username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

in archivio dal 29 set 2008

Alessandro Ranieri Guida

06 novembre 1982, Roma - Italia
Mi descrivo così: Amo scrivere Poesie, racconti e testi teatrali. Il mio sogno è quello di realizzare un mio progetto letterario o con una pubblicazione o con una rappresentazione.

elementi per pagina
  • 10 dicembre 2008
    Mio Amore

    T'amerei sempre,
    ogni istante,
    col pensiero fisso di chiamarti,
    di sentire la tua voce al mattino appena sveglia
    e sognare di starti accanto.
    T'amerei quando piove
    starei sotto alla tua finestra sperando che t'affacci
    immobile come fossi albero
    scosso dal vento e dal rumor di foglia.
    T'amerei anche se fossi pietra
    pregherei Dio per trasformarmi in ruscello
    per poterti sfiorare ogni giorno passandoti accanto.
    T'amerei nell'immensità dell'universo,
    tra mille mondi,
    il mio cuore accanto al tuo
    s'accende
    illuminando tutto l'universo.

     
  • 02 ottobre 2008
    Il condannato

    Come al suon del picchio,
    nell’attesa di una condanna,
    divora l’imputato
    con sguardo giudice fisso;
    vede la sua testa scivolar nel secchio,
    nell’attimo in cui egli accenna,
    una lacrima incolpa il suo passato,
    l’animo suo precipita in un abisso;
    con le guardie che gli stanno in cerchio,
    nel riportarlo in quel letto di manna,
    dove tutti l’hanno abbandonato
    e con il suo spettacolo affisso.

     

    L’ultimo desiderio del condannato,
    prima dell’avversa sera,
    viene nella società civile rispettato,
    confessandosi ad un prete con una preghiera,
    rivolgendo a lui il suo peccato
    e un’assoluzione per quel che era.

     

    E’ l’ora gente,
    ammirate lo spettacolo,
    per passare una nottata
    con una simpatica risata,
    guardate quel perdente,
    esultate quando la testa cadrà dal patibolo,
    applaudite la morte amata
    e ringraziatela di questa serata.

     

    Il condannato,
    legato da nemico,
    attraversava il corridoio,
    dai galeotti il nome suo fu urlato,
    lui li ringraziò con sguardo amico;
    davanti all’incappucciato di cuoio
    non avrebbe più pensato,
    addio doloroso suo tempo antico,
    ormai i suoi peccati son scritti in un foglio,
    in ginocchio piegato,
    aspettando che il ciel gli sia d’auspicio,
    disprezzato come un animale nel mattatoio.

     

    Come a riposare
    tra le braccia di Morfeo,
    chiudendo gli occhi
    poggiati sul legno,
    tesa la gente quando il boia è al matare
    e nel colpire urla di gioia del corteo,
    la tensione li ha resi dal boia amati
    come tutto fosse disegno;
    si dimentica il significato del peccare
    ricordando solo il colpo inflitto al reo,
    si gareggia tra chi ne a più ammazzati
    ma vince chi della legge ne è degno.

     
  • 02 ottobre 2008
    Agnese

    Quanto amo che d’amore ne son pervaso,
    se si creasse uno strumento per misurare l’amore
    come fosse termometro,
    mettendomelo sotto braccio esploderebbe
    in mille scintille…

     

    Il vero amore è solo uno,
    ha nomi infiniti,
    ma il mio si chiama Agnese…

     

    Inutile come tutti elencarne i pregi,
    perché non basterebbero tutte le pagine del mondo,
    ve ne elencherò invece i difetti
    che a talune sembrano non finire mai
    ad altre sembra non averne ed invece se li scoprono troppo tardi.

     

    Lei ha esattamente quell’imperfezione necessaria
    per essere da me amata in modo così maestoso
    da essere ricordata come le Dee dell’antichità,
    parlo di quell’imperfezione dell’essere
    rara a trovarla eguale,
    come due mondi separati che si uniscono
    formando un universo di conoscenza.

     

    Il suo più grande difetto
    è quel suo cuore enorme che ha per tutti,
    umani e animali indistintamente,
    quella voglia di dare per non ricevere,
    quell’immensità di amore che sprizza dal suo cuore.

     

    Un altro suo difetto
    è quel vizio tremendo di stringerti forte da levarti il respiro,
    di baciarti da farti andare in paradiso all’improvviso,
    di guardarti in quel modo che ogni verità esce fuori.

     

    Di altri non ne ricordo
    ma se mi dovessero venir in mente,
    saranno sicuramente così irritabili
    e fastidiosamente odiosi,
    da essere così perdutamente innamorato di lei
    da amarla per sempre.

     
  • 02 ottobre 2008
    Evoluzione

    ‘Na vorta eravamo animali,
    vivevamo sugli alberi,
    amavamo fa l’amore libero sotto le Stelle,
    l’unico lavoro era quello de er cacciatore
    e bisognava sta attenti alle bestie feroci.

     

    ‘Na vorta abbiamo imparato ad esse umani,
    se viveva nelle palafitte e le grotte l’affittavamo,
    l’amore ce piaceva farlo sulla zattera,
    de lavori  ne iniziaron a esse tanti
    ora bisognava sta attenti alle bestie feroci nuove.

     

    ‘Na vorta eravamo Romani poi Barbari, Spagnoli, Austriaci e Francesi,
    se viveva come stranieri in casa nostra,
    l’amore se faceva pe’ passà er tempo,
    i lavoratori ne iniziarono ad arrivà da fuori ed ecco i primi disoccupati,
    bisognava esse simpatico al figlio del Papa.

     

    ‘Na vorta avemo vinto ‘na guerra ma ‘n’altra vorta l’avemo persa pe’ ricambià er favore,
    se riprese a vive all’aperto,
    l’amore se faceva de nascosto,
    er lavoro era obbligatorio e c’era quello forzato,
    bisognava esse paraculi pe’ esse disoccupato.

     

    Mò semo tornati ad esse animali,
    se vive all’aperto grazie agli affitti delle case che c’hanno fatto vede le Stelle,
    l’amore libero ce sta sempre ma mò c’ha un prezzo,
    l’unico lavoro che si può fa è er cacciatore almeno quello ti da la sicurezza de mangià,
    bisogna nasce Berlusconi.

     
  • 01 ottobre 2008
    Metti caso

    Quando c’hai quer pensiero fisso
    che te prende,
    nun capisci perché ce pensi ma sta lì
    come a chiamatte
    e tu sordo nun glie voi risponde,
    ma quello da là nun se ne va,
    aspetta,
    tanto nun c’ha fretta,
    tanto lo sa che sei tu
    a volello presente.

     

    So quei pensieri strani
    che quando ne parli te se gela er sangue
    e nun te se scalda nemmeno quando fai all’amore,
    se mette sul gozzo e nun te se ne va,
    e tu alle ore più ce ragioni sopra
    e più aumenta come un malore.
    Cerchi ‘na spiegazione a tutto
    perché semo umani,
    ma quando nun se parla de reale ma d’astratto
    te volgi al cielo co' paura
    o da ateo te giudichi la vita tua com’è stata
    e poi te rassegni dicendo: "Beh, tanto male nun m’è annata";
    oppure: "I soldi nun so tutto, ma so morto de fame";
    o ancora: "Ho campato come un Re, meglio de così nun potevo crepà!"

     

    Certo che uno fa ‘na vita pe’ crea un qualche cosa
    e poi tanti saluti e grazie è stato un piacere?!
    Sarebbe ‘na vita inutile senza un dopo
    ma qui nun stamo a parlà de religioni
    o de chissà quale miscredenza,
    parlamo der significato della vita,
    senza calcola' der valore morale ed etico
    perché nun semo filosofi,
    ma della vita in sé!
    Ci dev’esser un Dio pe’ forza,
    nun perché bisogna credere in un qualche cosa
    a tutti i costi,
    ma pe’ la semplicità e la continuità delle cose,
    un disegno divino ce sta sempre,
    e se la Scienza pe’ questo ha bisogno
    come San Tommaso de prove,
    poiché siamo umani,
    anche il più ateo de loro
    prima de morì se convertirà in una religione,
    nun tanto pe’ fede
    ma perché nu se sa mai se c’aveva torto.

     
  • 01 ottobre 2008
    Amore d'inverno

    S'é fatta sera
    e nun sò neppure le otto,
    l’inverno c’ha sbattuto er muso
    su li palazzi dritti come sordati,
    quando se dice che la bufera nun arriva
    ecco che te raccattano dalla montagna de neve
    che te ricopre.

     

    Er freddo te permette
    de vive un secondo amore,
    e a voi che me spiego
    no al muro che c’hai de dietro,
    parlo proprio co’ voi
    che nun vedete l’ora d’abbracciavve da stamattina
    che pe’ ‘na scusa o pe’ un’altra
    ve la volete tenè stretta
    a riscardarve er core,
    fate pure,
    annate,
    che perdete tempo
    a legge ‘ste fregnacce?

     

    Uscite da quer portone e abbracciatela pure da parte mia
    e se pe’ sbaglio ve darà ‘no schiaffo
    diteglie che siete voi e nun che so io,
    poi quando farete l’amore e ve darete le carezze
    diteglie er nome mio.

     
  • 30 settembre 2008
    Mio Angelo

    Ti amo
    e non esiste un granello di sabbia a questo mondo
    che non lo sappia.
    Persino i condannati
    nel loro ultimo respiro per allietarsi
    pensano a noi due
    e sereni s'abbandonano.
    Corromperei il tempo
    non per la bellezza futile che svanisce
    ma per quel tuo sguardo
    che mi tocca intenso ora
    e se fosse colore sarebbe nero come la pece
    da oscurare la notte
    e da infiammare il Sole!
    Sarebbe un peccato di Dio
    se non fosse eterno.

     
  • 29 settembre 2008
    In mezzo al mare

    Senti il rumore del vento,
    il brusio dell'iinocenza che s'infrange
    e tu piano che affondi
    ma è la pazzia che ti far stare a galla,
    la speranza che chi ti sta sulla sponda
    non abbia i tuoi occhietti neri,
    che questa volta
    sia l'ultima di tante
    che tenti d'esser uomo.