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in archivio dal 18 gen 2008

Carlo Graziano

19 ottobre 1975, Sant'Arcangelo
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  • 19 gennaio 2008
    Vicecapitano

    Dove sei amico mio
    terzino di tante battaglie
    giocherai a casa di Dio
    con chissà che colore sulle maglie.
    Ma qui, senza  il titolare la difesa balla
    c'è tanta acqua uscita chissà da dove
    che è difficile restare a galla
    ora che siamo rimasti in nove
    e questo sudore che mi esce dagli occhi
    senza far rumore mi piega i ginocchi
    e anche scrivere in questa condizione
    non è un piacere né una liberazione
    ma solo un dovere, qualcosa che ti devo
    come un ultimo regalo senza sollievo
    ormai senza la tua saggezza contagiosa
    neanche ridere è più la stessa cosa.

     
  • 19 gennaio 2008
    Sogno

    Le mani sprofondate in tasca,
    il vento calmo da destra
    davanti il sole cadente nella vasca
    dietro una bionda venere alla finestra.
    Nella mano, come per incanto
    appare la vecchia armonica
    per ravvivare il pianto
    e rendere la notte più comica.
    Fermo a giocare a pallone
    come un ragazzino
    "Crossa alto coglione"
    e la palla va nell'angolino
    subito dopo quell'attimo di gloria
    sparire dal luogo del gioco
    e rigiocare nella memoria,
    ingrandendo e distruggendo quel poco.
    Che sia novembre o aprile
    non conta proprio niente
    intanto brucia il fienile
    sia colpevole o innocente
    ormai l'incendio è stato appiccato
    sta bruciando forse da ieri
    o forse è stato dimenticato
    meglio chiamare i pompieri
    o aspettare la pioggia divina?
    che forse arriverà
    certo non domattina,
    ma quando chissà.
    All'improvviso partorita dalla notte
    una gomma si mette a cancellare,
    del quadretto rimangono solo le botte,
    come al solito so solo sognare.

     
  • 19 gennaio 2008
    Cavallo pazzo

    Il tempo passa e muta le persone
    si paga un'altra tassa, si cambia direzione
    involontariamente, lo sceriffo,
    tira malamente giocando al califfo
    forse è colpa mia che non detto mai il passaggio
    sto ai bordi della via e alla torta dò un assaggio
    ma avrei buttato da un palazzo chi piange una donna o un defunto
    e forse Cavallo Pazzo è solo un pazzo presunto


    Per la trasferta, vorrei venisse Scalpo Giallo
    decisione sofferta, mi nuocerebbe l'intervallo,
    ma l'ascia di guerra è ormai dissotterrata
    e questa volta vuole fuomi di sangue rosso
    non terra incolta da zappare giù nel fosso
    dovrei concedermi qualche sollazzo ma non ne posso più
    ma Cavallo Pazzo non può seguire la tribù.


    Forse un'isola accoglierà quei dolci occhi
    l'aquila vola e che la campana rintocchi
    se sarà, Becco di Falco parlerà con chi vuole
    o si girerà mostrando il marchio delle suole
    e confesserà i dolori suoi con segnali nel vento
    ma mai rinchiuderà i buoi ad un triste lamento
    la gente non capisce un cazzo, forse è il paese,
    però anche Cavallo Pazzo parla come un borghese.


    Non puoi bagnarti di nuovo nella stessa acqua del fiume
    l'uccello uscito dall'uovo vola via con le prime piume
    niente dura in eterno o muore col sorriso
    perciò la vita è un inferno o forse il paradiso
    ma non avrei tradito Franckie neanche per un istante
    e ora un gruppo di yankee è diventato più importante
    nel rimischiare le carte si deve essere più scaltri
    e Cavallo Pazzo non è più pazzo di tanti altri

     
  • 19 gennaio 2008
    I magnifici sette

    Li vedo avanzare come un rullo compressore
    il primo non è né malato né dottore
    capelli lunghi, temperino in mano
    ha così tanti sogni in fondo a quel cassetto
    ma non ne ricorda nessuno e gonfia un po' il petto
    se è un uomo o un bambino ancora non lo sà
    e forse neanche il tempo, di preciso, glielo dirà
    lo stile del duca gli piace abbastanza
    a volte per vivere basta una speranza.


    Un altro, gambe lunghe e orecchie troppo scarne
    assomiglia più a un pozzo che a qualche chilo di carne
    occhi lucidi per così tanti tramonti
    da averne perso ormai tutti i conti
    almeno altrettanti sospiri dietro a troppe gonne
    e per ognuna, più di una notte insonne,
    testa da stopper ma libero di profesione
    centravanti di manovra, non segna mai su azione
    esce dal campo insime all'avversario
    per morire e nascere non c'è un orario.


    Il terzo è una leggenda venuta in terra
    scampato per miracolo a chissà che guerra,
    cavaliere errante su cavallo bianco
    l'armatura è sporca e lui è troppo stanco
    di cavalcare senza un punto di riferimento
    e di sentire, confuso, solo il suono del vento,
    Ginevra è lontana e dalle alpi nascosta
    non sa se esiste o se è meglio un'altra sosta
    è lontano dalla Svizzera e guarda contrade nuove
    forse è vivo, non lo sà, ma di sicuro non si muove.


    Arriva il quarto come in processione
    capitano di vascello, mano sul timone
    occorre troppa fatica per spiegare le vele
    a chi non distingue lo zucchero dal fiele
    sempre meglio avere in mano una spada
    è difficile in mare scegliere la propria strada
    così segue l'istinto come una carta geografica
    una mappa sarebbe più bella ma meno pratica
    e gira con un equipaggio fedele, ma fino a un certo punto
    si può vivere in molti modi, non in un riassunto.


    Il quinto sembra un giocoliere di passaggio
    acrobata, artista, forse solo molto saggio
    ma vuole tenere in equilibrio troppi piatti sul naso
    e se ne cade qualcuno dà la colpa al caso
    così non ha tempo nè voglia di guardarsi intorno
    a parte il sole la notte è tale e quale al giorno.


    Ancora un altro, cammina con un pò di timore
    faccia stanca da vecchio poeta sognatore
    e neanche il pelo bianco che gli incornicia la fronte
    gli ha insegnato a cancellare le sue impronte
    dalle quattro rime baciate sulle carte
    e alla fine girarsi dall'altra parte
    così continua ancora come un fiume in piena
    con i sentimenti che giocano sull'altalena
    andata e ritorno non costa niente
    il mondo sarebbe più comodo senza certa gente.


    Ecco l'ultimo sembra un cane sciolto
    non è un ragioniere o non lo sarà per molto
    ha infatti un pessimo difetto, lui pensa
    e sa di non essere tagliato per i punti della mensa
    legato ad una catena sotto un ballatoio
    gli sembra di essere appeso ad un nodo scorsoio
    mentre la vita balla sopra il al suo sgabello
    gli hanno tolto cinturone, fodero e coltello
    ma non la forfora che feconderà la prateria
    e per mille anni maledirà la ferrovia
    con l'ultimo saluto del cappello tra le mani
    oggi se n'è andato ma il sole tornerà domani.


    Ormai se ne sono andati da qualche vita
    dev''essere terminata la libera uscita
    e se prima mi erano parsi uno sciame di cavallette
    ora che li conto erano solo i magnifici sette.