username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

Poesie di Antonietta Santaniello

Visita la scheda completa e tutti gli altri testi di Antonietta Santaniello

  • 26 marzo 2012 alle ore 16:38
    Alla ricerca di qualcosa in me.

    Adesso si, calpesto la mia anima perchè
    non me ne importa se ferisco anche te,
    è questa mia malinconia
    la voglia di andarmene via.
    Da queste righe non capirai molto di me
    ne sono sicura, lo intuirai da te
    due parole, un po' d'amore
    e l'emozione che vado cercando da ore.
    Sai, c'è che il mio letto è la mia astronave spaziale
    la mia voglia d'evadere è reale
    -non ti spaventare- non ti voglio far male.
    Non ho mai ferito nessuno
    sono qualcuno di non molto speciale
    uno,
    una cifra in questo sporco mondo,
    una vita nascosta in questo fumo immondo.
    Non ho mai voluto ferire nessuno,
    non sono mica così brutale,
    spietata, crudele,
    ma forse è ora di cercare l'orco in me.
    Oggigiorno non sei un normale se
    non sai usare un coltello e uccidere
    il vicino o un familiare,
    ma mi ribello e oppongo il mio no:
    voglio ascoltare musica classica,
    coltivare valori, ideali, continuare a sperare
    che questa menzogna finisca,
    che questa brutalità perisca.
    Ho un rapporto problematico io,
    con tutto ciò che l'uomo ha costruito,
    palazzi, chiese, generazioni, il buio
    dell'anima, perfino il mio cuore è fuggito:
    se n'è andato dove tutto prima era più bello.
    La natura mi ha accolta come un fratello,
    tra foglie e fiori ho adagiato il mio corpo,
    la mia astronave spaziale ha perso il suo scopo
    non devo più evadere
    con il mio bastone devo combattere.
    Sento la mia voce dare anima ai pensieri
    non sono più l'emarginata di ieri;
    io sono speciale, non te lo dimenticare
    è arrivato il momento di esistere.

  • 26 marzo 2012 alle ore 16:25
    Primavera d'amore.

    Danze di gonne hawaiane
    colori sgargianti di un'ebbra follia
    al battito di una dolce malia.
    Rive di sogni spruzzati di acqua salata,
    dolce storia di vite vissute,
    poche stelle brillanti in cielo,
    luna timida in bigie nuvole,
    ombre vergognose di piccoli passi,
    il russare tranquillo del Gigante Blu
    saette d'argento che lo scuotono dal torpore.
    Mille occhi, mille anime, mille luci, mille fari,
    che confluiscono nel mondo
    in un'antica nenia
    dall'inizio dei tempi.
    Vibrazione dalla Madre Terra nera,
    magia misteriosa della Coppa di Vetro Blu
    sulle nostre teste:
    il nostro amore
    fluttua come una coperta incolore
    impregna di dolci note
    l'aria frizzantina sporca di primavera.

  • 26 marzo 2012 alle ore 16:18
    Il sole oltre il tunnel.

    Sei tu quella che ha bisogno di un dottore,
    in attesa di spaccarti la faccia, conto le ore,
    mi frega nulla se finisco in carcere
    poco importa- ti ho fatta cadere.
    Qui, tra le pareti piene di un buio marcio
    affilo il coltello che ti ha lasciato lo squarcio
    la polvere sale esalando sudore, l'umidità
    impregna le narici di vitalità.
    I miei occhi sono neri ormai,
    ma il tuo sangue li ripulirà, sai
    che ti urlo contro e ti sputo il veleno acido delle mie parole
    un pugno per spaccare il muro che oscura il sole.
    Non sarai certo tu a riportameli indietro
    ma hai trovato la mia anima cattiva nel retro
    del mio cuore, ora ti sta facendo male, vero?
    Lo senti questo fiato che ti riscalda il collo?
    Le osservi le mie pupille incandescenti, lo
    respiri questo caldo acido, questo stupido odio?
    Oppure ti sei nascosta pregando il tuo inutile dio?
    Guarda il mio corpo deforme, una gelida creatura
    della notte, una lotta persa contro la natura:
    perchè lo hai sfidato?
    Nonostante tutto t'avesse avvisato
    che avresti perso, che saresti stato
    l'ultimo pasto di un condannato
    a morte, tu hai giocato con le costellazioni, e il fato
    e ora giaci morente sotto un cielo stellato.
    I miei occhi ti ringraziano, umide lacrime leniscono
    la tua ferita, dai tuoi tagli escono
    calde onde di sangue caldo, umano.
    E' stato inebriante torturarti, ma mi sei insopportabile alla vista
    ti abbandono ormai cadavere nel mare della vita.

  • 26 marzo 2012 alle ore 16:17
    Una chiacchierata tra me e me.

    Sono il folletto che salterà sulle vostre tavole,
    e anche quel matto che vi canterà stonato una canzone di primavera.
    M'han chiesto di scrivere parole su di me,
    ma la mia anima è così piena di parole che sembran sgorbi.
    C'è da dire che viene un gran mal di testa
    sentir parlare di cosa sono, cosa faccio, e chi vorrei essere.
    Incontro il mio riflesso ogni mattina allo specchio
    e mi vedo sorridente, a volte anche con una faccia troppo larga
    distorcendo l'ovale che mi contraddistingue,
    sorrido alzando le guance in una smorfia buffa.
    M'infilo abiti eleganti, a volte anche sexy,
    mi piace curare il mio aspetto e sentirmi bella
    quando poi è la bellezza dell'anima che conta,
    ma mi hanno detto che in questo mondo c'è troppo cinismo per imbrattare anche lei di rossetto.
    Sorrido agli amici, anche ai nemici,
    ma ho la testa piena di pensieri:
    alzo gli occhi, scruto tra le nuvole
    cercando la forza di essere me stessa anche oggi.
    Convivere col pensiero di essere divisa a metà
    da una storia che tra mamma e papà non va,
    le mie sorelle che se ne vanno dalla mia vita,
    dalla vicina coetanea che vorrei stendere a pugni.
    Son troppo brutale e tenera a volte,
    ho uno sguardo furbo e annientatore allo stesso tempo
    mi dicono che son troppo silenziosa
    lascio che siano i miei occhi a parlare.
    Che poi, son cresciuta per la mia età,
    vado a zonzo verso la maturità,
    ma di crescere non ne voglio sapere,
    desidero fermare il tempo a questi anni.
    Ho paura di rimanere sola con le mie lacrime,
    che non ho mai un fazzoletto per poterle asciugare;
    sogno solamente un futuro felice, lontano da invidie, lontano da incertezze.
    Stando con le dita tra le sue dita
    sorridere guardandolo negli occhi,
    ho deciso che d'ora in poi avrei scelto io
    solamente un po' di coraggio in più.
    E smettere di stringere le mani a pugni per il nervoso,
    o di mordermi le labbra e guardare in giu,
    comprarmi un fazzoletto, essere leggera
    cominciare a vivere preferendo la perfezione.
    Matura, elegante, leggera e sensuale,
    una donna vera, insomma,
    un'artefice del proprio destino
    il cassetto dei miei sogni per far posto alle mie calze.

  • 26 marzo 2012 alle ore 16:10
    Riflesso.

    Vivere con del vuoto dentro,
    vivendo, colmare quel vuoto.
    Ma il vuoto è colmato solo da materia inconsistente, aria soffocante, ferite infette, frammenti di sogni incollati da lacrime appiccicose.
    Danze di sogni in una notte illuminata da squarci che rivelano il brillare dell'infinito;
    Danzano sogni ubriachi, partoriti dal nulla, stordendo i viventi con la loro ebbrezza.
    L'ebbrezza di sogni ubriachi è l'ebbrezza di vivere:
    noi viviamo.
    Ubriachi della vita e pieni di materia inconsistente chiamata anima,
    noi viviamo nel nulla.
    Noi siamo nulla,
    pulviscolo dell'universo,
    nascosti dalle ombre di questa notte,
    rivelati da questi fotoni,
    scandagliati da qualcuno che ci vuole bene,
    o mortalmente colpiti da questi atomi sanguinanti verità.