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Autore

Daniela Iodice

in archivio dal 19 gen 2012

04 maggio 1991, Napoli - Italia

mi descrivo così:
​Siamo attori di noi stessi e ci perdiamo tra i riflessi di una falsa ambizione costruita sulla notte.

[​Arthur Rimbaud]

11 gennaio 2013 alle ore 18:01

Il nonno di Clara

Il racconto

In un tranquillo pomeriggio di vento, Clara disegnava.
Seduta tra i suoi balocchi, poi distesa sul pavimento di legno, colorava canticchiando. Nella sua più totale quiete di dolce bambina, d'improvviso qualcosa successe; il nonno di Clara era in giardino, tra attrezzi e sacchi di terriccio, un urlo si elevò alto nel cielo.
“Clara! Clara! Corri nipote mia!”
Clara si alzò di scatto dal pavimento, si pulì le mani sporche di colore sul piccolo grembiule posto al bacino e corse verso il giardino.
“Nonno! Nonno!” urlò spaventata. Non fu molto di conforto la visione che attendeva lo sguardo della piccola bambina.
Il nonno di Clara aveva due funi nelle mani e tirava un po' a destra e un po' a sinistra, volteggiando su se stesso. In uno scatto felino l'uomo impiantò ben saldo nella terra un piede e con l'altro si spingeva all'indietro, facendo leva su un tronco tagliato.
Per il forte vento, la tenda che il nonno stava montando in giardino iniziò ad ondeggiare così nervosamente che, in uno scatto, iniziò a mirare verso l'alto, come a voler fuggire dal suo cacciatore. Mentre l'uomo tentava di tenere a bada la sua creatura, Clara guardava la scena col viso sconvolto e la sensazione di impotenza infantile, le bloccò di colpo le gambe.
“Clara! Guarda qui! Altro che vascelli di pirati e vele spianate, altro che piovre assassine nei mari più sconosciuti, qui abbiamo a che fare con qualcosa di grosso!” diceva ridendo.
“Nonno! Nonno! Ma è una tenda!” urlava Clara.
“Una tenda un corno! Guarda come tira! È come un enorme pesce che tenta di sfuggire all'arpione! Prendi una fune, anzi, due funi! Legale agl'alberi che ho reciso, fa presto!”
Clara si diede due schiaffi su entrambe le gambe in segno di muoversi, quattro passi poi cadde nel fango. Si rialzò con impavido coraggio e corse verso le due funi più calme, le prese e le legò ai due tronchi.
“Guarda nonno! Non ci sfuggirà! Gli ho legato i piedi, gli ho legato i piedi!” ma una fune ribelle le prese la caviglia, lo sguardo di Clara si posò sul nonno e infossò di botto la testa nel terriccio.
L'impavido nonnetto riuscì a domare le ribelli funi, le legò alla ringhiera di ferro e la quiete piombò d'improvviso.
“Bambina, come stai? Alza la testa e parla!” chiese il nonno accovacciandosi accanto alla bambina.
“Ho mangiato la terra dalla paura! Adesso cosa facciamo?” disse la bimba pulendosi le labbra col grembiule.
“Adesso torna in casa, lavati e vestiti, che andiamo a salvare il mondo!”
Clara, con la gioia sul viso, corse in casa.
Il nonno sorrire, poi morì; nella foga del vento un atrezzo gli si era conficcato nel petto.

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