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Autore

Alessia Bianchi

in archivio dal 12 nov 2007

30 settembre 1979, Milano (MI)

14 novembre 2007

La primavera perfetta

Intro: La preparazione, l'emozione di un esordio che ha un sapore importante, ricco di aspettative. E poi? Poi cosa succederà a questa "primavera perfetta"?

Il racconto

Mi aveva truccata come una bambola, le guance messe in risalto da una cipria particolarmente rosea, le labbra appena ripassate con del lucidalabbra. Seduta su una sedia, perfettamente dritta con la schiena, avvolta in quel tutù color madreperla, in perfetto pandan con le scarpine. Mi spazzolava i lunghi capelli rossi che mettevano ancora più in risalto la mia pelle chiara. Socchiudevo gli occhi, al tocco della sua mano che mi sfiorava la nuca, lasciandola poi scorrere lungo la chioma, seguendo i denti della spazzola che si intrecciavano tra i capelli, rendendoli ancora più lisci.
Ogni volta che piegavo un poco la testa di lato, mi sfiorava una guancia con la mano, riportandomi ad assumere quella posizione perfettamente eretta. Il suo tocco era delicato, morbido. Caricavo quei gesti di un’inusuale dolcezza, lasciandomi completamente cullare da quelle sue cure.
Lei non parlava, ed io assecondavo il suo silenzio, nella paura che anche solo un respiro più profondo del normale potesse rompere all’improvviso quel incanto.
Ha separato le ciocche, percorrendole ancora una ad una più e più volte con la spazzola, per poi attorcigliarle su se stesse e fermarle con una forcina, infilando poi al centro una rosellina bianca. Strizzavo gli occhi, serrando maggiormente le labbra, evitando di liberare in lamento, ogni volta che sentivo tirare e pungere la testa.
Le altre erano quasi tutte pronte, il vociare che si faceva sempre più intenso man mano che ci avvicinavamo all’ora della messa in scena. Sentivo i loro trilli di eccitazione per ciò che si sarebbe consumato di lì a breve, ma non le ascoltavo, preferendo isolarmi del tutto, lasciandomi avvolgere completamente dalla sua presenza, godendo di quella vicinanza che raramente era concessa e cercata.
Si è chinata in avanti... avvicinandosi al mio orecchio
Ricordati di stare sempre con la testa alta… e di sorridere… non lasciare vedere la fatica, devi essere radiosa… felice di lasciarti trasportare dalla musica... abbiamo riprovato i passi più volte…l’importante è che tu stia tranquilla...
Un’insolita dolcezza nel tono, che lentamente mi ha risvegliata da quell’incantevole torpore. Al tocco della sua mano sulle spalla nuda, ho sciolto l’intreccio delle caviglie, posando a terra i piedi, riuscendo a sentire perfettamente le incrinature del parquet attraverso la sottilissima suola delle mie scarpine. Mi sono messa in piedi, le altre si stavano già allineando, ma ancora non ero pronta per raggiungerle, la voce dell’insegnate che mi chiamava giungeva come un eco lontano. Lentamente mi sono girata, alzando il viso, ricercando il suo sguardo, ci siamo osservate a lungo, fino a quando poi Lei si è abbassata, dolcemente, mi ha sistemato una rosellina bianca, incastrandola perfettamente tra le ciocche.
Sarai una primavera perfetta, e vedrai che questo giorno non lo dimenticherai mai..
Sono restata ad ascoltarla, fino a quando non ho sentito la mano dell’insegnante prendere la mia per portarmi dalle altre. Lo sguardo che restava sempre fisso su di Lei. Era bellissima, curata in ogni minimo dettaglio, mi ha osservata ancora per qualche attimo per poi voltarsi e scomparire in una nuvola di eleganza.
Le altre bambine che continuavano a parlare tra di loro, mentre io restavo rinchiusa nel mio mutismo, ripercorrendo nella mente le sue parole, i suoi gesti, certa che così non li avrei mai più dimenticati.
“Sono una primavera perfetta”
Mi sono ripetuta a bassa voce, a darmi ancora più forza.
“Sono una primavera perfetta”
Mi sono ripetuta a bassa voce, quando ho visto le prime bambine entrare sul palco, leggere come foglie, iniziavano a dare vita alla spettacolo..
 “Sono una primavera perfetta”
Mi sono ripetuta a bassa voce, quando ho sentito le gambe irrigidirsi..
“Sono una primavera perfetta”
Mi sono ripetuta a bassa voce, quando invano l’insegnante ha iniziato a darmi delle leggere spinte sulla schiena, avvisandomi che era il mio turno
“Sono una primavera perfetta”
Mi sono ripetuta a bassa voce, quando ho incontrato lo sguardo di tutte le altre piccole ballerine che attendevano solo il mio ingresso
“Sono una primavera perfetta”
Mi sono ripetuta a bassa voce, quando ho lasciato scorrere lo sguardo sulla prima fila, distogliendolo subito, nella paura di incrociare quello che Lei, che ugualmente sentivo addosso, inteso e profondo al punto tale da bruciarmi la pelle..
 “Sono una primavera perfetta”
Mi sono ripetuta a bassa voce, quando poi un nodo mi ha stretto la gola, liberandosi subito con dei singhiozzi violenti e improvvisi al punto tale da sovrastare le voci dell’insegnante e di alcune bambine dietro di me…
“Sono una primavera perfetta”
Mi sono ripetuta a bassa voce, mentre ho iniziato a correre via, prendendo dentro la sedia dove solo qualche minuto prima mi ha sistemata come una bambola di porcellana, scaraventandola a terra.
 “Sono una primavera perfetta”
Mi sono ripetuta a bassa voce, voltandomi prima di abbandonare la stanza che ci avevano riservato per l’occasione, osservando con gli occhi ancora carichi di pianto e vergogna, il viso incredulo dell’insegnante, mi sono girata ancora, lentamente, lo sguardo ancora basso, a fissare quelle scarpette a cui ho negato la loro serata. Una fragranza al mughetto, la sua figura in fondo al corridoio, di spalle…
“Sono una primavera perfetta”

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