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Autore

Anna Banti

in archivio dal 25 ago 2009

31 ottobre 1979, Campiglia Marittima

14 gennaio 2010

Piombo leggero

Intro: Brevissimo questo racconto che racchiude una piccola storia: quella di Viola. Viola che urla per lasciare andare quello che le comprime il petto, ma soprattutto Viola che ha avuto il coraggio di prendersi quello che voleva senza rimorsi. Non ha nulla da dire, ma parla anche senza parlare.

Il racconto

Come la brezza che si leva dal mare, in alcune sere speciali di giugno e che corre verso la terra, portando richiami e notizie da quel luogo lontano oltre l’orizzonte, dove per ognuno di noi esiste un posto speciale alla festa della vita, (quella vera), corre Viola…, corre veloce con la sua bicicletta, intenta ad accennare educatamente un sorriso alla natura che la circonda, al suono del vento e del suo I-Pod, dove scorre una canzone dei Verdena. Lei pedala forte, e l’unica sensazione che riesce a provare, è quella di una forte rigidità al petto, e al collo, uno stato di insoddisfazione che è destinato a non colmarsi. Respira profondamente e pedala.
Nonostante questa viscerale pesantezza, il suo volto prima di esplodere in urlo, si apre ad un leggero sorriso di conforto…per se stessa.
…e urla. Viola urla con tutta la sua forza, perché appena oltrepassata la cunetta, un brivido di vita le sfiora la pelle della schiena, mentre il tramonto cala giù a picco, e il mare intona i suoi colori più caldi…e come correva la brezza di quella sera, vi dico, Viola sfiora appena il terreno di quello stradello immerso nel verde, non solo perché si è fatta regalare la mitica “graziellina” anni ‘60 con le piccole ruote, ma perché come la brezza o lo zafiro, ella porta progetti di felicità… Viola vive, si emoziona, recita alcune parti nel suo paese dove fino a quel momento ha trovato il suo equilibrio, perché lei sa quello che vuole e se lo è preso anche in un codardo e minuscolo paesino di campagna...lei se l’è preso non ha permesso all’effettualità di fottersi le sue passioni, le sue emozioni più grandi, le sue immediate sensazioni di fronte a certi corpi, a certi tramonti, in certi aeroporti. Ma come la brezza spesso si posa, senza che nessuno la ascolti, anche Vì, non corre affatto verso un interlocutore, perché profondamente non sa neppure di avere qualcosa da dire.

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