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Autore

Daniela Iodice

in archivio dal 19 gen 2012

04 maggio 1991, Napoli - Italia

mi descrivo così:
​Siamo attori di noi stessi e ci perdiamo tra i riflessi di una falsa ambizione costruita sulla notte.

[​Arthur Rimbaud]

12 giugno 2012 alle ore 9:22

Notti D'Attesa

Il racconto

In una stanza,bianca e rosa,due letti altrettanto bianchi,una luce fioca al di là di un muro,due persone dormono;una appartiene a me.Il tempo sembra non passare mai,persone dai visi strambi in camice verde scuro,camminano per un corridoio non troppo lungo,non troppo corto.Un libro per compagnia di cui non dico il titolo.La preoccupazione sul volto quando vedo entrare i camici verde scuro,vedere e infilzare aghi nella carne,il sangue portato via come niente,parole spese bene,a mio parere,sembra preoccupazione e sincerità,sembra che vada.Fortuna che il loro covo è al di là del muro,le conversazioni telefoniche sono facilmente udibili;chiamano altri camici,bianchi st'avolta,per altro sangue,forse destinato alla persona che sto sorvegliando angelicamente.Chiamano.Uno chiama l'altro nella quiete della sera,rimbomba la voce,rimbalza sui muri ed io,nel silenzio,scrivere.Ogni tanto si guarda l'ora.Il tempo.Che maledizione.
Tempo,tempo,tempo.Tempo che va e viene sui passi ritmati delle persone.Un tempo destinato ad esistere,chissà perchè,poi.Un poi.Ci sarà mai un poi?Per queste ore interminabili,chissà ancora per quanto,poi.E non si fa altro che pensare,dieci,mille,diecimila cose,tutte insieme!Che orrore pensare,pensare il troppo,pensare a tutto per poi finire nel pensare a niente.E' difficile poter sapere i passi degl'altri,si sta fermi a immaginare,ma non si potrà mai sapere la verità.Sarebbe tutto più facile con un telefono alla mano poter sentire la verità.Ma la verità che conosco è il vuoto dell'assenza e che nella semplicità di un gesto,c'è tutto un discorso difficile da dover affrontare,così difficile,così difficile,da poter affrontare.Le parole che rimbombano in piccoli centimetri di cervello pensante,sono abbastanza queste.Perchè le cose semplici sono,alla fin fine,le più difficili?Forse perchè c'è tutto un mondo a sé tra le cose,come,esempio,nello spazio tra le dita di una mano.Ecco.Prendiamo una mano,destra o sinistra qual si voglia,la si guardi intensamente a palmo aperto.E' facile.Tra un dito e un altro c'è spazio a sufficienza,giusto?Le dita si spostano avanti e indietro,lo spazio si apre e si chiude.Ora elimina il resto e fossilizziamoci sullo spazio;in quello spazio,quello è la distanza tra un dito ed un altro e a seconda del movimento da compiere,esso si dilata o si restringe.E magari potrà essere anche un facile movimento,ma a seconda di questo l'azione cambia ed è un'azione pensata e,a volte,anche difficile da compiere.In quello spazio c'è tutto un mondo,un mondo di parole e silenzi,di azioni e consegenze,di emozioni e dissenzi.Un camice verde scuro irrompe nel mio poetico silenzio ed il cuore rasserenato da una gioia improvvisa,e tu sai qual'è,ritorna nella tristezza;c'è bisogno di sangue.La trasfusione.Erano ancora le dieci.E tutto,magicamente,taceva.
In trentasette minuti il mondo ha ripreso a muoversi nel modo più triste.Il primo atto di una notte molto lunga s'è appena compiuto.

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