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Autore

Alvaro Filippo Michelon

in archivio dal 17 set 2011

06 febbraio 1963, Acqui Terme (AL) - Italia

segni particolari:
Nessuno.

mi descrivo così:
Estemporaneo eclettico.

18 settembre 2011 alle ore 7:32

Poesia per Sanguineti.

Potevi aiutarmi Edoardo!
Potevi scrivere tu quello che volevo scrivere io.
Potevi scrivere della rabbia di Achille
e della sofferenza degli Achei e
implorare Zeus che avesse pietà di noi due,
ascoltando le nostre preghiere.

Mi avresti dettto: “...arti e artefatti articola in artisti “.
Oppure:”...occhi ottattivi in ottimo ottimista”.

Tu, gatto lupesco, seguivi il comando!
Muto, disegnavi la spiaggia con un mare ondante
e gridavi ad Apollo: “ FAI VERO IL MIO SOGNO!”.

Vibri, verso te, il mio acuminato canto
che spazza il campo girasolato
con vento irlandese e pioggia di Reims.

Ho percorso infinite strade.
Ho parlato con la gente del mondo.
Ho danzato.

Danze belle o danze d'amore;
con donne belle e quindi d'autore;
con donne sagge e quindi da amare;
con donne pazze che vengon dal mare.

Rammenta, Edoardo: io son uomo!
Valoroso in campo e pavido davanti al nemico.
Sono immacolato nei gesti
e dannato dagli Dei.

“ Possa Genova esser mia,
anche la notte,
nel Suo serpeggiante sfarzo di nullità!”.

Ma Tu no!
Tu, Edoardo, eri un'icona.
Algido,
tenebroso,
superbo,
brutto.
Come le tarme che distruggono un tetto
tu
eri un cavallo in corsa,
un comandante sul mare.

Avrei voluto sciogliere le tue carni,
cuocere le tue ossa.
Assaggiare il “sanguinetico” bollito misto
con desiderio di sonno e di morte.

Avrei voluto bollire con te!
In una stupenda acqua centigrada.
Stretti in un caldo abbraccio.

Sai, Edoardo,
sostanzialmente detesto la poesia.
Tutti questi poeti
alla ricerca della frase perfetta.

Mi fa schifo l’arte poetica che svolazza fra le tigri.

Ora che ci penso: non so chi eri.
Avrei voluto conoscerti.

Tu poetavi come volevi, perché eri tu.
Io, invece, poeto tra la merda perché son merda.

Sai quante volte ho pensato a te?

Tra Milano e Genova ovest,
tra Modane e Parigi,
tra Besancon ed Epinal,
tra Lione e Marsiglia,
tra Biot e Set,
tra un'alba e un tramonto.

So che avresti detto: “ succhio i supini, è soma in semi e stormi”.
Oppure:” esprime esclamativi, elude encomi”.

Dimmi che al tuo fianco, ora, c'è Dio.
Dimmi che l'amore è altrove.
Dimmi che sei sdraiato sul triclinio
che mangi uva direttamente dal grappolo.
Dimmi come stanno le cose.
Sradicale.
Falle navigare.
Gettale in mare a Quarto
e aspetta che incontrino i morti dei Mille.
Fai delle offerte agli Dei.
Imita la luna.
Lasciaci  il tuo talento.
Canta i tuoi giorni felici.
Immòlati sull’ altare d'annunziano.

Sorridi al mio progetto:
ho idea di sostituire tutti i verseggiatori!
Mi procurerò poeti nuovi.
Poeti meccanici,
poeti elettrauto,
poeti muratori,
poeti camionisti,
poeti sordomuti,
poeti down,
poeti cechi,
poeti slovacchi,
poeti, insomma.

Poeti dei quali il cosmo sarà orgoglioso.

E anche Tu, Edoardo,
anche Tu ne sarai orgoglioso.

Accenderai ceri ikeani in loro onore.

Dirai, anzi, urlerai: “ CHIAVI E CHIODI CONCHIUDE IN CAVI CONI!” - e terminerai con:” INDICA INDICATIVI IN IPOIDIOMI!”

Sarai perfetto.
Stagliato nel cielo dietro la lanterna.
Tra un aereo in atterraggio e i gabbiani affamati.
Sarai te stesso.

Un diamante puro.

Ora chiuso per sempre

nella cassetta di sicurezza

del caveau di un cimitero.

Hal

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