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Autore

Daniela Iodice

in archivio dal 19 gen 2012

04 maggio 1991, Napoli - Italia

mi descrivo così:
​Siamo attori di noi stessi e ci perdiamo tra i riflessi di una falsa ambizione costruita sulla notte.

[​Arthur Rimbaud]

02 marzo 2013 alle ore 20:00

Aleya

Era la più bella tra le belle e i suoi occhi parlavano, suonavano melodie supreme.
C'era poesia nel corpo nudo sfiorato da leggiadri capelli affusolati, mossi dal tiepido respiro umano, incantevole quanto maledettamente infernale.
Ed io ero compiaciuto dall'inferno, il solo che avessi conosciuto negl'anni già trascorsi, e vedevo in lei quel paradiso mascherato che mi avrebbe dato solo tormento e desiderio, mi avrebbe reciso l'arteria; il mio sangue si sarebbe fermato e il mio spirito sarebbe morto col corpo senza indugio, senza speranza ne volontà.
Aleya era il peccato di quella terra, accolta e distrutta da chi prima le ha giurato amore e poi, dopo, morte e dolore.
Ma al suo confronto qualsiasi terra, denaro, bene comune o spirituale, non valevano per averla.
Sono stato un uomo malato d'amore, che ha perso tutto per un semplice mortale e se non avessi avuto Aleya, la vita stessa non avrebbe appagato la mia misera esistenza.
I suoi occhi parlavano, suonavano melodie supreme, dove anche l'Iddio avrebbe ammazzato per averla stretta nel suo creato.

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