username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

in archivio dal 26 apr 2006

Andrea Callegaro

13 ottobre 1974, Dolo (Ve)
Mi trovi anche su:

elementi per pagina
elementi per pagina
  • 03 maggio 2006
    Un bruco

    Un bruco tra i fiori

    non è mai bello

    la mosca non

    lo guarda più

     

    Sfoglio una rivista di moda:

    No!

    Neanche lei ti assomiglia

     

    Come raggi di sole su questo termosifone

    Così

    telefono a te

     

    Scarpe sporche di fango

    posacenere in un letto

    Quadri appesi

    a riempire

    un vuoto

     

    telefono a te

    Così

    telefono a te

     
  • 28 aprile 2006
    Metropolitana

    Hai presente i fondali quando si prende il largo e
    si sciolgono nel blu
    Hai presente le facce in metropolitana, dopo le ferie,
    la prima settimana

    Hai presente le rondini quando i cieli sono grigi e
    si radunano sui fili
    Hai presente il gatto che si scalda sopra il cofano
    dell'auto appena arrivata

    Ma perché non ti fai vedere più,
    perché non ti fai sentire

    Potrei darti, potrei darti sì di più,
    una canzone allegra come vuoi tu
    Vorrei darti, vorrei darti sì di più,
    una canzone allegra come vuoi tu

    Ma mi senti, ma mi senti almeno tu, in mezzo a tutto
    a tutto questo blu

     
  • 26 aprile 2006
    Sagra paesana

    Musica nell'aria

    diversa dalle campane

    dai grilli e dalle rane.

    Un forte odor di ciambelle

    che nausea ma che piace

    come il profumo delle donne

    come il vino troppo dolce.

    Una finestra aperta

    può fare entrare questi umori

    nelle case più lontane

    in quella dei due vecchi

    che stanno ad aspettare.

    Un ribollir di valzer li sorprende nel sonno

    si alzano, si vestono a festa

    e nell'aia dei ricordi balbettano un ballo

    sotto la luna.

     
elementi per pagina
  • 17 giugno 2008
    Mario torna da lavoro

    Come comincia: Mario torna da lavoro
    spinge il portoncino del condominio
    pulisce le scarpe nello zerbino
    ma la chiave di casa non entra

    Mario si gratta la testa
    riprova ma la chiave non entra
    Forse Teresa ha cambiato la serratura
    suona il campanello

    La porta si apre ed un tizio
    gli chiede chi sia
    "il proprietario di casa mia!"

    Mentre cerca di entrare
    l'estraneo lo spinge fuori
    "ma dove vuoi andare!
    Sparisci sennò chiamo la polizia"

    Gli chiude la porta in faccia
    Mario spiazzato è immobile.
    Poi pensa che sia uno scherzo e ride,
    "Teresa apri" e ride,
    "Teresa, ci son cascato, apri" e ride...

    Non apre nessuno.
    Ma che razza di scherzo è questo!
    bussa forte e il tizio seccato risponde
    che sta chiamando la polizia.

    Suona al vicino, forse lui sa qualcosa
    Apre una donna con una bambina in braccio
    "Scusi, c'è Giulio in casa?"
    "Dev'essersi sbagliato, qui non abita nessun Giulio"

    Ho sbagliato numero?
    Esce a controllare il numero del condominio.
    E' giusto: 27. Ho sbagliato via?
    Via dei Gabbiani. Ma cosa sto pensando,
    certo che è la via giusta


    Mario si sente stanco. Vado al bar a bere un caffè,
    con lo zucchero... così mi riprendo
    e poi sistemo questa storia assurda.
    Dev'essere uno scherzo di cattivo gusto

    Entra al bar sotto casa.
    Il barista è nuovo, mai visto prima.
    Ordina un caffè.
    Mette prima una busta di zucchero in bocca,
    un' altra sul caffè e una in tasca.

    Mentre beve si intravede nello specchio.
    Si guarda nello specchio:
    ma... quello chi è?
    quello chi è?

     
  • 26 maggio 2006
    L' amatore

    Come comincia: L’amatore paga per giocare e nessuno lo va mai a vedere. La domenica mattina con la sbronza della notte prima e un pacchetto di Marlboro in tasca, che non basta. L’amatore non ha tempo per il riscaldamento, odia le checche, gli schemi e i colpi di tacco. Rispetta soltanto chi ci muore dentro al campo, non chi sta fuori criticando, non chi sta fuori criticando.

    L’amatore gioca molto duro, falcia spinge sbotta scalcia come un mulo, nei contrasti sempre un po’ in ritardo, faccia viola piede di legno polmone d’ asfalto. L’amatore non ha tempo per il corteggiamento, schietto coi santi, arbitri compagni e avversari. Rispetta soltanto chi ci muore dentro al campo, non chi sta fuori criticando, non chi sta fuori criticando.

    L’ amatore e il suo ginocchio operato, lo stiramento la pomata e il ghiaccio. Una promessa che promessa è rimasta: ti dà tutto perché è un appassionato.

     
  • 26 maggio 2006
    Nina e Barabba

    Come comincia: Dalle nostre parti si emigrava, c’era la fame e la malaria che ammazzava. La tavola è rimasta apparecchiata quando è arrivato quel telegramma. Con le valigie pronte da mesi bastò chiudere la porta e partire, salire sulla nave  e non pensare. “Nina, no sta piansare, che anca in cao al mondo mi vegno a sposarte” ma Barabba non aveva un soldo, era uno sbandato, povero e alcolizzato.

    A San Paolo la vita era dura e ogni treno che fischiava la famiglia sospirava. Nessuno sa come ma Barabba in Brasile ci arrivò. Lui e Nina si sposarono e in Italia ritornarono.

    Ma la Spagnola che non portava certo allegria si prese Nina e se la portò via. Caricata su una carriola per portarla alla fossa Barabba non fece la strada più corta. E ad ogni osteria: “Nina, ti spetame qua, che me bevo ‘naltra ombra”.

     
  • Come comincia:

    (Racconto da leggere dal basso verso l' alto)

     

    Markow chiude gli occhi.

     

    Una smorfia gli taglia la faccia, porta una mano al petto, barcolla, cade, picchia la testa per terra.

     

    Apre la porta di casa, è una maschera di sudore, gli duole un braccio, stringe i pugni.

     

    L’auto in garage.

     

    Guida piano ma ha fretta di arrivare, la strada scorre a fatica, non sente la musica dell’ autoradio.

     

    Arriva al parcheggio col fiatone, è stanco.

     

    Markow esce: fuori  pioviggina.

     

    “Cos’hai? Stai male? Resta seduto che chiamo un medico” dice Katrine preoccupata.

     

    Una fitta al petto lo siede sullo sgabello e gli sbianca il volto.

     

    Markow vorrebbe prenderla a schiaffi “non mi hai mai voluto! Ed io ho vissuto una vita intera da solo. O te o nessuno ti dicevo… come uno stupido …”.

     

    Dei clienti si avvicinano al bancone ma Katrine li allontana “va tutto bene! Va tutto bene!”.

     

    Markow si alza dallo sgabello “Ma ti rendi conto? Me lo dici adesso?… dopo 30 anni?”.

     

    Katrine tace, rossa in volto, gli occhi lacrimosi.

     

    “Dimmi che è uno scherzo” implora lui.

     

    Katrine abbassa la testa “non è uno scherzo”.

     

    C’ è un lungo silenzio. Il fumo dentro al bar si ferma ad aspettare. Poi Markow “ah! ah! ah!  devo dire che ci sono proprio cascato …comunque è uno scherzo un po’ pesante…non ti pare?”.

     

    “Gli innamorati hanno buona memoria” fa subito lei.

     

    Lui si gratta goffamente le testa “non so proprio come fai. Io non ricordo neanche cosa ho mangiato stasera” e poi sorride.

     

    Katrine lo prende in giro “tu sei vecchio, lo vuoi capire o no? Lo sai da quanto tempo ci conosciamo? Da più di 30 anni… Entrasti da quella porta con un paltò giallo canarino ed un dopobarba… come dire… nauseabondo?”.

     

    Markow finisce la birra: “Mi sa che vado a casa presto stasera… sto diventando vecchio”.

     
  • 26 aprile 2006
    Tra i fogli di Marta

    Come comincia: INTRODUZIONE
    Dal volto una pozza di sangue tingeva il cuscino e scendeva al busto
    Mettendo in risalto il candore scultoreo del corpo nudo
    Vicino al letto un cassetto aperto spandeva pensieri e poesie
    Per terra fogli grondanti di slanci in avanti e malinconie
    Marta dormiva quando…
    qualcuno entrò nella stanza
    aprì il cassetto, lesse qualcosa, poi gli affondò l’abat-jour sulla faccia


    Perse la testa e distrusse il foglio
    Mille coriandoli fece sul posto
    Ritornò in sé e raccolse le prove
    Ma il sangue nascose alcune parole

    Il foglio parlava di qualcuno che l’aveva importunata

    3 i maggiori sospettati:
    un balordo detto il porco
    l’idraulico del paese
    e un ragazzino brufoloso

    IL PORCO
    Un pugnale grondante di sangue
    tatuato in un braccio ancora gonfio
    Altri 100 persi tra il pelo
    dalla punta dei piedi fin sul collo

    3 o 4 anni passati dentro
    gli altri 30 a parlare di mogli degli altri,
    turiste tedesche, bimbe inesperte, vedove fresche

    Le sue storie ormai sono vecchie
    soltanto i pesci le sanno ascoltare
    Da ubriaco ulula al mare
    “se Marta mi vuole comincio a lavorare”

    L’IDRAULICO

    Una mogliettina molto carina
    e 2 figli che sono un tesoro
    Una casa che sembra una villa
    e quasi uno yacht che aspetta nel porto

    Qualcosa però gli manca da esibire al mondo:
    …il cuore di Marta impagliato!

    Mazzi di fiori, anelli e collane
    balle alla moglie, telefonate
    appostamenti, promesse azzardate
    …ma non c’è niente da fare

    IL RAGAZZINO
    16 anni e poca voglia di studiare
    infatti spina birra in una pizzeria
    la faccia devastata dagli ormoni
    infatti notti bianche per poche ragazzine

    da mesi sogna che mentre lui succhia dalla spina
    lei si spalma il seno d’olio d’oliva
    ad occhi semichiusi lei si allunga sul bancone
    e a gambe aperte dice “vieni qui…amore”

    FINALE
    Cheché seduto in un bar del porto
    guarda il mare e pensa:
    alla solitudine del porco
    alla pochezza dell’idraulico
    alla fame del ragazzino

    … il traffico alle spalle …

    Dove il sole scaglia squame d’argento
    dove sbatte la vela gonfiata dal vento
    dove sbianca la cresta dell’onda
    dove il gabbiano nel rosso sprofonda
    dove l’occhio del gatto accende la notte
    Cheché troverà le sue risposte