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Poesie di Carlo Scioli

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  • 07 settembre 2009
    Autunno

    Stringimi tra le tue braccia
    fratello mio... A lungo ti ho atteso,
    ho atteso il tuo profumo,
    i tuoi colori accesi di decadente bellezza,
    e ora finalmente posso
    crogiolarmi in te,
    negli abbracci dei tuoi tramonti
    fatti di pallido sole morente...

  • 13 luglio 2009
    Pioggia

    Amica fidata
    che col tuo amato fratello,
    il Vento, mi tieni per mano
    nelle notti di lucubrante
    malinconia... talvolta amante,
    talvolta confidente,
    figlia del tempo,
    madre di numerosi Poeti,
    lava via, te ne prego,
    la tristezza da
    quest'animo affranto,
    e se in ciò non riesci,
    col bagliore dei fulmini,
    o col delicato suono del tuono
    che t'accompagna
    e con la freschezza delle tue gocce
    portami ispirazione
    per comporre e poterti dedicare
    innumerevoli e incantati versi!

  • 19 gennaio 2009
    Odium!

    Dolcissimo sentimento
    Che nelle vene scorri
    Come slavina
    Di inappagato dolore,
    Dove di forza
    E disperazione

    Le membra son colme;
    Ineluttabile sinfonia
    Di malevole sensazioni,
    Perpetuo crescendo
    Di criptiche melodieie
    Intessute nelle carni

    Dei tuoi schiavi,
    Popolo di corrotti
    Dal fasullo amore
    Che venerano le tue
    Spoglie di dama decaduta!
    A te mi immolo,

    Sacrilega divinità
    Che forza hai donato
    A molti condottieri
    Dei tempi che furono,
    Madrina di trucide angosce,
    Mietitrice di menti!

    Eccomi or giunto
    Tra le schiere
    Dei tuoi adepti
    Donami il tuo freddo
    Bacio di benvenuto
    Perché a te ormai appartengo!

  • 16 gennaio 2009
    Tanit

    Clandestino,
    Sul treno del fulgido
    librarmi tra mille ricordi,
    viaggio verso ciò che più amo...

    conosco queste ferrovie interiori
    come le mie tasche, ormai,
    e il ripercorrere questo
    silente tragitto scalda i miei sensi

    In questa vita ho molte volte percorso
    isolate vie di perdizione del Sé
    rincorrendo ciò che giaceva sopito in me,
    quel profondo Io di consapevolezza

    che mi ha indicato la via del cuore
    eludendo le schematiche lucubrazioni
    mentali che a molti hanno negato
    l'essenza dell'istintiva gioia...

    E il mio accontentarmi
    di misere briciole
    ha finalmente trovato il pane che tanto
    il mio essere ha bramato...

    Cibo dei miei sensi,
    Fonte del mio Amore,
    Giaciglio di Passione
    Silente musa ammantata di Luna

    Lascia che Asclepio prenda il tuo dolore
    Lasciami curare le tue ferite
    Lascia che ti ami perdutamente
    senza che nulla possa

    impedirci di vivere ciò che tanto abbiamo atteso,
    e al cospetto di Afrodite
    deporrò le mie spoglie di Spleen
    consacrandomi alla tua estasi, mio infinito amore...

  • 16 gennaio 2009
    Lacerato muscolo

    Lacerato muscolo
    Che nel mio petto
    Gridi la tuo voglia
    Di pietà...

    Brontolio irregolare,
    Sanguinante dispendio di energie
    Necessarie per sperare
    Che la notte si faccia meno scura...

    Illusorio specchio
    Di ancestrale piacere
    Che della mia immagine
    Fà frantumi

    Come una pozzanghera
    Che schizza sotto la pressione
    Del calpestio di chi
    Fugge da una realtà

    Dolorosa quanto
    Anginoso dolore
    Di superbia vestito
    Senza la capacità
    D'esser infarto!

  • 17 settembre 2008
    Commiati

    Trasmigrazioni purulente,
    da attimi di estesi anticipate,
    prima di un addio.

    Silente commiato di lacrime negate,
    saluto indistinto nel caos frastornante
    di miriadi di pensieri contrastanti

    come popolazioni alla migrazione condannate
    nelle paludi del tempo che pretende
    la testa degli idoli dimenticati nelle
    cripte della perduta interiorità.

    E come un vichingo che ha perso il favore
    di Odino, sento la tue parole sferzare la mia pelle
    come rovi di sillabe taglienti, come araldi
    intessuti nelle spire del lancinante dolore

    che riempie l'aria, che rempie i miei polmoni.
    Ma è tempo, ormai, di tornare ad esser noi stessi,
    senza negare quanto divini siano i somatici tratti
    delle nostre anime che nel bicchiere dello Spleen
    troppo spesso lasciamo annegare...

  • 17 settembre 2008
    Ira!

    Soffocato è il grido
    che dal mio petto vorrebbe fuoriuscire
    come una rovente ed impetuosa
    colata di lava che nulla teme
    e tutto travolge al suo passare.

    Ed è a te urlerei in faccia, o Mondo!
    Maledetto alveare di vuotezza televisiva
    fatta di inganni ed illusioni
    che delle umane menti
    fan mambassa!

    E Iddio ringrazia, o Mondo,
    per avermi fatto uomo
    e non iracondo vulcano!

  • 08 settembre 2008
    Mia Signora...

    Terra,
    Madre degli esseri
    che nel tuo grembo
    han trovato la vita,
    Affranto spirito che
    il rispetto ha perduto
    da parte di chi da te è stato generato,
    Vecchia piangente per un fallimento
    ormai conclamato.

    Ma dimmi, mia signora,
    lascia che a te
    io faccia questa domanda:
    Perchè hai creato il cancro che ti dilania
    che porta il nome di essere umano?
    La distruzione è il nostro piacere,
    della vita facciamo collane e zuppe
    e di chi non è come noi
    facciamo sapone per le mani.

    E tu, mia Signora,
    come hai fatto a meritare questo castigo?
    La tua beltà viene consumata dal progresso
    e l'uomo ha ormai dimenticato la sua essenza
    usando gli elementi come fonte di potere,
    usurpandoti dei tuoi pregi
    accrescendo, invece, i propri difetti.
    Io, al tuo posto, dalla rabbia
    più nera mi sarei fatto prender
    spazzando via ciò che hai creato!

    Signora, piango per te,
    ed immagino la tua disperazione
    di madre che perde i propri figli,
    e mi rendo conto di quanto sia importante,
    in queste ore di decadimento,
    il mio mestiere di poeta.

    Con i miei versi, mia Signora,
    ti prometto che cercherò
    di riaccendere nell'umano animo
    quel sacro fuoco di passione
    che nel petto dei più si è spento,
    e ad adunata chiamo i miei fratelli e sorelle
    chiedendo loro di sostenermi in questa
    gloriosa battaglia per la vita!

  • 20 agosto 2008
    ... Essenze

    Come gli antichi Cinici,
    figli di Diogene,
    bramiamo la pura esenza
    di tutte le cose, esuli
    poeti d'altri tempi immersi
    nella mota della dilagante
    ignoranza.

  • 20 agosto 2008
    [Senza Titolo]

    Polvere disarmonica
    che inondi ciò che sono
    con misantropiche melodie
    di stonate voci corali...

    Distorto umanofono
    dall'accordatura improbabile
    che rifugio dai
    alle otto zampe
    della mia claustrofobica
    collezione
    di amorfe delusioni

    Maledetta vedova,
    Quante della tua stirpe
    Fin ora
    Hanno assaporato
    Le succulente
    E consunte carni
    Del mio cuore?

  • 18 agosto 2008
    Il Dolore del Vento

    In quest'antica viuzza sento la tua voce forte ed insistente
    riempire le mie orecchie.
    Cosa vuoi dirmi Vento?
    Spesso ho ascoltato, nelle valli a me care, il tuo lamento.
    Ora capisco... Ora conosco...
    Svariate volte ho percepito le tue carezze
    e le profumate lacrime piovute dalle trasformiste nuvole.
    Perché piangi Vento?
    Ora so... Ora comprendo...
    Credo che mai nessuno tra coloro che della penna fecero buon uso,
    abbia mai parlato di questo tuo tormento.
    Il tuo è il dramma della lancetta dei secondi,
    delle onde che eternamente nascono
    ed eternamente muoiono,
    il cruccio dell'eremita,
    la sventura dell'eternità.
    La tua incessante corsa mai ti lascerà nella condizione di vivere.
    Io, Vento, sono un essere umano senziente.
    La vita mi ha donato tutto il potenziale dell'universo
    e nonostante questo,
    nonostante io possa
    vivere, conoscere, apprendere e fare ogni cosa,
    spesso mi sento come te.
    Potrei fermarmi, ma non voglio farlo.
    Voglio essere come te!
    Vorrei anch'io sussurrare il mio dolore alle orecchie dei passanti,
    ma pochi si fermerebbero ad ascoltare ciò che avrei loro da dire.
    Questa, amico caro, è il nostro supplizio.
    La tenebra dell'ignorare logora il cuore di chi, come noi,
    vorrebbe trascorrere la propri esistenza come
    un immortale dipinto rinascimentale che prende vita
    quando lo si osserva attentamente,
    quando lo si sente,
    quando vi si tenta di stabilire un legame che possa andare oltre l'apparenza.
    Vento, noi due sappiamo,
    come coloro che fanno parte
    di questo scarno e idealista popolo di poeti estinti,
    che tutti guardano ma pochi vedono,
    che tutti sentono ma pochi ascoltano,
    che tutti assaggiano ma pochi assaporano.
    Chi come noi brama ciò che sta oltre l'imago
    è anch'esso affetto dalla nostra stessa malattia,
    da colei che tutti conoscono col nome di solitudine.
    Non il semplice non essere in presenza d'altri.
    La solitudine non come scelta, ma come nostra stessa essenza!
    Vedi, caro amico,
    per quanto tu possa lamentarti
    nessuna sprecherà tempo ad ascoltarti
    in questo mondo che ha fretta di bruciar tappe.
    E il tuo eterno fluire è così inevitabile
    che per i più appare scontato!
    Entrambi conosciamo la sentenza alla quale sei sottoposto!
    Mai potrai vivere, conoscere, apprendere,
    o adempire alla missione più nobile che è quella di amare...
    Con me lamentati quanto vuoi,
    perché ora comprendo, ora conosco, ora so, ora sento...
    E fiero sono quando mi avvolgi nei tuoi vortici
    e riesco a comprendere il dolore di chi, mio affine,
    mai potrà provare l'emozione donata dal silente abbraccio
    di chi ama e ti riama.

    Ale... Grazie infinite...

  • 11 agosto 2008
    Castelli di sabbia

    Oltre le nuvole del presente
    Alle volte il mio pensiero vola.
    Ed in intricati anfratti
    Di malinconia supera
    Le mille bariere del tempo
    Per condurmi in quel giardino segreto
    Fatto di dolci fughe da una scomoda realtà.
    E le note, qui nel mio giardino,
    Come fate volano accanto ai miei sogni
    Che come un soave crescendo
    Si moltiplicano fortificando
    Quel meraviglioso castello di sabbia
    Che amo chiamare
    Solitudine.

  • 08 agosto 2008
    Pangea

    Silente
    Un gabbiano
    Segue il mio vagare.
    Questo mio viaggio
    In inesplorate terre interiori
    Fatte di intricate mappe
    Di sensazioni sopite
    Nel malessere dell'imbrunire,
    Monumentale marchio
    Del silente sussurro del tramonto
    Che avanza.

    Vorrei essere come lui,
    Un gabbiano che vaga nell'etere,
    Il cui sguardo può posarsi
    In quei posti ove i miei piedi
    Mai potranno condurmi,
    E come esso vorrei volare
    Nelle Pangea dei sentimenti infranti,
    Alla ricerca di una rinascita interiore,
    Di sorrisi dimenticati
    E di dimenticate Passioni
    Le cui spoglie dormienti
    Fungono da torba
    Per il falò del mio
    Sentirmi incompleto,
    Immacolata fiamma
    Della mia disperazione.

    Ed è in queste silenti spiagge
    Di Fulgida illusione,
    Foresta di sabbia
    Intrisa d’emozioni mancate,
    In questi luoghi dimenticati
    Dai convenzionali ricercatori,
    In questo Eden di malinconia,
    Che attendo le tue mani
    Le tue labbra,
    I tuoi occhi,
    In un profondo sentire,
    Mutua compenetrazione di sensazioni
    E di silenzi,
    Dolci naufragi interiori
    Nel vento delle ormai dimenticate passioni….

    Nebbia!
    Ingloba i miei passi
    Stampati nella sabbia
    Affinché non possa vedere
    Le acque che cancellano
    Il mio passare
    Col dolore inevitabile
    Che ne deriva!
    Come se, col suo rifluire,
    Il mare portasse con sé
    Uuna parte del mio essere.

    Cercami su queste spiagge
    Ove le mie impronte sono state cancellate
    Dalle maree
    Seguendo il profumato filo d’Arianna
    Che porta alla solitudine
    Di chi per sempre
    Si nutrirà di versi.
    Un profumo che solo
    poche elette anime hanno facoltà
    di inalare ed assaporare.

  • 08 agosto 2008
    Separazioni

    Alla stregua di un albero
    che in autunno priva le proprie foglie
    della vitale linfa,
    lasciandole cadere nel sonno putrescente
    di un odoroso letto senza vita,
    dal sanguigno apparire,
    l'abbandono umano
    lascia il cuore di chi,
    come una foglia,
    cade,
    umus necessario alla creazione di nuova vita,
    di sentimenti più intensi che,
    come la fenice,
    rinascano dalle proprie ceneri

  • 18 aprile 2008
    Oggi Io Vinco!

    Dedicata al mio maestro, Daisaku Ikeda


    Tetra e pulsante è nel mio cuore
    La paura della sconfitta
    Muri di fitto fumo
    Mi impediscono di gioire
    E la speranza sembra ormai
    Solo un fiore appassito

    Ma d’improvviso risuonano nei miei pensieri
    Delle calde parole di ruggente coraggio:
    “Sensei!
    Noi, i suoi discepoli,
    Realizzeremo kosen-rufu.
    La prego di esserne certo!”*

    E il mio cuore ruggisce fiero come un leone:

    OGGI IO VINCO!

    Vinco per la mia vita!
    Vinco per la mia famiglia!
    Vinco per il mio Paese!
    Vinco per incoraggiare i miei compagni!

    OGGI IO VINCO!

    Vinco sui tre ostacoli e sui quattro demoni!
    Vinco sull’inerzia del non progredire!
    Vinco sulla mia oscurità!
    Vinco sulla mia ignoranza!

    OGGI IO VINCO!

    Vinco per un nobile voto, quello di realizzare kosen-rufu!
    Vinco per dimostrare la supremazia della Legge mistica!
    Vinco perché sono un Budda di assoluta libertà!
    Vinco perché in me risplende un prezioso gioiello!

    OGGI IO VINCO!

    Vinco in onore dei martiri di Atsuhara!
    Vinco perché sono un devoto del Sutra del Loto!
    Vinco perché credo nel Gohonzon!
    Vinco perché sono un tuo discepolo, Sensei!
     
    OGGI IO VINCO!

    * Tratto da “La Rivoluzione Umana” vol. 12 pag.256, Ed. Esperia

  • 17 settembre 2007
    Lontano...

    Lontano con te fuggirei...
    Lontano da tristi pensieri,
    lontano dalle voci del mondo,
    lontano dalle desolate anime
    che affliggono se stesse
    in cerca di risposte.
    Con te cavalcherei
    le mille onde delle tenere passioni
    e abbracciandoti stretta
    cullerei il tuo udito
    con dolci parole
    la sciando che Morfeo
    ti porti con sé
    nei suoi eterei regni.
    E farei delle miei braccia
    la tua casa.

  • 28 maggio 2007
    Nanya

    Tra le dune
    Dei miei sogni
    Si leva ad est
    Un senso di sollievo
    Come un purpureo sole
    Appena destatosi.
    I silenzi
    Divengono scrigni
    Di quegli iestimabili tesori
    Che portano il nome di
    Pensieri...
    E sento
    Una silente armonia
    Che accende
    Un lieve tepore
    Di speranza
    Nelle viscere
    Del mio Io...
    E assoluta
    E' la sensazione
    Di appartenenza
    Ad un etereo
    Microcosmo,
    Corpo fruttifero
    Dalle nobili sembianze,
    Luminoso orgoglio
    Che parte
    Dal mio petto,
    L'orgoglio di poter
    Chiamare amica
    Una silente Musa
    D'altri tempi
    Che possibili
    Ha reso
    Tali sublimi
    Sensazioni...

  • 18 maggio 2007
    Lucubratio

    Le molteplici forme della mia anima
    Si stagliano nell'infinito orizzonte
    Della mia mai satura voglia
    Di silenti emozioni.
    Vago pensieroso
     
    Per gli innumerevoli viottoli
    Di questa città dalle cento facce,
    Cercando, negli occhi dei passanti,
    Di carpire i misteri celati
    In ogni fugace sguardo.

    Ma raro è ormai
    Poter rivolgere le proprie aspettative
    E le proprie emozioni a ciò che giace
    Immobile nelle reliquie
    Della propria dimenticata essenza

  • 16 marzo 2007
    De Profundis

    Nel più recondito cunicolo
    Delle mia mente
    Scorre un irrequieto fiume
    Di luminose paure

    Ed è in queste spelonche interiori
    Che mi rifuggo lontano dall'esterno caos
    Per contemplar ciò che più mi è caro:
    Il mio immenso desiderio d'amare...

  • 03 marzo 2007
    ...

    Silenzio e musica,
    Come due amanti,
    Si uniscono
    In amorosi abbracci.
    Al loro cospetto
    Il mio senso del tempo
    Si smarrisce nella
    Notturna e silente brezza,
    E i miei sensi
    Si perdono nel luminoso splendore
    Della Luna che sussurra
    Intramontabili poesie.

  • 19 febbraio 2007
    My Spleen

    Indolenti, i minuti, scorrono inesorabili
    Bianchi spettri dello sterile tempo
    Vessilli di inutile orgoglio
    Sui quali si legge
    La scarlatta condanna
    Della mia solitudine

     

    Rontolii di spiacere
    Vengono sprigionati
    Dai suoni a me più cari
    E, nel mio petto, accendono
    Tenere passioni

     

    Silenti canti di Spleen
    Arrecano i loro malevoli danni
    A tutto ciò che vorrei che fosse...

     

    Nebbie di angoscianti rimorsi si fondono
    Con l'oscuro arcobaleno dei miei desideri
    Lasciandomi inerme...

  • 19 febbraio 2007
    Notte

    Luce
    Invadente presenza
    Nelle pensierose notti
    Ove tutto tace

     

    Dinanzi all'alveare
    Del mio subconscio
    Cerco di captare
    Un Profondo sguardo
    Da poter contemplare

     

    E il Silenzio, onnipotente,
    Resta l'unico amico
    Alle volte come un fratello
    Altre, invece
    Come un pesante fardello

     

    Osservo nel mio animo
    La statuaria eclisse di sogni
    Mai dimenticati ne realizzati
    E, passeggiando tra essi,
    Ascolto l'etereo canto di Morfeo

     

    E lasciandomi andare
    Tra le sue braccia
    All'intero universo
    Volgo il più profondo degli inchini

  • 19 febbraio 2007
    Musa

    Tutto è avvolto dalla calda luce della Luna
    Ed io, nonostante immobile, vago...
    Lascio che i miei pensieri scorrano tranquilli
    Lascio che il mio sangue fluisca lento
    Accompagnato dalle note
    ...
    Lei resta immobile
    Ed il mio sguardo si posa su di essa
    Sui suoi capelli
    Sulla sua pelle
    Sulle sue labbra
    Perdendosi nei suoi profondi occhi
    ...
    Tutto sembra non aver più senso
    Lei sola, fulcro della mia esistenza
    Madre di tutti i suoni
    E fluisco con lei nelle sue mille sfaccettature
    ...
    Sento il suo Profumo
    E la fragranza dei versi
    Che a lei mi conducono attraverso l'Etere
    Vorrei poterla stringere
    Per poter sentire il suo dolce respiro sulla pelle
    ...
    Musica
    ...
    Musa dalla disarmante bellezza
    Omogeneo filamento di note
    Lascia che vaghi in te
    Nei meandri del Suono
    Nelle foreste dell'Armonia
    Ove le più dolci melodie
    Potranno finalmente placare i miei sensi
    ...
    Nelle notti d'Estate
    Ove il Plenilunio illumina la mia anima
    Tormentata dall'opprimente frastuono della civiltà
    Voglio librarmi in te, mia dolce Musa
    Come polline, portatore di vita,
    Trasportato dalla tenera brezza della Primavera
    ...
    Portami nelle valli delle eterne sinfonie
    Non a tutti accessibili
    Perchè così semplice non è
    Poter percepire il suono del Silenzio
    ...
    E mentre la Luna farà la sua comparsa
    Tra le mille braccia del bosco verso essa protese
    E mentre Orione resterà a guardarci
    Cammineremo tra i silenti alberii
    Lampante esempio di come sia possibile
    Sussurrare commoventi madrigali
    Senza dover proferire parola
    ...
    E quando il Sole tornerà a levarsi
    Troppo lento scorrerà il tempo
    Per me che ancora ti attendo
    Mai amata Dea

  • 19 febbraio 2007
    ...

    Nel fragore del bruciante vento dei tormentati sentimenti
    E nel doloroso malessere del tramonto
    La strada si riempie delle mie ceneri

    Le mie silenziose
    Lacrime si districano
    Nel labirinto del mai avuto torpore
    Delle passioni mai ottenute
    Ma a lungo bramate

    La lamentela
    Dei desideri infranti
    Toglie gli ultimi, lievi aliti di vita
    Alla Speranza
    Ormai sepolta dal Tempo

    E le stagioni si susseguono lente
    L'una apparentemente
    Non diversa dalla precedente
    E tutto sembra rimanere
    Impassibile alla mia angoscia

  • 19 febbraio 2007
    Senza Nome

    Come stelle isolate nell'infinito firmamento
    Delle quali il bagliore passa inosservato
    ...
    Come foglie trasportate
    Dal freddo vento di Novembre
    ...
    Come flebili gocce di rugiada
    Che si sciolgono al Sole del mattino
    ...
    Come solitari rapaci notturni
    Dei quali il volo resta a molti indifferente
    ...
    Come anime intrappolate in un eterno Limbo
    Dove i loro lamenti nessuno può ascoltare
    ...
    Come oscuri sepolcri dimenticati dalla luce
    I cui segreti nessuno ha il coraggio di svelare
    ...
    Come instancabili albatri ai quali
    Non bastano più solo le briciole lasciate dalle navi
    ...
    Come silenziose Musiche intonate
    Da strumenti senza ne corde ne fiato
    ...
    Come danzanti raggi di Luna
    Sulla tomba di un dimenticato martire
    ...
    Questo è ciò che ognuno di noi e'
    Membri di un popolo di idealisti
    Un popolo di amanti dell'Amore
    Ed adoratori della Notte e della sua Dea,
    La Luna
    ...
    Ed eccolo, il seme dell'indifferenza
    Che pervade le strade delle luminose città
    Abitate da chi si affida a fittizzi idoli d'Ignoranza
    Ove mai nessuno riesce a percepire
    Lo splendente gioiello che brilla in ognuno di noi
    Perché l'ignorare e' molto più comodo del conoscere
    ...

    Un Pianto liberatorio, alle volte,
    Resta il nostro unico urlo di silente Dolore
    Che solo poche affini anime riescono a capire