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in archivio dal 20 dic 2007

Chiara Luciani

04 novembre 1976, Casteldelpiano

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  • 09 maggio 2008
    Massacre of Wounded Knee

    In una notte di dicembre
    spezzato da chi non ha vergogna,
    finì il sogno dei semplici
    e l'odio colorò di rosso l'acqua.
    Un colpo di fucile sparato per errore
    uccise l'ufficiale bianco
    e mentre la tormenta soffiava neve ovunque,
    si scatenò l'inferno nella piana.
    I corpi dei guerrieri rimasero composti
    là dove si erano accasciati,
    mentre senz'armi tra le mani
    cercavano invano di fuggire.
    Non li salvò la danza degli spiriti,
    cantavano e cadevano gli uomini coraggiosi,
    le donne insieme ai bimbi e ai vecchi padri
    e i tempi del bisonte non tornarono.
    Nel secolo allo scorcio,
    tra i monti silenziosi del Dakota,
    un vento forte spazzò via la neve
    e a poco a poco il torrente tornò chiaro.
    Resta un cartello verde piantato con i chiodi,
    ricordo di quel giorno infame
    e una parola resta impressa: massacro.

     
  • 09 maggio 2008
    Dolceamaro

    Guardi dai vetri sporchi
    scrosci di pioggia,
    che bagnano da ore
    le strade ormai deserte.
    Non c'è riposo Judith,
    la notte non è fatta per dormire.
    Nel freddo acre della stanza vuota,
    tra i libri aperti a caso e la vergogna,
    quel niente che rimane
    di un incompiuto slancio,
    vissuto appena il tempo di un respiro.
    Si spenge un lampo,
    il cielo chiude gli occhi.
    Dal disaccordo di una melodia,
    cade una lacrima d'argento
    e tutto tace,
    per far posto all'alba.

     
  • 09 maggio 2008
    Storia di un amore

    Il tempo che consuma non ritorna,
    disse la luna al sole
    prima di impallidire.
    Il sole la rincorse senza sosta
    ma non riuscì a sfiorarla,
    nemmeno per un attimo.
    Poi la fissò in silenzio
    da lontano,
    ed in eterno
    attese il suo ritorno.

     
  • 09 maggio 2008
    Canto dei vinti

    Pagasti a caro prezzo
    l'essere nato uomo,
    chiamato da una guerra
    che non è mai dei giusti.
    Si prese con la forza i tuoi vent'anni,
    colmando di lusinghe
    le sterili speranze.
    Come una sposa antica attese
    la donna a te più cara,
    tessendo nella luce fioca
    veli di immacolata seta,
    disfatti dopo un'ora.
    Non ritornasti alla tua amata terra,
    nessuno accarezzò le tristi spoglie.
    E chi ti tolse tutto
    cadde un attimo dopo,
    come altri cento sulle barricate.
    Il ventò portò l'eco di un lamento,
    e nel chiarore dolce della prima luce
    coprì i tuoi occhi un velo,
    di pura seta bianca.

     
  • 09 maggio 2008
    Sul fiume Okavango

    Correrò sola
    lungo il delta del fiume
    che non si getta in mare.
    Se ci ritroveremo,
    un giorno,
    voglio non sia per caso.
    Mi siederò in attesa
    sulla sabbia del Kalahari,
    e il tuo ricordo
    sarà il mio castigo.
    Se tornerai,
    un giorno
    chiamami da lontano,
    ascolterò in silenzio
    e non sarà per caso.

     
  • 09 maggio 2008
    Maggio 1999

    Dolce Belgrado,
    città in fiamme.
    Che resterà di te,
    dei chioschi colorati
    e del futuro,
    letto sotto un'ardente luna
    nei fondi neri di caffè.
    Cielo stellato
    e un'altra bomba,
    la dignità strappata dalle mani
    e tanti pronti a prendere,
    tra le macerie ancora calde,
    la loro parte di dolore.
    Brucia Belgrado,
    rossa di fede e sangue,
    ferita a morte
    nel mese delle rose.
    Chi ti calpesta finge il pianto,
    simula una virtù che non conosce,
    volge lo sguardo
    là dove non vede.
    E passa oltre.

     
  • 09 maggio 2008
    Ricordo

    Cavalcavamo per i Campos Gerais,
    sotto una luna che culla le illusioni.
    Tu,
    occhi screziati d'ambra intrisa d'oro
    e due domande che non osi fare,
    io,
    convinto di poter fermare il tempo
    con il candore che si stringe ai fianchi.
    Io e te,
    sotto le acacie immobili da sempre
    persi nel tutto di un respiro solo,
    fragile e puro come cristallo.
    E tutta intorno la landa sterminata,
    terra di sogni addormentati,
    che invoca in ogni tempo
    il piangere del cielo.
    Tu ed io,
    a raccontarci storie fatte d'aria,
    fuori dalla realtà che è un'altra cosa
    e ci sorprende senza discolparsi.
    E poi io solo
    e tu al di là del Sao Francisco,
    là dove non posso
    e il tormentarsi adesso a nulla serve.
    Il cuore di Jagunço che sussulta
    cedendo inerme ad un dolore nuovo.
    E finalmente
    nel Sertao, cade la pioggia.

     
  • 11 febbraio 2008
    Il viaggio

    Sul muro esterno della torre vecchia
    si arrampica una rosa,
    bianca come la neve.
    La piantò lì una madre,
    per ricordare un figlio
    perduto chissà dove.
    Qualcuno lo chiamò per nome
    e lui partì
    senza un saluto,
    né un perché.
    Un cenno della testa da lontano,
    in tasca due monete d'oro
    e un nastro rosa antico tra le dita.
    Fu tanto tempo fa.
    Lungo il declivio della montagna sacra
    dove fa sempre freddo
    cresce una rosa,
    rossa come il sangue.
    La piantò lì quel figlio,
    in cerca di un amore
    perduto chissà dove.

     
  • 11 febbraio 2008
    Ballata del carcerato

    Ardo
    nella fredda stanza
    sottratto
    agli sguardi
    ed al cielo.
    Ricorre il pensiero
    struggente
    dei timidi passi
    che intrecciano
    trame di seta.
    Impreco
    condanno
    deploro
    il vile gesto.
    Si beffa di me
    e della tardiva coscienza.
    Coperto da strati di polvere
    ti guardo dritta in faccia
    follia.
    Proteggimi
    o luna
    rischiara
    le candide pagine
    ove ora ripongo la penna
    e il lacrimar del cuore.

     
  • 07 febbraio 2008
    Pelle di luna

    Ti stringo in un abbraccio che fa male,
    e toglie l'aria all'anima.
    Senza parole
    il gesto mi condanna,
    ed il tuo sguardo amplifica il silenzio.
    L'addio febbrile
    offerto alla tua terra,
    si mescola a lamenti dissonanti,
    portati via dal vento.
    Capelli d'ebano tra i seni
    l'unica vanità di donna,
    pelle di luna.
    Tornerò qui al calar del giorno,
    in cerca del mio cuore sporco,
    perso nel Lago sacro
    mille lune fa.
    E' tardi per il pianto
    e passo oltre,
    il cielo prodigioso
    si adombra e piange.

     
  • Nei giorni dell'ira
    coperti di polvere
    anche la pioggia lacrimava sangue.
    La giovane vedetta
    accanto al guado gelido
    tremava
    di freddo misto a rabbia,
    fucile al braccio
    e sguardo perso
    di chi se ne sta lì per caso.
    Sparpaglia l'innocenza e i desideri,
    le ataviche paure e le carezze perse
    in un sacco di juta verde
    orlato d'oro.
    Il tuono copre un gemito scomposto,
    riflesso in altri occhi il tuo morire.
    Nascerà l'erba
    un giorno
    vicino al tuo giaciglio.
    Smonta la guardia,
    nessuno all'orizzonte.

     
  • 24 dicembre 2007
    Quale amore

    Ho tratto da te
    l'essenza del nulla
    fluendoti attorno per linee diverse
    ho sceso in silenzio
    gradini di sabbia
    che il vento rinnega
    il flutto dissolve
    un tocco rubato
    carezze di sangue
    la mano scortese esige e congeda
    respiro dall'ombra
    pensiero dolente
    di un cuore gelato
    sfumato nel sole

     
  • 24 dicembre 2007
    La chimera

    Stilla feroce
    da cuore a pelle
    il disperato impulso
    che trascina e annebbia.
    Muove tirando i fili
    d'un eterno strazio
    la mano oscura
    nella convulsa danza.
    Nessun dolore
    nel tormento irato
    fissa lo sguardo
    giustificando i mezzi.
    Ombre di niente
    nella veglia inquieta
    tenda il suo braccio
    l'arduo riposo

     
  • 24 dicembre 2007
    Ayline

    Ferma sulla scogliera
    Ayline,
    a domandarti
    se questa è vita,
    o lo sarebbe l'altra.
    Non ti trattiene
    l'esistenza vuota
    di passi stanchi
    etroppo spesso incerti.
    Il tuo respiro Ayline,
    il pianto sordo,
    diretto al cielo
    d'un gelato aprile.
    Spengi la luce
    convulso mare
    serra il bel volto
    tra le braccia eteree

     
  • 24 dicembre 2007
    Notturno

    Tramonto
    che accenni la sera,
    feroce mutare
    dei toni
    vibranti
    dal cremisi all'indaco.
    In lieve ritardo
    il rintocco
    scandito
    per undici volte.
    La musica
    muove la penna
    in armonia
    col mondo.
    Oh cielo notturno,
    mia musa,
    per te
    io scrivo stasera

     
  • 20 dicembre 2007
    Il grido

    Bagliori di luce che squarciano l'aria
    disgregano
    smembrano
    la notte di veglia.
    Immobili ed inutili,
    la donna ed il morto,
    nell'ombra la lama
    il sangue
    la colpa