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in archivio dal 26 apr 2010

Cettina Caliò

08 maggio 1973, Catania
Segni particolari: Trattengo lo starnuto
Mi descrivo così: Accovacciata

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  • 01 febbraio 2011 alle ore 14:40
    La beffa

    Presteremo attenzione
    alle parole zoppe
    sul ciglio delle labbra
    perché non cadano
    senza lasciare ferita
    sulla credenza ormai tarlata

    presteremo la guancia
    allo schiaffo del vento
    perché stanchi non ancora
    di reggere la lacrima luttosa
    che carpisce la stampella
    e sostiene la menzogna
    di un cielo ancora azzurro

    presteremo al vino
    l'illusione del buon fine
    del suo inganno

    nel passo negligente
    del sorriso analfabeta
    che sa leggere i colori

     
  • 10 maggio 2010
    Tu sorridi?

    Ho preso a calci l’ombra
    nei chiusi giorni notturni
    e sono caduto

     

    sgomento il mio cane
    ha fiutato le bestemmie
    alle porte, ai muri… alle scale
    le mie bestemmie a me

     

    sono nudo
    tra gli spigoli in beffarda attesa
    ma c’è - a dispetto degli urti -
    un’alba fresca accucciata dentro me
    sussulta piano
    lo ricordo ancora l’azzurro!

     

    E vedo
    vedo te: sorridi, scuoti il capo
    e non vuoi vedere me

     

     

     

    Poesia edita nella raccolta L’affanno dei verbi servili (Bastogi 2005).

    Vincitrice del Concorso Letterario Europeo Omero Ed. 1999

     
  • 30 aprile 2010
    Vedute panoramiche

    Nel suono ovattato
    del silenzio
    le parole non espresse
    sprigionano il loro
    inebriante olezzo

     

    l’anima rimane
    impigliata tra le maglie
    di una flebile distratta cacofonia
    lenti sono i passi
    lo sguardo si perde
    trascinato dal vento
    e la sbornia del silenzio cede
    il passo
    al rombo di un motore

     

    le lacrime non bagnano il viso
    gli occhi le inghiottono
    c’è solo un sorriso spaccato
    dall’aridità del cuore

     

     

     

    Poesia edita nella raccolta Poesie (Ibiskos ed. 1995)
    Segnalazione di merito al Premio Lett. Int.le Firenze-Europa 1996

     
  • 26 aprile 2010
    1956 volte

    Per le tue lenzuola
    pulite
    occorre pagare
    il prezzo
    della scelta
    che difendi
    trattenere
    bisogna
    la risata
    che non invecchia

     

    per le tue lenzuola
    pulite
    serve deglutire
    quel passo
    di danza
    che non fu

     

    per le tue lenzuola
    pulite
    tra la febbre
    e la sabbia
    1956 volte
    scriveremo
    al di là
    e al di qua
    del mare
    grosso

     

     

    Vincitrice del Naxos Slam Poetry Ed. 2009

     
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  • 15 giugno 2010
    Quattordici

    Come comincia:

    Interno sette. Contenuta dentro una luce al neon, Penelope recita Ulisse. Smette i panni da educanda funerea e indossa quelli da felina immalinconita. È due righe scazzata per via delle dita anchilosate.
    In fondo alla stanza, violino e pianoforte accompagnano con discrezione il suo profilo ovale e diafano che ricerca il pettine per rintracciare i nodi, e stringe in tasca la vertigine ostinata di un’emozione perduta. L’inadeguatezza le prude la schiena e non può grattarsi, al momento.
    Alle due opposte estremità della stanza, l’uomo e la donna si sfiorano. Chi sono? E chi lo sa, siamo sei miliardi di orfani di noi stessi.
    Itaca schiude l’uscio. Non teme la nudità, stasera.
    I due colmano la distanza che separa le labbra mute intrecciando la trama del buio con l’ordito delle note.
    - ehi? Se morissi, domani, ricorda che hai fatto mondo.
    - ehi? Se morissi prima io, domani, ricorda che hai lasciato piuma.
    Penelope s’inchina e si porta fuori dalla scena.

    Inserita nell'antologia Malus Ed. 2009

     
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