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Poesie di Chiara Vitetta

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  • 26 maggio 2011 alle ore 17:00
    Attraverso i miei occhi

    Metti via i tuoi occhi
    e lascia che ti presti i miei
    solo per un momento.
    Spegni i tuoi pensieri
    e ascolta i miei,
    anche solo per un momento.
    Rilassa gli arti e
    lasciati prendere per mano,
    lascia che conduca i tuoi passi nel mio mondo.
    Rilassa anche le labbra
    e lascia che io le incurvi in una smorfia
    o in un sorriso
    con le mie parole.
    Lascia che il tuo naso
    percepisca i profumi che ti racconto
    e le tue orecchie
    i rumori che io sento.
    Dammi il cuore per le emozioni,
    i polmoni per il respiro,
    la pelle per i brividi
    e la lingua per il sapore.
    Le mie parole,
    inanellate come perle su un filo di passione
    ti chiedono tutto questo.
    Lascia che ti portino via,
    che ti permettano di guardare il mondo
    attraverso i miei occhi.

  • 26 maggio 2011 alle ore 16:51
    Il mio posto

    Sento sotto di me la furia di una vita che fugge.
    Immerso in me stesso, con la disperazione dentro
    sulla riva di questo mare rincorro con quattro gambe
    un sogno troppo lontano.
    Chiudo gli occhi rivolgendo il mio viso verso l’infinito.
    Un’aria satura di parole mai dette
    mi travolge
    sensazioni mai espresse mi fanno compagnia.
    Fuggo.
    Solitudine è con me:
    non sono solo.
    Sento sulle guance la disperazione.
    Non la fermerò.
    Corro
    Continuo a correre.
    Sulla riva di questo mare correrò
    finché le mie gambe potranno trafiggere l’aria
    e i miei pensieri il mondo.
    Fuggirò sperando che l’aria che m’investe
    scacci da me ciò che sono.
    Sempre più veloce fuggirò,
    sperando di spiccare il volo
    per andare ad adagiarmi su una nuvola.
    Tra le onde di questo mare navigherei,
    ma ora so: il mio posto è la riva.
    Tra le nuvole di questo cielo vivrei,
    ma ora so: il mio posto è la riva.
    Tra i venti dell’aria riderei,
    ma nessuno disse mai che navigare,
    vivere e ridere fossero il mio destino.
    Il mio posto è la riva.

  • 26 maggio 2011 alle ore 16:49
    Ancora un passo indietro

    Ancora un passo indietro, per favore
    lascia che lo spazio tra di noi si allunghi
    le mie parole ti giungano come bisbigli
    dei miei occhi non si distingua più il colore
    e il mio sorriso sia in dubbio.

    Ancora un passo indietro,
    perché l’invidia si trasformi in apprezzamento
    perché è solo da lontano che sappiamo amare.

    Fai un passo indietro amico mio,
    e ti prometto che la prossima buona notizia te la darò a distanza
    affinchè tu abbia il tempo di assorbire la tua invidia malsana
    e io non debba subirla.

    Mi allontanerò per darti il tempo di vestire i panni
    di un attore che va in scena
    e che deve mascherarsi bene
    perché nel pubblico nessuno lo riconosca.

    Non ti guarderò negli occhi quando avrò buone notizie,
    conserverò le mie lacrime per una stanza buia e silenziosa
    per un letto vuoto e un fazzoletto amico.

    Fai ancora un passo indietro
    e quando sarai abbastanza lontano
    mi apprezzerai come apprezzi quei famosi artisti
    che non conosci personalmente
    e che puoi credere speciali
    tanto quanto non credi sia io.

    Amami da lontano,
    perché gli uomini e le donne di questa terra fanno così.

    Amami solo quando non ti sono tra i piedi
    e quando piango e mi dispero.
    Amami quando puoi dirmi “passerà”
    perché so che non mi amerai quando sarò felice.

    E ricorda di cambiare regolarmente gli abiti alla tua invidia,
    perché cresce e i vestiti vecchi le stanno stretti
    e non la coprono abbastanza.

  • 26 maggio 2011 alle ore 16:48
    L'autunno a Chiari

    Fruscio di foglie sotto i piedi
    e sfumature d’autunno negli occhi.
    Carezze fredde sulla pelle
    e fronde d’alberi
    a incorniciare questo angolo di mondo.

    Riempirsi gli occhi d’autunno
    per sopportare l’inverno
    bianco di neve,
    grigio di nebbia,
    trasparente di pioggia.

    Riempirsi occhi e anima,
    riempire il futuro di bellezza
    usando ricordi d’autunno
    come si usano i ricordi delle gioie
    per sopportare i dolori.

    Foglie multicolori vicine alla morte
    gonfie di colori e vibranti di bellezza
    scendono pigre da file di aceri
    rigidi come soldati
    schierati a protezione della strada.

    Autunno breve come la felicità
    e come la felicità meraviglioso.

  • 26 maggio 2011 alle ore 16:45
    Il clarinettista (dedicata ad S.V.)

    Arriva calmo,
    ignaro del ritardo.
    Lento il passo e fiero il portamento.
    Non si guarda intorno:
    non importa il pubblico,
    ma ciò che deve dargli.
    Delicato monta il suo strumento
    occhi di luce sul suo viso,
    sorriso lieve sulle sue labbra.

    È pronto e sa che dovrà dare tutto
    e tirar via dal clarinetto amato
    non note, ma dolori o gioie,
    non melodie ma essenze di emozioni.

    Sa che tutto dovrà passare
    dal suo cuore su fino alle labbra
    e che anche le sue dita avranno un bel daffare.

    Suona e chiude gli occhi:
    non ha bisogno di vedere il pubblico,
    ha imparato a suonare anche in solitudine
    le sue nenie tormentate.

    Suona e dimentica il mondo,
    e sono le sue angosce ad accompagnar le note
    e poi le sue paure,
    finché non si dissolve ogni zavorra.

    Finito il pezzo esce,
    più leggero e più felice
    di quando è giunto.

    Sa che c’erano orecchie chiuse,
    ma anche altre spalancate.
    Sa dei cuori vuoti e striminziti
    che non ha toccato,
    ma conosce anche quelli grandi, gonfi e vivi,
    pulsanti di tutte le emozioni che ha suonato.

    Sa delle menti aperte
    e degli occhi lucidi di emozione.

    Lo sa.

    Sa che gli applausi
    - sottofondo della sua uscita -
    in gran parte sono eco e imitazione,
    ma non per questo apprezza meno
    le mani sincere.

    Adesso tutti a casa,
    lo spettacolo è finito!
    Chi può vada a sognare
    le sue nenie o quelle dell’artista,
    chi no dorma il suo sonno spento
    e vuoto di colori.

    E altrove riposa il clarinetto
    e riposa il suonatore,
    mezzo di arte che si rende viva
    per risvegliare i sogni ed i sospiri.