, cos'hai di buono?" "A Nadia ho detto che questa sera avevo compagnia, andiamo a scoprire la sua valitudine nell'arte culinaria." "Non è che te la sei fatta?" "Solo un pompino, una volta." "Cazzo ti dai pure agli amori ancillari!" "Senti vergine delle rocce a te non è mai capitato qualcosa di simile?" "Te lo racconto un'altra volta, andiamo ad aprire il forno... caspita coniglio con peperoni e olive greche, piccioni ripieni, contorni: rucola con scaglie di parmigiano, verdura amara di montagna, cetrioli, carote senza buccia ma interi, Nadia fa pure la spiritosa, forse pensa che sia come Lollo e Tindaro." "Va bene non sei un colattone, va a prendere del vino, se penso al mio Amarone..." "Ho la Lacrima di Morro d'Alba, ti piacerà." "Buonissima cena, devo fare i complimenti a Nadia, la frutta... cazzo sta ucraina m'ha preso di nuovo per il cuolo, ananas interi con un buco al centro." "Te lo faccio venire duro, vediamo se c'entra." Slam, slam, slam. "Prova ad infilarlo nell'ananas... non c'entra." "Dirò a Nadia, la prossima volta, di praticare un foro più largo, intanto succhiamelo ancora." "O si mangia o si scopa, si mangia!" Per ultimo una baretta di cioccolato amaro. Sul divano abbracciati: "Mai provato la sensazione piacevole di un bacio al cioccolato, ora voglio raccontarti una mia avventura particolare. Come ti dicevo mio padre era capo stazione a Basilea; una sera lo incontrai in compagnia di una ragazza circa della mia età. Quando mi vide si arrabbiò ingiungendomi di non dir nulla a mia madre; tornai a casa amareggiata e decisi di allontanarmi dalla mia abitazione. Quale figlia di appartenente alle ferrovie, avevo diritto di poter fruire di viaggi gratis sino a duemila chilometri all'anno e così decisi di imbarcarmi sul primo treno trovato in stazione. Era sera, in partenza sul primo binario c'era un treno con cuccette, il conduttore mi disse che ce n'era una libera, tutte le altre erano occupate dai componenti di una squadra di rugby, se mi andava bene... D'istinto decisi di accettare, non pensavo di correre alcun pericolo, i giocatori di rugby sono conosciuti per la loro serietà e per la loro lealtà sia in campo che fuori, certo la loro stazza... L'addetto al wagon lit aprì la porta delllo scopartimento immerso nel buio appena rischiarato da una debole luce di cortesia, mi arrampicai sulla scaletta posta al centro e mi issai sulla cuccetta superiore sinistra, restai vestita in minigonna e giubbino. Nel frattempo il treno si era messo in moto e non feci caso al rumore della scaletta che veniva spostata; poco dopo sentii il calore di una manona che lentamente guadagnava l'interno delle mie cosce. Decisi di starci, mai conosciuto un giovanotto muscoloso che speravo anche ben dotato. La mia passività indusse il giovane a farsi più intraprendente e poco dopo me lo trovai nella mia cuccetta, delicatamente mi sfilò le mutndine e cercò di infilarmelo ma benchè agisse delicatamente, mi fece male. Lo alliontanai con la mano, lui capì e prese a baciarmi la cosina e poco dopo godei a lungo. Il cotale, visti sparire i miei spasmi tornò alla carica e questa volta non ebbe difficoltà, la mia tata era pronta ad accoglierlo. Data la giovane età godè in breve tempo, restò un pò dentro di me, non mi dispiceva rimanere in quella posizione, dopo poco tempo si ritirò. In verità ero insoddisfatta, pensavo ad una notte di fuoco... ma presto la delusione fece posto a una piacevole sorpresa, un altro giocatore di rugby prese il posto del suo collega e, benchè anche lui ben dotato, entrò facilmente nella mia cosina scivolando nella visocosità lasciata dal suo collega. Ancher lui fu piuttosto veloce e scese dalla mia cuccetta per lasciare il posto al terzo ed ultimo giocatore. Stessa scena ma alla fine mi sentivo frustrata, sti ragazzoni avevano poca resistenza in campo sessuale, mi era rimasta addosso il loro piacevole effluvio di mascolinità. Mi era girata su un fianco in attesa del buon Morfeo quando sentii la solita manona che mi rigirava ma da dove compariva il quarto? Capii che era il primo evidentemente insoddisfatto della antecedente prestazione. La cosa durò più a lungo dei precedenti con grande goduria della mia beneamata. Ci furono varie altre prestazioni da parte dei rugbisti che persi il conto. sinchè la mia gatta, indolenzita, rifiutò di farsi ulteriormente penetare. Chiesi in prestito un  asciugamano per pulire la mia cosina completamente allagata. Dopo la pugna un sonno ristoratore come gli antichi soldati greci dopo la battaglia. Quando mi svegliai lo scompartimento era vuoto, pensai che fossero scesi in una stazione, il treno era ancora in moto. Mi recai al vagone ristorante per far colazione e, sorpresa sorpresa, vidi tutta la squadra alle prese con caffellatte e pasticcini. Non so quale folletto mi spinse a cercare di riconoscere i miei trapanatori, pensai di averli individuati in tre che occupavano un tavolino in fondo al vagone, con notevole faccia tosta mi sedetti al loro tavolo. Espressione attonita da parte degli interessati che mi guardavano perplessi e intimiditi; erano tutti e tre biondi, mascelle larghe, occhi azzurri, capelli biondi tipici della razza ariana, sarennero piaciuti a Hitler, sicuramente parlavano tedesco e in questa lingua chiesi loro di procurarmi caffellatte e cornetti. Si alzarono all'unisono e sparirono dalla mia vista, pensavo che avessero preferito andarsene insalutato ospite invece si presentarono con un vassoio pieno di strudel, cornetti, diplomatici oltre che con un bricco di caffellatte. Erano notevolmente cambiati, sorridenti mi biaciarono a turno la mano e si sedettero mentre io davo l'assalto un pò a tutto, la notte godereccia mia aveva procurato un noteviole appetito, dovevo riprendere le forze. Restammo seduti sino a quando i tre mi dissero che stavano per giungere a destinazione, mi baciariono sulle guance seguiti dagli sguardi interrogativi e sicuramente invidiosi dei loro colleghi, indubbiamente in seguito li avrebbero messi al corrente della loro avventura. Alla fermata successiva scesi dal treno, andai in una farmacia e acquistai una pomata per lenire l'arrossamento della mia cosina, me l'avevano prorpio sconquassata! Ritornai in stazione ed aspettai un treno che mi riportasse a Basilea. Ai miei genitori dissi che ero andata a trovare un'amica, guardai negli occhi mio padre e gli feci capire che mi sarei fatta i fatti miei, in fondo er anche 'merito' suo se avevo potutto godere quell'avventura particolare e piacevole." "Sei una porcona matricolata ma spero che non farai paragoni di volatili, il mio deve essere decisamente più modesto." "Il tuo va benissimo, funziona perfettamente e poi... è il tuo." "Non sappiamo nel frattempo il finale del banchetto, hai chiuso il collegamento." "Vado a vedere se nel parcheggio c'è ancora la macchina di Dorella... è andata via, rientro a casa, bacione della buona notte." "Non è che tu sia molto generosa..." "Per stasera va bene così, 'Traduzione mi ha creato uno svuotamento mentale, buonanotte." "Notte". Quale buonanotte, se Ge si era svuotata mentalmente, Gi si era caricato sessualmente e giaceva sul letto guardando imbambolato 'ciccio' anche lui perplesso e sull'attenti. Solo all'alba un pietoso Morfeo decise di prendere fra le sue braccia il povero affranto Gi. Il risveglio fu causato dal rumore di una porta sbattuta. Nadia si era trovata Gi fra i piedi ed in tale modo aveva dimostrato il suo disappunto e l'invito di levarsi dalle balle; niente da fare Gi ce l'aveva col mondo ed anche con quella incolpevole 'pulisci cessi'. Questo pensiero ingiurioso fece tornare Gi alla realtà, normalmente non avrebbe mai offeso Nadia anzi apprezzava molto i suoi sacrifici per far studiare i figli e l'essere lontana dalla sua terra. si diede ancora dello stronzo ed andò a trovare l'affaccendata ucraina alle prese con la lavastoviglie. Sorriso accarrivante che Nadia interpretò come resa incondizionata e conseguente uscita di casa. "Nadia scusami, non mi sento bene, preferisco non uscire, mi sposterò a una stanza all'altra mentre tu lavori." "Penso che il signorino avrà apprezzato le cena che ha condiviso con una gentile signora o signorina visto il rossetto che ho trovato su un bicchiere!" "Nadia hai meritato i nostri complimenti anche se non abbiamo compreso la curiosa preparazione dell'ananas." "È una consuetudine ucraina..." "Una consuetudine zozzona!" "Onni soi qui mal y pense." "Cazzo questa conosce pure il francese e mi prende bellamente per i fondelli, mi sta bene la battuta romana 'prendi e porta a casa!' Nadia sono nel salone, ti faccio sentire una musica allegra." Quale musica allegra, Gi le aveva mollato la marcia funebre di Mozart. "La marcia funebre di Mozart non migliorerà il suo cattivo umore dovuto forse alla bufera che si sta avvicinando o a qualcosa che ieri sera è andato storto..." "Nadia ti offendi se ti dico di farti i cosi tuoi!" Gi andò ad alzare la serranda del salone. Effettivamente un temporale era in arrivo, il forte vento piegava i rami degli alberi, dalla Calabria si stavano avvicinando grossi nuvoloni neri carichi di pioggia, qualche lampo lontano, non se ne parlava proprio di uscire. Nadia si presentò al cospetto di Gi: "Signorino ho trovato questo biglietto sotto la porta d'ingresso, ce lo devono aver messo da poco, quando son venuta non c'era, non l'ho aperto." Figurarsi se quell'impicciona non l'aveva letto. "Caro sento il bisogno di allontanarmi un pò da Messina, stanotte ho avuto una crisi ma non so spiegarti di che si tratta o forse lo so... in ogni caso preferisco star sola." Inutile rifugiarsi nel luogo comune 'chi le capisce le donne'. Ge non era una donnabanale e allora...Gi aprì la porta finestra, il posto macchina di Ge era vuoto. Gi allora decise di uscire di casa, niente barba, niente doccia, niente vestiti solo una tuta da ginnastica. Giunse frastornato a piazza Cairoli, poca gente in strada, rari pedoni alle prese con ombrelli diventati paracadute all'incontrario, quasi tutti rifugiati nei negozi o nei bar. Gi era vicino alla rivendita di giornali dell'amico Nino ma preferì andare in un'altra edicola, il suo aspetto non era dei migliori e non aveva voglia di sopportare le inevitabili battute salaci del suo amico giornalaio. 'La Gazzetta del Sud' riportava le solite notizie spiacevoli: incidenti stradali con morti e feriti, arresti delle forze dell'ordine di spacciatori di droga, un latitante di grosso calibro arrestato dopo lunghi indagini, politici che se ne dicevano di tutti i colori per 'il bene della città'. L'unica pagina distentiva era un'allegato dedicato agli studenti delle elementari, bellissimi ed ingenui disegni e le letterine degli scolari. Queste immagini lo portarono a rivolgersi una domanda alla quale inn passato non aveva saputio dare una risposta: sarebbe stato un buon padre o, preso da problemi personali, avrebbe lasciato alla madre l'incombenza della educazione dei figli? Doveva essere proprio a terra per riproporsi una simile domamda tanto impegnativa quanto senza risposta. Al rientro a casa non trovò Nadia che gli aveva preparato un risotto con sugo di pesce e, per secondo, salmone con contorni di verdure e, in bella mostra, un secchiello con ghiaccio con una biottiglia di 'Verdicchio', niente ananas con buco al centro. Messo a tacere l'appetito, Gi si distese sull'amico divano con le braccia incrociate dietro la testa, la sua posizione preferita per cogitare: a mente serena non riusciva a trovare una motivazione dell'allontanamente di Ge, sicuramente non era un problema col marito, ognuno viveva la propria vita. Qui si fermava la diesamina, inutile spingersi oltre per trovare una motivazione plausibile. Cavolo non aveva pensato al telefonino: 'Risponde la segreteria telefonica del numero ... lasciate un messaggio dopo il segnale acustico.' Chiaramente Ge non voleva avere rapporti con lui, che fare? Dopo lunga meditazione Gi ritenne che la cosa migliore fosse lasciare un messaggio nella segreteria telefonica non chiedendo spiegazioni ma effettuando una cronaca dell'andamento di casa sua: "Cara come stai, qui il tempo è maledetto e m'impone una prigionia forzata con grande irritazione di Nadia, 'ciccio' è molto affranto e riposa nella sua cuccia, non ci sono novità, ti chiamerò domani, un bacione." "Oggi mi sento meno triste forse anche per merito del tempo che è notevolmente migliorato. Per quanto riguarda casa tua devo comunicarti che il tuo allontanamento è stato ben accetto dalla banda che da tre è aumentata a quattro perchè, penso, si sia aggiunto Cocò quel tale titolare del ristorante che aveva fornito la mangiatoria a Tindaro, a Dorella ed a Lollo nel loro primo incontro-orgia. È in tipo magro, alto, molto elegante da quello che ho potutto vedere dallo spioncino della mia porta d'ingresso. Se avessi lasciato le microspie in funzione avrei potutto riferirti qualche passaggio interessante delle loro...conversazioni, solito bacione." "Oggi Nadia mi guarda in maniera strana, forse ha intuito qualcosa della nostra relazione e si domanda il perchè della tua lontananza (non è la sola). Io non  frequento più gli amici, ho cambiato giornalaio per non subire domande imbarazzanti sul mio aspetto fisico non proprio al top, che altro dirti, bacioni." "Amore non tengo più il conto dei giorni che son passati, la domanda è sempre la stessa: perchè? Se hai preso questa decisione avrai avuto i tuoi buoni motivi, vorrei che...che vorrei? Averti di nuovo fra le mie braccia!" Gi aveva deciso di non inviare più sms a Ge, non era sicuro che li leggesse, forse suo marito sapeva qualcosa, avrebbe potutto chiedergli... la disperazione porta a pensare soluzioni inopportune e sciocche, ufficilamente non lo conosceva nemmeno. Dopo due giorni, di notte squillò il telefono di casa: "pronto2: Dalla'ltro lato un suono di pianto, un pianto sempre più fporte.irrefrenabile, non ppoteva che essere Ge, infine la sua voce: "Ci sei?" Con la maggior indifferenza possibile Gi: "Certo che son qui, mi hai svegliato, non potevi telefonarmi in un'ora meno antelucana!" Gi cercava di sdrammatizzare. "Brutto maiale, io manco di casa venti giorni e tu fai il sostenuto, ho fatto male a chiamarti, sei un maledetto, ti odio!" "Pure io, non voglio farti domande ovvie, dimmi dove sei e se vuoi che ti raggiunga." "Non vorrei ma è più forte di me, sono al 'Bed and Breakfast 'La Stalla' di Salvatore di Fitalia, non ho voglio di spiegarti dove si trova, guarda su internet." "Dato che ti trovi in una stalla, mi domando se devo portare il sacco a pelo ed il lume a gas." "Se fai ancora l'imbecille sparisco di qui e non mi faccio più trovare." "Se non accetti le mie battute sei proprio a terra, più o meno ho capito dov'è il posto, a presto." "Non spingeretroppo sull'acceleratore, ora che ho deciso di rivcederti vorrei trovarti tutto intero, io starò ad aspettarti all'inizio della salita che porta al casolare." Valigia preparata in fretta, vestito sportivo, autostrada Messina - Palermo, uscita a Patti prosieguo in strade malagevoli seguendo le indicazioni stradali, infine la scritta 'Bed and breakfast La Stalla Km.1' Ispirazione di Gi, fare gli ultimi cinquecento metri a piedi, sbucare all'improvviso per vedere le reazioni di Ge. Detto fatto, Jaguar posteggiata sotto una curva, ultimo tratto in salita, e che salita!. Giunto nelle vicinanze del casolare Gi aveva la classica lingua di fuori.Scorse la conosciuta figura di Ge seduta su un masso, il viso appoggiato su una mano ed il gomito su una gamba, non l'aveba ancora notato. Quando Gi si avvicinò, alzò solo lo sguardo, un'immagine spiacevole, era dimagrita, lo sguardo spento, nemmeno un 'ciao'.Ge si alzò, prese per mano Gi, s'incamminarono per raggiungere l'abitazione, una ex fattoria rimodernata che di stalla non aveva che il nome. Passarono vicino alla piscina ovviamente vuota (era novembre) e si diressero verso una sala dove c'era una radio accesa che inviava musica country. "Vieni, sediamoci sul divano, è qui che passo la maggior parte del tempo quando le condizioni atmoferiche non mi permettono di andare a cavallo nei boschi." Stranamente Ge non guardava in faccia Gi, che poteva aver combinato per sentirsi tanto in colpa? Mah. Si avvicinarono una signora sulla trentina, bruna, piccolina, sorridente seguita dal marito alto, panciuto e dall'espressione di figlio di puttana e lo dimostrò subito partendo all'attacco: "È suo padre?" "Potrebbe esserlo ma è solo il mio amante!" Gino e Carmelo, dopo una stretta di mano si allontanarono, avevano compreso che non era il caso di esagerare viste le espressioni contrariate dei due. "Vieni in canera mia anche se in questo momento non vi sono altri ospiti." "Bene, finalmente soli, mi sembra la classica situazione  di due novelli sposi alla prima notte di nozze." "Non ho nemmeno la forza di darti un pugno in faccia, te lo meriteresti!" Ge era distesa sul letto prona, non voleva farsi vedere in viso, forse piangeva. Gi gli si mise accanto, un braccio intorno alle spalle. Restarono in questa posizione sin quando non giunse la voce di Carmelo: "L'amore fa venire fame, mia moglie ha preparato cose buonissime." Menù letto da Carmelo: - antipasti: peperoni arrosto, funghi e melanzane fritti, provola cotta alla brace; - primi piatti: bucatini al ragù, risotto ai funghi; - secondi piatti tutti cotti su un coppo: carne di struzzo, salsicce, filetto di maialino; - contorni: verdure di campagna,fagioli lessi, fave e piselli, patate fritte; - frutta: melograni, mele di montagana, pere. Un piatto con ingredienti genuini in città ve lo potete sognare!" Gi: "Modestia decet puellas." "Il signore conosce il latino? Bene ci intenderemo in tale lingua." Ge: "Niente latino, ne abbiamo fatto una scorpacciata in altra occasione..." Carmelo: "Vedo con piacere che la signora si è ripresa, nei giorni passati non  ha mangiato quasi nulla e ci ha sempre deliziato con un'espresione da funerale, signor Gianluca tutto merito suo!" "Carmelo vorrei darti del tu per poterti mandare a f....lo senza che tu ti offenda!" ""Permesso accordato, vado subito dove mi ha mandato!" Quella era la donna che Gi preferiva, battagliera. Ge aveva 'ripreso le penne' ed aveva preso d'assalto i piatti che man mano venivano serviti a tavola, Gi pensò che nei giorni passati doveva aver soffeto la fame. Riempito il delizioso pancino Ge, dopo aver ringraziato sia Gina che Carmelo, chiese loro di sellare due cavalli per un giro nel bosco. "Genéviènne come cavaliere sono maldestro, ho paura di cadere e di rompermi la testa." "È proprio quello che desidero e che ti meriti, monta e seguimi, ormai conosco bene la zona." Ge aveva messo il cavallo al trotto, Gi invece frenava il suo, già andare al passo per lui era abbastanza viste le asperità del terreno. "Cagone del c...o fai alzare le chiappe al cavallo!" "Te lo puoi dimenticare anzi lo giro a torno indietro." Ge raggiune il suo amante, scese da cavallo, tirò giù dalla sella Gi che si ritrovò disteso a terra quasi senza accorgersene. "Vedo che sei migliorata, non sei più pazza ma solo def..." Gi non riuscì a finire la frase, Ge si era appropriata della sua bocca e lo baciava freneticamente. Finita la furia distruttrice ripresero fiato guardandosi negli occhi. "È troppo chiederti e soprattutto ottenere qualche spiegazione, una piccola piccola solo per capirci qualcosa dell tua fuga, ero fuori di testa, stavo quasi per telefonare a tuo marito per avere tue notizie." "Lui non sa nulla dove sono nè penso che gli interessi gran che. La mia diserzione, chiamiamola così,è dovuta ad una violenta reazione contro me stessa, ho provato un sentimento che non volevo accettare e che ha portato ad odiarmi, sai quanto sia importante per me la libertà, la mia ragione di vita, non accetto costrizioni di alcun genere e così piuttosto puerilmente sono fuggita quando ho scoperto di essermi innamorata di un essere esecrabile, me lo sogno, di notte mi abbraccio al cuscino pensando a lui... a te maledetto abominevole uomo!" Tutto ad un tratto il silenzio era sceso fra di loro, il canto degli uccelli appollaiati sugli alberi erano l'unico suono del bosco, Ge dopo la sofferta confessione, aveva poggiato la testa sul ventre di Gi. Se da un lato si sentiva sollevato dall'altro Gi era perplesso, che c'è di meglio di un sentimento che ti coinvolge tutto, al diavolo la libertà e le fregnate del genere! L'umidfità ed il freddo consigliarono ai due amanti di riprendere la via di casa ma i cavalli... si erano dimenticati di legarli ad un albero e gli interessati avevano ritenuto opportuno andar per i fatti loro. Un a corsa verso l'alto, niente cavalli poi la ricerca verso il basso e finalmente la vista dei due quadrupedi intenti a brucare l'erba, un sospiro di sollievo poi in sella, ritornare a piedi sarebbe stato come porre su un piatto d'aargento a Carmelo la possibilità di sfotterli. Niente meglio che l'acqua calda di una doccia, Ge e Gi sostarono a lungo sotto quel caloroso abbraccio, si asciugarono a vicenda e poi sotto le lenzuola che odoravano di spighetta. Di colpo Ge di nuovo all'assalto: "Mentre io, irata ai patri numi, mi aggiravo in questo luogo solitario angosciata, addolorata e distrutta nella mente, cos'ha fatto il qui presente bel tomo che è irromputo...come diavolo si dice che sei entrato nella mia vita trasformandola in un abisso di dolore?"

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