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Autore

Carlo Feroldi

in archivio dal 28 ago 2011

Casalmaggiore (CR) - Italia

mi descrivo così:
Non chiedetemi perchè scrivo! Bella domanda,soprattutto se lo chiedete a me.Gli altri che scrivono per davvero non lo so perchè scrivono, io? ...così...per hobby, a volte per far sì che un viaggio sia meno noioso...a volte perchè la notte sia meno lunga a volte per associare i ricordi.

27 dicembre 2012 alle ore 2:05

Mario nel fantastico mondo dei choosy

Intro: Questo di Mario più che un racconto è una storia stretta in un lasso breve che associa i ricordi non per nostalgia, ma perché i ricordi sono tesori che restano e dei ricordi bisognerebbe farne tesoro.. Mario,un nome di fantasia in una  storia vera, un episodio inventato in una realtà ambientata nel mondo del lavoro ed i suoi dintorni.

Il racconto

Mario è un professionista qualificato con anni di esperienza. A causa della crisi ha perso il lavoro ad un’età dove è difficile rimettersi in gioco: non ti danno nemmeno retta perché,classico paradosso di questi tempi, sei troppo giovane per andare in pensione e troppo vecchio per essere assunto in qualche azienda. Per cui cosa fare? Morire di fame? La Caritas? No, Mario si è accontentato, si è rimboccato le maniche,fà dei corsi e tenta “la carriera” nel mercato delle vacche. Un lavoro poco adatto ad un uomo adulto,non c’è uno straccio di rimborso spese,non c’è uno stipendio fisso garantito, devi girare per la città,fissarti gli appuntamenti e sperare che qualcuno ti firmi un contratto altrimenti non guadagni nulla,neppure i soldi che hai speso in benzina per girare la città.Mario è uno che non molla mai! Mario ha una figlia, è insegnante elementare e si arrangia con le supplenze,quando ci sono. Ha lavorato in vari call center perché il mercato del lavoro è quello che è e ci si deve “accontentare”giusto? Bene, ha studiato per fare la maestra, ha titoli professionali,diplomi e specializzazioni ma,alla fin fine non è che le siano ancora serviti. Sembrerebbe solo la storia di due persone che non sono mai state choosy,tutt’altro. Ci si mette il destino, a Mario viene diagnosticata una malattia, la vista si abbassa, comincia a muovere le mani con difficoltà,dolori diffusi gli impediscono i normali movimenti. Difficile lavorare in queste condizione per un uomo che per guadagnare qualche cosa più che lavorare deve “galoppare” per gli altri. Supportato dai medici Mario fà richiesta di prepensionamento ma gli viene negata, chiede all’agenzia la possibilità di lavorare seduto ad una scrivania, magari inserendo contratti, fare calcoli al computer o quant’altro possa servire ma gli viene negata dal suo capo strabico; servono i numeri ed il suo lavoro è fare i numeri e basta, perché Mario lavora,o meglio galoppa, in una agenzia dove si presta molta attenzione ai numeri e scarsa o nessuna a chi i numeri li fà e Mario è consapevole di essere solo un numero. Numeri numeri numeri e basta! Maledetti numeri, sempre e solo numeri che neanche nella tombola di Natale sono stati capaci di farlo sorridere regalandogli nemmeno un misero ambo. Decide che chi deve dare i numeri una volta tanto non devono essere gli altri, e che cazzo! Questa volta deve essere lui! In una gelida serata dei primi di gennaio, raggiunge Levata, apre il baule gettando il panettone scaduto che il capo strabico dell’agenzia gli ha regalato in una scarpata e decide che sarà un 21 e 18, che anche il locale Levata-Pioltello in fondo và bene, niente Frecciarossa o Regionale Veloce, Mario un choosy non lo è stato mai, e non è una questione di costi perché Mario su quel treno non ci deve salire. I fari del furgone dei necrofori illuminano nella notte ormai fonda  i colleghi del Mario subito accorsi, mandati dal capo strabico dell’agenzia  che, mascherati da avvoltoi, piangendo lacrime di coccodrillo,  raccolgono e si spartiscono litigando i fogli con i contratti di Mario sparsi sui binari.

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