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in archivio dal 11 mar 2008

Chiara Nigra

17 gennaio 2008, Sassocorvaro
Mi descrivo così: Viaggiare, perdere paesi... essere altro costantemente perché l'anima non abbia radici... andare avanti... inseguire l'assenza di avere un fine e dell'ansia di raggiungerlo...

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  • 26 marzo 2008
    Gas se n'è andato

    E l’Equatore chiede caffè occidentali.
    Lei accende la sua sigaretta
    e ascolta annoiata la vita.
    Poi butta uno sguardo
    E non si chiede il perché.
    Esistenze come format,
    capelli ricci occhiali neri.
    La gioventù consuma sguardi
    ritarda pensieri
    Il mutuo del Futuro!
    L’incoscienza del Passato!
    E tavoli arroccati su pavimenti assolati,
    i portacenere rimangono in silenzio
    mentre le gambe si incamminano lontane.
    Quando ascoltare le pulsioni di oggi?
    Il barista palestrato porta via i suoi bicchieri.
    Io il mio cuore stanco.

     
  • 11 marzo 2008
    Maggio

    E che la nave sia quasi affondata?
    Mi affaccio alla finestra
    e vedo la prua dileguarsi tra gli alberi.

     

    Il Maggio odoroso invade la stanza
    e i giorni si fanno Eco
    di tintinnii lontani.

     

    Possiedo Magie nascoste e tradite.

     

    Coprirsi di Edera come muri invecchiati al sole.
    Aggiustarsi tra i mattoni come il grano di Giugno nei solai.
    Arriverà la Stagione
    Le colline aggrappate a silenzi di sonni dimenticati.

     

    Vie affascinate da passi rumorosi.
    E la vita in strada si riversa
    come sangue nelle vene.

     

    Capacità distanti.
    Mute diversità.

     
  • 11 marzo 2008
    Tra l'unghia e la carne

    Sei tra l’unghia e la carne.
    Molecola di vento ridente.
    Sei un sapore morbido e sparso.
    Un profumo forte rubato nella via.

     

    Sei la luce di un secondo cerebrale.
    Gioia muta che ha smarrito il Senso.
    Sei la Felicità nel fondo di un bicchiere.
    Foglia bruna di un albero all’ombra.

     

    Sei la nuvola morta dentro al sole.
    L’asfalto duro e pestato.
    Sei il porto partito e dimenticato.
    Il fiume che scorre e non ferma.

     

    Sei il gusto del Viaggio sognato.
    Un racconto che ha perduto le pagine.
    Sei lo specchio rotto del mio cuore ricucito.
    L’attesa placida del proprio Tempo.

     

    Sei le labbra protese sul collo della bottiglia.
    Capelli giovani che brillano al sole.
    Sei il grembo caldo di indecisioni.
    Piccolo cane tenuto al guinzaglio.

     

    Sei il tram di mille volti consumati.
    Il Sud orientale che ha smarrito la patria.
    Sei gli occhi ammutoliti di tutta una civiltà.
    La tristezza che consuma le ossa.

     

    Sei l’ombra del lampione spento di giorno
    E la rastrelliera vuota di biciclette.
    Sei la piazza di questa provincia
    E la chiesa e il municipio.

     

    Sei una madre davanti al portone.
    Le imposte chiuse all’ombra della vita.
    Sei il lenzuolo steso all’aria.
    L’estate chiara che non arriva.

     

    Sei la pietra su cui siedo.
    Monumento ai caduti di un tempo.
    Sei le gambe lunghe che non sanno dove andare.
    La sinfonia silente che giace in fondo alle città.

     

    Sei il fiato corto de miei passi.
    Sigaretta spenta sotto al tacco.
    Sei l’erba bruciata al sole.
    Collina protesa verso l’alba dei perché.

     

    Sei tutto il mio sguardo inframmezzato di pensieri.
    Sei tu. Tra l’unghia e la carne.