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Autore

Antonietta Santaniello

in archivio dal 26 mar 2012

Formia (LT) - Italia

mi descrivo così:
Ribelle, agitata, quasi mai contemplativa, sono un vortice di idee e di fantasia. Quello che c'è ancora da scoprire su di me lo si legge tra le righe. Paceamore.

26 marzo 2012 alle ore 16:18

Il sole oltre il tunnel.

Sei tu quella che ha bisogno di un dottore,
in attesa di spaccarti la faccia, conto le ore,
mi frega nulla se finisco in carcere
poco importa- ti ho fatta cadere.
Qui, tra le pareti piene di un buio marcio
affilo il coltello che ti ha lasciato lo squarcio
la polvere sale esalando sudore, l'umidità
impregna le narici di vitalità.
I miei occhi sono neri ormai,
ma il tuo sangue li ripulirà, sai
che ti urlo contro e ti sputo il veleno acido delle mie parole
un pugno per spaccare il muro che oscura il sole.
Non sarai certo tu a riportameli indietro
ma hai trovato la mia anima cattiva nel retro
del mio cuore, ora ti sta facendo male, vero?
Lo senti questo fiato che ti riscalda il collo?
Le osservi le mie pupille incandescenti, lo
respiri questo caldo acido, questo stupido odio?
Oppure ti sei nascosta pregando il tuo inutile dio?
Guarda il mio corpo deforme, una gelida creatura
della notte, una lotta persa contro la natura:
perchè lo hai sfidato?
Nonostante tutto t'avesse avvisato
che avresti perso, che saresti stato
l'ultimo pasto di un condannato
a morte, tu hai giocato con le costellazioni, e il fato
e ora giaci morente sotto un cielo stellato.
I miei occhi ti ringraziano, umide lacrime leniscono
la tua ferita, dai tuoi tagli escono
calde onde di sangue caldo, umano.
E' stato inebriante torturarti, ma mi sei insopportabile alla vista
ti abbandono ormai cadavere nel mare della vita.

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