username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

in archivio dal 27 ago 2001

Charles Bukowski

16 agosto 1920, Andernach - Germania
09 marzo 1994, San Pedro, California - Stati Uniti
Segni particolari: I temi delle mie opere? Droga, alcol, sesso, violenza, emarginazione sociale.
Mi descrivo così: Non mi sono mai integrato nell'ambiente letterario: preferisco i vagabondi e gli alcolisti.

elementi per pagina
elementi per pagina
  • 07 febbraio 2012 alle ore 18:31
    I fiori morti di me stesso

    Tori bulleggiano in gloria di girandole,
    missili tramortiscono i cieli,
    ma io non so
    proprio che cosa fare
    dei fiori morti
    di me stesso,
    se buttarli via
    fuori dal vaso
    oppure
    schiaffarli in mezzo a queste
    pagine bianche
    e andare avanti:
    massì, tutto il dolore si riduce
    a cruda morte
    e finalmente si smette di piangere.
    grazie al dio
    che lo ha
    fatto.

     
  • 07 febbraio 2012 alle ore 18:28
    Non restituire al mittente

    La buona notizia è che sono
    deperibile,
    mentre la lumaca striscia sotto
    la foglia,
    mentre la dama nel caffè
    ride una falsa risata,
    mentre la Francia brucia
    un crepuscolo di porpora.
    sono deperibile
    e questo è il bello,
    mentre il cavallo scalcia
    un asse della stalla,
    mentre ci affrettiamo verso
    il paradiso,
    io sono piuttosto deperibile.
    metti le scarpe sotto
    il letto
    allineate.
    mentre ulula il cane
    l'ultima rana sbuffa
    e salta.

     
  • 07 febbraio 2012 alle ore 18:25
    Dinosauria

    Nati così
    in mezzo a tutto questo
    tra facce di gesso che ghignano
    e la signora morte che se la ride
    mentre gli ascensori si rompono
    mentre gli orizzonti politici si dissolvono
    mentre il ragazzo della spesa del supermercato ha una laurea
    mentre i pesci sporchi di petrolio sputano la loro preda oleosa
    e il sole è mascherato
    siamo nati così
    in mezzo a tutto questo
    tra queste guerre attentamente matte
    tra la vista di finestre di fabbrica rotte di vuoto
    in mezzo a bar dove le persone non non si parlano più
    nelle risse che finiscono tra sparatorie e coltellate

    siamo nati così
    in mezzo a tutto questo
    tra ospedali così costosi che conviene lasciarsi morire
    tra avvocati talmente esosi che è meglio dichiararsi colpevoli
    in un Paese dove le galere sono piene e i manicomi chiusi
    in un posto dove le masse trasformano i cretini in eroi di successo
    nati in mezzo a tutto questo

    ci muoviamo e viviamo in tutto ciò
    a causa di tutto questo moriamo
    castrati
    corrotti
    diseredati
    per tutto questo
    ingannati da questo
    usati da questo
    pisciati addosso da questo
    resi pazzi e malati da questo
    resi violenti
    resi inumani
    da questo

    il cuore è annerito
    le dita cercano la gola
    la pistola
    il coltello
    la bomba
    le dita vanno in cerca di un dio insensibile
    le dita cercano la bottiglia
    le pillole
    qualcosa da sniffare

    siamo nati in questo essere letale triste
    siamo nati in un governo in debito di 60 anni
    che presto non potrà nemmeno pagare gli interessi su quel debito
    e le banche bruceranno
    il denaro sarà inutile
    ammazzarsi per strada in pieno giorno non sarà più un crimine
    resteranno solo pistole e folle di sbandati
    la terra sarà inutile
    il cibo diventerà un rendimento decrescente
    l'energia nucleare finirà in mano alle masse
    il pianeta sarà scosso da un'esplosione dopo l'altra
    uomini robot radioatitvi si inseguiranno l'un l'altro

    il ricco e lo scelto staranno a guardare da piattaforme spaziali
    l'inferno di Dante sarà fatto per somigliare a un parco giochi per bambini
    il sole sarà invisibile e sarà la notte eterna
    gli alberi moriranno
    e tutta la vegetazione morirà
    uomini radioattivi si nutriranno della carne di uomini radioattivi
    il mare sarà avvelenato
    laghi e fiumi spariranno
    la pioggia sarà il nuovo oro
    la puzza delle carcasse di uomini e animali si propagherà nel vento oscuro
    gli ultimi pochi superstiti saranno oppressi da malattie nuove ed orrende
    e le piattaforme spaziali saranno distrutte dalla collisione
    il progressivo esaurimento di provviste
    l'effetto naturale della decadenza generale
    e il più bel silenzio mai ascoltato
    nascerà da tutto questo
    il sole nascosto
    attenderà il capitolo successivo.

     
  • 07 febbraio 2012 alle ore 18:22
    Autoinvitati

    va bene, mettimi le mutande al contrario, telefona in Cina,
    fai volar via gli uccelli,
    compra un quadro di una colomba rossa e ricordati
    di Herbert Hoover.
    Quel che cerco di dire è che sei delle ultime
    otto sere abbiamo avuto ospiti, tutti autoinvitati,
    e come dice mia moglie: "Non vogliamo farli restar male".
    Sicché ci sediamo e li ascoltiamo, certuni famosi
    e certuni mica tanto, certuni piuttosto svegli
    e divertenti, certuni mica tanto
    ma finisce tutto in chiacchiera, chiacchiera, chiacchiera,
    parole, parole, parole, un garbato mulinello di suoni
    che rivela innanzi tutto solitudine: in un modo o nell'altro
    chiedono tutti di essere accettati,
    di essere ascoltati, e ciò è comprensibile,
    ma io sono uno di quelli che preferirebbe
    starsene tranquillo a casa con la moglie e i suoi sei gatti
    (o di sopra da solo a fare niente).
    L'impressione è che sia un egoista
    e mi senta sminuito dalla gente
    ma non ho l'impressione che loro
    si sentano vuoti, ho l'impressione
    che li diletti il movimento
    delle loro bocche.
    E quando se ne vanno quasi tutti accennano
    a un'altra visitina.
    Mia moglie è carina, li saluta con calore,
    ha un cuore d'oro, così d'oro che quando, che so,
    andiamo al ristorante e scegliamo un tavolo
    lei prende il posto da cui si può "veder la gente"
    e io quello da cui non è possibile.
    D'accordo, sono un figlio del demonio;
    l'inera umanità mi annoia e no, non è
    paura, sebbene qualcosa in loro mi spaventi,
    e non è invidia perché non voglio nulla
    di ciò che loro vogliono, è solo che
    in tutte quelle ore di
    parole parole parole
    non sento niente di davvero buono coraggioso o nobile,
    e che valga un briciolo del tempo in cui mi hanno impallinato
    le cervella.
    Te lo ricordi quando avevi l'abitudine di buttarli fuori
    dalla porta invece di fargli scaricar le batterie
    sui tuoi divani,
    quei tipi malinconici sempre a caccia di compagnia,
    e ti vergogni di te stesso per esserti arreso
    alle loro insane fesserie
    ma altrimenti tua moglie direbbe:
    "Pensi di essere forse l'unico essere umano
    sulla terra?".
    Vedete, ecco come il diavolo
    mi acchiappa.
    Perciò io ascolto e loro si sentiranno
    realizzati.

     
  • 24 agosto 2011 alle ore 17:47
    Sprecare la vita

    Lamentele infime e triviali,
    costantemente ripetute,
    possono far ammattire un santo,
    per tacere di un bravo ragazzo
    qualunque (me)
    e il peggio è che chi
    si lamenta
    nemmeno si accorge di farlo
    a meno che non glielo dici,
    e perfino se glielo dici
    non ci crede.
    E così non si conclude
    niente
    ed è solo un altro giorno
    sprecato,
    preso a calci,
    mutilato
    mentre il Buddha
    siede nell'angolo e sorride.

     
  • 24 agosto 2011 alle ore 17:45
    Confessione

    Aspettando la morte
    come un gatto
    che sta per saltare sul letto
    mi dispiace così tanto per
    mia moglie
    lei vedrà questo
    corpo
    rigido e
    bianco
    lo scuoterà una volta, e poi
    forse
    ancora:
    "Hank!"
    Hank non
    risponderà.
    Non è la mia morte che
    mi preoccupa, è lasciare
    mia moglie con questa
    pila di
    niente.
    Però vorrei che
    lei sapesse
    che tutte le notti
    dormite
    accanto a lei
    anche le discussioni
    inutili
    erano sempre
    cose splendide
    e le più difficili
    delle parole
    che ho sempre avuto paura
    a dire
    ora possono essere
    dette: "Ti amo".

     
  • 24 agosto 2011 alle ore 17:43
    La tragedia delle foglie

    Mi destai alla siccità e le felci erano morte,
    le piante in vaso gialle come grano;
    la mia donna era sparita
    e i cadaveri dissanguati delle bottiglie vuote
    mi cingevano con la loro inutilità;
    c'era ancora un bel sole, però,
    e il biglietto della padrona ardeva d'un giallo caldo
    e senza pretese; ora quello che ci voleva
    era un buon attore, all'antica, un burlone capace di scherzare
    sull'assurdità del dolore; il dolore è assurdo
    perché esiste, solo per questo;
    sbarbai accuratamente con un vecchio rasoio
    l'uomo che un tempo era stato giovane e,
    così dicevano, geniale; ma
    questa è la tragedia delle foglie,
    le felci morte, le piante morte;
    ed entrai in una sala buia
    dove stava la padrona di casa
    insultante e ultimativa,
    mandandomi all'inferno,
    mulinando i braccioni sudati
    e strillando
    strillando che voleva i soldi dell'affitto
    perché il mondo ci aveva tradito
    tutt'e due.

     
  • 24 agosto 2011 alle ore 17:36
    I lavoratori

    Ridono continuamente
    anche quando
    un'asse piomba giù
    e rovina una faccia
    o deforma
    un corpo
    loro continuano a ridere,
    quando il colore dell'occhio
    impallidisce da far paura
    per via della poca
    luce
    ridono ancora;
    rugosi e rimbecilliti
    ancora giovani
    ci scherzano sopra:
    un uomo che dimostra sessant'anni
    dirà
    ne ho 32, e
    allora rideranno tutti;
    qualche volta li fanno
    uscire per una boccata d'aria
    ma sono incatenati a ritornare
    da catene, che non
    spezzerebbero
    anche se potessero;
    anche fuori, tra
    gli uomini liberi,
    continuano a ridere,
    girano qua e là
    con un passo zoppicante
    e inane
    quasi non fossero più lì
    con la testa; fuori
    masticano un tozzo di pane,
    tirano sul prezzo, dormono, contano i soldi,
    guardano l'orologio
    e sono di ritorno;
    qualche volta nei confini
    addirittura si fanno seri
    un momento, parlano di
    Fuori, di come deve essere
    orribile,
    essere
    chiusi . Fuori
    per sempre, e non essere mai più
    riammessi;
    fa caldo mentre lavorano
    e sudano
    un po',
    ma lavorano sodo e bene,
    lavorano così sodo
    che i nervi si ribellano
    e lì fanno tremare,
    ma spesso sono
    elogiati da quelli
    che tra loro si sono
    innalzati
    come stelle,
    e ora le stelle
    vigilano
    vigilano anche
    per quei pochi
    che potrebbero tentare
    un ritmo più lento
    o mostrare disinteresse
    o simulare
    una malattia
    per avere un po'
    di riposo (il riposo deve essere
    guadagnato per raccogliere le forze
    destinate ad un lavoro
    più perfetto).

    Qualche volta uno muore
    o impazzisce
    e allora da Fuori
    ne arriva uno nuovo
    per sfruttare la sua
    grande occasione.

    Io ci sono stato
    molti anni;
    in principio trovavo il lavoro
    monotono, stupido
    addirittura
    ma ora vedo
    che tutto ha un senso,
    e i lavoratori
    senza volto
    vedo bene che non sono proprio
    brutti, e che le teste
    senz'occhi –
    ora so che quegli occhi
    ci vedono
    e sono capaci
    di seguire il lavoro.
    Le donne che lavorano
    sono spesso le migliori,
    adattandosi con naturalezza,
    e con alcune
    ho amoreggiato nei momenti
    di riposo; in principio
    non sembravano molto diverse
    dalle scimmie
    ma poi
    grazie al mio spirito di osservazione
    mi son o reso conto
    che erano cose
    reali e vive
    come me.

    L'atra sera
    un vecchio lavoratore
    grigio e cieco,
    non più utile
    è stato mandato in pensione
    là Fuori.

    Discorso! Discorso!
    Abbiamo chiesto

    è stato
    un inferno, ha detto lui
    abbiamo riso
    tutti e 4000:
    aveva conservato il suo
    umorismo
    fino
    alla fine.

     
  • 24 agosto 2011 alle ore 17:33
    Pioggia

    Un'orchestra sinfonica.
    Scoppia un temporale,
    stanno suonando un'ouverture di Wagner
    la gente lascia i posti sotto gli alberi
    e si precipita nel padiglione
    le donne ridendo, gli uomini ostentatamente calmi,
    sigarette bagnate che si buttano via,
    Wagner continua a suonare, e poi sono tutti
    al coperto. Vengono persino gli uccelli dagli alberi
    ed entrano nel padiglione e poi c'è la Rapsodia
    Ungherese n. 2 di Lizst, e piove ancora, ma guarda,
    un uomo seduto sotto la pioggia
    in ascolto. Il pubblico lo nota. Si voltano
    a guardare. L'orchestra bada agli affari
    suoi. L'uomo siede nella notte nella pioggia,
    in ascolto. Deve avere qualcosa che non va,
    no?
    È venuto a sentire
    la musica.

     
  • 24 agosto 2011 alle ore 17:31
    Uomo e donna a letto alle 10 pomeridiane

    Mi sento come una scatola di sardine, disse lei.
    Mi sento come un cerotto, dissi io.
    Mi sento come un panino al tonno, disse lei.
    Mi sento come un pomodoro a fette, dissi io.
    Mi sento come se stesse per piovere, disse lei.
    Mi sento come se l'orologio s'è fermato, dissi io.
    Mi sento come se la porta fosse aperta, disse lei.
    Mi sento come se stesse per entrare un elefante, dissi io.
    Mi sento che dovremmo pagare l'affitto, disse lei.
    Mi sento che dovresti trovare lavoro, disse lei.

    Non me la sento di lavorare, dissi.

    Mi sento che di me non te me ne importa, disse lei.
    Mi sento che dovremmo far l'amore, dissi io.
    Mi sento che l'amore l'abbiamo fatto fìn troppo, disse lei.
    Mi sento che dovremmo farlo più spesso, dissi io.
    Mi sento che dovresti trovare lavoro, disse lei.
    Mi sento che dovresti trovare lavoro, dissi io.
    Mi sento una gran voglia di bere, disse lei.
    Mi sento come una bottiglia di whisky, dissi io.
    Mi sento che finiremo come due ubriaconi, disse lei.
    Mi sento che hai ragione, dissi io.
    Mi sento di mollare tutto, disse lei.
    Mi sento che ho bisogno d'un bagno, dissi io.
    Anch'io mi sento che hai bisogno d'un bagno, disse lei.
    Mi sento che dovresti lavarmi la schiena, dissi io.
    Mi sento che tu non mi ami, disse lei.
    Mi sento che ti amo, dissi io.
    Mi sento quel coso dentro adesso, disse lei.
    Anch'io sento che adesso quel coso è dentro di te, dissi io.
    Mi sento che adesso ti amo, disse lei.
    Mi sento che ti amo più di te, dissi io.
    Mi sento benone, disse lei, ho voglia di urlare.
    Mi sento che non la smetterei più, dissi io.
    Mi sento che ne saresti capace, disse lei.
    Mi sento, dissi io.
    Mi sento, disse lei.

     
  • 24 agosto 2011 alle ore 17:28
    Sii gentile

    Ci viene sempre chiesto
    di comprendere l'altrui
    punto di vista
    non importa quanto sia
    antiquato
    stupido o
    disgustoso.

    Uno dovrebbe
    guardare
    agli errori degli altri
    e alle loro vite sprecate
    con
    gentilezza,
    specialmente se si tratta di
    anziani.

    Ma l'età è la somma
    delle nostre azioni.
    Sono invecchiati
    malamente
    perché hanno
    vissuto
    senza mettere mai a fuoco,
    hanno rifiutato di
    vedere.

    Non è colpa loro?
    Di chi è la colpa?
    Mia?

    A me si chiede di mascherare
    il mio punto di vista
    agli altri
    per paura della loro
    paura.

    L'età non è un crimine
    ma l'infamia
    di un'esistenza
    deliberatamente
    sprecata
    in mezzo a tante
    esistenze
    deliberatamente
    sprecate lo è.

     
  • 24 agosto 2011 alle ore 17:26
    Anormale

    Quando facevo le elementari
    il maestro ci raccontò la storia
    di un marinaio
    che disse al capitano:
    "La bandiera? Spero di non
    vederla più, la bandiera!"
    "Molto bene," gli fu risposto,
    "il tuo desiderio
    sarà esaudito!"
    E lo chiusero nella
    stiva
    e ce lo tennero,
    mandandogli cibo
    di sotto
    e morì laggiù
    senza vederla mai più
    la bandiera.

    Una storia davvero spaventosa
    per dei bambini,
    molto
    efficace.
    Ma non efficace
    abbastanza per
    me.
    Stavo lì seduto a pensare,
    bene, è brutto
    non vedere la
    bandiera,
    ma il bello è
    non dover vedere
    la gente.
    Però
    non alzai la mano
    per dir niente del genere.
    Sarebbe stato ammettere
    che non volevo vedere
    neppure loro.
    Ed era vero.

    Guardavo dritto alla
    lavagna
    che sembrava migliore
    di chiunque.

     
  • 21 marzo 2006
    Una sfida alle tenebre

    colpito in un occhio
    colpito nel cervello
    colpito nel culo
    colpito come un fiore che sta danzando

    meravigliandomi per come la morte vinca senza fatica
    meravigliandomi per come si presti fede a stupide forme di vita

    meravigliandomi per come il riso venga soffocato
    meravigliandomi per come il vizio sia così una costante

    devo in fretta dichiarare una mia guerra alla loro guerra
    devo aggrapparmi al mio ultimo pezzo di suolo
    devo proteggere il piccolo spazio che mi sono ritagliato e che mi ha permesso di vivere

    la mia vita non la loro morte
    la mia morte non la loro morte...

     
  • 21 marzo 2006
    Una poesia è una città

    una poesia è una città piena di strade e tombini
    piena di santi, eroi, mendicanti, pazzi,
    piena di banalità e roba da bere,
    piena di pioggia e di tuono e di periodi
    di siccità, una poesia è una città in guerra,
    una poesia è una città che chiede a una pendola perché,
    una poesia è una città che brucia,
    una poesia è una città sotto le cannonate
    le sue sale da barbiere piene di cinici ubriaconi,
    una poesia è una città dove Dio cavalca nudo
    per le strade come Lady Godiva,
    dove i cani latrano di notte, e fanno scappare
    la bandiera; una poesia è una città di poeti,
    per lo più similissimi tra loro
    e invidiosi e pieni di rancore...
    una poesia è questa città adesso,
    cinquanta miglia dal nulla,
    le 9.09 del mattino,
    il gusto di liquore e delle sigarette,
    né poliziotti né innamorati che passeggiano per le strade,
    questa poesia, questa città, che serra le sue porte,
    barricata, quasi vuota,
    luttuosa senza lacrime, invecchiata senza pietà,
    i monti di roccia dura,
    l'oceano come una fiamma di lavanda,
    una luna priva di grandezza,
    una musichetta da finestre rotte...

    una poesia è una città, una poesia è una nazione,
    una poesia è il mondo...

    e ora metto questo sotto vetro
    perché lo veda il pazzo direttore,
    e la notte è altrove
    e signore grigiastre stanno in fila,
    un cane segue l'altro fino all'estuario,
    le trombe annunciano la forca
    mentre piccoli uomini vaneggiano di cose
    che non possono fare.

     
  • 21 marzo 2006
    Ora

    Me ne sto qui seduto al 2° piano
    ingobbito con un pigiama giallo addosso
    fingendo ancora di essere
    uno scrittore.
    Una maledetta sfacciataggine
    a 71 anni
    con le cellule cerebrali divo-
    rate dalla vita.
    File di libri
    dietro di me,
    mi gratto i capelli
    radi
    e cerco
    la parola giusta.

    Per decenni
    ho fatto infuriare
    le donne,
    i critici,
    i leccaculo
    dell' università.

    Tutti loro presto avranno
    l' opportunità
    di festeggiare.

    "terribilmente sopravvalutato..."
    "volgare"
    "un' aberrazione"

    le mie mani affondano dentro
    la tastiera
    del mio
    Macintosh,
    è il solito vecchio
    giochetto
    che mi ha trascinato via
    dalle strade
    e dalle panchine nel parco
    la stessa semplice
    cosa
    che ho appreso in quelle
    stanze da quattro soldi,
    e che non posso dimenticare
    seduto qui
    ingobbito al 2° piano
    con un pigiama giallo
    addosso
    ancora a fingere di essere
    uno scrittore

    gli dei sono tristi
    gli dei sono tristi
    gli dei sono tristi.

     
  • 21 marzo 2006
    Vero

    uno dei migliori versi di Lorca
    è
    "angoscia, sempre
    angoscia..."

    pensa a questo quando
    ammazzi uno
    scarafaggio o
    prendi un rasoio per
    raderti

    o ti svegli al mattino
    per
    guardare il
    sole.

     
  • 21 marzo 2006
    Peggio e meglio

    negli ospedali e nelle galere
    è il peggio
    nei manicomi
    è il peggio
    negli attici
    è il peggio
    in strade di tuguri che si sfanno
    è il peggio
    alle letture poetiche
    ai concerti rock
    alle fiere di beneficenza per gli inabili
    è il peggio
    ai funerali
    ai matrimoni
    è il peggio
    alle parate
    nelle piste di pattinaggio
    alle orgie
    è il peggio
    a mezzanotte
    alle 3 del mattino
    alle 5.45 del pomeriggio
    è il peggio

    la squadra di pompieri
    che cade dal cielo
    questo è il meglio

    pensare all'India
    guardare i chioschi di popcorn
    osservare il toro che prende il matador
    questo è il meglio

    lampioni ingabbiati
    un vecchio cane che gratta
    noccioline in un sacchetto di celluloide
    questo è il meglio

    spruzzare gli scarafaggi
    un paio di calze pulite
    viscere naturali che battono il naturale talento
    questo è il meglio

    di fronte a squadre di pompieri
    gettare molliche ai gabbiani
    affettare i pomodori
    questo è il meglio

    tappeti bucati da sigarette
    buchi nei marciapiedi
    cameriere ancora sane
    questo è il meglio

    le mie mani morte
    il mio cuore morto
    il silenzio
    adagio di rock
    il mondo che s'infiamma
    questo è il meglio
    per me.

     
  • 21 marzo 2006
    Si si

    quando Dio creò l'amore non ci ha aiutato molto
    quando Dio creò i cani non ha aiutato molto i cani
    quando Dio creò le piante fu una cosa nella norma
    quando Dio creò l'odio ci ha dato una normale cosa utile
    quando Dio creò Me creò Me
    quando Dio creò la scimmia stava dormendo
    quando creò la giraffa era ubriaco
    quando creò i narcotici era su di giri
    e quando creò il suicidio era a terra

    quando creò te distesa a letto
    sapeva cosa stava facendo
    era ubriaco e su di giri
    e creò le montagne e il mare e il fuoco
    allo stesso tempo

    ha fatto qualche errore
    ma quando creò te distesa a letto
    fece tutto il Suo Sacro Universo.

     
  • 21 marzo 2006
    La casa

    costruiscono una casa
    a mezzo isolato di distanza
    e io sto qui seduto
    con le tende abbassate
    a sentire i rumori,
    i martelli che piantano i chiodi,
    toc toc toc toc,
    e il canto degli uccelli, e
    toc toc toc
    e vado a letto,
    mi tiro le coperte fino al mento;
    la stanno costruendo
    da un mese, e presto avrà
    chi l'abita... dormendo, mangiando,
    amando, girando qua e là,
    ma chissà come
    adesso
    non è giusto,
    mi sembra una follia,
    gli uomini camminano sul tetto con la bocca piena di chiodi
    e io leggo di Castro e di Cuba,
    e la sera le passo davanti
    e la casa ha le costole visibili
    e dentro vedo gatti che camminano
    come camminano i gatti,
    e poi passa un ragazzo in bicicletta,
    e la casa non è ancora finita
    e la mattina gli uomini
    saranno di ritorno
    girando intorno alla casa
    con i loro martelli,
    e mi sembra che la gente non dovrebbe più costruire
    case,
    mi sembra che la gente dovrebbe smettere di lavorare
    e sedere in stanzette
    al primo piano
    sotto luci elettriche senza riparo;
    mi sembra che ci siano molte cose da dimenticare
    e molte da non fare
    e nei drugstore, nei market, nei bar,
    la gente è stanca, non ha voglia
    di muoversi, e la sera io sto là in piedi
    e guardo attraverso questa casa e la casa
    non ha voglia di essere costruita;
    tra i suoi fianchi vedo i colli purpurei
    e le prime luci della sera,
    e fa freddo
    e mi abbottono la giacca
    e sto là a guardare attraverso la casa
    e i gatti si voltano a guardarmi
    finché non mi sento in imbarazzo
    e riprendo il marciapiede verso il Nord
    dove comprerò sigarette
    e birra
    e ritornerò nella mia stanza.

     
  • 21 marzo 2006
    Gli alieni

    Puoi non crederci
    ma ci sono persone
    che attraversano la vita
    senza attriti o
    angosce.
    persone che vestono bene, mangiano
    bene, dormono bene.
    persone appagate della
    loro vita
    familiare.
    persone che hanno i loro momenti di
    afflizione
    ma tutto sommato
    non ne sono disturbate
    e in genere stanno
    benissimo.
    e quando muoiono
    si tratta di una morte
    pacifica, di solito
    nel sonno.

    puoi non crederci
    ma persone del genere
    esistono davvero.

    ma io non sono uno di
    loro.
    oh no, io non sono uno
    di loro,
    non ci sono neppure vicino
    ad essere
    uno di
    loro

    ma loro sono

    ed io sono
    qua.

     
  • la notte in cui stavo per morire
    stavo sudando nel letto
    e potevo sentire i grilli
    e c'era una lotta fra gatti fuori
    e potevo sentire la mia anima sgocciolare attraverso
    il materasso
    e appena prima che toccasse il pavimento sono saltato su
    ero quasi troppo debole per camminare
    ma ho camminato un po' e acceso tutte le luci
    poi sono tornato a letto
    e ancora la mia anima sgocciolava attraverso il materasso
    e sono saltato su
    appena prima che toccasse il pavimento
    ho camminato un po' e acceso tutte le luci
    poi sono tornato a letto
    e lei ancora sgocciolava e
    io mi alzavo
    accendendo tutte le luci

    avevo una figlia di 7 anni
    e ero sicuro che lei non voleva che io morissi
    altrimenti non avrebbe
    importato

    ma per tutta quella notte
    nessuno telefonò
    nessuno venne con una birra
    la mia ragazza non telefonò
    tutto quello che sentivo erano i grilli ed era
    caldo
    e io badavo a continuare
    ad alzarmi e stendermi
    finchè il primo sole arrivò attraverso la finestra
    attraverso i cespugli
    e io mi sdraiai sul letto
    e l'anima restò
    dentro finalmente e
    io dormii.
    adesso le persone vengono
    a bussare alla porta e alle finestre
    il telefono squilla
    il telefono squilla di continuo
    ricevo bellissime lettere con la posta
    lettere d'odio e lettere d'amore.
    tutto è di nuovo come prima.

     
  • dalle braccia di un amore
    nelle braccia di un altro

    m'ha salvato dal morire sulla croce
    una signora che fuma marijuana
    e scrive canzoni e storie,
    ed è molto più gentile dell' ultima,
    molto molto più gentile,
    e a letto è altrettanto brava o addirittura migliore.

    non è piacevole essere messi in croce e lasciati là,
    è molto più piacevole dimenticare un amore che
    non funziona
    come ogni amore
    alla fine
    non funziona...

    è molto più piacevole far l'amore
    davanti alla spiaggia di Del Mar
    nella camera 42, e dopo
    stare a letto, seduti,
    e bere del buon vino, chiacchierare e toccarsi
    fumare

    ascoltare il rumore delle onde...

    sono motro troppe volte
    credendo e aspettando, aspettando
    in una stanza
    fissando il soffitto scalcinato
    aspettando il telefono, una lettera, un colpo all'uscio, un squillo...
    impazzendo
    mentre lei ballava con sconosciuti nei locali notturni...

    dalle braccia di un amore
    nelle braccia di un altro

    non è piacevole morire sulla croce
    è molto più piacevole sentire il tuo nome sussurrato
    nel buio.

     
  • 21 marzo 2006
    Termiti della pagina

    il problema che ho trovato nella
    maggior parte dei poeti che ho conosciuto è che
    non hanno mai avuto un lavoro di 8 ore al giorno
    e non c'è niente
    che possa mettere una persona
    più in contatto
    con la realtà
    di
    un lavoro 8 ore al giorno

    la maggior parte di questi poeti
    che ho conosciuto
    apparentemente
    è vissuta
    solitaria in cielo
    ma
    non è veramente
    andata così;
    dietro di loro c'è stato
    un familiare
    di solito una moglie o una madre
    a sostenere queste
    anime
    e
    allora non c'è da stupirsi
    che abbiano scritto così
    meschinamente:
    sono stati protetti
    dalla realtà
    fin dall'inizio
    e
    non hanno capito niente
    eccetto le loro belle
    unghie
    le loro delicate
    attaccature di capelli
    i loro
    linfonodi.

    usano parole come
    non vissuto, non ammobiliato, non
    vero, e anche peggio--- così
    elegantemente
    ottuse.

    concilianti e prudenti
    si riuniscono per
    tramare, detestare,
    spettegolare, la maggior parte di questi
    poeti Americani
    spingendo e urtando i loro
    talenti
    giocando a
    darsi importanza.

    poeta (?):
    questa parola ha bisogno di essere ri-
    definita.

    quando sento questa
    parola
    avverto un rimescolio nelle
    viscere
    come se stessi per vomitare.

    che abbiano pure la
    ribalta
    fin tanto che
    non abbia io la necessità di essere
    tra il
    pubblico.

     
  • 21 marzo 2006
    I merli sono aspri oggi

    deserto come un frutteto secco e saccheggiato
    sparpagliato sul terreno
    prima usato e poi abbandonato.

    messo al tappeto come un ex-pugile che vende
    quotidiani all'angolo della strada.

    sopraffatto dalle lacrime come
    un'attempata ragazza del coro
    che ha preso oggi il suo ultimo assegno.

    un fazzoletto è nell'ordine il tuo signore e il tuo
    culto.

    i merli sono aspri oggi
    come
    unghie dei piedi incarnite
    in una prigione
    di notte---
    vino vino vino
    i merli scorrazzano
    e svolazzano
    arpeggiando
    melodie Spagnole e ossa.

    e ogni posto è
    nessun posto---
    il sogno ha lo squallore
    di frittelle e di gomme a terra:

    perché ci ostiniamo
    con i nostri pensieri e
    le tasche piene di
    polvere
    come un monello appena fuori dalla
    scuola---
    dimme-
    lo,
    tu che sei stato un eroe in qualche
    rivoluzione
    tu che insegni ai bambini
    tu che bevi con calma
    tu che hai case spaziose
    e cammini per giardini
    tu che hai ucciso un uomo e hai una
    bella moglie
    dimmi
    perché mi sento bruciare come vecchio ciarpame
    rinseccolito.

    Potremmo sicuramente avere un'interessante
    corrispondenza.
    Terrebbe occupato il postino.
    e le farfalle e formiche e ponti e
    cimiteri
    i costruttori di missili e cani e meccanici di officina
    andranno avanti ancora
    un po'
    finché non saremo fuori corso
    e/o
    senza idee.

    non vergognarti di
    niente, immagino che Dio intendesse tutto ciò
    come
    serrature alle
    porte.

     
  • conosco una donna
    che continua a comprare puzzle
    puzzle
    cinesi
    cubi
    cavi
    pezzi che alla fine si incastrano
    in qualche ordine.
    ci lavora
    matematicamente
    risolve tutti i suoi
    puzzle
    vive giù in riva al mare
    mette lo zucchero fuori per le formiche
    e crede
    da qualche tempo
    in un mondo migliore.
    ha i capelli bianchi
    li pettina di rado
    ha i denti storti
    e indossa ampi copritutto
    senza forme
    su un corpo che molte
    donne vorrebbero avere.
    per anni mi ha irritato
    con ciò che consideravo
    le sue eccentricità -
    come i gusci d'uovo a mollo
    (per nutrire le piante
    col calcio)
    ma infine quando penso alla sua vita
    e la paragono ad altre vite
    più eccitanti, più belle
    e originali
    mi accorgo che lei ha ferito meno
    gente di tutti quelli che conosco
    (e per ferire intendo semplicemente ferire).
    ha passato periodi tremendi,
    periodi in cui avrei forse potuto
    aiutarla di più
    perché è la madre del mio unico
    figlio
    e siamo stati un tempo grandi amanti,
    ma ne è uscita,
    come ho detto
    ha ferito meno gente di
    tutti quelli che conosco,
    e se guardi le cose così,
    be',
    ha creato un mondo migliore.
    ha vinto.

    Frances, è tua questa
    poesia.

     
elementi per pagina