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in archivio dal 16 ott 2006

Barbara Locci

28 luglio 1978, Roma

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  • 09 novembre 2007
    Caos calmo

    Il tempo si è fermato sulle mani,
    i pensieri si sono schiantati nello stomaco,
    i sorrisi si sono addormentati sulle rughe,
    le sensazioni  si sono riprodotte sulla pelle,
    la paura ha avuto freddo,
    la passione ha avuto caldo,
    l’odio ha logorato,
    i rimpianti hanno viziato,
    i ricordi hanno perso la memoria...
    ora il caos calmo.

     
  • 28 dicembre 2006
    Voce all’interpretazione

    Flash di riflesso,
    nebbia a teatro,
    sesso in valigia.


    Bugie in piazza,
    farina e petrolio,
    guerra in pausa caffé.


    L’imperfezione alla bellezza,
    l‘invenzione al ricordo,
    l’eccezione al compromesso.


    Gli occhiali al cieco,
    diritti a punti,
    pubblicità dell‘essere.


    Ossimoro e dubbio,
    interpretazione e voce.
    Voce all’interpretazione.

     
  • 28 dicembre 2006
    Pensieri modificati

    I miei pensieri hanno i motori truccati,
    sono dei fuorilegge da catturare.
    I miei pensieri confusi e contrastanti
    non ammettono interpretazione,
    e non si catturano con la coscienza.
    Essi modificano le mie percezioni,
    alterano le mie convinzioni,
    e si prendono gioco delle mie azioni.

    Sono troppo veloci nel passaggio tra mente e stomaco,
    e nel passaggio li perdo …
    e quando li perdo, perdo anch’io.
    Sono troppo veloci nel passaggio tra mente e stomaco,
    e nello schianto li perdo…
    e quando li perdo, mi perdo anch’io.

     
  • 28 dicembre 2006
    La Signora

    Lei, un cioccolato pregiato,

    occhi che guardano in basso,

    lei l’ingenuità.

    lei, inconsapevolezza

    e buona memoria.


    Uno specchio d‘acqua,

    una tela bianca,

    un carillon di cristallo,

    una vela schivata dal vento.


    Lei è bene che filtra tristezza,

    lei è bene che non vede oltre il bene.

    Lei è troppo debole quando è forte

    ed è forte quando è debole.


    Lei vede sempre con i primi occhi

    e agisce per conto della speranza,

    lei che ha fede nella fede,

    lei che combatte una battaglia finita.


    Lei aspetta che un sogno la venga a riprendere.

    Lei ha le rughe infantili e

    in ogni sua ruga si nasconde solo la meraviglia.


    Lei è stata lasciata sola due volte,

    e per due volte è diventata grande …

    e per due volte ha reagito:

    e quando reagiva si aiutava perché nessuno l‘aiutava…

    e quando reagiva si puniva perché nessuno la puniva…

    e poi, di nuovo, si aiutava,

    e poi si puniva perché nessuno l‘aiutava,

    poi si aiutava e si puniva.

    E poi, un giorno, si punì per abitudine e non ci fece caso…

    nessuno ci fece caso.


    Lei è bella ma poche cose

    intorno a lei la riflettono,

    così non si vede,

    e quando non si vede si convince che

    nessuno possa vederla,

    divenendo, così, il riflesso di ciò che non la riflette.


    Lei è bella ma poche cose

    intorno a lei la riflettono,

    così non si vede,

    e quando non si vede si convince che

    nessuno possa vederla…

     
  • 26 ottobre 2006
    La "MIA" solitudine

    Non ho voglia di chiamare nessuno,


    non ho bisogno di niente;


    ho scelto di essere sola e, immediatamente,


    mi sono invaghita della solitudine…


    È così bella che ti violenta l’anima;


    ti mette in subbuglio la stanza e le abitudini,


    ti scompiglia i capelli,


    ti sporca di colore e poi ti purifica.


    La solitudine non è mai sconosciuta.


    La solitudine non si presenta mai a casa tua


    senza invito...


    Nella solitudine puoi scegliere di essere solo te stesso;


    e puoi scegliere solo te stesso.


    Nella solitudine tutti i riflessi sono incondizionati.


    Nella solitudine non puoi commettere errori.


    La solitudine ti aiuta ad interpretare i pensieri.


    La solitudine ti insegna a classificare le emozioni.


    La solitudine è libera e ti libera.


    La solitudine è innocua.


    La solitudine è un riparo, una città di passaggio e una ricerca.


    La solitudine è un’esperienza.


    La solitudine è tempo e ispirazione.



    La solitudine nasce all’inizio o alla fine di una scelta.


    Il tempo nella solitudine segue il proprio ritmo naturale.



    La mia solitudine ha scelto di prostituirsi alla notte


    e di negarsi al giorno.


    La mia solitudine è egoista,


    folle, frenetica, disordinata… vera.


    Nella mia solitudine “chiudersi in se stessi significa” scegliere


    di aprirsi .


    Nella mia solitudine posso perdermi o ritrovarmi…


    Oggi non ho voglia di cambiare espressione,


    e non ho voglia di essere educata…


    Oggi non cambierei la mia solitudine con un’altra…


    Non riesco a sentirmi sola nella mia solitudine,


    perché lei mi fa sempre compagnia …


    Perché se viviamo in un luogo,


    dove gli eventi impongono ad ognuno la propria personale


    solitudine,


    nessuno è disposto a conoscerla fino in fondo?


    Perché fa così paura la solitudine?

     
  • 20 ottobre 2006
    L'artista

    L’artista è colui che vede i colori dove gli altri non li vedono,


    trova le forme dove gli altri non le comprendono,


    e interpreta una realtà che gli altri spiano.


    L’artista vede con l’aiuto della meraviglia,


    e lavora per una bella donna che si fa chiamare “Fantasia”.


    E’ sempre in conflitto con l’ispirazione perché non riesce


    a controllarla: essa sfugge, parte e ritorna senza avvisare.


    Quando la cattura, l’artista la violenta con passione,


    e quando gli sfugge, l’artista si commisera.


    L’artista ha due cuori, uno troppo triste e l’altro troppo felice;


    egli vive in tre mondi: quello delle sensazioni,


    quello che non accetta e uno tutto suo…

     
  • 20 ottobre 2006
    Ventidue Al Quadrato

    Ogni volta che siamo vittime o artefici di un cambiamento;


    ogni volta che ci perdiamo completamente


    o che ci ritroviamo in troppi nella mente;


    ogni volta.................

     “è solo il risultato di una delle nostre vite

     che si è elevata per sopravvivere in un quadrato” …

     
  • 19 ottobre 2006
    Il "Ventiduesimo senso"

    È quello che ho nascosto bene e che non ritrovo.


    È ciò che non capisco e ciò che ho dimenticato;


    ciò che mi appartiene e ciò che non sento mio.


    È ciò a cui non voglio pensare e ciò a cui penso


    continuamente.


    È ciò che non dico e ciò che ripeto;


    ciò che mi sfugge e ciò che mi sembra chiaro.


    È la formula irrisolta della mia condizione.


    È il mio senso.

     
  • 19 ottobre 2006
    I perdenti

    I perdenti sono coloro che si rassegnano


    alle regole della vita, agli eventi.


    Sono coloro che si accoppiano, di giorno,


    con l’abitudine mentre, la sera,


    pensano e rimpiangono quello che


    hanno deciso di non avere.


    I perdenti non trascendono.


    I perdenti si sono arresi.


    I perdenti non rischiano mai.


    I perdenti o piangono o non piangono.


    Se è vero, che fallire nella propria vita


    è un sacrosanto diritto...


    è altrettanto vero che rendersene conto,


    e non far nulla per cambiare la propria condizione:


    è propria colpa e propria punizione…

     
  • 16 ottobre 2006
    Tempo

    Non lo senti arrivare,


    non lo vedi nel grande sorpasso,


    e poi l’osservi, per tutta la competizione ,


    sempre e solo da dietro.


    È la "taglia" della propria vita.


    È credenza percepita e dimensione accettata.


    È un dubbio, una beffa e una dimora fissa.


    È un servo che non serve.

     

    È ispirazione fulminante ed esperienza in prestito.


    È l’osservatore dei rimpianti e il guardiano dei ricordi.

     

    È il responsabile della grande fuga e del “saggio passaggio“.

     

    Nasce con un progetto definito,

     

    a volte si trasforma in un riassunto copiato,


    ma se sopravvive alla morte diviene un ricordo infinito.

     

    È l’appuntamento .


    È il caos muto.


    È la fermata.


    È IL LIMITE.