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Poesie di Alex Prosperi

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  • 18 agosto 2009
    Confidenze

    Bologna mi mangia da dentro le vene, ma c'è chi mi costringe a restare,
    tra lo smog delle strade ed il freddo che viene e non so più che cosa fare.
    Tra i corsi confusi, i caffè al bar la mattina per cercare di stare più sveglio,
    tra i pensieri e le parole non detti che graffiano dentro come un artiglio,
    tra i panni sporchi da lavare ed asciugare e poi la spesa lasciata da lei,
    da lei che s'è presa persino il mio cuore e poi anche il resto oramai...
     
    E non c'è soluzione o non la voglio cercare, perche farà male, mi han detto,
    così sono qui che penso ai momenti, a quel letto, al viaggiare, ed intanto aspetto
    un segnale, un messaggio, un credibile gesto che con sicurezza mi faccia capire
    una cosa o anche l'altra: che non ha importanza, cerco soltanto di non affogare.
    Mi servirebbe un punto d'appoggio, dove restare a guardare il mondo la fuori
    dove seduto, ammirare il paesaggio e sognare di non cadere in errore.
     
    Lo cerco e non lo trovo nei gesti quotidiani, negli sguardi e nelle mani,
    non lo trovo tra i colori, tra i pennelli, ne tra i sogni ed i cuscini, ...aspetto domani.
    Aspetto che venga a prendermi qui quel silenzio immenso che non sappiamo,
    che mi porti dove c'è tutto come sogniamo e come vorrei, e tutto quel che amo. 
    Aspetto e lascio che mi passi sopra quest'umore di tristezza e di malinconia,
    aspetto lei, me, noi e gli amici... intanto fuori c'è l'odore di kebab e polizia.
     
    Intanto fuori... intanto noi, mentre passan gli studenti e le manifestazioni,
    noi seduti, qui quasi dormienti, sotto un cielo senza più emozioni...
    ho da confidarti questo, ma ho paura, (come del resto, anche di tante altre cose)
    che svaniscano i fiori che ci sono qui adesso, ma come vorrei che fossero rose.
    Ho da confidarti questo, ma ho sentito dal vento che non è il caso o il momento:
    cosi confuso torno a casa, senza senso ancora un giorno ho passato non capendo.
     

  • Oh quante notti al chiaro di luna
    passate fra bottiglie e bicchieri rotti,
    a cercare di partorir parole,
    oh quante notti!
    Ma neanche le stelle e neanche la luna
    di questa notte nera
    son di conforto a me!

    E questo sole scotta ormai troppo,
    questa pioggia batte troppo violenta
    non nasceranno fiori sulla mia tomba,
    oh, che disdetta!
    E ancora bevo, cercando nella schiuma,
    della mia birra nera,
    le parole per te!

    E tu dove sei, perché mi lasci solo
    se non dentro ai sogni di queste notti in bianco?
    Ti giuro strillerò quando mi usciranno
    da questa gola secca,
    da questa gola amara,
    dal cuore le parole!

    Intanto io canto, ancora nella strada!
    La gente torna a casa, ma io non sono stanco
    di gridare ancora che cerco solo te,
    in questa notte buia,
    in questa notte amara,
    nel cuore, o mio amore!

    Ma qui non c'è il sole e non piove più,
    ci son troppe ombre scure, perché non ci sei tu,
    Non tira il vento ormai e cadono gli uccelli,
    sotto i colpi di un cannone chiamato tempo...

    E ti prego ascoltami, ti prego, dove sei?
    Le notti sto morendo aspettando un suono,
    che non sarà mai quello di birra alla spina,
    dì qualcosa, che mi stai uccidendo!

    Ma quando tornerà, dall'est il sereno,
    e quando sarà mattina, insieme noi saremo,
    quando dai tuoi occh, il mio cuore guarderà
    io ti giuro strillerò al vento che ti amo!

  • Entrammo tutti come in un'arena,
    di fronte a me era seduta lei
    ed in quell'aria d'angoscia piena,
    ci scambiammo, lei i suoi occhi ed io i miei.
    Poi tutto dura quasi un secondo,
    sfugge al tempo come i sogni vani
    ed in quel posto bianco e immondo,
    non ci fu nessun domani.
     
    Attesi dunque per un momento
    una risata o una distrazione,
    che si portasse via, nel vento,
    l'ansia e tutto fu come da copione.
    Ed in quel corridoio bianco,
    soltanto uscirono due parole:
    nome, luogo di nascita... e stanco,
    poi tornai a pensare al sole.
     
    A quel sole che la fuori non c'era,
    in mezzo al vento ed ai palazzi,
    e anche dentro come una bufera,
    scuoteva i volti di noi ragazzi,
    fra i sicuri di se e poi quelli spavaldi,
    fra un mio ipotetico 'lui e te'
    fra le tavole e le figure degli altri,
    io dicevo fra me e me:
     
    "Chissà se son pronto
    per loro,
    per quegl'analizzatori
    di fogli e colori,
    chissà se un giorno noi,
    noi ci rivedremo,
    se li dentro tutto
    andra poi bene!"
     
    E tutto andò poi bene davvero,
    almeno appena uscito di li,
    così sembrava uscito il sereno,
    anche mia madre mi disse di sì.
    E tu che adesso giri per le strade
    di Bologna e magari sorridi,
    come sorridesti in quell'istante
    a me che invece ora vago per lidi...
     
    Magari sei contenta e felice,
    rincorri un sogno, lo vedi alla porta,
    magari forse non ricordi, io invece,
    ricordo te e la tua genialità contorta,
    che mi ha fatto tanto innamorare,
    magari soltanto un pò invaghire,
    ma cosa, cosa posso starti a dire,
    se non che ti vorrei riavere.
     
    Si... ti vorrei riavere, ti vorrei riavere,
    almeno per un attimo, soltanto per poco,
    vorrei di nuovo poter riguadare,
    i tuoi capelli cosi belli, rosso fuoco,
    i tuoi lunghissimi pantaloni larghi,
    la tua camicia e i tuoi orecchini strani,
    le calze colorate sui tuoi piedi scalzi
    e quell'arcobaleno nelle tue mani.
     

  • 13 agosto 2009
    Umile Storia Del Mondo

    La Genesi

    In principio era nulla...

    Ma lucciole giganti
    sorseggiarono bambino l'azoto,
    l'aria esplose calda
    e dentro quell'immenso vuoto,
    un tuono risuonò...

    Tra tempeste ad orizzonti,
    sopra mari azzurri e verdi
    sterminate praterie.
    Giostre di latte e stelle
    giocavano con i nostri Dei:
    lance acuminate in guerre
    e scudi, persi nella civiltà!

    Ed ora i pianeti
    s'inseguono in un giro tondo infinito,
    ora le stelle,
    senza occhi, cadono libere a terra,
    nessuno le catturerà...

    Bocche di fuoco e mille lune,
    mari caldi e blu profondo,
    enormi alberi di ulivi!
    Gas e polvere e silenzio,
    solo gl'urli dei nostri Dei
    combettavano la pioggia
    su quell'immensa civiltà.

    Ora il nulla piu non sarà...

    La Prima Vita, la Natura e l'Evoluzione (Il primo uomo)

    Poi...
    si accese una luce,
    nel gelo, un calore
    una grotta,
    riscaldò
    e nella muffa
    s'apri un guscio
    di verde vita!

    Un involucro
    di dura scorza
    rosso fuoco
    s'avviò
    verso il mare
    e lì restò...
    per anni ancora.

    Fronde verdi ed alberi umidi,
    accolgono adesso i voli imperici
    degli uccelli dalle grandi ali.
    Abeti ora regalano, a atavici
    esseri del sottobosco nuovo,
    ombre e i funghi crescono sui rami.
    Cadono le foglie e ora colorano
    di tappeti magici le selve,
    quando questo fiore fiorirà
    sopra quest'immensa civiltà?

    Ora...
    sopra le spiagge,
    rinsacca e risale
    il mare
    e il guscio molle,
    ha rovesciato.
    Quell'animale
    ed i suoi simili
    le coste hanno invaso.

    Mille creature,
    mille colori,
    popolarono
    gli antri scuri e l'aria,
    verso le terre
    e li rimasero
    per anni ancora...

    Piano s'iniziò poi il declino,
    di un'evoluzione o di un cammino,
    che porto ad esseri capaci.
    Piano si svegliarono quei corpi,
    piano si alzaron da terra gli occhi
    presero le mani poi forma ardita.
    Arme, lance e punte non di Dei,
    che di certo con le stelle non giocarono,
    ma per cacce ed uccisioni atroci sai,
    preser forma in quell'immensa civiltà!

    L'Evoluzione II (Tribù, Villaggi, Città)

    Nelle grotte si consumano
    le notti di quegl'uomini,
    fra le grida delle belve

    la fuori che s'intrecciano
    col vento che dimora
    nelle piante, fra i lor rami,

    fra le serpi che ora strisciano
    tra le dune della sabbia
    e la fiamma che ancor scricchiola,

    trasportando il fumo-salma,
    verso un cielo colorato
    di un intenso
    blu...

    Pellicce calde di animali,
    carne e sangue serviranno
    per il freddo inverno e lungo.

    Cacciatori cosi muovono
    dentro le foreste buie
    a cercare cacciaggione...

    Contadini improvissati,
    curvi al sole, al vento e al mondo,
    ora fanno da mangiare.

    Lungo il fiume, terre umide
    limo adatto a coltivare,
    palafitte e pescatori:
    le tribù!

    Si raccolgono le legne, si rattoppan le dimore,
    paglia e fieno e tronchi marci, per creare la città,
    Come funghi crescon ora, folti i tetti dei villaggi,
    si redigono le leggi e si eleggon ora i saggi,
    poi i guerrieri e i predicanti di chissà che divinità!

    Lance e spade e scudi e punte sempre piu acuminate,
    non per Dei o per cacciare, (ora solo avversità)
    ergono i soldati effimeri dalle loro forti braccia,
    e delinean territori, tracce rosse e in terra sangue:
    guai a chi calpesterà la mia privata proprietà!

    Ma non basta,
    poichè alzata
    la vista,
    si è scorte, dillà
    nuove terre
    e possibilità!

    Ma non basta:
    acclamata
    la propria
    superiorità,
    ora corron
    le città...
    Veloci le città!

    E non bastano lance e spade e scudi, no!

    Le Età moderne/Disevoluzione

    Violini suonano
    nell'ombra sinfonie
    che orecchio umano no,
    non può comprendere:
    Nell'aria umida
    rimbomban secchi,
    ferro e cemento
    e astri vecchi
    dall'alto cadono:
    si sente un suono...

    cammina l'uomo...

    E si fa grande adesso quella paura,
    boschi neri e fitti, alberi dai tronchi lunghi
    sono solo scudi e lance dalla punta scura,
    sui rami crescono velenosissimi funghi!

    Rintocchi flebili
    di tamburelli
    di tela ruvida,
    scandiscono le ore.
    Passano piano
    i giorni tetri,
    e carni putridei
    d'imbelli vittime
    copron le strade...
    si sente un tuono!

    Striscia ora l'uomo...

    L'Età contemporanea/Disevoluzione II

    Porte di vetro, lasciate marcire,
    lance di piombo fuso nel cielo
    bucan le nubi, feriscon le stelle,
    fari e lampioni, uccelli di fuoco
    lanciano bombe sui tuoi paradisi,
    le schedine bruciano la città!

    Chi ha ragione è sempre il più forte,
    e chi ha più ragione sta sempre più su
    di chi lavora nei campi la terra,
    di chi una terra nemmeno ce l'ha,
    sorrisi finti, favori per voti,
    nelle cabine c'è la tua libertà!

    Guerre per guerre, petrolio per oro,
    e più non si gioca con i nostri Dei,
    c'è solo una sfida fatta di luci,
    di colori di verde, nero e moderno,
    spezzate le lance, forati gli scudi,
    arruginite le giostre si son!

    Piangon le stelle e gli astri di latte,
    le lucciole dormono ora impaurite,
    da lampioni e fari, dalle lance di piombo,
    dalle banche di nitro, 'denaro' è il sogno,
    sulle curve schiene dei lavoratori,
    piangon le stelle sulla città!

    La Morte

    Giunge così al termine un ciclo,
    ancor prima di aver rivisto
    la rossa sua coda infiammata.

    La Rinascita (Il Poeta, l'Arista, lo Scultore)

    Ma nella distruzione,
    s'erge alto fra tutti l'artista.

    "O Musa incantata, dolce mia ispiratrice,
    regala a me, devoto, le parole con cui dire
    in miglior modo cosa c'è che il mondo or afflige,
    che gli uomini del futur potran così capire.
    Io disegnerò con i miei versi questa effige
    dolorosa insanguinata dal nostro tempo avaro,
    coglierò codesti frutti troppo acerbi e amari,
    per tramutarli poi in un frutto tanto raro
    che trovarlo ora non puoi neanche in fondo ai mari,
    saprai: son quei frutti arte e versi e scultura,
    le vere e uniche armi che tal mondo salveranno,
    le vere e uniche lance che salveran Natura,
    le vere e uniche forze che gl'uomini oggi hanno!"

    Il mio pennello sarà una bandiera,
    lancia lucida e perfetta di libertà!
    E la primavera, dalla mia tavolozza
    di colori splendidi colorerà un'era!
    Quell'aria sozza, di melma di potere
    via spazzerà con tutta la sua enorme forza!
    Starò a vedere quella decadenza
    tipica di chi non riesce più a sognare,
    cadrà Demenza, cadranno i regni
    della democrazia della prepotenza.
    Solo i segni più chiari della tela
    saranno a vigilare sopra quest'umanità!

    "Scolpirò io piano i miei giorni
    in questo marmo così bianco
    e mai prima della fine
    il mio scalpello sarà stanco...

    Il nero caccerò via dall'asfalto,
    piombo e lance saranno l'ornamento
    cosi splendino e genuino
    di un nuovo mondo..."

    Un nuovo mondo
    nascerà!

    La Fine Ultima.

    In principio era il nulla...

    Una sfera di fuoco
    coprirà il nostro mondo fino al cielo,
    un vento caldo
    arriverà dall'est, ci porterà il sole
    e rimbomberà...

    Fra gli orpelli orripilanti,
    fra tutti gli uomini orrendi
    e le grandi malattie,
    giocheranno quelle stelle
    una guerra con i nostri Dei:
    lance e scudi di latte e d'azoto,
    spade per bambini divertenti.

    Ci sarà soltanto
    un grido alto che tuonerà nel mondo,
    si fermerà lo spazio
    intorno, l'universo imploderà,
    si, imploderà...

    Fra la macchine e i motori,
    fra le stragi e gli orrori,
    le grandi malattie,
    quelle stelle danzeranno
    un tango con i nostri Dei,
    guerra ai falchi fatti santi,
    lance e spade e scudi e alianti
    in un'eterna splendida civiltà!

    Ora più male non sarà...

  • 13 agosto 2009
    In viaggio verso Praha

    I campi sterminati estesi a perdita d'occhio,
    dentro boschi più segreti nasce lentamente il muschio.
    Le zolle brulle e la neve imbianca i terreni,
    mentre il vento soffia greve e fa ballare i pini.

    Alte le montagne e alte le cime bianche
    spaccano il cielo, la, immobili e stanche,
    e le nuvole che corrono, inventano figure,
    e mille faccie scopri, mille volti da inventare.

    Il cielo piange, innaffia le strade, il cielo si fa grigio,
    lento il viaggio rotola incontro al pomeriggio.
    Cerco un riflesso, oltre lo specchio del pullman che va
    cerco un sogno, spesso, però, mi rapisce la realtà.

    I tuoi fianchi e i tuoi occhi, chissà che cosa sognano!
    I tuoi fianchi e i tuoi occhi, ancora una volta mi prendono!

    Grida la piazza colma di gente, grida e non dice niente.
    Si nasconde il timido sole dientro le nubi e ai monumenti.
    Un bicchiere di vino caldo, un panino mangiato in fretta e in furia.
    Si perdon le orme dentro l'asfalto e il vento intanto infuria.

    Si perdon le goccie, si perde ancora questa gioventù,
    dentro le feste, dentro ai pub, si perde e non torna più.
    Oppure torna un attimo fuori a vedere le stelle, poi
    rientra dentro a reimmergersi placida nei sogni suoi!

    Si perdon le storie, i racconti passati, i litigi e gli amori,
    si perdon le vite, il vino, gli ingrassati, gli amici e i dolori,
    Svaniscon gli sbagli, le difficoltà, le grida e le serenate e le notti
    ma son così belli i tuoi occhi chiusi e son belli i campi incolti!

    I tuoi fianchi e i tuoi occhi, chissà che cosa sognano!
    I tuoi fianchi e i tuoi occhi, ancora una volta mi prendono!

    Corre il tempo, corrono i giorni, incalzan prepotenti le ore,
    ma non li lava neppure la pioggia, la tua immagine ed il colore
    dei tuoi abbracci, delle fotografie, dei sorrisi, dei cappotti imbevuti!
    E non li spazza via neanche il freddo, i baci dati e quelli voluti!

    Corre il tempo ed è quasi ora di tornare, è quasi ora del dispiacere,
    del lasciare tutto quello che si è visto e ascoltato, ma c'è ancora da bere.
    E si affoga nella schiuma della birra d'oro tutto quanto, e tanto
    tornerò a vivermi addosso col permesso di un rimpianto.

    Ma i tuoi silenzi fanno male come una volta ed io sono stupido come all'ora,
    anche se non mi sveglio piu alle quattro e non aspetto più l'aurora.
    Ma credimi io ci spero ancora in tuo abbraccio, io ci spero ancora
    al vederti volare leggera, come una signora, una Dea o semplicemente...

  • 12 agosto 2009
    Ode a chi...?

    Silenzio che alto dal tuo meriggio,
    ricopri l'asfalto ed il paesaggio,
    che ricopri l'arsura e i tetti rossi,
    che ricopri i muri e il volo lieve dei pettirossi,
    Tu che ricopri le vie calde nello stanco giorno,
    proteggi lei, proteggi lei,
    stalle attorno.
     
    Sole che rosso sorvegli il mondo,
    che illumini il fosso più profondo,
    che svegli la vita, che rischiari il cielo
    e con quell'eco infinita, vi stendi su un velo,
    Tu che riscopri le lunghe ombre nel giorno stanco,
    proteggi lei, proteggi lei,
    camminale accanto!
     
    Luna che chiara, rischiari la notte scura,
    che nella sera porti via la paura,
    che dipingi impavida le nuvole di bianco,
    con la tua faccia pallida, con il tuo volto fiacco,
    Tu che accompagni il volo buio delle grandi falene,
    proteggi lei, proteggi lei,
    ed il suo seno.
     
    Vento che rapido suoni il vento fra i rami,
    felice e contento di quelle tue mani,
    con cui accarezzi l'erbe ed il grano biondo,
    con cui accarezzi i capelli suoi, i fiumi e l'onde,
    Tu che porti il gelo dai monti del nord, dal sud l'afa,
    proteggi lei, proteggi lei,
    e la sua rosa.
     
    Mare, enorme tavola blu in cui morire,
    che sciaqui via la favola e i sogni da riscrivere,
    profondo e lungo fin la, fin dove l'occhio guarda,
    vecchio e saggio, da anni al faro fai la guardia,
    Tu che viaggi e fai viaggiare i marinai soli e bianchi,
    proteggi lei, proteggi lei,
    ed i suoi fianchi.
     
    Pioggia, pianto celeste, pianto immenso,
    che disseti le terre, che le inebri d'incenso,
    che ristori i deserti e che sazi i mari,
    di fragili cristalli, di lacrime divine di occhi lontani,
    Tu che suoni sulle ninfee, mille, dolci, flebili rintocchi,
    proteggi lei, proteggi lei,
    ed i suoi occhi.
     
    Signore dei cieli, della terra, Signore altissimo,
    Tu che sei in tutte le cose, dal cielo all'abisso,
    Tu che porti amore e che porti perdono
    Tu che sei la più bella invenzione dell'uomo,
    Tu che sei destino, ruota e cammino, Tu che sei la redenzione,
    proteggi lei, proteggi lei,
    ed il suo nome.
     
    Morte, arida e secca, dispensatrice e fine di ogni dolore,
    ultima giustizia, pena definitiva, verdetto incolore,
    che restituisci i corpi putridi alla terra madre,
    che ci attendi alla fine, senza fiato e ci vieni a prendere,
    Tu che sei sopra ogni cosa, prima che nasca e dopo di tutto,
    proteggi lei, proteggi lei,
    ed il suo corpo,
    le sue labbra, i suoi occhi neri
    proteggi i suoi sogni, i suoi desideri
    proteggi, proteggi in ogni posto
    i suoi seni, i suoi fianchi, il suo nome,
    e la rugiada argentea del suo fiore nascosto.

  • 12 agosto 2009
    Estate

    I tuoi piedi scalzi
    dentro al silenzio:
    sento quasi freddo.

  • 12 agosto 2009
    Rosso di sera

    Non c'è
    alcun sole
    a riscaldare
    il mio pensiero ora
    neanche ora
    ch'è primavera,
    eppure gia la sera sorseggia piano il mare
    e si fa rosso il cielo all'imbrunire
    e io sto,
    sto qui seduto ad aspettare,
    mentre corre e spinge avanti un onda,
    un'altra onda e poi un'altra e un'altra ancora,
    a risalire, a ributtarsi in mare ancora,
    e l'insanguinata volta 
    non mi fa dormire!
    Chissà
    che c'è
    che tinge così il nostro cielo questa sera?
    Chissà
    se passerà con il mattino e
    se la notte, almeno lei, riuscira a dormire?
     
    Io...
    io con i denti mi stringo al cuscino, il buio denso mi prende per mano,
    pirati neri le lenzuola ai miei piedi, sono fantasmi e sudore i pensieri
    solo fanstasmi, ma l'ho promesso, anche stanotte, il giorno tornerà.
    Con i denti mi stringo al cuscino, nel buio denso, danzano ombre
    il rosso intenso mi prende per mano, il rosso intenso da fuori gia incombe
    sono fanstasmi e sangue le macchie, ma questa notte, poi il giorno sarà!
     
    Fuori c'è
    solo la nebbia,
    e sopra il rosso
    tremendamente abbaia
    come un cane morso dalla rabbia,
    legato alla catena,
    ad ogni macchina che arriva
    e i monti velati di dietro
    sono giganti, sono giganti
    giganti pensieri alla deriva!
     
    Tornano i gabbiani e le nuvole lassù,
    a disegnare figure magiche per noi, 
    io lo so, prima o poi,
    l'estate tornerà!

  • I)
    S'alza il giorno, piano, dal mare,
    sanguinando, canta per il maestrale,
    le rondini e i gabbiani si risvegliano nei nidi,
    s'ergono nel cielo le grida picchiettanti
    delle loro fragili podestà.

    Il sole, assopito dalla sua gran dormita,
    ora picchia il tetto della civiltà evoluta,
    le banche ed i commercianti riaprono i cancelli,
    s'alzano nel cielo, dei bimbi e dei fringuelli,
    i canti di gioia o di fame di già

    II)
    Il sole or morde le nuvole, ma
    di mille applausi ora è colma la città,
    e sale dal mare e dal vento,
    entra nel petto un odore
    e non lo puoi cacciare via
    con un solo bicchiere.

    Danzan le onde con agilità,
    rifocillate da tanta acqua,
    la rondine ed il gabbiano
    ora volano al loro nido,
    i pensieri lasciati nell'aria
    son specchi che sanno di vino.

    III)
    Attende il pomeriggio, la sera, a salutar
    e s'ingiallisce il cielo, piano, il vento sta a cantar,
    nell'aria rifiorisce il tramonto di già,
    s'accascia il giorno fiacco sopra la città.

    La sera sta arrivando, rientrano al casal
    i padri dal lavoro, le mamme a rifiatar.
    I letti si rimboccano per i figlioletti,
    s'accendon le candele, del vino e dall'amor!

    IV)
    Cosa riserva la notte, chissà,
    si vedon gia lontani nell'ombra
    mille voci che nel vento s'alzeran!
    E vino nero e canti e tamburelli:
    anche la morte stanotte paura non fa,
    anche la morte questa notte paura non fa!

    Ma cosa riserva la notta chissà...
    si perde nell'ombra il mio desiderio,
    nel vino scuro, il mio disire, si perderà!
    E Tu smettila di entrare nei sogni miei,
    perchè anche stanotte mattina poi sarà,
    perchè anche questa notte mattina si farà!