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in archivio dal 01 mar 2001

Charles Baudelaire

09 aprile 1821, Parigi - Francia
31 agosto 1867, Parigi - Francia
Segni particolari: Vd. Flaubert e aggiungi la soppressione di sei componimenti riabilitati solo nel 1949.
Mi descrivo così: Un esteta in grado di conciliare l'inconciliabile: il lirismo romantico e il formalismo.

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  • 05 dicembre 2011 alle ore 17:15
    Il cattivo monaco

    I chiostri antichi sui loro ampi muri
    mostravano in effige la santa Verità
    il cui effetto, scaldando le pie viscere,
    temperava il freddo della loro austerità.
    In quei tempi in cui germinava il seme del Cristo,
    più di un illustre monaco, oggi poco citato,
    facendo del cimitero il suo studio,
    glorificava la Morte con semplicità.
    - La mia anima è una tomba che, cattivo cenobita,
    dall'eternità percorro e abito;
    ma nulla abbellisce i muri di questo chiostro odioso.
    O monaco fannullone!  quando saprò fare
    dello spettacolo vivente della mia triste miseria
    il lavoro delle mie mani e l'amore dei miei occhi?

     
  • 01 dicembre 2011 alle ore 16:38
    La pipa

    Sono la pipa d'uno scrittore:
    con questa faccia
    d'Abissina o Cafra, si vede
    che il padrone è un gran fumatore!

    Se lui è pieno di dolore,
    fumo come la capanna
    dove si cucina
    per il contadino che ritorna.

    Come gli allaccio e cullo l'anima
    nella rete azzurra e mobile
    che sale dalla mia bocca di fuoco!

    E che dittamo potente effondo
    per affascinargli il cuore e guarirgli
    lo spirito dalle fatiche!

     
  • 01 dicembre 2011 alle ore 8:20
    L'albatro

    Spesso, per divertirsi, gli uomini d'equipaggio
    Catturano degli albatri, grandi uccelli dei mari,
    Che seguono, indolenti compagni di vïaggio,
    Il vascello che va sopra gli abissi amari.

    E li hanno appena posti sul ponte della nave
    Che, inetti e vergognosi, questi re dell'azzurro
    Pietosamente calano le grandi ali bianche,
    Come dei remi inerti, accanto ai loro fianchi.

    Com'è goffo e maldestro, l'alato viaggiatore!
    Lui, prima così bello, com'è comico e brutto!
    Qualcuno, con la pipa, gli solletica il becco,
    L'altro, arrancando, mima l'infermo che volava!

    Il Poeta assomiglia al principe dei nembi
    Che abita la tempesta e ride dell'arciere;
    Ma esule sulla terra, al centro degli scherni,
    Per le ali di gigante non riesce a camminare.

     
  • 30 novembre 2011 alle ore 13:01
    Paesaggio

    Voglio, per comporre castamente le mie egloghe
    Dormire vicino al sole, come gli astronomi,
    E, vicino ai campanili, ascoltare sognando
    I loro inni solenni portati dal vento.
    Le mani al mento, dall'alto
    della mia mansarda,
    Vedrò lo studio che canta e chiacchiera;
    I caminetti, i campanili, questi alberi della città,
    E i grandi cieli che fanno sognare d'eternità.

    E' dolce, attraverso la nebbia, veder nascere
    La stella nell'azzurro, la lampada alla finestra,
    I fiumi di carbone salire al firmamento
    E la luna versare il suo pallido incanto.
    Vedrò le primavere, le estati, gli autunni;
    E quando verrà l'inverno dalle monotoni nevi,
    Chiuderò dappertutto porte e imposte
    Per edificare nella notte i miei magici palazzi.
    Allora sognerò degli orizzonti bluastri,
    Dei giardini, dei getti d'acqua piangenti
    negli alabastri,
    Dei baci, degli uccelli cantare sera e mattina,
    E tutto quello che l'Idillio ha di più infantile.
    La Sommossa, tempestando vanamente
    al mio vetro,
    Non farà alzare la mia fronte dal mio leggìo;
    perché sarò tuffato in questa voluttà
    D'evocare la Primavera con la mia volontà,
    Di estrarre un sole dal mio cuore, e di far
    dei miei pensieri una tiepida atmosfera.

     
  • 30 novembre 2011 alle ore 12:59
    Il sonno del romantico sole

    Com'è bello il Sole quando fresco fresco sorge,
    Come un'esplosione lanciandoci il suo buongiorno!
    - Beato è colui che può con amore
    Salutare il suo tramonto più glorioso di un sogno!

    Mi ricordo! Ho visto tutto, fiore, sorgente, campo,
    Andare in estasi sotto il suo sguardo come un cuore
    che palpita.
    - Corriamo verso l'orizzonte, è tardi,
    corriamo in fretta,
    Per afferrare almeno un obliquo raggio!

    Ma inseguo in vano il Dio che si ritira;
    L'irresistibile Notte stabilisce il suo impero,
    Nera, umida, funesta e piena di brividi;

    Un odore di tomba naviga nelle tenebre,
    E il mio pauroso piede schiaccia,
    ai margini della palude,
    Dei rospi imprevisti e della fredde lumache.

     
  • 30 novembre 2011 alle ore 8:28
    La morte degli amanti

    Avremo letti intrisi di sentori
    tenui,divani oscuri come avelli,
    sulle mensole nuovi e strani fiori,
    nati per noi sotto i cieli più belli.

    consumandosi a gara, i nostri cuori
    come due grandi torce due ruscelli
    verseranno di vampe e di fulgori
    nei nostri spiriti, specchi gemelli.

    Una sera di rosa e azzurro mistico,
    un lampo solo ci vedrà commisti,
    lungo singhiozzo carico d'addio.

    Un Angelo, schiudendo indi le porte,
    a ravvivar verrà, gaudioso e pio,
    gli specchi opachi e le due fiamme morte.

     
  • 30 novembre 2011 alle ore 8:26
    La Baeatrice

    In terreni di cenere, calcinati, brulli, un giorno,
    mentre mi lagnavo con la natura,
    e, vagando senza meta,
    affilavo lentamente sul cuore la lama del pensiero,
    vidi, in pieno mezzodì, discendermi sulla testa
    una nube funebre, gravida di tempesta
    e d'un branco di demòni viziosi,
    in tutto simili a nani curiosi e crudeli.
    Si misero a guardarmi freddamente,
    e li udii - come fanno i passanti con i pazzi -
    ridere e bisbigliare fra di sé,
    scambiandosi cenni e ammicchi:

    "Guardiamola con piacere questa caricatura,
    quest'ombra d'Amleto che imita la sua postura,
    lo sguardo vago e i capelli al vento.
    Non fa pena vedere questo bel tomo,
    'sto mendico, 'sto attore vacante, 'sto buffone che,
    perché sa sostenere il suo ruolo d'artista,
    pretende interessare al canto dei suoi dolori
    le aquile, i grilli, i ruscelli e i fiori,
    e vuole anche a noi, inventori di 'ste vecchie storie,
    declamare urlando le sue tirate pubbliche?"

    Avrei potuto (la mia superbia, alta come le monti,
    domina i nembi e il grido dei demòni)
    volgere semplicemente altrove lo sguardo sovrano,
    se non avessi veduto in quella turba oscena,
    delitto che non ha fatto vacillare il sole!,
    la regina del mio cuore con sguardo unico,
    che con essi rideva della mia cupa angoscia
    a tratti gratificandoli di qualche sporca carezza.

     
  • 29 novembre 2011 alle ore 17:35
    Elevazione

    Al di sopra degli stagni, al di sopra delle valli,
    delle montagne, dei boschi, delle nubi, dei mari,
    oltre il sole e l'etere,
    al di là dei confini delle sfere stellate,

    spirito mio tu ti muovi con destrezza e,
    come un bravo nuotatore che si crogiola sulle onde,
    spartisci gaiamente, con maschio,
    indicibile piacere, le profonde immensità.

    Fuggi lontano da questi miasmi pestiferi,
    va' a purificarti nell'aria superiore,
    bevi come un liquido puro e divino
    il fuoco chiaro che riempie gli spazi limpidi.

    Felice chi, lasciatisi alle spalle gli affanni
    e i dolori che pesano con il loro carico
    sulla nebbiosa esistenza, può con ala vigorosa
    slanciarsi verso i campi luminosi e sereni;

    colui i cui pensieri, come allodole,
    saettano liberamente verso il cielo del mattino;
    colui che vola sulla vita e comprende agevolmente
    il linguaggio dei fiori e delle cose mute.

     
  • 29 novembre 2011 alle ore 17:18
    Benedizione

    Allorché, per decreto delle potenze supreme, il Poeta
    appare in questo mondo attediato, sua madre
    impaurita e carica di maledizioni stringe i pugni verso Dio che l'accoglie pietoso:

    - "Ah, perché non ho partorito un groviglio di vipere
    piuttosto che nutrirmi in seno questa cosa
    derisoria? Maledetta sia la notte d'effimeri piaceri in
    cui il mio ventre ha concepito la mia espiazione!

    Poi che m'hai scelta fra tutte le donne perché
    divenissi disgustosa al mio triste marito, non
    potendo rigettare nelle fiamme come un biglietto
    amoroso questo mostro intristito,

    farò ricadere il tuo odio che m'opprime sul maledetto
    strumento della tua cattiveria e torcerò talmente
    quest'albero miserabile che esso non potrà
    innalzare i suoi germogli impestati."

    Inghiotte così la schiuma del suo odio e, ignara degli
    eterni disegni, prepara essa stessa in fondo alla
    Geenna i roghi consacrati ai delitti materni.

    Tuttavia, assistito da un Angelo invisibile, il figlio
    ripudiato s'inebbria di sole, e in tutto quel che beve e
    che mangia trova ambrosia e nettare vermiglio.

    Gioca col vento, discorre con la nuvola, s'ubbriaca,
    cantando, del Calvario; e lo Spirito che lo segue nel
    suo pellegrinaggio, piange al vederlo gaio come
    uccello di bosco.

    Tutti coloro che egli vuole amare l'osservano
    intimoriti o, rassicurati dalla sua tranquillità, fanno a
    gara a chi gli caverà un sospiro, sperimentando su
    di lui la propria ferocia.

    Mescolano al pane e al vino destinati alla sua bocca
    cenere e sputi impuri; con ipocrisia buttano quanto
    egli tocca, s'incolpano d'aver posto il piede sulle sue
    orme.

    Sua moglie va gridando per le piazze: - "Poi che mi*
    trova tanto bella da adorarmi, farò come gli idoli
    antichi, come essi vorrò che egli m'indori, e m'indori
    ancora;

    m'ubbriacherò di nardo, di incenso e di mirra, di
    genuflessioni, di carne e di vino, per sapere se io
    possa, in un cuore che m'ammira, usurpare, ridendo,
    gli omaggi destinati alla divinità.

    E, stanca di queste farse empie, poserò su di lui la
    mia forte e fragile mano; le mie unghie, come quelle
    delle arpie, sapranno farsi strada sino in fondo al
    suo cuore.

    Simile ad un uccellino che palpita e che trema gli
    strapperò il rosso cuore dal petto e lo butterò,
    sprezzante, al mio animale favorito perché se ne
    sazi."

    Verso il cielo, ove il suo occhio mira uno splendido
    trono, il Poeta sereno leva le pie braccia, e i grandi
    lampi del suo spirito lucido gli precludono la vista
    dei popoli inferociti:

    - "Sii benedetto, mio Dio, che concedi la sofferenza
    come un rimedio divino alle nostre vergogne e come
    l'essenza più pura ed efficace per preparare i forti a
    sante voluttà.

    So che tu tieni un posto al Poeta nelle file beate delle
    tue Legioni, e che tu l'inviti all'eterna festa di Troni,
    Virtù e Dominazioni.

    So che il dolore è la sola nobiltà cui mai potranno
    mordere e terra e inferno; e che per intrecciare la mia
    mistica corona si dovranno tassare tutti i tempi e tutti
    gli universi.

    Ma i gioielli perduti dell'antica Palmira, i metalli ignoti,
    le perle del mare, montati dalla tua mano, non
    basterebbero al bel diadema, chiaro, abbagliante;

    esso sarà pura luce attinta al focolare santo dei raggi
    primigeni, di cui gli occhi mortali, al massimo del loro
    splendore, non sono che specchi oscuri e lagrimosi.

     
  • 11 settembre 2011 alle ore 17:06
    La musica

    Spesso è un mare, la musica, che mi prende ogni senso!
    A un bianco astro fedele,
    sotto un tetto di brume o nell'etere immenso,
    io disciolgo le vele.

    Gonfi come una tela i polmoni di vento,
    varco su creste d'onde,
    e col petto in avanti sui vortici m'avvento
    che il buio mi nasconde.

    D'un veliero in travaglio la passione mi vibra
    in ogni intima fibra;
    danzo col vento amico o col pazzo ciclone
    sull'infinito gorgo.

    Altre volte bonaccia, grande specchio ove scorgo
    la mia disperazione!

     
  • 11 settembre 2011 alle ore 17:03
    Il tramonto del sole romantico

    Oh, quanto è bello il sole che sorge allegro e forte
    e il suo buondì ci lancia come uno scoppio rosso!
    felice che ne può con animo commosso
    salutare, gloriosa più d'un sogno, la morte!

    Ricordo!... Ho visto tutto, la fonte, il solco, il fiore,
    anelar come vivido cuore sotto i suoi sguardi.
    - Corriamo all'orizzonte, presto, corriamo, è tardi,
    che non ci sfugga almeno l'ultimo obliquo ardore!

    Ma io rincorro invano il Dio che s'allontana;
    stende l'ineluttabile Notte su noi, sovrana,
    le abbrividenti ali, funeste, umide, opache.

    Un lezzo di sepolcro nelle tenebre vagola,
    e il mio timido piede ai margini del brago
    schiaccia rospi imprevisti e lubriche lumache.

     
  • 11 settembre 2011 alle ore 17:02
    La fine del giorno

    Sotto una luce bigia, senza posa,
    senza ragione, si contorce e incalza
    danzando, spudorata e rumorosa,
    la Vita: così, poi, quando s'innalza

    voluttuosa la notte all'orizzonte,
    e tutto, anche le fami, in sé racqueta,
    tutto annuvola e spegne, anche le onte,
    "Eccoti, alfine!" mormora il poeta.

    "Pace ti chiede il mio spirito ed ogni
    mia fibra, pace, e null'altro elisire;
    ricolmo il cuore di funebri sogni,

    vo' stendere le mie membra supine
    nella frescura delle tue cortine
    e quivi sempre, o tenebra, dormire!"

     
  • 11 settembre 2011 alle ore 17:00
    Inno alla bellezza

    Vieni dal ciel profondo o l'abisso t'esprime,
    Bellezza? Dal tuo sguardo infernale e divino
    piovono senza scelta il beneficio e il crimine,
    e in questo ti si può apparentare al vino.

    Hai dentro gli occhi l'alba e l'occaso, ed esali
    profumi come a sera un nembo repentino;
    sono un filtro i tuoi baci, e la tua bocca è un calice
    che disanima il prode e rincuora il bambino.

    Sorgi dal nero baratro o discendi dagli astri?
    Segue il Destino, docile come un cane, i tuoi panni;
    tu semini a casaccio le fortune e i disastri;
    e governi su tutto, e di nulla t'affanni.

    Bellezza, tu cammini sui morti che deridi;
    leggiadro fra i tuoi vezzi spicca l'Orrore, mentre,
    pendulo fra i più cari ciondoli, l'Omicidio
    ti ballonzola allegro sull'orgoglioso ventre.

    Torcia, vola al tuo lume la falena accecata,
    crepita, arde e loda il fuoco onde soccombe!
    Quando si china e spasima l'amante sull'amata,
    pare un morente che carezzi la sua tomba.

    Venga tu dall'inferno o dal cielo, che importa,
    Bellezza, mostro immane, mostro candido e fosco,
    se il tuo piede, il tuo sguardo, il tuo riso la porta
    m'aprono a un Infinito che amo e non conosco?

    Arcangelo o Sirena, da Satana o da Dio,
    che importa, se tu, o fata dagli occhi di velluto,
    luce, profumo, musica, unico bene mio,
    rendi più dolce il mondo, meno triste il minuto?

     
  • 11 settembre 2011 alle ore 16:59
    Epigrafe per un libro condannato

    Non scrissi, o lettore innocente,
    pacifico e buon cittadino,
    per te questo mio saturnino
    volume, carnale e dolente.

    Se ancora non hai del sapiente
    Don Satana appreso il latino,
    non farti dal mio sibillino
    delirio turbare la mente!

    Ma leggimi e sappimi amare,
    se osi nel gorgo profondo
    discendere senza tremare.

    O triste fratello errabondo
    che cerchi il tuo cielo diletto,
    compiangimi, o sii maledetto!

     
  • 11 settembre 2011 alle ore 16:56
    Quando passa

    Quando passa con vesti ondose e iridescenti,
    a una grazia di danza informa ogni movenza,
    quasi, in cima a un bastone, quei sinuosi serpenti
    che i giocolieri sacri agitano in cadenza.

    Come la sabbia e il cielo dei deserti roventi,
    sordi entrambi a ogni voce d'umana sofferenza,
    come il giuoco dell'onda nel viluppo dei venti,
    ella si stende e snoda con piena indifferenza.

    I suoi limpidi occhi sono pietre stupende,
    e nella sua natura allegorica e strana,
    dove l'antica sfinge un cherubo asseconda,

    fra l'acciaio e i diamanti, l'oro e la luce, splende
    d'un eterno splendore, come una stella vana,
    la fredda maestà della donna infeconda.

     
  • 11 settembre 2011 alle ore 16:54
    Il balcone

    Madre delle memorie, amante delle amanti,
    fonte d'ogni mia gioia e d'ogni mio dovere,
    ricorderai le tenere nostre ebbrezze, davanti
    al fuoco, e l'incantesimo di quelle lunghe sere,
    madre delle memorie, amante delle amanti!

    Le sere accanto al palpito luminoso dei ceppi,
    le sere sul balcone, velate d'ombre rosee....
    Buono il tuo cuore, e dolce m'era il tuo seno: oh, seppi
    dirti, e sapesti dirmi, inobliabili cose,
    le sere accanto al palpito luminoso dei ceppi.

    Come son belli i soli nelle calde serate,
    quanta luce nel cielo, che ali dentro il cuore!
    Chino su te sentivo, o amata fra le amate,
    alitar del tuo sangue il recondito odore.....
    Come son belli i soli nelle calde serate!

    Un muro era la notte, invisibile e pieno.
    Io pur sapevo al buio le tue pupille scernere,
    e bevevo il tuo fiato, dolcissimo veleno,
    e i piedi t'assopivo, entro mani fraterne.
    Un muro era la notte, invisibile e pieno.

    Io so come evocare i minuti felici,
    e rivivo il passato, rannicchiato ai tuoi piedi:
    è infatti nel tuo mite cuore e nei sensi amici
    tutta chiusa la languida bellezza che possiedi.
    Io so come evocare i minuti felici...

    O promesse, o profumi, o baci senza fine,
    riemergerete mai dai vostri avari abissi,
    come dal mare, giovani e stillanti, al confine
    celeste i soli tornano dopo la lunga eclissi?
    - O promesse, o profumi, o baci senza fine!

     
  • 11 settembre 2011 alle ore 16:53
    Spleen

    Quando il cielo basso e greve pesa come un coperchio
    Sullo spirito che geme in preda a lunghi affanni,
    E versa abbracciando l'intero giro dell'orizzonte
    Una luce diurna più triste della notte;

    Quando la terra è trasformata in umida prigione,
    Dove come un pipistrello la Speranza
    Batte contro i muri con la sua timida ala
    Picchiando la testa sui soffitti marcescenti;

    Quando la pioggia distendendo le sue immense strisce
    Imita le sbarre di un grande carcere
    Ed un popolo muto di infami ragni
    Tende le sue reti in fondo ai nostri cervelli,

    Improvvisamente delle campane sbattono con furia
    E lanciano verso il cielo un urlo orrendo
    Simili a spiriti vaganti senza patria
    Che si mettono a gemere ostinati

    E lunghi trasporti funebri senza tamburi, senza bande
    Sfilano lentamente nella mia anima vinta; la Speranza
    Piange e l'atroce angoscia dispotica
    Pianta sul mio cranio chinato il suo nero vessillo.

     
  • 11 settembre 2011 alle ore 16:51
    Armonia della sera

    Già s'avvicina l'ora che trepido ogni fiore
    come un vaso d'incenso svapora sullo stelo;
    solcano effluvi e musiche la sera senza velo;
    malinconico valzer, delirante languore!

    Ogni fiore svapora trepido sullo stelo;
    il violino geme come un afflitto cuore;
    malinconico valzer, delirante languore!
    Come un altare immenso è triste e bello il cielo.
     
    Il violino geme come un afflitto cuore,
    un mite cuore, ch'odia il nulla vasto e gelido!
    Come un altare immenso è triste e bello il cielo;
    nel suo sangue rappreso il sole immoto muore.

    Un mite cuore, ch'odia il nulla vasto e gelido,
    dei bei giorni che furono raccoglie ogni bagliore;
    nel suo sangue rappreso il sole immoto muore....
    Il tuo ricordo in me brilla come un cimelio.

     
  • 11 settembre 2011 alle ore 16:47
    Tristezze della luna

    Nei suoi sogni la luna è più pigra, stasera:
    come una bella donna su guanciali profondi,
    che carezzi con mano disattenta e leggera
    prima d'addormentarsi i suoi seni rotondi,

    lei su un serico dorso di molli aeree nevi
    moribonda s'estenua in perduti languori,
    con gli occhi seguitando la apparizioni lievi
    che sbocciano nel cielo come candidi fiori.

    Quando a volte dai torpidi suoi ozi una segreta
    lacrima sfugge e cade sulla terra, un poeta
    nottambulo raccatta con mistico fervore

    nel cavo della mano quella pallida lacrima
    iridescente come scheggia d'opale.
    e, per sottrarla al sole, se la nasconde in cuore.

     
  • 20 marzo 2006
    L'albatro

    Per dilettarsi, sovente, le ciurme
    Catturano degli albatri, grandi uccelli marini,
    che seguono, indolenti compagni di viaggio,
    il bastimento che scivolando va su amari abissi.
    E li hanno appena sulla tolda posti
    che questi re dell'azzurro abbandonano,
    inetti e vergognosi, ai loro fianchi
    miseramente, come remi, inerti,
    le candide e grandi ali. Com'è goffo
    e imbelle questo alato viaggiatore!
    Lui, poco fa sì bello, come è brutto
    e comico! Qualcuno con la pipa
    il becco qui gli stuzzica; là un altro
    l'infermo che volava, zoppicando
    mima.
    Come il principe delle nubi
    è il poeta che, avvezzo alla tempesta,
    si ride dell'arciere: ma esiliato
    sulla terra, fra scherni ,
    le sue ali di gigante gli impediscono di camminare.

     
  • 20 marzo 2006
    L'Uomo e il Mare

    Sempre il mare, uomo libero, amerai!
    Perché il mare è il tuo specchio; tu contempli
    nell'infinito svolgersi dell'onda
    l'anima tua, e un abisso è il tuo spirito
    non meno amaro. Godi nel tuffarti
    in seno alla tua immagine; l'abbracci
    con gli occhi e con le braccia, e a volte il cuore
    si distrae dal suo suono al suon di questo
    selvaggio ed indomabile lamento.
    Discreti e tenebrosi ambedue siete:
    uomo, nessuno ha mai sondato il fondo
    dei tuoi abissi; nessuno ha conosciuto,
    mare, le tue più intime ricchezze,
    tanto gelosi siete d'ogni vostro
    segreto. Ma da secoli infiniti
    senza rimorso né pietà lottate
    fra voi, talmente grande è il vostro amore
    per la strage e la morte, o lottatori
    eterni, o implacabili fratelli!

     
  • 20 marzo 2006
    Il Gatto

    Vieni, mio bel gatto, sul mio cuore innamorato; ritira
    le unghie nelle zampe, lasciami sprofondare nei tuoi occhi
    in cui l'agata si mescola al metallo.
    Quando le mie dita carezzano a piacere la tua testa e il
    tuo dorso elastico e la mia mano s'inebria del piacere di
    palpare il tuo corpo elettrizzato,
    vedo in spirito la mia donna. Il suo sguardo, profondo e
    freddo come il tuo, amabile bestia, taglia e fende simile a
    un dardo, e dai piedi alla testa
    un'aria sottile, un temibile profumo ondeggiano intorno
    al suo corpo bruno.
     

     
  • 20 marzo 2006
    Armonia della Sera

    Ecco venire il tempo che vibrando sullo stelo ogni fiore
    svapora come un incensiere; i suoni e i profumi volteggiano
    nell'aria della sera; valzer malinconico e languida vertigine.

    Ogni fiore svapora come un incensiere; il violino freme
    come un cuore straziato; valzer malinconico, languida
    vertigine! Il cielo è triste e bello come un grande altare.

    Il violino freme come un cuore straziato, un cuore tenero
    che odia il nulla vasto e nero! Il cielo è triste e bello come
    un grande altare; il sole annega nel suo sangue che si raggruma.

    Un cuore tenero che odia il nulla vasto e nero raccoglie
    ogni vestigio del luminoso passato! Il sole s'è annegato
    nel suo sangue che si raggruma, il tuo ricordo in me riluce
    come un ostensorio.

     
  • 20 marzo 2006
    Il Balcone

    O madre dei ricordi, amante delle amanti, o tu che assommi
    tutti i miei piaceri, tutti i miei doveri. Ricorderai 1a
    bellezza delle carezze, la dolcezza del focolare, l'incanto
    delle sere, madre dei ricordi, amante delle amanti?

    Le sere illuminate dall'ardore dei tizzoni e le sere al balcone,
    velate da vapori rosa. Come il tuo seno m'era dolce
    il tuo cuore fraterno! Noi abbiamo pronunciato spesso
    imperiture parole, le sere illuminate dall'ardore dei tizzoni.

    Come sono belli i soli nelle calde sere, come lo spazio è
    profondo, il cuore possente! Curvandomi su di te, regina
    fra tutte le adorate, credevo respirare il profumo del tuo
    sangue. Come sono belli i soli nelle calde sere!

    La notte s'ispessiva come un muro, i miei occhi indovinavano
    al buio le tue pupille e io bevevo il tuo respiro,
    o dolcezza mia, mio veleno, mentre i tuoi piedi s'addormentavano
    nelle mie mani fraterne. La notte s'ispessiva come un muro.

    Conosco l'arte di evocare gli istanti felici: così rividi il
    mio passato, accucciato fra i tuoi ginocchi. Perché cercare
    la tua languida bellezza fuori del tuo caro corpo e del tuo
    cuore così dolce? Conosco l'arte di evocare gli istanti felici.

    Giuramenti, profumi, baci senza fine rinasceranno da un
    abisso interdetto alle nostre sonde così come risalgono al
    cielo i soli, rinvigoriti, dopo essersi lavati nel profondo
    dei mari. O giuramenti, profumi, baci senza fine!


     

     
  • 20 marzo 2006
    Conversazione

    Tu sei un bel cielo d'autunno, chiaro e rosa! Ma la tristezza
    monta in me come il mare e lascia, rifluendo, sul mio
    labbro corrucciato, il ricordo cocente del suo fango amaro.

    - La tua mano scivola invano sul mio petto che si strugge;
    ciò che cerca, amica, è un luogo devastato dall'unghia
    e dal dente feroce della donna - Non cercare più il mio cuore: le belve l'hanno divorato.

    Il mio cuore è un palazzo lordato dalla folla: ci si ubriaca,
    ci si ammazza, ci si tira per i capelli. Un profumo
    ondeggia attorno al tuo seno nudo.

    Beltà, dura frusta delle anime, tu lo vuoi! Con i tuoi
    occhi di fuoco, splendenti come feste, tu bruci i brandelli
    che le belve han risparmiato.