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Autore

Cleonice Parisi

in archivio dal 09 mar 2006

17 aprile 1969, Napoli

01 febbraio 2007

Il buio che accese il Sole

Intro: Il dolore per quanto faccia male serve sempre a qualcosa. L’autrice ci vuole trasmettere un insegnamento. Il dolore non è una punizione, ma anzi a volte ci serve per svegliarci, per svegliare i nostri cuori, in modo da trovare anche un’altra strada, che senza dolore ci rimarrebbe nascosta. Come sempre una piccola ma meravigliosa parabola da cui imparare molto.

Il racconto

Non creder che a un grande dolore corrisponda l'ira del cielo,
talvolta è il contrario,
si vogliono segnalare strade speciali a cuori meritevoli ma addormentati.
Quando un’anima dorme,
a svegliarla non saranno i falsi credo del vivere,
che ne saprebbero solo prolungare il sonno all'infinito.
A risvegliare i cuori scende il semplice dolore.
Solo questo pungolo avvelenato,
risveglierà
il coraggioso condottiero addormentato nel tuo cuore.
Solo attraverso il suo risveglio saremo in grado di vivere davvero.
Prendi questa lampada.
Disse una vecchia donna, alla giovane Lima.
E sappi custodirne il tesoro, non esistono nel vivere preziosità uguali al suo inestimabile valore.
Lima raccolse la piccola lampada e ridendo disse:
Non sarà mica la lampada di Aladino, strofinandola viene fuori il genio?
La vecchia donna non ascoltò neppure la sua domanda, e dandole le spalle sparì come ingoiata dalla fitta nebbia del sottobosco, portando con se la vecchia lanterna che Lima portava con se.
Vecchina, vecchina, che fai, così mi lasci al buio?
Non vedo nulla, non puoi fare così, ti sei presa la mia lanterna accesa, per lasciarmi questa vecchia lampada spenta. Aspetta...
Disse urlando.
E la voce della vecchina ormai lontana sussurò:
Accendi la tua lampada.

 

 

Lima, cercò nelle tasche un cerino per accendere la sua lampada, il buio era talmente intenso da farle mancare il respiro, ma le sue tasche erano vuote ed un profondo sconforto la colse.
Immediatamente tre piccolissime lucine presero a girarle intorno, ed altrettante tante piccole voci incominciarono a parlarle:

 

Lima, ciao sono Sara.
Lima io sono Leda.
Ciao Lima, io mi chiamo Forny.

 

Erano talmente tante le voci che Lima invece di sentirsi rincuorata dalla compagnia e dalle lucine, prese a coprirsi le orecchie terrorizzata.

 

Vedi si è spaventata. Disse Sara a Leda.

 

Decidiamo chi di noi le parlerà, altrimenti invece di aiutarla finiremo per farla impazzire.
Sono d'accordo disse Forny, parlo io sono il più adatto.
No che dici, lei è una femminuccia le parlo io. Disse Leda.

 

Basta! - urlò Sara - le parlo io! Fate troppa confusione finiremo solo per confonderla.

 

La piccola Lima con un occhio aperto e l'altro chiuso si guardava attorno, mentre con le mani si copriva la testa confusa, proprio non riusciva a capire cosa stesse accadendo.

 

Lima non spaventarti, siamo qui per aiutarti! Disse finalmente Sara, senza che le altre voci la coprissero.
Chi siete, vedo solo delle piccole luci?
Noi siamo quelle luci che vedi, ma non spaventarti siamo qui per mostrarti la via, seguici, non te ne pentirai.
Io ho paura, non sono dove mi trovo, avevo una lanterna, ma una brutta strega me l'ha portata via con l'inganno, lasciandomi al suo posto questa vecchia lampada spenta.
Me la fai vedere? Disse Sara curiosa.
Certo! Rispose Lima, mentre la tirava fuori con grossa difficoltà dalla tasca del suo vestito.

 

OHHHHHHHHH, dissero ammirate le piccole lucine.
Ma tu... disse Sara fermandosi immediatamente, zittita dalle altre due lucine.
Non puoi, stai zitta, sai cosa significa?

 

E Sara si ammutolì definitivamente.

 

Dimmi Sara, ti prego dimmi, ha qualche senso quello che mi è accaduto?

 

Sara era alquanto titubante, si innalzò in volo alta sino al cielo dove a causa delle fitta coltre di nube non si vedevano ne stelle ne luna, e ritornò indietro dopo appena un secondo.

 

Ebbene - disse tutta allegra - ho avuto una concessione posso parlare.
Ohohohoho! Dissero in coro Forny e Leda.

 

Si tratta di un’antica lampada, un tempo era custodita da un uomo molto prezioso, ed accesa emana una luce che non ha eguali. Ti è stata concessa una preziosità senza pari.
Che farmene lucine, se non posso accenderla, che luce può fare una lampada spenta?
Lima seguici ti porteremo sino alla casa del falegname, lì troverai un bel camino dove il fuoco è sempre acceso, e potrai accendere la tua lampada magica.

 

Sì - disse contenta Lima - non vedo l'ora di vederla accesa.


La strana comitiva incominciò il suo cammino, e Lima nel tragitto vide alla luce di quelle sue piccolissime amiche, un poco del suo amato mondo che sino ad allora era stato avvolto dalle tenebre.
E giunti nei pressi della casa del falegname, scorse una flebile luce uscire da una finestra mentre tutto intorno era buio pesto.

 

La porta si aprì e dentro Lima non trovò niente e nessuno ma solo il camino acceso. Prese un piccolo pezzo di legno usandolo come fiammifero e accese la sua lampada, qualcosa di meraviglioso prese ad accadere, la piccola lampada nell'accendersi non illuminò solo la stanza, ma accese a giorno il cielo di Lima, e fu allora che la giovane riconobbe in quella modesta dimora un castello e in quel mondo di luce tutti i suoi sogni.

 

Non creder che a un grande dolore corrisponda l'ira del cielo, talvolta è il contrario, si vogliono segnalare strade speciali a cuori meritevoli ma addormentati.

 

Quando un’anima dorme, a svegliarla non saranno i falsi credo del vivere che ne saprebbero solo prolungare il sonno all'infinito, a risvegliare i cuori scende il semplice dolore. Solo questo pungolo avvelenato risveglierà il coraggioso condottiero che dorme nel tuo cuore. Solo attraverso il suo risveglio saremo in grado di vivere davvero.

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