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Autore

Barbara Grubissa

in archivio dal 14 gen 2010

26 maggio 1976, Trieste

segni particolari:
Laureata in Lettere a Trieste, attualmente iscritta a Economia dei beni culturali a Venezia.

mi descrivo così:
Sto in silenzio ad ascoltare e ad osservare, ma quando parlo sono convinta.

01 ottobre 2010

Son stufadiza

di Barbara Grubissa

editore: Kappavu

pagine: 63

prezzo: 10,00 €

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"Son stufadiza" è una testimonianza reale impregnata di dramma e amore. Barbara Grubissa mette a nudo un'esperienza devastante, che ha vissuto sulla sua pelle: la malattia delle madre - la psicosi bipolare -  e il successivo suicidio.
Una storia che strazia l'anima, perché, nell'immediatezza del dialetto triestino, Barbara sciorina sensazioni e sentimenti, nei confronti della sua più grande amica. E' un'opera che va oltre il mero valore poetico, perché quello di Barbara è un vero e proprio impegno sociale, nel sensibilizzare le persone verso questo tipo di malattia, che è sconosciuta ai più. Per questo motivo la qualità del messaggio è ancora più alta, perché è filtrata dalla poesia, il mezzo per eccellenza che sprigiona sensazioni vere e dirette. Senza troppi fronzoli, ci mette davanti alla realtà nuda e cruda, facendoci piangere, ma soprattutto riflettere, sul fatto che una croce come quella che ha trasportato, non è per nulla leggera, ma attraverso l'amore e la forza d'animo, si possono affrontare le cose, si possono migliorare le situazioni e si può, ancora una volta, pensare che la serenità è uno dei traguardi più importanti della vita.
Barbara Grubissa, nel giorno in cui la madre si è sucidata, il 27 marzo 2007, ha promesso a se stessa di rimanere unita a colei che l'ha messa al mondo. Sarà per sempre la poesia, a tenere unite due anime, che erano solite camminare mano nella mano.
"Son stufadiza" è l'esperienza di vita raccontata da una giovane donna e scrittrice, che attraverso l'inchiostro trova quel filo sottile che unisce l'amore, che tiene insieme due parti del suo essere: lei e la sua mamma.

Ci sono storie sbilanciate. La prima parte intensa, quasi eroica. Poi un'uscita di scena improvvisa e tutto è finito.
Così è stata la vita di mia madre, che ringrazio perché è come se fosse sempre con me ad accompagnarmi.

recensione di Paolo Coiro

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