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in archivio dal 22 giu 2007

Cristina Bove

16 settembre 1942, Napoli
Segni particolari: Da sempre dipingo, scolpisco, leggo e qualche volta scrivo. Ho avuto una seconda vita insperata e intensa... i miei figli... la creatività... il miracolo di essere ancora viva, testimone del mio tempo e della mia vita.
Mi descrivo così: cristinabove.splinder.com
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  • 23 febbraio 2008
    Ne avrai le ombre

    Ne avrai le ombre e le stinte visioni
    a far da mezzanotte
    al tuo fiume di cera
    e prima ancora che si sciolga al fuoco
    di roventi respiri
    avrai disfatto il sogno e il tuo bagaglio


    correrai
    con le misere penne d’uno struzzo
    veloce sulla terra e mai nell’aria
    e di rimbombi cupi dentro il petto
    assorderai la stanza del domani


    ancora segnerai qualche profonda
    tacca
    qualche silenzio troppo serio
    inciso
    nel tuo cuore che tremulo fibrilla
    cercando invano un quieto palpitare


    poi seduta nel buio
    supplicherai
    d’avere ancora in prestito
    la vita.

     
  • 28 gennaio 2008
    Ancora salirò

    Ancora salirò su quel versante
    percorrerò da sola la collina
    che addormentata giace sulla valle
    a cingere l’azzurro della cala


    e giunta in cima
    ti chiamerò coi nomi dell’amore
    ovunque tu sarai tra nubi e cielo
    o tra le linfe delle tamerici
    oppure nel trifoglio della china
    avrai sussulti ancora e desideri


    farai di te nel vento una carezza
    mi giungerai come un sospiro d’ombra
    e per avere ancora un solo bacio
    ti farai filo d’erba e mio respiro


    e sarai ovunque
    mare del mio mare
    onda che torna e torna e mai si stanca
    illanguidita sabbia sulla riva
    di me dalla collina un’ala bianca
    ti lascerà l’impronta del mio amore.

     
  • 31 dicembre 2007
    Sofferto tempo

    Sofferto tempo di precario inverno
    il contatore segna in cifre stanche
    i respiri  nel sonno
    e gira a vuoto spesso
    e spesso perdo
    attimi di memoria e di allegria


    avanzando con passo faticoso
    sul margine di me
    sulle mie sponde
    lungo discese che non so frenare
    scivolo verso il greto di un miraggio


    ultima sono ad aggrapparmi
    al vento
    che mi sospinge con i suoi detriti
    nel vortice di un arido ingranaggio
    fino alla secca di un vicino approdo


    rido
    perché se piango invano piango
    è secco anche il mio fiume
    ormai c’è rena
    e ciottoli sconnessi di sorgiva
    dove l’acqua sgorgava e poi scorreva.

     
  • 05 dicembre 2007
    Accozzapoesia

    Questa pseudo-poesia è fatta con i  versi più ricorrenti fra i “poeti”, sperando che nessuno se l’abbia a male e che, invece, esorti a creare espressioni originali.

    Ed ecco a voi l’Accozzapoesia

     

    Me ne stavo a guardare

    Al levar del giorno

    Al calar della sera

    Al calore del sole che scalda

    Presso la fonte che disseta

    Come un gabbiano

    Tra gabbiani  gabbiani e ali di gabbiani

    Con l’afflato e l’anelito

    Nel gelido sussurro di dolore

    Tra i fantasmi del ricordo

    Nel tormento dell’anima

    Come rugiada su rosa appassita

    Nel cerchio di fuoco

    Il mio urlo di dolore

    Il colore del sangue

    Nel deserto dell’anima

    Estrema emozione

    Nell’abisso profondo

    Un viaggio senza fine

    Come foglia d’autunno

    Il vociare dei bambini

    Parlarsi con gli occhi

    Piangere a calde lacrime

    Nel rumore assordante

    Dove l’onda s’infrange sulla scogliera

    Respiro al risveglio

    Brivido caldo

    Capelli al vento

    Un angolo di solitudine

    Carezza sulla pelle vellutata

    Nel tramonto infuocato

    Nell’alba radiosa

    Nel sole splendente

    Le spine e le rose

    Respiro profondamente

    Ombra notturna

    Amore senza fine.

     
  • 28 novembre 2007
    Inventerò

    Inventerò dei fiori
    come una dea degli incantesimi
    pronuncerò il tuo nome
    ti condurrò lungo la strada
    che porta a sovrumane follie
    e poi dipingerò di questi fiori
    quadri immortali

     

    Si fermeranno tutti i sognatori
    tra colori d’incenso
    a rimirare
    le cornici e i disegni
    oro cobalto e fiamma
    ali di plenilunio
    una dimora
    per eterno sostare

     

    Avrai le mani colme di carezze
    il respiro di viola
    e baci impressi come lievi impronte
    nella sabbia del tempo

     

    E tutto condurrà dove l’andare
    di sé non lascia traccia
    dove basta una nota in sospensione
    per tingere di musica la notte
    quando languido sale
    il desiderio di inoltrarsi ancora…

     
  • 02 novembre 2007
    Passaggi sospetti

    Passaggi sospetti
    trovi le scorze di un vivere malsano
    tra le serenate e i fiocchi rosa
    e tutto si riduce ad un rimbalzo
    in ambiti che ti appartennero
    in rifugi di iene
    e la notte non porta consiglio

     

    traspirano i muri
    calcina di ossa frantumate
    a far da intonaco ai sepolcri

     

    e ci si illude d’essere colorati
    mentre è il nero che tinge ogni cosa
    eppure il rapimento
    di un’estasi peregrina
    afferra il volto e lo distoglie
    da quello che a vederlo
    ti scoppierebbe il cuore.

     

    Abbiamo gote e rose rosa
    a copertura della verità
    funamboli noi siamo in equilibrio
    tra sangue tumultuoso
    e polvere su cui nemmeno l’orma
    apparterrà alle cose.

     

    Snudati e senza pelle
    se vedessimo quello che sorregge
    questa parvenza che chiamiamo uomo
    avremmo un grido senza più ritorno.

     
  • 13 luglio 2007
    Tempo-luogo

    Tempo-luogo il pensiero
    a quanta distanza dal corpo
    al cervello
    è possibile stare, e ancora pensare?
    Ricordo un racconto di Dennett,
    in prima persona narrato:
    mandarono solo il suo corpo
    decerebrato
    in missione speciale
    intanto il cervello nutrito
    serbato in ammollo
    con lui collegato magneticamente
    nel laboratorio lontano chilometri e più…
    E poi ritornato
    il suo corpo-Amleto
    guardava con gli occhi
    il proprio cervello
    lasciato in ammollo
    e lui corpo-Amleto
    poteva osservare
    la cerebro-massa di Yorick- cervello
    che intanto captava ciò che lui guardava
    Ma CHI lo pensava?
    CHI riferiva di sé che guardava?
    Che fosse l’ astratto?
    Quell’IO della mente
    che esiste nel tutto
    coscienza e contatto
    antitesi al niente?...

     
  • 11 luglio 2007
    Mi servirebbe

    Mi servirebbe un tergicristalli
    a spazzole taglienti
    per scalfire il parabrezza
    di questa mente che sputacchia pensieri
    e moscerini neri...
    E andarmene nuda
    con un ombrello a maglie larghe
    sotto una pioggia di stelle roventi
    colpita di sbieco
    da scintille e fiori.

     
  • 11 luglio 2007
    E poi

    E poi lo deporrò
    questo fardello di domande
    davanti ai tuoi piedi di marmo
    cui non mi inchinerò mai
    per chiederti perdono
    del dolore
    che non ti chiesi.
    E te lo lascerò davanti
    qui
    su questa terra dove regni sovrano
    monolitico assente-presente
    nel tuo regno di pietra
    e solo così potrò giustificare il tuo silenzio
    e il non ascolto
    perché se appartieni alla polvere
    in essa rimarrai
    e ti dissolverai con i tuoi mille nomi
    alla fine dei tempi…
    Io
    se la speranza è presagio d’eterno
    avrò colori di sangue e di vita
    e volerò spargendomi nell’ infinito
    verso equatori siderali
    al margine di cieli
    dove la mia certezza
    sarà l’ aver vissuto.

     
  • 22 giugno 2007
    Ad un filo

    Ad un filo di seta
    aggrappato con pochi respiri
    alla vita
    il mio cuore aquilone si batte
    per spazi di cielo

    volteggia nel sogno d' azzurro
    con piccolo slancio
    proteso
    in libera uscita sospeso

    un flutto l' assale
    che poi si fa lieve
    a tracciare
    la pagina nera
    di stanco pulsare...

    E' allora che sembra distante
    la casa l' amore ogni cosa
    non resta nient' altro da fare
    che attendere un vento d' aprile
    che insieme alle rose
    trasporti nel prossimo maggio
    l' attesa
    quel filo che ancora
    sorregge il mio cuore...

     
  • 22 giugno 2007
    Al mio amore

    Al mio amore che dorme
    sonni di pietra
    e nella roccia informe
    giace
    al mio amore sepolto
    trilobita
    di quaternaria memoria
    fossile graptolita
    che mai uno scavo
    porterà alla luce
    e finirà
    con l'erosione
    nella polvere cosmica
    di un pianeta dissolto
    al mio amore una lacrima
    forse
    darà un attimo ancora
    di vita...

     
  • 22 giugno 2007
    Cala il sipario

    Cala il sipario sulla scena vuota
    sul quadrante si fermano le sfere
    l' attimo si richiude sulla porta
    ad annunciar la morte del cucù...
    Fisso scenario senza ticchettio
    penzola assorto un lembo di pensiero...
    Un tossicchiare fioco nel mio petto
    irrompe nel silenzio
    e poi d' un tratto
    sono respiro
    affanno
    un che di astratto
    sul trespolo di un sogno
    rarefatto.

     
  • 22 giugno 2007
    Caverna

    L' ombra che sulla roccia
    appare in proiezione
    vive di vita propria
    in maniera platonica
    perché riflesso sulla pietra
    un dio
    illumina sé stesso...

     
  • 22 giugno 2007
    Criptica

    Smolecolarsi
    rimescolarsi poi
    come più aggrada
    e, prima o poi, accadrà…
    La numinosa Mente
    che ci inventa
    vuole da noi l’ evento creatore
    fatto della sua immagine e sostanza
    per ora in gestazione
    ontogenetica.
    Soltanto con la mente
    potremo nella Sua crearci ancora…
    Larvatamente proiettando abbozzi
    di un Eden primitivo
    delegato alle morte religioni
    l’ Opera al nero
    liquefa e dissolve
    nelle moschee nei templi nelle chiese
    dove la conoscenza in tomba giace
    Albedo invece
    che inargenta il cielo
    illumina l’ Oriente...
    Rubido sangue poi nell’oro splende
    e di mercurio e sole
    nostra essenza
    s’ animerà la vita nella pietra.

     
  • 22 giugno 2007
    Di tutte le strade

    Di tutte le strade del tempo
    d’ un gran girotondo
    sappiamo soltanto il sentiero 
    del senso dell’io
    viviamo asintoticamente
    la sfera del mondo

     
  • 22 giugno 2007
    E' poco il tempo

    E’ così poco il tempo
    che non andrò a dormire
    un giorno durerà per due
    la notte terrò accesa la luna
    e porterò tutte le mie lacrime in fila
    lucciole di dolore rappreso
    a farti lume
    tu
    amore mio
    non potrai più smarrire
    la strada che porta dentro me
    dovrai solo seguire
    i petali di cui mi spoglio adagio
    lasciando che il profumo
    ti avvolga ancora prima
    delle mie braccia
    io
    non dovrò più aspettare
    un nuovo giorno
    nel timore di perdere la notte
    e sbiadire al mattino
    noi
    avremo tempo per rivestire
    di carezze e di baci
    i nostri corpi scomparsi
    e farli riapparire
    e poi
    con l’ aprile nel cuore
    vivere eterni nella primavera…

     
  • 22 giugno 2007
    Ed ora

    Ed ora fammi dimenticare quella forma
    che si è appropriata di me
    fammi credere che non esista
    quella stupida figura che
    per assecondare la vita
    si sta fingendo vecchia…
    Tu dovresti distogliere lo sguardo
    perché è osceno ciò che capita al corpo
    e ripudiare me perché non oso
    sottrarmi all’invasione…
    E perché
    mai
    nell’ insonnia dei battiti impazziti
    di fibrillanti lame
    io mi suicido…
    Questo dovresti fare, ultimo eroe
    contro i mulini a vento
    della mia decadenza
    fingerti folle
    insano
    e per amore
    raccontarmi ch’ è tutto un’ illusione
    che trafiggermi a oltranza
    con la peggior clemenza
    è solo attesa
    che mi assassini
    il tempo…

     
  • 22 giugno 2007
    Filo di paglia

    Filo di paglia
    ondeggio e volo
    nei refoli di un sogno
    in sospensione
    trasporto il segno
    dei miei dolori antichi…
    Oggi è un concetto
    che appartiene al risveglio
    incubo sotto il sole
    quando atterro
    al sommo della balla…
    Filo tra fili
    una festuca vana
    il vuoto mi attraversa
    in solitudine
    apre spessori ignoti
    e si riversa
    in me verso di me
    che perdo il senso
    in questa moltitudine di paglia.

     
  • 22 giugno 2007
    Freddo

    Freddo che non avrai la mia impronta
    (che lascerò invece nella lava
    di un vulcano acceso)
    viscido insinuante gelo
    non ti approprierai delle mie ossa
    né del mio amore
    non ti permetterò di salire ancora subdolamente
    attraverso i miei sensi anestetizzati
    a me che inerme
    niente a contrasto al tuo salire oppongo
    e non avrai l’ultima mia parola
    che scaglierò nel fuoco e nelle fiamme
    come urlo e saetta
    dalla terra al cielo
    e dalla mia umanità adirata
    andrò a schiantare il cuore dell’Eterno…

     
  • 22 giugno 2007
    Ginestre

    Di ginestre sembrava fatta d’ oro
    la china lungo i colli ed il pianoro
    pareva rifulgesse contro il cielo
    Un profumo di menta e gelsomino
    abbracciava il silenzio fra le case
    nel tepore dell’ imminente estate
    Un geco striscia lento sopra il muro
    sulla terrazza un gatto acciambellato
    e lei che stende panni sotto il sole…
    Questo rimane di quelle giornate
    con il mondo lasciato ad aspettare
    e il tempo che poteva anche finire
    se un miracolo estremo non avesse
    recato ancora giorni per amare…
    Ma per sapere no, non può bastare
    alla memoria non c’ è spiegazione
    tra la vita e la morte c’ è il mistero
    e lei ha capito che non può capire…

     
  • 22 giugno 2007
    Gradini

    Gradini
    saliti con affanno
    e poi scesi di corsa
    pianerottoli bui
    chiusini e trappole
    e poi rettilinei
    pochi in verità
    lunghi al massimo
    quanto una risata
    intervalli eccellenti
    miracoli di carne
    sentieri cruenti
    e tu
    attraversata dalla vita
    fai sbocciare figli
    come fossero fiori
    nel passaggio
    da mistero a mistero
    e poi gradini ancora
    da percorrere
    insieme
    e poi gradini ancora
    loro
    saranno soli a salire
    e tu
    sarai scesa dal mondo…

     
  • 22 giugno 2007
    In fila indiana

    In fila indiana
    ai margini di una crepa nel muro
    e sopra i calcinacci
    di un sogno frantumato
    attimi come formiche vanno
    a riprendersi il tempo…
    Io sono fuori
    a guardare le briciole
    di quello che credevo
    d’ essere…
    Seguo per abitudine
    tiritere di vita
    e perdo il filo logico
    che mi vorrebbe saggia
    mentre in frammenti spargo
    e memorie di un greto
    che ancora fiume sogna
    e torrente
    e scroscio
    e non si arrende
    alla secca stagione…

     
  • 22 giugno 2007
    Le defunte virtù

    Le defunte virtù
    di mie oppressioni
    giacciono sotto cumuli di sabbia
    e mortale fu loro
    la mia voglia di vivere…
    Adesso
    che finalmente libera
    potrei inebriarmi
    e rifiorire con succosi vizi
    nei miei giardini sterili
    trovo soltanto sassi…

     
  • 22 giugno 2007
    Mi dilungo

    Mi dilungo a cercare
    spiegazioni
    spendo pensieri erratici
    infrazioni di logica
    invano cerco un senso
    alle piramidi
    passando per i lager
    e Gaudì
    le torri assire
    i dolmen
    il Taj Mahal
    dalle caverne a Wright
    da Pan a Bach
    mi soffermo sui fossili
    poi sull’ Empire State…
    Sento stridere dentro
    i cardini di un limite
    resto perciò affacciata
    ai lampi obliqui
    che attraversano l’anima
    e so che nonostante il desiderio
    non avrò mai le chiavi
    di lettura
    è un alfabeto scritto nel futuro
    ed io non ne conosco l’ a b c.

     
  • 22 giugno 2007
    Offerta

    Venite signori, a comprarvi la vita
    venite in fretta, la promozione
    è davvero speciale
    soltanto fin quando non venga esaurita
    c’ è pure un’opzione:
    potrete pagare con comode rate
    le controfirmate
    e insieme acquistate le favole e i miti
    tendaggi oscurati per ogni occasione
    miraggi soffusi, coperte da viaggio
    per ossei chassis
    e bende discrete per ogni ferita
    firmate da Dio oppure da Allah…
    Perfino gli occhiali saranno forniti
    di paraocchi e lenti annerite
    che mai barlume possa arrivare
    alle pupille per osservare…
    Rate pagabili senza scadenza
    con pochi spiccioli di coscienza
    e dulcis in fundo
    niente da rendere
    perché l’ involucro è un vuoto a perdere.

     
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  • 19 giugno 2008
    Senza rimpianti

    Come comincia:

    Scendo con cautela dallo sgabello-scala su cui sono salita per riporre gli abiti invernali nello scompartimento in alto del guardaroba.
    Ho la vista leggermente offuscata. Con lentezza raggiungo la poltroncina e mi ci lascio affondare.
    Guizzi nerastri mi passano negli occhi alternandosi ad altri luminosi.
    Il cuore è impazzito. Non c’è battito, solo una serie di fremiti che fanno vibrare il petto.
    Mi concentro su una tecnica yoga, almeno cerco di farlo. In effetti sono perfettamente consapevole che se è giunto il momento non c’è nulla da fare.. Non avrei nemmeno il tempo di avvertire qualcuno.
    Una parte di me si oppone, decide di riuscire a controllare il respiro, uno – due – tre – quattro… uno – due – tre – quattro…ancora, e poi ancora.
    Nel frattempo il pensiero diventa rappresentazione scenica: mi vedo in una camera dalle pareti damascate, il colore predominante è l’azzurro, c’è una grande libreria che occupa una intera parete e gira ad angolo su quella adiacente, la luce è soffusa e proviene da una lampada sorretta da uno stelo dorato posta su di un’ampia scrivania ingombra di libri. C’è anche un computer con un monitor piuttosto grande.
    Un ricco tendaggio di velluto blu chiude quella che presumibilmente è una grande finestra.
    Di fronte alla scrivania c’è un immenso divano  dai fiorami in varie tonalità di azzurro, davanti un tavolo basso dal piano di cristallo su cui spiccano alcuni oggetti d’argento.
    Da una porta che intanto si è aperta sul fondo, sta entrando un uomo, è di statura piuttosto alta, ha capelli ondulati che il chiarore della lampada fa risaltare come un alone intorno alla testa. Avanza verso di me, ne distinguo il viso dai lineamenti regolari, forse il naso leggermente marcato, ma nell’insieme proprio un bell’uomo di una quarantina d’anni.
    Mentre mi si avvicina sorride, e questo gli dona un’espressione tenera e divertita.
    Ora è davanti a me, apre le braccia e mi avvolge in una stretta calorosa e decisa.
    Non mi sottraggo, lascio che mi tenga abbracciata mentre quasi mi trasporta verso il divano.
    Siamo ancora allacciati quando lui mi guarda negli occhi con uno sguardo pieno d’amore e desiderio.
    Osservo me stessa offrirmi al suo bacio, sono molto giovane e graziosa.
    Lui mi accarezza il viso, e poi le sue mani scendono sulla gola, mentre le sue labbra incollate alle mie approfondiscono un lungo bacio appassionato.
    Ora le sue mani si attardano sui miei seni, con delicatezza, per scendere lungo i fianchi.
    Le mie mani intanto scorrono le sue spalle e il suo petto, indugiano ai lati del collo,  seguono i contorni dei muscoli lungo il torace e poi giù sul ventre piatto, quasi incavato.
    Lui adesso mi stringe a sé esplorando il mio corpo con carezze sapienti, si attarda  cogliendone ogni sussulto.
    Il piacere è così grande che mi pare di svenire.
    Non c’è altra cosa cui pensare se non un abbraccio sempre più intenso.
    Lui ha movimenti lenti, ritmici, sempre più accelerati in questa specie di danza all’unisono. Mi prende il viso fra le mani e mi guarda, ed io lo guardo e  i nostri occhi sono due mari languidi che si incontrano.
    Al culmine del piacere, una parte di me si distacca ed osserva dall’alto la scena: vedo me stessa abbandonata sul divano, il respiro affannoso, il corpo ancora palpitante, mentre l’uomo si alza e si dirige verso la finestra.
    Apre i tendaggi,  e nella stanza si riversa la luce del sole al tramonto, torna verso me, si siede accanto, poi, guardandomi fisso negli occhi mi fa: "Bella scopata,  eh?"
    La scena si dissolve, e mentre il cuore ormai quasi non ha più battito, e il respiro mi si fa sempre più impercettibile, penso: posso lasciarmi andare, non ho nulla da perdere.

     
  • 06 agosto 2007
    La poltrona

    Come comincia: La poltrona era in un angolo in fondo al salone, il serico tessuto rosso del rivestimento spiccava contro la tappezzeria color senape.
    La giovane donna la rimirava compiaciuta, era stato il regalo più gradito per le prossime nozze.
    E si adattava magnificamente allo stile con cui lei e il fidanzato stavano arredando la bella villa appena acquistata.
    Si allontanò di qualche passo per osservarla meglio.
    Ispezionò tutta la casa per annotare cosa mancasse ancora.
    Pulì sul pomello della porta dello studio invisibili impronte lasciate dai facchini.
    Si accertò che le imposte della camera da letto fossero ben serrate.
    Quindi tornò nel soggiorno chiudendosi alle spalle i battenti della splendida vetrata del giardino d’inverno.
    Il crepuscolo tingeva di toni rosati tutto l’ambiente.
    Diede un’occhiata all’orologio, ancora una decina di minuti e suo padre sarebbe passato a prenderla.
    Felice, leggermente affaticata, si appressò alla poltrona.
    L’ammirò ancora una volta prima di sedersi. Si sentì accolta dal morbido tessuto, nel rosso che s’incupiva un poco verso il fondo e nell’incavo dei braccioli.
    Sprofondò dolcemente, quasi abbracciata dalla poltrona, calda e cedevole.
    Stava per alzarsi, al suono del clacson di suo padre, quando venne risucchiata all’indietro.
    Annaspò con  le braccia, tentò di fare leva sulle mani… e scivolò nel buio che si era aperto sotto di lei…
    Due enormi labbra rosse si chiusero soddisfatte e turgide sul suo corpo. Si schiusero e richiusero come a gustare la preda. Poi si tesero ondeggiando in ogni direzione fino a sparire nel liscio tessuto rosso.
    La poltrona aspettava nell’angolo in fondo al salone.

     
  • 10 luglio 2007
    L' appuntamento

    Come comincia: Trascorreva le ore davanti al PC, scrivendo poesie e inviandole ai vari siti che ne consentivano la pubblicazione… Aveva anche fatto stampare un libricino a sue spese, tanto per avere qualcosa di concreto da mostrare, a sua moglie, ai figli, agli amici.

     


    Soprattutto a sua moglie, che, conoscendolo bene, sapeva di non potersi fidare ciecamente della sua fedeltà. D’ altra parte già in passato aveva corso qualche rischio di essere scoperto… perché le donne gli piacevano, tanto, tutte… era il femminino che amava in loro, quelle qualità quasi divine di intuito, quella loro capacità di sublimare la passione, perfino quella travolgente e un po’ eccessiva della sua stessa pulsione carnale.


    Aveva imparato a giocare con loro, a concedere spazi in cui potessero esporre qualche lembo della loro psiche, ma sempre in agguato alla ricerca di una possibile, agognata,  denudazione concreta.


    Pensava di esorcizzare la vecchiaia nell’unico modo che lo faceva ancora sentire  valido, cercando e soddisfacendo il desiderio sessuale.


    Bazzicava anche siti porno, sempre con la massima attenzione a non lasciarne traccia nella memoria del PC che, suo malgrado, talvolta se ne infettava e ne riversava qualcosa  attraverso le mail da lui inviate.


    Talvolta doveva interrompere un intervento in chat, oppure rinunciare a rispondere ad una mail, se la moglie o i figli si avvicinavano troppo alla scrivania.


    Ma il fascino che esercitavano su di lui le menti femminili argute, colte, poetiche, seppure  ne stuzzicassero le innegabili doti d’intelletto,  immancabilmente lo rimandavano, poi, ad un impulso più robusto, che un po’ dannunzianamente in poesia, in maniera più diretta per posta, si faceva presente per esigere un riscontro.


    Eppure alcune sue poesie erano rivelatrici di un fermento, di una malinconia latente, di una struggente rassegnazione alla vita e di una disperata negazione della morte.


    Poi nella sua vita apparve una creatura diafana, senza spessore né luogo che non fosse quello schermo luminoso in cui le sue parole prendevano vita e le davano realtà…


    Le aveva attribuito la bellezza lunare dei ritratti di Watteau, l’intelligenza di una Simone de Beauvoir, le conoscenza scientifiche di una Margherita Hack…ma anche la possanza misteriosa di un felino.


    Sognava di lei, spesso i suoi scritti avevano dei riferimenti che solo lei poteva interpretare. Si stava innamorando di una immagine e, nello stesso tempo, desiderava intensamente che prendesse corpo.


    Era diventata irrinunciabile, una sorta di gioco a nascondino, la caccia a quell’entità fatta di pixel la cui amabilità era stemperata spesso da una sottile ironia.


    Doveva conoscerla, assolutamente, avesse dovuto attraversare l’oceano, recarsi al polo nord, sulla luna…


    Ormai incaponito in questa brama, mise in atto tutte le sue armi di seduzione, le fece ogni sorta di promessa, ne infranse ogni possibile dubbio… Infine riuscì a farsi dare le notizie più precise, riguardo alla sua vita, alla sua quotidianità, al suo luogo di residenza.


    La città era lontana, avrebbe dovuto viaggiare quasi un’intera giornata per raggiungerla… Riuscì ad inventare la scusa più credibile di tutta la sua vita e a farla digerire alla famiglia, Ora aveva due giorni per conoscere, finalmente, quella donna affascinante che lo aveva ammaliato dallo schermo.


    Il treno giunse in orario, non ebbe alcuna difficoltà a trovare un taxi, l’autista si mostrò cortese alle sue spiegazioni,  indirizzo, indicazioni, tutto scorreva liscio.


    La strada era in salita, il numero civico che gli era stato indicato doveva trovarsi quasi sulla sommità della via, l’ appuntamento era proprio davanti alla casa, una villetta stile anni ’70, così gli era stato spiegato.


    Fremeva, già le sue mani sentivano al tatto quella pelle che aveva tante volte immaginato, serica, morbida, e le labbra che avrebbe di lì a poco potuto sfiorare… baciare…


    - Ecco , ci siamo.  -


    La voce del tassista lo riscosse dalle sue elucubrazioni, prese il portafoglio  per pagare e intanto diede una sbirciata alla casa.


    La luce del tardo pomeriggio tagliava già molte ombre sulla facciata, il cancello era semiaperto e lui si incamminò su un vialetto di ghiaia frammista a ciuffi d’erba che conduceva  fino ad un portoncino scuro,  vi spiccava  una piccola targa metallica con il cognome, di lato  un pulsante su cui premette il dito, per un secondo… il battente si aprì e lui restò perplesso sulla soglia.

    - Permesso? - chiese,  restando ad aspettare… e non ricevendo risposta, avanzò di qualche passo.


    Si trovava in una sala piuttosto ampia, nella semioscurità intravide un ‘immensa scrivania su cui campeggiava lo schermo di un computer acceso, alla cui luce potè scorgere anche varie scaffalature alle pareti, zeppe di oggetti metallici che non aveva mai visto prima.


    La porta intanto si era chiusa silenziosamente alle sue spalle e lui, con un certo imbarazzo, pronunciò ad alta voce quel nome che per così lungo tempo aveva solo pensato… un movimento impercettibile, da un tendaggio sul fondo, catturò la sua attenzione, si immobilizzò… mentre una donna bellissima avanzava verso di lui… Si fermò quasi al centro della stanza.  Ne potè distinguere i capelli ramati che in morbide ciocche le incorniciavano il viso ricadendo sulle spalle, il seno che prorompeva sodo e bianco dalla scollatura abbondante di un splendido vestito dai toni azzurri, quasi fluorescenti… il viso era di una bellezza botticelliana, e pure nella scarsa luce i suoi occhi avevano uno sguardo dolce e conturbante nello stesso tempo… le sue braccia bianche e tornite si protesero, invitanti…


    Stupefatto, eccitato, con la passione che gli montava dentro, le andò incontro, aprì le braccia per stringerla a sé… e le sue mani attraversarono i colori di una figura impalpabile, un insieme di puntini luminosi che formavano lo splendido ologramma…


    Si ritrasse intimorito, sorpreso, deluso… in un contrasto di emozioni che non riusciva a razionalizzare…


    Un suono proveniva ora dalla semioscurità del tendaggio, come di pianto sommesso, un singhiozzare soffocato… quasi automaticamente attraversò la stanza e scostò la pesante stoffa scura… dietro, in piedi, le braccia lungo i fianchi in  posa sconsolata, un uomo dal viso rigato di lacrime lo guardava con aria implorante…


    Aveva dei tratti marcati, l’attaccatura dei capelli bruni bassa sulla fronte e le sopracciglia quasi unite,  di corporatura tarchiata, poco più basso di lui,  poteva avere una quarantina d’anni. L’uomo, con la voce arrochita dal pianto farfugliò qualcosa… Lui sentì chiare solo alcune parole: "… Non avevo altro modo… farmi amare … le mail… volevo dire… ma non… coraggio…".


    Lui ricordò qualcuna delle espressioni che più l’avevano colpito, riandò con la mente alle sensazioni provate nell’ attesa di ricevere posta, e poi nel leggerla e rileggerla… la grazia e l’intelligenza che lo avevano così appassionatamente incantato, e allora… lo strinse a sé in un abbraccio.

     
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