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in archivio dal 30 lug 2008

Annamaria Platania

20 febbraio 1968, Torino
Mi descrivo così: La scrittura è parte della mia vita e non posso farne a meno.
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  • 30 luglio 2008
    La luce guida

    Come comincia: Frammenti di vita continuavano a scorrere davanti ai miei occhi, riportando in me emozioni sconosciute. Cosa mi stava accadendo? Da circa un mese avevo delle strane visioni, percepivo delle sensazioni che mi impedivano di vivere la mia vita in modo normale. Ero spaventata ma decisa ad andare in fondo, dovevo capire cosa mi stava succedendo. Così arrivai in questo vecchio cottage a Plymouth, tra imponenti scogliere che fanno da cornice al meraviglioso paesaggio della Cornovaglia. Qui attraverso coste alte e frastagliate, si trovano piccole baie sabbiose che creano un’atmosfera quasi surreale, soprattutto al tramonto. C’è un posto però che mi ha fatto sentire subito a casa, facendomi ritrovare quella serenità che credevo persa, è Smeatn’s Tower, il vecchio faro che svetta sulla baia di Plymouth. Si dice che risalga al 1759 ma ha mantenuto intatto il suo fascino.
    Non sono mai riuscita a capirne il motivo ma ho sempre amato i fari, forse perché i loro fasci di luce stanno ad indicare la rotta giusta da seguire.
    Credo che ognuno di noi dovrebbe avere la sua luce guida.

     

    La nave oscillava lentamente, lasciandosi trasportare dalla marea. Serena restò per un attimo con la mente persa dietro ai suoi ricordi, che continuavano ad accompagnarla da quando decise di abbandonare tutto per ricominciare una nuova vita. Un gabbiano volteggiò nel cielo, destandola dai suoi pensieri. Intorno a lei un gruppo di uomini iniziarono a issare le vele, altri spazzavano il ponte di comando della nave, altri ancora intonavano vecchie canzoni della loro terra. In certi momenti avrebbe voluto che la sua vita fosse stata diversa ma a volte non possiamo fare altro che farci trasportare dalla corrente e aspettare. Per Serena era stato così. Gli eventi l’avevano spinta a prendere una decisione importante di cui, nonostante tutto non si era mai pentita.
    Adesso era libera di scegliere, di essere se stessa, di fare ciò che voleva, senza sottostare alle regole che lei non aveva mai amato. Erano passati dieci anni da allora, Serena era una splendida ragazza di ventisette anni, le insicurezze e le paure che avevano accompagnato la sua infanzia si erano trasformate in coraggio e determinazione, rendendola più forte e sicura di se stessa.
    Lady Serena Winsor non esisteva più. Il suo posto era stato preso dalla donna che solcava i mari a bordo di quella nave che considerava ormai la sua casa. Si era guadagnata il rispetto di tutti e nonostante fosse una donna, era riuscita a diventare il capitano della nave che l’aveva accolta, quando decise di scappare dalla sua ricca e nobile famiglia, per sottrarsi ad un matrimonio che altri avevano scelto per lei. Quella notte giurò a se stessa che nessuno, mai più, le avrebbe detto cosa fare e come vivere.
    Fuggì lontano da quel mondo che non le era mai appartenuto, alla ricerca di una nuova vita. Arrivata al porto, si nascose nella stiva di una nave che salpava per le Indie, con il suo carico di stoffe e di ori, destinato ai ricchi maraja di quei luoghi lontani. Era stata attratta dal suo nome: “Destiny” e così, da quella notte, Lady Serena Winsor diventò per tutti, semplicemente Serena.

    Sentivo il vento che soffiava forte e il rumore delle onde che si abbattevano sulle scogliere. Stavo annegando tra i flutti del mare minaccioso, sentivo che la fine era vicina ma non persi mai la speranza di farcela. Poi, all’improvviso, vidi una luce, qualcosa che filtrava debolmente attraverso le onde. Mi aggrappai a lei e ripresi a nuotare…

    Il sole riuscì a filtrare prepotentemente attraverso la tenda e andò a illuminare il mio viso, costringendomi ad aprire gli occhi. Mi guardai intorno spaventata. Dove mi trovavo? La fronte era imperlata di sudore. Poi ricordai, ero nel vecchio cottage a Plymouth. Ma allora, perché fino ad un attimo prima pensavo di annegare? Si trattava solo di un brutto sogno? O c’era dell’altro? Mi sembrò di averla già vissuta quella situazione. Chissà, forse in un’altra vita. Quei pensieri mi terrorizzavano, cosa mi stava accadendo?
    Il suono del telefono mi riportò del tutto alla realtà. Andai a rispondere. “Sì, sono Serena, come hai fatto a trovarmi?”

    La telefonata ricevuta qualche ora prima mi aveva irritata. Eppure, prima di partire ero stata molto chiara con Emma, la mia assistente. Nessuno doveva sapere dove mi trovavo, nemmeno la mia famiglia. Però mia madre, insistendo come era solita fare, riuscì ad avere il numero di telefono del cottage e non perse occasione per rinfacciarmi che l’avevo molto delusa e non capiva il perché del mio comportamento. Su questo punto le davo ragione, nemmeno io riuscivo a capirlo anche se, al contrario di lei, non avrei mai smesso di seguire la strada della verità.
    La verità, dove era sepolta? Forse avrebbe fatto bene a restare per sempre custodita in qualche oscuro angolo del mio passato.
    Da circa un mese cercavo di capire il significato di certi avvenimenti che avevano sconvolto la mia vita. Possedevo un piccolo negozio di antiquariato a Londra e conducevo un’esistenza tranquilla, forse anche troppo tranquilla secondo la mia famiglia. Per loro, le cose più importanti erano avere una buona posizione sociale, organizzare feste, come faceva mia madre e pensare solo a fare lievitare il proprio conto in banca, come faceva mio padre. Era uno dei più noti avvocati della città e non sopportava l’idea che la sua unica figlia avesse deciso di scegliere la sua strada da sola, senza il suo aiuto e soprattutto senza i suoi soldi.
    Non avevo mai condiviso la superficialità dei miei genitori e a diciotto anni me ne andai di casa, per poter vivere la vita così come piaceva a me. Non sapevo bene cosa avrei fatto ma sapevo che non sarei mai diventata come loro.
    Adesso l’unica cosa che mi interessava, era fare luce su quanto stava accadendo. Il mio viaggio a Plymouth non era stato un caso, ci arrivai grazie a un antico oggetto rinvenuto dentro uno scrittoio che si trovava nel mio negozio in cerca di un acquirente. Si trattava di una riproduzione del faro di Smeatn’s Tower. Al suo interno trovai un foglietto consumato dal tempo ma ancora leggibile e diceva:“Quando ti sentirai triste e dubbi e incertezze prenderanno il sopravvento dentro di te, ricordati di seguire sempre la luce del faro. Essa ti guiderà verso la felicità…”
    Quelle parole mi colpirono profondamente, cominciai ad avere strane visioni e le emozioni si susseguivano velocemente, mettendomi davanti una realtà che non riuscivo a comprendere. Ma la vita, a volte opera in strani modi e da quel giorno mi convinsi che non sempre c’è una spiegazione per tutto. Bisogna solo seguire il proprio istinto e lasciare che le cose accadano. Così, anche se non sapevo dove mi avrebbe portato tutta quella strana storia, decisi di partire per la Cornovaglia. Il mio viaggio sarebbe iniziato da Plymouth, dal suo faro. Forse la sua luce avrebbe guidato i miei passi verso la verità.

    Le onde avevano sommerso la nave trascinando in mare molti marinai. La Destiny era in balia della tempesta e l’unica cosa che restava da fare era affidarsi a Dio.
    Serena non smetteva di infondere coraggio a chi era riuscito a resistere fino ad allora. Quello doveva essere il suo ultimo viaggio dopo una vita vissuta in mare tra mille avventure. Serena aveva deciso di tornare a terra, anche se il suo cuore sarebbe rimasto per sempre tra gli sconfinati oceani che l’avevano resa una donna forte e coraggiosa, così come aveva sempre sognato di essere.
    Non poteva finire così. Una violenta ondata le fece perdere l’equilibrio, poi la nave urtò contro una scogliera. Si spezzò in due e affondò in pochi secondi. Serena cercò di resistere ma la corrente la trascinava giù, impedendole di nuotare. Era finita, presto sarebbe morta ma Serena non voleva morire. Lei voleva vivere e lottò con tutte le sue forze per resistere. In quei difficili momenti ripensò alla sua famiglia, era da anni che non lo faceva. Avrebbe voluto che fossero fieri di lei, invece non erano mai riusciti a capirla e soprattutto ad amarla. Si possono non condividere le proprie scelte di vita ma non si può mai smettere di amare.
    Serena sentì le forze venire meno, poi, all’improvviso, vide una luce che filtrava attraverso le onde. Diventava sempre più forte e Serena sentì rinascere in lei la speranza che aveva sempre cercato di mantenere viva. Lottò con tutte le sue forze per non annegare, qualcosa dentro di lei le suggerì di seguire quella luce, solo così poteva salvarsi dalla furia della tempesta.
    La luce del faro di Smeatn’s Tower la guidò verso la salvezza. La vita le aveva concesso un’altra possibilità. Questo accade solo a chi ha il coraggio di non arrendersi mai, nemmeno quando ci si trova davanti alle situazioni più difficili.

    Il cielo terso e uno splendido sole fanno da cornice a questa meravigliosa giornata. Il rumore delle onde che si infrangono sulla scogliera provocano in me forti emozioni.
    Questi luoghi sono diventati molto importanti e quando sento la necessità di staccarmi dalla routine di tutti i giorni mi rifugio qui, nel vecchio cottage, da dove riesco a vedere il faro che svetta sulla baia di Plymouth. La sua luce era riuscita ad indicarmi la via da seguire per risalire alla verità.
    Ciò che avevo scoperto aveva dell’incredibile e per certi aspetti qualcosa di inspiegabile. Però, quella strana esperienza mi fece capire che nella vita bisogna sempre lottare per quello in cui si crede. Così come fece Serena, una donna che osò sfidare la sua famiglia per difendere le sue idee e la sua libertà. Dopo essere riuscita a salvarsi dal naufragio della sua nave, Serena decise di passare il resto della sua vita a Plymouth, in questo vecchio cottage.
    Non so per quale motivo fui proprio io a trovare in quell’antico scrittoio la riproduzione del faro di Smeatn’s Tower e perché oltre al nome, condividevamo lo stesso carattere ribelle e l’insofferenza verso le regole e le imposizioni dettate dalle nostre famiglie.
    Entrambe avevamo deciso di seguire la nostra strada, da sole, senza paura di essere giudicate dagli altri, mantenendo sempre viva la speranza di un domani migliore.
    Quel piccolo faro da allora è diventato il mio portafortuna, così come lo fu, in un tempo molto lontano, di Serena.
    La sua luce non smetterà di guidare verso la felicità tutti quelli che avranno il coraggio di non arrendersi mai.

     
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