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Autore

Daniele Bardelli

in archivio dal 03 feb 2006

05 ottobre 1979, Milano

mi descrivo così:
Sognatore incallito

13 febbraio 2007

La mia generazione

Intro: Un j'accuse forte, contro un'intera generazione. Ma le parole non vogliono restare solo sulla carta, tutti possono riscattarsi con le azioni. Avere rispetto e condividere esperienze civilmente aiuta a rendere migliore il mondo, senza per forza scaricare le colpe su società, media e altri fantasmi massificanti. Chi comincia?

Il racconto

La mia generazione... già... ma io faccio parte di una generazione? E poi qual è il vero significato di questa parola? Forse si intende dire esseri generati nello stesso periodo storico e quindi simili tra loro? Sicuramente sul fatto di essere simili non ci sono dubbi. Se penso alla mia adolescenza ricordo quello spirito di coesione e quel bisogno impellente di sentirsi appartenenti a un gruppo, a un simbolo, a qualcosa. Mi ricordo le mie difficoltà nel trovare un simbolo sotto il quale riconoscermi e sentirmi quindi più forte e protetto. Ricordo benissimo anche quell’esuberanza che ci differenziava così tanto dal mondo degli adulti, così seri e attaccati alle loro vecchie credenze e pregiudizi. Quante battaglie per convincerli che noi avevamo ragione. Come erano vecchi quei professori che tutto criticavano e niente proponevano.
Poi un giorno mi sveglio e alla età di 27 anni mi guardo intorno e cerco con lo sguardo i miei coetanei, amici e complici di tante bravate, fatte sempre con il sorriso sulle labbra... e mi chiedo... dove siete? Ho come la sensazione che ci sia qualcosa che non va... ho come l’impressione che proprio loro, i miei coetanei, che con tanta ruspante passione cercavano di portare avanti le idee e le speranze di creare un mondo nuovo, diverso da quello che i nostri genitori ci avevano lasciato in eredità, in realtà abbiano venduto in fretta i loro ideali, in cambio di un lavoro comodo, di un'auto sicura e sempre pulita, di una guida satellitare, di una “donna” che sia per loro moglie e mamma allo stesso tempo, diventando dei buoni borghesi che hanno pregiudizi ancora più grandi di quelli della generazione precedente; generazione che loro avevano tanto criticato proprio perché era come loro sono diventati adesso. Le aggravanti sono date dal fatto che la “mia generazione” ha avuto i mezzi per potersi difendere: migliori condizioni economiche, possibilità di studiare, Internet.
Certo ci sono anche delle attenuanti: le generazioni precedenti non dovevano subire questo attacco giornaliero proveniente dai mass media che tentano in tutti i modi di minare l’autonomia di pensiero dell’essere umano, riducendolo a un burattino che tutto ingoia senza riuscire ad avere un minimo di reazione.
In tutto questo mi ci metto anche io... per carità... non pretendo di tirarmi fuori... Ma ho come l’impressione che nel mondo che stiamo creando ci sia molta solitudine e paura di dire veramente quello che si sente... ci si nasconde dietro all’apparenza, accettando di far parte di una rigorosissima selezione giornaliera dove gli “eletti” non hanno nessuna intenzione di far qualcosa per quelli che invece vengono “scartati”, accecati da un egoismo che porterà la “mia generazione” alla solitudine più totale.

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