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Poesie di Daniela Montella

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  • 29 dicembre 2008
    Inferno

    Qui dove tutto è buio.
    Qui dove la nebbia è nera
    e il vento è un unico grido
    di polvere da sparo.


    Qui dove le montagne
    sono denti insanguinati
    e le ossa fischiano
    nella tempesta.


    Qui dove i vetri nascono rotti
    E i muri nascono marci.
    Dove i rovi stringono i polsi
    E le grida spariscono.


    Qui dove le lacrime si asciugano
    Prima di essere versate
    E dove nessuno
    Ti può vedere.


    Qui dove i sussurri
    Sembrano grida
    E le grida
    Le porta via la pioggia
    E la pioggia
    Si mischia al sangue


    Qui dove il sangue
    Diventa un profumo
    Che evapora presto


    Qui dove non esistono parole
    Non esistono pensieri


    Non esiste ieri


    Qui dove resistono
    Solo i rimpianti


    Qui dove sono arrivata io.
    Qui dove muoio io.
    Muoio perché la vita è sparita
    La vita è bandita
    Da queste terre
    Qui dove nessuno
    Sa davvero di esistere.


    Ricordo ancora come sono
    Arrivata qui.


    -


    Cicatrici appena nate,
    cicatrici-bambine,
    piangevano
    lungo i miei polsi.


    Nacquero da una lametta.
    Nacquero nell’angoscia.
    Le loro lacrime erano fredde.
    Il loro grido
    Muto
    ancora mi devasta.


    Le loro lacrime
    erano fiocchi di neve che
    scendevano fino ai palmi
    e lì
    si scioglievano di dolore.


    Cicatrici-bambine che
    mi tormentavano dentro.
    Cicatrici-bambine che
    mi accompagnano ancora
    nel cammino.


    Lui mi ha chiesto
    quando è successo.
    Non gli ho risposto.
    Le guardavo.
    Guardavo loro.
    Le mie cicatrici.
    Nuove sulle vecchie.


    Le mie cicatrici
    Qui
    Dove tutto è sepolto
    Risplendono ancora


    I miei polsi sono solo
    vene e cicatrici
    biancore
    di pelle che luccica.


    I miei polsi colano lacrime.
    I miei polsi ricordano.


    Lui mi ha chiesto
    cosa ho fatto.


    Non mi piace
    Dirgli della mia morte.


    Lui si è avvicinato ancora.
    Lacrime sui polsi.
    Bambine gementi.


    Ricordo delle persone
    Che mi parlavano
    Che chiedevano
    Chi, perché, cosa
    Chiedevano
    Perché lo facessi
    Volevano salvarmi


    Io che invece volevo
    Salvarmi da loro.
    Io che invece volevo solo morire.


    Per questo la lama
    Partorì cicatrici.
    Per questo
    Mi sono tagliata le vene.
    Patetico e
    Tragico
    Spreco di battiti.


    Le mie ossa
    Le mangiano i vermi.
    Non ho più labbra
    Non ho più cuore
    Non ho più niente
    Solo gli occhi per piangere
    la gola per gridare
    e i polsi per ricordare


    Forse tremo, forse dormo.
    Sono tanto stanca.
    Magari domani finisce il mondo.
    Magari il domani
    non faccio in tempo a vederlo.
    Magari domani
    Sarà ancora tutto uguale.


    Invece di stare qui vorrei
    tornare pura.
    Vorrei pensarmi
    appena nata.
    Vorrei poter
    Tornare indietro


    Indietro nel tempo, prima di tutto
    Prima di lui
    Prima di noi
    Nascere di nuovo


    Culla di placenta,
    occhi come conchiglie.
    Pugni chiusi
    contro il mondo
    e vagiti silenziosi.


    Loro chiamavano il mio nome.
    Io non rispondevo:
    Non volevo guardarli
    non volevo sentire
    le loro voci.
    Mai più.


    -


    Quando mi sono svegliata
    Ho chiesto dove fossi
    Pur essendo sola
    Sapevo di essere ascoltata.


    Lui mi ha chiesto
    Cosa provassi
    In quel momento
    Non lo so


    Ero sola
    In un posto deserto
    E pensavo che tutto
    Sarebbe andato per il meglio
    Pensavo che tutto
    Sarebbe tornato bello


    I tramonti di sangue
    Mi piacciono
    E non ho mai
    Chiesto di tornare a casa
    Non volevo provocare
    Il disprezzo degli altri


    Ma
    Oltre ogni previsione
    Mi sono finalmente sentita
    Al sicuro
    Fra gli alberi genuflessi d’inverno
    E la fredda scure di vento d’estate


    Sto bene ora
    Trovando lui
    E parlando con lui
    E pensando come lui
    Che è bello
    Anche da morto
    Qualcuno
    A cui poter dire ti amo


    La vita era la mia prigione
    E morendo ho trovato la salvezza
    I tagli sui polsi
    Erano la porta
    Per la mia nuova casa


    Le albe e i tramonti qui
    Sono uguali
    Hanno lo stesso colore
    Giallo e malato
    E l’aria è acida e pesante
    Quando il sole nero
    È alto nel cielo
    Io e lui lo guardiamo parlando
    Senza davvero ascoltarci
    Le nostre parole sono solo musica
    Dolce musica in un mondo di
    Mostri stupendi


    Lui era qui prima di me
    Si è sparato
    Un colpo in testa
    Facendosi esplodere il cervello
    Davanti a sua madre


    Ha il cranio aperto e posso
    Guardarci dentro
    Ma ancora non vedo cosa pensa
    Quando gli dico di me


    Anche lui mi ha chiesto perché
    Ma non gli ho mai risposto
    Guardo le navi sulla banchina
    Velieri di piombo che trasportano
    Altri come noi


    Persone che si sono
    Impiccate, affogate,
    Avvelenate
    Affamate, fucilate,
    Bruciate
    Esplose, accoltellate,
    Drogate
    Fulminate, dissanguate –
    Persone che si sono
    Uccise
    Per venire qui


    Le accoglie un cielo infetto
    Le accogliamo noi
    Con gli occhi senza lacrime
    Con i corpi senza respiro


    Sulle nostre guance cave
    È scritta la mappa di questo posto
    Nei nostri sguardi e nei nostri gesti
    Nei nostri racconti e nel nostro passato
    Nei nostri pochi intatti istanti di vita terrena
    Nell’urlo abbandonato dall’ultimo respiro
    Si indica il loro cammino


    Guardano me e lui,
    Ci guardano come mostri,
    Loro ancora attaccati ai loro
    Ricordi di vivi


    Loro il cui corpo
    Non ha cominciato
    A decomporsi


    Loro che volevano solo
    Trovare un posto migliore


    Sembrano schifati
    Dalle nostre sembianze


    Non li sfiora il pensiero
    Che fossimo come loro
    Che amassimo e fossimo amati
    Che pian piano le nostre vite
    Si erano fatte troppo strette
    E i nostri respiri troppo gonfi di bile
    Non li sfiora il pensiero
    Che come loro era il dolore
    La nostra unica emozione
    Non capiscono, non pensano
    Non vogliono ascoltarci


    Non sanno cosa vuol dire


    Speravano forse
    in qualcosa di meglio?


    Io l’inferno
    L’ho sempre immaginato
    Riflesso nel mio specchio.
    Era tutto nei miei occhi
    Era nei respiri che non volevo compiere
    Era nei battiti del cuore
    Che non ascoltavo più
    L’inferno era in me
    Lo cercavo da sempre


    Sono stata la sola
    A non spaventarmi
    Quando lui mi ha
    Spiegato dove fossi.
    Mi sentivo nata davvero
    Dopo un parto dissanguato


    Tutti gli altri sembrano
    Maiali al macello.


    Urlano piangono e si disperano
    E pregano
    Supplicando
    Per una seconda occasione
    Pregano
    Qualcuno
    Che per loro non esiste più.
    Pregano qualcuno
    Che li ha rifiutati
    Da quando erano vivi
    Le loro voci ora
    Sono schiuma di mare
    Le loro voci
    Non sono qui


    Presi dal panico
    Cominciano a
    strapparsi la pelle di dosso
    Convinti che questo
    li porterà indietro.


    Vogliono
    Scappare anche dalla morte
    Vogliono
    Sparire anche da questo posto
    Vogliono
    Consumarsi di lacrime
    Vogliono pensare che esista
    Qualcosa di meglio
    Qualcosa in cui speravano
    Qualcosa che è solo illusione.


    Mi divertono tanto.


    A differenza di loro
    Sono contenta:
    L’inferno è
    Il mio posto perfetto.

  • Zappavamo
    Arditi
    Bei
    Colli,
    Danzavamo,
    Ebbri
    Fantasmi
    Giocosi.
    Ho
    Iridescenti
    Lamine
    Mentre,
    Nell
    Ombra
    Pulsante,
    Qualsiasi
    Ruspante
    Salvifico
    Tremore
    Urla
    Vendetta.

  • Violenza,
    Zittisci
    Avanzando
    Bassa
    Codesto
    Delirio
    Encefalopatico;
    Facevamo
    Gare
    [H]
    Ippocampesche
    Lasciando
    Medaglie
    Nefaste
    Ovunque.
    Poi,
    Quando
    Russavi,
    Smembravo
    Tremule
    Uretre.

  • Usavo
    Violare
    Zanzariche
    Ali,
    Bagnandole
    Con
    Deleterie,
    Erotiche
    Fragranze.
    Giocondi
    Hanno
    Istrici,
    Lamentando
    Monumentali
    Necrosi.
    Ospitavo
    Pericolose
    Querce;
    Resistendo
    Stavolta
    Taccio.

  • Tremendamente
    Univoche
    Vampire,
    Zitte zitte,
    Abbracciavano
    Bambini.
    Credevamo
    Davvero
    Esistesse
    Fortuna.
    Guai
    Hanno
    Incensurati
    Lombrichi
    Ministeriali,
    Nipponici
    Operai
    Prostrati,
    Quasi
    Rosolati,
    Schiavizzati.

  • Semmai
    Tremanti
    Uditori
    Volessero
    Zuccherosi
    Amanti,
    Basta
    Chiedere.
    Dannati
    Ermafroditi!
    Facevo
    Giochi
    [H]
    Irriverentemente
    Lubrici
    Mentre
    Nessuno
    Origliava.
    Potevo
    Quasi
    Respirare.

  • Riposa
    Sospirando,
    Tenera
    Undicenne
    Vergine.
    Zie
    Ambiziose
    Benedicono
    Ciocche
    Dorate
    E
    Fanno
    Grazie.
    [H]
    Illimitata
    Liceziosità
    Marcisce;
    Niente
    Ori
    Pulsanti
    Quarzo.

  • Qualunque
    Risata
    Suona
    Tenebrosa.
    Uterine
    Voglie
    Zampillano
    Armoniose.
    Bastava
    Cantare
    Dio
    E
    Ferirsi.
    Giornalmente
    Ho
    Invaghito
    Lutti
    Matrimoniali
    Nettando
    Orbitali
    Penitenze.

  • Piacere.
    Quasi
    Restio
    Sembra
    Talvolta.
    Urlando
    Vogliose
    Zoccolaggini
    Abbraccio
    Bocche
    Cieche.
    Detesto
    Enormemente
    Fantasticare
    Giochi.
    Ho
    Illimitata
    Libertà
    Ma
    Nessun
    Orgasmo.

  • Ordina
    Pure.
    Quasi
    Rido.
    Siffatto
    Talamo
    Umido
    Vela
    Zero
    Ardore.
    Boria
    Consumata
    Dall
    Egocentrismo
    Finge.
    Già
    Ho
    Il
    Languore
    Manualmente
    Negato.

  • Neve
    Oppiacea
    Placava
    Quasi
    Ringhiosi,
    Sbavanti,
    Tremanti
    Umani.
    Volava
    Zita
    Amabile
    Bestemmiando
    Cavalleresche
    Delizie.
    Ecstasy,
    Farmaci,
    Gemme,
    Hashish:
    Insieme
    Lambivamo
    Miele.

  • Mai
    Nessuno
    Osa
    Possedermi.
    Questo
    Rivela
    Scampata
    Tragedia.
    Una
    Volta
    Zozze
    Arti
    Bisbigliavano
    Crudeli
    Demoniaci
    Epitaffi:
    Ferite
    Golose
    Hanno
    Irretito
    Lucertole.

  • Lei
    Moriva.
    Non
    Osavo
    Paragonarle
    Quaglie
    Rubizze
    Semmai,
    Tramando,
    Udissero
    Versar
    Zampilli.
    Amai
    Baciarle
    Candida
    Dieci
    Emaciate
    Falangi.
    Gridiamolo:
    Habemus
    Isterica.

  • 20 agosto 2008
    Alfabetico Delirio N°[9]

    Iraconda
    Lametta
    Mina
    Nociva
    Orbitando
    Palese,
    Qui
    Risiede
    Sorridendo.
    Talvolta
    Urge
    Viziarla,
    Zampillando
    Amori
    Bio/
    Cromatici,
    Distorcendo
    Ematiche
    Fighe
    Gemelle.
    [H]

  • Hell
    Is
    LAME.
    Ma
    Non
    Obietto
    Pavida
    Qualora
    Rispettosi
    Signori,
    Timorosi
    Uomini,
    Volessero
    Zompare
    Arrapati
    Bramando
    Chiavate:
    Dolenti
    Erezioni
    Forniscono
    Gaiezza.

  • 20 agosto 2008
    Alfabetico Delirio N°[7]

    Gelidi,
    Hanno
    Ironia
    Latente
    Muschiata
    Negli
    Occhi:
    Poiché
    Qualunque
    Roseto
    Sprovvisto
    Torna
    Umettando
    Villane
    Zecche,
    Abbiamo
    Becchettato
    Ciascuna
    Di
    Esse,
    Finendole.

  • 20 agosto 2008
    Alfabetico delirio N°[6]

    Filamenti
    Gagliardi
    Ho
    Irretito
    Languida,
    Masticando
    Nervosa
    Ottici
    Passi;
    Quando
    Rimasi
    Sola,
    Tu
    Urinasti
    Veleno
    Zebrato,
    Agognando
    Biscotti
    Conditi
    Di
    Eroina.

  • 20 agosto 2008
    Alfabetico Delirio N°[5]

    Era
    Forse
    Gioia?
    Hai
    Illuminato
    La
    Mia
    Notte
    Opulenta,
    Proprio
    Quando
    Rigettavo
    Sanguigni
    Timidi
    Umori;
    Valchiria
    Zampa
    Avesti
    Bramato,
    Chiamandomi
    Dannata.

  • Datteri
    Etilici
    Fagocitano
    Gelatinosi
    Hindù;
    Indotte
    Lamette
    Metafisiche
    Non
    Operano
    Pavidi
    Quadrangoli;
    Restano
    Squarciate
    Troppe
    Umide
    Vacche
    Zoppe,
    Appese
    Brancolanti
    Cadenti.

  • 20 agosto 2008
    Alfabetico Delirio N°[3]

    Cercavo,
    Dentro
    Esanimi
    Forme,
    Giallo/
    [H]
    Itterici
    Lombi.
    Menomati
    Necrofili
    Operavano
    Purghe
    Quantistiche.
    Rinomati
    Scienziati
    Titillavano
    Ululando
    Voraci
    Zitelle,
    Allontanando
    Bacilli.

  • 18 aprile 2008
    Alfabetico Delirio N°[2]

    Barriere
    Cadaverico/
    Desolanti
    Erigono
    Forti
    Giaculatorie.
    Humus
    Istrionico
    Langue
    Mistificato
    Negli
    Orali
    Pasti;
    Quéquere,
    Ridenti
    Signorine
    Tumefatte,
    Usurpano
    Violacei
    Zigrinati
    Atomi.

  • 12 aprile 2008
    Alfabetico Delirio N°[1]

    Amore
    Baciato
    Che
    Divino
    Esplode
    Facendo
    Godere
    [H]
    I
    Luminosi
    Magnificenti
    Nichilisti
    Ostrogoti,
    Provocando
    Quasi
    Ruggendo
    Stasi
    Terrificanti
    Urlanti
    Voluttuosi
    Zeri.

  • 29 febbraio 2008
    Autolesione

    Ho tante rigide spine colte sui polsi:
    mi abbraccio forte così decorata,
    animata d’istinti falsi;
    sparsa e ferita, di lamette ornata,
    spingo e nel seno affondo le braccia,
    cercando di Amore la minima traccia.

    M’hai sparso l’anima al vento
    accennando un discorso cruento
    (lasciandomi beata, lasciandomi basita),
    m’hai fottuto il cervello
    col tuo insulso carosello
    (ammazzando le mie idee, la mia passera contrita);
    se per te non ero niente
    - niente e per sempre solo merda nella mia mente -
    perché hai deriso il mio vivere, sprezzante
    e l’hai reso solo polvere ansimante?

    Mi hai lasciata sputtanata.
    Autolesione è la mia soluzione.

    Nell’acido metto il tuo placido volto:
    lo trovo bello, così disciolto.

    Tra righe di sangue a forza dimentico
    il ricordo di te orgasmico;
    ci lavo i miei marci peccati,
    colma di sperma e pensieri lacerati.

    Autolesione, è la mia redenzione.
    Autolesione, la mia unica ossessione.

  • Il mio cervello è intorpidito
    e addormentato;
    il mio corpo, rimasto solo
    cerca conforto
    in una lametta affilata.

  • 25 febbraio 2008
    Cercando la pace

    Se solo potessi
    urlare al mondo
    il mio dolore
    stringendo lame affilate
    fra le dita.

    Mozzandomi le orecchie,
    cavandomi gli occhi,
    tagliandomi la lingua,
    strappandomi il cuore,
    cercherei
    spasmodicamente
    la pace.