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in archivio dal 12 mar 2007

Daniela Marcellusi

18 ottobre 1979, La Spezia
Segni particolari: Mi interesso di tutto quello che riesce ad attirare la mia attenzione.
Mi descrivo così: 30 anni, nata a La Spezia. Appassionata di letteratura, cinema, viaggi.

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  • 12 marzo 2007
    Minuti

    Aspettare.
    Come un cane, sotto casa tua.
    Appesa ad una linea telefonica che oggi ha deciso di tradirmi.

    Ho bisogno delle tue labbra, adesso.
    Adesso che non sei qui.
    Adesso tu non lo sai quanto vorrei le tue mani.
    Rifaccio il numero. Ancora una volta.
    Silenzio. La voce registrata. Minuti che passano, preziosi senza il tuo respiro.
    Tu non lo sai che sono qui ad aspettarti. Non mi chiami. Non vuoi disturbarmi.
    Avevi una voce triste, cupa, ma forte come al solito.

    13.54, un'altra volta il numero.
    Silenzio. La voce registrata. Provo l'altro. Niente.
    Ho paura. Di cosa? Di perdere queste ore con te.
    Non richiami. Mi chiedo cosa fai.
    Forse riposi, forse anche tu mi aspetti con il cuore che trema.
    Non credo. Ti accorgeresti del telefono che non ha linea. Sta passando troppo tempo.
    Mi chiedo se mi ami. Mi rispondo che è impossibile.

    13.58, quattro interminabili minuti. Proviamo ancora. Niente. Cazzo! Non le senti le mie parole?? Non mi senti??
    Sono qui ad aspettarti, non desidero altro che la tua voce.
    Ascoltami, adesso sono io che ho bisogno di te, forse per la prima volta.
    Ti desidero, e mi fa male.
    Aspetterò.
    Fino a quando non sentirò la tua voce, aspetterò.
    Non voglio che arrivi lunedì senza guardare i tuoi occhi.
    Non lo permetterò. 

     
  • 12 marzo 2007
    Tu

    Ora che non ci sei
    ora che sono ad aspettarti
    ora, mi scopro diversa.

    Tu sai farmi far pace con la mia rabbia
    tu puoi sciogliere il veleno che mi scorre nelle vene
    tu sei là, ed io lontana da te.

    Sei stato luce immensa in un pomeriggio di tenebra
    e aria fresca mentre stavo per soffocare
    in un attimo il tuo sorriso... l'energia, il coraggio.

    Vorrei avere le tue certezze.
    Le tue sicurezze, le tue insicurezze
    La tua allegria.
    I tuoi tormenti e la tua pace.
    Vorrei la tua fierezza e la tua umiltà.
    Vorrei la tua gioia e la tua libertà, la tua rabbia, i tuoi desideri.
    La tua onestà e la capacità di mentire.
    Vorrei avere la tua stessa razionalità e la stessa disillusione.
    Vorrei la tua voglia di sognare.

    Adesso, con tutto il tempo che ci è passato davanti agli occhi
    adesso che sei ancora il mio riferimento,
    adesso, mi sento sola.

    Tu sai farmi desiderare la vita
    tu puoi farmi rinascere proprio mentre sto morendo
    tu sei là, ed io lontana da te.

    Sei stato spensieratezza in una notte fredda
    e primavera quando dai miei occhi colava gelo
    un istante dei tuoi occhi.... la passione, la possibilità.

    C'era confusione, fretta. Desiderio.
    Ingestibile.
    La sensazione che non potrà mai essere soddisfatto.
    Brividi, palpabili.
    Quasi terrore.
    Poi oppressione, apnea, il respiro è andato via.
    Un'inondazione di sangue nelle vene.
    Il cuore arrabbiato, e strizzato.
    Mi perdo.
    Ho tutto quello che mi occorre, e so che non l'avrò mai.
    Mi accontento dello sguardo di un passante, metto un'altra firma sulla mia condanna.
    Mi allontano piano nella notte.
    Chiedo perdono, parlo ancora con Dio.
    Provo a capire se mi sta guardando, mi rassegno.
    Adesso mi accetto,mi giustifico.
    Ora corro, veloce fra le colline.

    Oggi che mi sono fermata ad osservarmi
    oggi che vorrei il tuo sapore fra le mie mani,
    oggi, non so chi sto cercando.

    Tu vuoi qualcosa che io non so darti
    tu hai un segreto che non ho saputo svelare
    tu sei là, ed io lontana da te.

    Sei la mia speranza
    e il senso di ogni mio gesto,
    ma tutto questo tu non lo sai.

    Vorrei avere le tue opportunità,
    oppure un'alternativa qualsiasi.  

     
  • 12 marzo 2007
    Soltanto io

    E ancora mi chiedo cosa cerco, cos'è che respira dentro di me, perché ogni volta mi ritrovo qui a soffrire.

    Sì, io soffro, il dolore mi dà vita, spesso ho sentito di aver bisogno del dolore... perché dovevo capire che c'ero, che stavo respirando, che il mio cuore stava pulsando...

    Febbraio 2006 / Febbraio 2007... un anno, forse il più tormentato della mia vita.
    Un anno in cui fuori e dentro di me tutto è stato una sola e unica grande evoluzione...

    Ho cambiato lavoro, casa, macchina...
    Avevo un posto di responsabilità ora sono l'ultima ruota di un carro già troppo lungo... ma ho imparato l'umiltà.

    Vivevo in città, tra i rumori e la velocità ora abito fra le colline ed ogni sera apprezzo il tramonto che mi ricorda che è anche possibile cambiare...

    Viaggiavo con un'utilitaria adesso ho un auto di lusso che mi costa quanto un figlio...ma in fondo era il mio sogno...e mi sono detta: perché no?

    Ho cambiato compagnie, ho vissuto amicizie, amori e passioni impensabili...
    Mi sono conosciuta per quello che realmente sono.
    Ho tolto parte della corazza che da troppi anni mi portavo addosso, mi sono liberata di quella persona che agiva per la soddisfazione degli altri.
    Sono riuscita a guardare negli occhi giudici di mia madre e dirle che non potrò mai essere la figlia che si aspettava, ho potuto guardare il volto smarrito del mio fidanzato e dirgli che dovevamo cambiare perché il nostro rapporto in quel modo non sarebbe durato, sono riuscita a guardarmi allo specchio e pensare che forse mi stavo innamorando di una donna.
    Ho conosciuto persone, così diverse, così lontane da me e sono stata capace di diventarne amica, senza più quell'insicurezza, senza più quel timore di non essere all'altezza dei miei desideri.
    Ho abbracciato culture nuove, ho sfiorato nuove idee, ho valutato questioni, ho offerto possibilità.
    Ho dato, tanto. Ho ricevuto, ancor di più.

    Ho amato, infinitamente, come non si può.
    Come non credevo di essere capace.
    Ho amato andando contro i miei schemi, abbattendo ogni muro. Ho amato anche chi non mi ama, ho amato persino chi mi sfrutta ogni mattina e mi ricompensa con due lire al mese e neanche un sorriso, ho amato il sole e le stelle, ho amato visi che non ho più rivisto e non rivedrò.
    Ho amato qualsiasi istante, vivendolo fino in fondo, ogni fotogramma, ogni profumo, ogni brivido della pelle.
    Tutto è scolpito nella mia mente, ogni dettaglio è un marchio a fuoco.
    Ho amato per me stessa, ho amato per amare...
    Ho sofferto del mio conoscermi.
    Ho sofferto del mio non riuscire inizialmente a capirmi, ma tutto faceva parte del grande gioco.
    Ho assaporato ogni frangente che mi è stato regalato e ho vissuto con gli occhi spalancati per poter vedere ogni cosa.

    Sono cresciuta.
    Sono consapevole di essere più forte, più me stessa, più pronta.
    Ora sono io e non ho paura di niente.

    Non mi aspetto nulla e so che quello che arrivrerà lo accoglierò e lo vivrò con amore.

    Ma soffro...
    Oggi come un anno fà, oggi come due anni fà... o tre...
    Soffro perchè la sofferenza è vita, perché la sento dentro, sento che è parte di me.

    So che il mio tormento non si placherà, che la mia fame e la mia sete non verranno mai saziate, che la mia nostalgica inquietudine mi accompagnerà in ogni mio giorno.

    So che sto ancora cercando e che non smetterò mai di farlo.
    Mi chiedo ancora perchè...e nonostante tutto non so rispondermi.
    Ma so accettarmi.
    Ora sono io, nella mia unicità.
    Adesso so Amare anche questo.

     
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  • 10 gennaio 2008
    Doppio Desiderio

    Come comincia:

    Lui è entrato nella mia vita in una notte d'inverno, l'avevo già visto, da dietro la mia scrivania in qualche giorno di pioggia. Lui arrivava soltanto per firmare l'uscita, alto e snello con gli occhi di ghiaccio, non sorrideva mai. Entrava e usciva. Ogni tanto mi chiedevo se fosse felice, poi pensavo che non avesse importanza.


    Lei è entrata nella mia vita in un giorno di sole, con gli occhi neri e il sorriso rassicurante. Lei entrava soltanto per farmi firmare le ricevute. Entrava e usciva. E sorrideva sempre. Mi dicevo che sicuramente doveva essere un'anima molto felice.


    Non sono innamorata di loro, non li amo. Amo le sensazioni che i loro corpi mi sanno dare.


    Amo il respiro di lui, il brivido che mi invade lo stomaco non appena gli sono accanto, amo le sue labbra e la sua lingua quando è attaccata alla mia. Amo il blu dei suoi occhi quando mi guardano eccitati, quando è sopra di me ed io non posso niente. Amo il peso del suo corpo quando giace sulla mia schiena e mi avvolge in un turbine di magia perfetta e senza trucchi. Amo le mani di lei  quando si fanno strada fra le mie gambe, quando non me l’aspetto e la trovo già pronta a dissetarsi della mia voglia di lei. Amo i suoi seni piccoli e turgidi e i suoi occhi che mi dicono: toccali. Amo me quando sto accanto a loro, amo la mia bellezza e la forza che riesco a scatenare in quelle menti. Non amo l’inganno con cui devo convivere per poter vivere tutto questo.


    Leggo i tuoi racconti, mi perdo, perdo il tempo che passa, perdo gli oggetti che mi stanno accanto. Fumo, e abbasso le tapparelle dello studio, perché oggi il sole è troppo invadente, oggi cerco il buio, come stimolo all’ascolto dei miei pensieri.


    Nessun rumore nelle mie orecchie, sento solo l'aumentare del battito del mio cuore, sono fortunata, oggi posso percepirmi.


    Stremata dalla battaglia notturna, cerco di recuperare le mie energie, stanotte troppo a lungo non ho respirato.


    Mi domando di te, di come sai desiderare una donna che non hai  vissuto... tu non conosci il mio sguardo, non potresti riconoscere il mio passo verso di te, non sai come le mie mani potrebbero farsi strada fra i più misteriosi angoli del tuo corpo, non hai sulle labbra il richiamo delle mie labbra... poi leggo i tuoi racconti, ne sono rapita, e ti capisco, ti capisco meglio...


    Anch'io ho desiderato di te, stanotte, nel calore della piccola morte.


    Fra le braccia di loro, tu eri con me.

     
  • 09 maggio 2007
    L'ultimo giorno

    Come comincia: Arrivarono all'ultima cittadina affacciata sul Mar Baltico quando già era sceso il buio, l'aria già troppo fresca.
    Si fermarono in un piccolo locale del porticciolo, le luci accese quasi impercettibili.
    Li accolse una giovane dagli occhi verdi e la pelle color del miele, una musica di lacrime risuonava tra le mura. Al banco tre pescatori bevevano vodka attendendo il levarsi della notte e l'inizio della quotidiana battaglia.
    La ragazza offrì ai due l'unico tavolo. Al centro di esso una composizione di fiori secchi e una tovaglietta ricamata d'altri tempi. Lunghe ore trascorsero senza che i due scambiassero alcuna parola.
    Gli occhi di lui si voltarono, illuminandosi del primo raggio di sole.
    Uscirono. Dinanzi a loro l'immensa spiaggia deserta. Iniziarono il cmmino fra la sabbia grigia, profili di barche disturbavano l'acqua addormentata, l'ombra di lui si stendeva lunga e irraggiungibile.
    Incontrarono una duna rocciosa e vi ci sedettero. Ancora gli occhi di lui accolsero la luce del sole, lo sguardo fisso in un'espressività logorata dal tormento.
    Le mani di lui sfiorarono l'acqua, accarezzarono le sue forme morbide, il suo respiro si fece ansioso. Soltanto in quell'istante si accorse di non essere solo, di non esserlo mai stato.
    I capelli di lui profumavano del vento salmastro.
    I due si allontanarono.
    Venne il giorno, poi venne la notte.

     
  • 14 marzo 2007
    Magia di una notte

    Come comincia: Scendeva la sera, e l’aria aspra di novembre intorpidiva i corpi.
    Il pullman aveva appena lasciato Roma.
    Quasi tutti addormentati, i capelli spettinati e i cappotti scoloriti appoggiati sulle gambe come coperte.
    Le voci dei pochi adulti si levavano stridule e fastidiose come luci al neon ingiallite.
    Giulia osservava la città allontanarsi e percepiva il battito del suo cuore emozionato.
    Ivan le sedeva accanto, chiaccheravano.
    Frequentavano la stessa scuola ed ogni tanto si erano già incontrati lungo i corridoi, ma quella giornata nella capitale, quella giornata fuori dalle righe aveva offerto loro l’oppurtunità di cercarsi.
    Lei si sentiva sola quella mattina, nel momento della partenza si accorse di essere la più piccola del gruppo, si sentiva indifesa, viveva il timore di non essere all’altezza, di non essere accettata.
    Giulia e Ivan si ritrovarono vicini senza motivo, e senza chiedersi la ragione si confidarono i segreti più intimi, le paure più profonde, le insoddisfazioni quotidiane di due adolescenti atipici.
    Parlarono, per tutte le lunghe ore di viaggio. Il cuore di lei palpitava ad ogni sguardo azzurro che le si poggiava sul viso, le mani di lui tremavano ad ogni goffo sorriso.
    Il pullman correva lento su quell’autostrada deserta, le luci delle case toscane sembravano addobbare un lungo, continuo albero di Natale.
    Giulia e Ivan si accarezzavano l’anima, ridevano, come due angeli invisibili, lontani da qualsiasi altro suono o immagine presente.
    Il pullman si fermò per una sosta nei pressi di Firenze, i due ragazzi si chiesero se le insegnanti si sarebbero accorte della loro assenza, forse l’autista non avrebbe aspettavo, forse i compagni non avrebbero badato a quei due posti vuoti.
    Probabilmente nessuno si sarebbe allarmato, probabilmente quella avrebbe potuto essere la loro occasione.
    Erano diversi Giulia e Ivan, da tutti.
    Comprarono una tavoletta di cioccolato con la carta rossa.
    Uscirono.
    L’autobus era ancora fermo.
    Salirono. Si sentivano uniti senza sfiorarsi.
    Il nuovo giorno era già arrivato.

     
  • 12 marzo 2007
    Sopravvivere

    Come comincia: Sono qui, in un giorno come un altro... mi sento ispirata e voglio scrivere, a ruota libera... quello che sento.

    I giorni... ognuno è una vita in miniatura.
    Si nasce, al momento del risveglio, e si muore... quando si va a dormire.
    In mezzo a questi due naturalissimi gesti sta tutto il nostro mondo...

    Ci guardiamo allo specchio, ed iniziamo in modo meccanico a girare la ruota delle nostre sensazioni... dove si fermerà questa mattina?
    Quale sarà la prima che proveremo?

    Oggi la mia prima sensazione è stata la pesantezza allo stomaco... in questi giorni sto mangiando troppo e quella è stata la mia prima sensazione della giornata... che spreco ragazzi!

    La sensazione... un processo mentale tanto complesso e magico buttato via così...

    In garage, mentre accendevo la mia Audi mi sono sentita in pace per un attimo, pronta ad affrontare il lavoro... purtroppo è durato soltanto un istante... ero in ritardo... ero in ritardo e non ho potuto soffermarmi a vivere intensamente le mie emozioni...
    Tutto era sotterrato dai numeri che segnava il display rosso della mia macchina... quattro numerini che ti condizionano l'esistenza... la possibilità di vivere appieno il tuo essere... in ufficio solo facce imbronciate, il traffico, il freddo, la poca voglia di fare il proprio dovere... quella stramaledetta competizione fra le mie colleghe... e niente... nessuna possibilità di vivere l'emozione.

    Sopravvivenza.
    Nuda e cruda.

    Se riesci a trovare un attimo di tempo, in questa miriade di stimoli inutili, ti puoi chiedere quale sia il senso di vivere in questo modo...

    Dove sto andando?
    Perché faccio queste cose?
    Qual è il motivo che mi spinge ad alzarmi ogni mattina alle sei?
    Che senso ha il tutto se non ho il tempo e il modo di vivere le mie sensazioni?

    L'istinto di sopravvivenza... la più grande fregatura del mondo animale.

    E' lui, subdolo, che ci fa perdere tutto quel tesoro di emozioni di cui potremmo godere in ogni attimo... se solo avessimo più tempo... se solo le lancette dell'orologio girassero più lentamente... se solo la notte per una volta non arrivasse...

    Ho lavorato, oggi.
    Il mio dovere l'ho fatto. Adesso ho finito e posso fermarmi a riflettere... dico di aver fatto il mio dovere... ma verso di chi? la società? la mia famiglia? la mia coscienza?
    E il dovere verso la mia anima l'ho compiuto?
    Ho lasciato respirare liberamente la mia anima?

    Forse lo sto facendo in questo momento... ma è già buio...
    Mi domando come ho vissuto quasi tutta la mia giornata...
    Mi rispondo che non ho vissuto...

    Sono sopravvissuta... ma oggi è talmente difficile sopravvivere che probabilmente è già il massimo che possiamo chiedere a noi stessi...

    Sono riuscita a sopravvivere ai clienti pretenziosi, alla collega ansiosa e a quella invidiosa, all'inquinamento, al tipo che non si è fermato allo stop, a quello che non mi ha lasciato passare sulle strisce, alla paura di sbagliare, alla stanchezza tipica del sabato, al mio pranzo ancora troppo pesante e nutrizionalmente sbilanciato, alle sigarette, ai troppi caffè, alla fila del supermercato...

    Ho vissuto? Me lo chiedo nuovamente...
    No...
    Ho partecipato a questo gioco che tutti i giorni scegliamo di riproporci senza sapere il perché...
    E come possiamo aspettarci di saperlo?

    Non lo sapremo fino a quando non smetteremo di sopravvivere ed inizieremo finalmente a vivere... a far scorrere vero sangue nelle nostre vene...

    Intanto si fanno le 18.00... guardo il cielo e penso a tutti quelli che in questo momento corrono per le città...
    Io sono fortunata... io ora sto vivendo.