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Poesie di Alfonsa Palacanò

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  • Sul duro selciato i miei passi

    l'un dopo l'altro strascicanti  vanno.

    Il sole... sulla mia testa picchia: caldo!

    L'eco di lenti rintocchi di campane

    confondesi col suon di campanacci

    appesi al collo dei  bovi , qua e là

    sparsi  pei campi.

    La bianca strada, or tra siepi di rovi,

    piana si allunga, or tra rocce s'incespica.

    Avanti, sempre più avanti, in un paesaggio

    sconfinato e scialbo.

    Di tanto in tanto un batter di ali,

    un rincorrersi di lucertole, uno stridulo di

    chissà quale animale.

    Or l'impervia strada d'improvviso

    si arresta e si dirama.

    Nulla fa presagir segno di vita umana;

    ciò che da uom proviene, soltanto una

    casa : un rudere.

    Sconfitta, su di un muretto mi abbatto e

    piango.

    Mi sento ormai prossima alla fine, tornare

    indietro... mai! Andare avanti... è troppo

    alle mie forze chiedere.

    Attoniti i miei occhi fissano ciò che un oasi

    sembrava.

    Poi,  lentamente, qualcosa verso me muove,

    consistenza prende:

    E' un vecchio dalla lunga

    barba bianca, il volto scavato e stanco.

    Un secondo... un secolo... chissà quanto di

    tempo ne vola via.

    Un timido sorriso sulla sua bocca è per me

    l'intero mondo.

    Appoggio la mia sulla sua mano ossuta ed è

    tutto: a viver son tornata.

    "Un dolce calore mi scalda il viso.

    E' il pallido sole del mattino che mi bacia

    attraverso le gelesie della finestra".

  • 12 dicembre 2005
    Guardando il monte...

    E' triste il giorno quando il

    monte per la nebbia la

    cima nasconde;

    celato è il sole  che di

    luce i suoi fianchi inonda,

    manca quel verde che a mò di

    coltre i pendii nasconde;

    ma di certo non manca la

    vita - anch'essa dalla nebbia

    rapita - che nuova aurora attende

    dorata dal sole.

  • 10 dicembre 2005
    Al calar della notte

    Alta la luna in cielo

    coi suoi freddi raggi

    la terra inonda.

    Ondeggiano le fronde alla

    carezza del vento e le loro

    ombre al suol si fondono

    una sull'altra;

    Insetti sull'umido suol frenetici

    strisciano in cerca di una

    tana per la notte ed è

    dolce udire degli uccelli

    l'ultimo canto mentre la notte

    il giorno porta via.

    Poi all'improvviso il silenzio

    incombe e più in là, ove il

    cemento soffocato ha il verde

    le ultime luci si smorzano

    piano... piano.

  • 10 dicembre 2005
    Vivere la vita

    Felice son di vivere nell'ombrosa Terra,

    inseguendo i miei sogni,

    ascoltando il vento nel silenzio,

    e dal mare il mormorio delle onde.

    Gioiosa di vivere con la natura a contatto,

    vagabondando nell'immensità di campi

    da fiori colorati, al calore del sole che

    il mio viso accarezza.

    Godere della dolce armonia del creato.

    Andando sempre avanti nella mia solitudine.