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Racconti di Alessandro Pagella

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  • 08 dicembre 2012 alle ore 0:15
    Un uomo semplice.

    Come comincia: Fulvio è un uomo sulla cinquantina,calvo,alcuni peli bianchi sul torace,che lui
    ama radere,anche per dar modo ai suoi pettorali di emergere durante i mesi
    estivi.Ne ha passate tante,dagli anni settanta di piombo,quando bastava
    sbagliare vestito per beccarsi le sprangate di neofascisti e autonomi,al finto
    boom economico degli anni '80 degli yuppies,al riflusso degli anni '90,al
    post-femminismo che fece polpette di tutto quanto era maschile o maschiloide,
    fino alle ultime annate del crack economico-finanziario e la fine delle fiabe
    per bambini che da mezzo secolo le classi dirigenti-col sostanziale beneplacito
    delle opposizioni- hanno inculcato nella mente -peraltro mediocre -dell'italiano
    medio. Fulvio è scappato in campagna;si è nascosto in una vecchia casa,
    approfittando del contemporaneo abbandono della stessa da parte di tutti
    gli altri parenti.Egli è un dinosauro.L'ultimo dei custodi di quella vecchia
    villa napoleonica...Or qui or là qualche ectoplasma, discreto ed educato, si
    siede a tavola con lui,silenzioso e incuriosito.Fulvio non ci bada più di tanto;
    lui ha perso tutte le guerre,o quasi.Ambizioni economiche,sogni erotici nel
    cassetto,vagheggiamenti tardo-romantici,velleità egocentrico-esibizionistiche
    e speranze,quali che fossero. Ma ha conservato,anzi,perfezionato la sua unica
    virtù apprezzabile:la disponibilità umana. Fulvio è  stato un punching-ball per
    tanti,troppi.Lo hanno massacrato nella sua ingenuità e bontà un po' da
    sempliciotto- e si che si è laureato in lingue e letterature straniere e ha letto molti
    libri- e lo hanno ridotto ad un colabrodo,metaforicamente,senza pietà,giocando
    sulle sue stravaganze e sulla sua anticonformistica originalità un po' balzana,
    ma assolutamente innocua.  Fulvio si è ritratto a riccio,rinchiudendosi nel suo
    misero guscio,con una fede andata quasi completamente in pezzi e la fiducia nel suo
    prossimo ridotta a zero.Però sa ridere e sorridere,appena si presenta l'occasione.
    Non sa dire di no a chi lo prega e non sa non perdonare. Fulvio ama le donne.
    Se potesse,le avrebbe sposate tutte. Lui è fuggito dal mondo anche perchè non
    riesce a farsi una ragione del fatto che viga ovunque una silenziosa e spietata
    guerra dei sessi-che solitamente non fa prigionieri. Fulvio è laborioso,squattrinato
    e ,a modo suo, adorabile. Qualcuno-il più delle volte qualcuna- lo capisce e da qualche
    tempo lo coccola,forse perchè il suo modello di uomo,assolutamente anticonvenzionale,
    rappresenta un'ipotesi di uomo futuro,in quella che sarà la nuova età dell'Oro,
    avulsa da ogni violenza e sopruso,senza razzismi e abritrii.Senza guerra tra i sessi.
    Fulvio è un bambino dentro,in fondo non ha mai voluto cucirsi addosso l'etichetta di
    maschio DOC nè di uomo medio.Nemmeno di superuomo. Ha in Gesù un modello
    segretamente ammirato.Fulvio ogni tanto si guarda allo specchio,e non trova risposte,
    ma ultimamente un lumino di allegrìa tenera si sta facendo strada nella sua espressione
    normalmente semi-melanconica,da vinto verghiano. Fulvio se lo dice da solo: sa di essere
    un uomo relativamente raro,ovvero un semplice,vulnerabile,apprezzabile uomo
    buono. La solitudine è il prezzo della sua coerenza pluridecennale. Ma un giorno
    Qualcuno in alto lo ricompenserà. Per ora lo sostengono i suoi supporters scavezzacollo,
    i fantasmini del suo castello solitario e antico,avvolto nelle atmosfere perdute di
    un Novecento ormai morto e sepolto.

  • 15 gennaio 2012 alle ore 18:50
    Stille di

    Come comincia: E poi ascoltando Renato Zero,nella sua bellissima "Ed io ti seguirò",provavo emozioni stillanti sconforto e malinconìa senza ritorno; mi domandavo che senso avesse mai potuto avere il mio vivere qui,in un mondo totalmente grigio ed infame...potevo soltanto computare i due-tre decenni che mi restavano da vivere-secondo la media biologica umana maschile- prima di terminare questo doloroso,infelicissimo e disperato viaggio chiamato vita.E quell'idea mi arrecava un sollievo,sia pure minimo...

  • 20 dicembre 2011 alle ore 2:14
    Mestizia dell'anima.

    Come comincia: E' inverno,casualmente ho reincontrato un vecchio ex-compagno di scuola; ci eravamo persi di vista da 35 anni...ora stiamo recuperando confidenze,solidarietà e cameratismi di quel passato lontano. E' una consolazione,in tempi di inquietudini,angosce e paure del futuro...

  • 19 dicembre 2011 alle ore 15:52
    Ricordi..

    Come comincia: Le sto seduto accanto,c'è da tradurre insieme una dispensa di materie scientifiche. Lei è a dir poco stupenda; è come quegli orizzonti luminosi,colorati e tersi che,talvolta,si possono godere dalle navi-crociera:con tutto ciò,lei è praticamente irraggiungibile,e,una volta di più,avverto la vertigine corrosiva del doloroso e inconsolabile senso di inadeguatezza. La giornata è soleggiata,ma è quella luce invernale che favorisce le elucubrazioni rassegnate...

    by Alessandro Pagella