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in archivio dal 19 mag 2012

Daniele Brioschi

07 settembre 1993, Concorezzo (MB)
Mi descrivo così: "La poesia è poesia quando porta in sé un segreto" (Ungaretti). Spero solo che la poesia riesca ad avvicinarmi a questo segreto, che avvicini voi, a questo fantastico segreto che è la realtà, che sono pure io: scrivendo imparo a conoscermi, leggendomi spero mi conosciate.

elementi per pagina
  • 27 gennaio alle ore 21:22
    Il silenzio

    'La mia fede/ che credevo fatta in pietra"

    Il silenzio assordante
    Mura la mia anima assopita
    Il mio fumi-e a Nagasaki aspetta
    Come una ghigliottina
    Che mi attende sotto casa:
    Lo smarrimento del silenzio.
    Perché, mio Dio,
    Tu mi abbandoni?
    In queste urla sparpargliate
    Della gente
    Nell'orrore della vacuità distratta,
    La mia persecuzione quotidiana:
    Tu, infin, chi sei?
    Tante cose di Te mi han parlato.
    Eppure, misterioso flusso
    D'incessante desiderio:
    Tu, chi sei?
    Tu lo vinci questo scandalo,
    Quest'orrore mio che mi corrode l'anima?
    E questa carne mia
    Ch'è tutta un limite,
    Questo muto, spogliato amore mio
    Tremante e fragile
    Spaventato e piccolo
    - Mio dio, quanto sei piccolo! -
    Lo abbraccerai tu, come fece
    Il Figlio tuo con Lazzaro?
    Stasera trascrivo il tuo silenzio
    Che si annida ancora sussurrando
    Tra questa sudicia mia malinconia
    Che quest'oggi proprio ora
    Ha perso ogni che
    D'eroica nobiltà.

     
  • 04 gennaio alle ore 13:02
    L'amore mio, che non si vede

    Nudo come la roccia
    Levigata da millenarie acque
    Incompreso come un forestiero
    Che ha finito tutti i gesti
    Spaventato come un bambino
    Quando al buio scopre 
    Che cos'è la vera Assenza
    Arreso come un perdente
    Quando l'ideal di bene immenso
    Si scontra con un cuore
    Che in realtà da sempre esige
    Fragile come Gesù
    Nel momento di quell'abbandono
    'Eli! Eli! Lemà sabactani!'
    Lo eri Tu davvero, fragile?
    Così è l'amore mio,
    che non si vede:
    E che ha bisogno di essere salvato.

     
  • 03 luglio 2016 alle ore 22:28
    Le cose inutili

    Le cose inutili
    dappertutto s'irraggiano
    come veleni
    come triste ricorrenza
    di un altro giorno che va
    e sebbene il Bello
    sia un osso duro a morire
    alcuni si ostinano ad ucciderlo
    o perlomeno tutti
    ci tengono a lasciar
    la loro scia di diffidenza
    arrampicandosi
    sull'ennesimo marciapiede
    di questa 33esima strada
    mentre tremendo si apre
    il gorgoglio dello sgomento
    di nuovo in me
    mille pensieri
    e duemila inganni:
    come in uno specchio
    io mi guardo allontanarmi
    come un marinaio che saluta
    dalla cima della nave la sua bella
    e sa in cuor suo che lei non tornerà
    mai più,
    mai più.
    Nessun social media
    gli restituirà infatti
    quello sguardo lacero
    quei frutti lì da bere
    di sacra
    malinconia
    e quella Bellezza rifugiata
    ferita abbandonata
    irrisa scanzonata
    come un'usurata donna un po' retrò.
    I belli non ce la fanno,
    muoiono giovani:
    they live and die
    like a falling star of Lightness
    e tanto più abbagliante è la loro lucentezza
    quanto più rapida
    è la loro ascesa in cielo
    a lasciar qui attoniti noi brutti,
    in questo mondo stanco
    ignobile impotente
    che pretende di afferrar tutto
    ma ha dimenticato l'Uomo.
    Non è questo forse
    un altro sporco inganno
    tra queste viscere di terra
    che dell'Amor forse non han più voglia?
    E PERCHÈ NON RIESCO AD AFFERARTI, DIO?

    Così le cose inutili
    mi si avvinghiano ogni giorno
    e tremo al sol pensiero
    di perder questo firmamento
    e di veder un giorno i cocci
    di questo giovane e vibrato slancio
    come se non foss'altro
    che un bel copione recitato
    di una grandiosa messinscena.
    E pellegrino m'incrocerai allor
    all'ennesima ricerca della mia quotidiana
    liberazione:
    e vallo pure a raccontare
    a Garibaldi Byron e Santorre
    con tutti i loro soci
    che fatto l'uomo si dovrà
    pur un giorno fare i conti
    con la sua indomata anima
    che freme e scalpita
    e geme e si riaffaccia
    lontan dal suo Fattore
    sputando in viso ad ogni finta (il)libertà.

    Così nel Regno del Male
    intimorito io mi aggiro:
    e turbato sento venir meno
    le mie forze
    la mia fede
    che credevo fatta in pietra,
    perchè il Male offre a tutti
    le comodità bramate in massa
    pur di lavar via dall'uomo il Desiderio.
    Il Male è subdolo
    è l'Orrore
    il Terrore
    che con scavati occhi
    in teschio incoronati
    si getta all'assalto di ogni uomo:
    non è un leale duellante
    ma un meschino venditore
    di felicità corrotte ed intraviste;
    da buon trafficante di frattaglie
    la vorrebbe espugnar al fin
    quella fortezza della coscienza umana
    stringendolo, il suo assedio demoniaco:
    poi tenta, viscido, putrido
    di sguainare l'arma del massacro
    collettivo.
    L'odio, l'odio, l'odio!
    Il sospetto permanente
    della cospirazione di chissà quali ombre!
    La menzogna
    l'ilarità efferata
    verso qualsiasi umanità ferita!
    Il dubbio
    e non domanda
    che attanaglia il cuore
    cospargere di nero la tela tutta intera
    per non rimanere disilluso
    un'altra volta.
    Chiudersi in mura di cemento armato
    E respingere chiunque
    Respingere respingere
    Respinto!
    L'aria che mi manca.
    Questo è l'incubo
    che mi avvolge nella rete
    ed Armageddon è solo una favola
    per stupidi crociati
    e vecchi ubriaconi
    perchè il Male
    amico mio
    è più furbo di tutti quei profeti:
    e di certo non si schiererebbe mai in campo aperto
    perchè sa che perderebbe.

    È questa la condanna atroce:
    siamo tutti nati con una maschera addosso.
    Una maschera indelebile
    soprapelle
    e per quanto ci si sforzi
    rieccola che emerge
    bastione inespugnabile
    come se nella vita ancor ci fosse
    il tempo per giocare a nascondino.
    Allor tutto è retorica
    tutto è male
    tutto è sporco vergognoso parlare,
    parlare, parlare in questo mondo?
    Mai più una nota di Liszt
    ci farà dunque commuover
    nel profondo
    fino a cambiarci
    - miseri! -
    fino a sconvolgere le nostre annoiate vite?
    Così si aggira l'uomo
    per le vie affollate dalla gente
    inciampando ad ogni gradino
    come annaspando
    di tanto in tanto
    nella fila dei robot domenicali
    infilati in questi mercatini
    che vendon solo i cocci fatti in quarzo
    del mio cuor che giammai non trova pace?
    Uomini sepolti da mille anni
    e tuttavia ancora in vita!
    Dove son spariti il pensiero
    la vita
    la domanda
    che quel Lord Prufrock
    non osò mai pronunciare?
    E gli attimi di Tempo respirati
    un giorno a questo stesso sole
    sono destinati ad essere dimenticati?
    Le stagioni cancelleranno ogni traccia
    di questa nostra vita
    che stancamente trasciniamo appresso
    senza guizzi nè slanci di pura libertà.
    Le nostre anime, già vecchie 
    su corpi ancora giovani
    ridotte a consolarsi della vita
    ma mi rifiuto di doverla subire,
    questa vita!
    E persino gli uomini che ci hanno preceduto:
    ahi!
    Il destino amico è assai crudele:
    a loro metteranno un gran bavaglio
    perchè mai si è visto
    che Wall Street mettesse sulla Borsa
    dei pacchetti azionari di qualche vecchia tomba:
    anche loro dunque
    - Dio! -
    hai destinato a non trovar ascolto
    e nell'oblio delle troppo usate umanità
    a scomparire di fronte al grigio
    numero
    colore prediletto di un mondo sempre più politico?
    Mai più una poesia
    potrò condividere con un altro uomo
    perchè non capirà
    o vedrà in me uno strano amante
    di versi un po' aleatori
    già perduti
    che non recano profitto?
    Dunque verrà accettata
    questa anonimità che fa spavento?
    Ed io mi strapperei via
    con impeto furioso
    questa maschera
    che mi stringe come un laccio
    qui, nel luogo del bon-ton
    qui, dove mando al diavolo ogni giorno
    questa dannata distrazione
    ma non riesco proprio a scrollarmela di dosso:
    il grande “Luogo Comune”
    che sembra divorarci.

    E tu, donna:
    che ci fai tu in questa mia vita?
    Perchè non sei scappata
    finchè tu eri in tempo
    da quest'anima ferita
    in lotta
    da questo uomo normale
    fallibile imperfetto?
    Da questa normalità
    che mi riscopro dentro
    e che questa sporca poesia
    non muta
    perchè questi versi miei sudici
    passeranno, un giorno.
    Perchè questi versi miei
    amica mia
    non servono a nulla
    se non a specchiarmi al fondo
    della mia infelicità.
    Perchè questi miei versi
    non sono altro che petali di anima
    che io disperdo al vento
    come una rosa qualsiasi
    come una tra le tante.
    Ma in fondo esser diverso
    nemmeno quello
    darebbe scampo a questo cuor
    che io vaneggio
    di chiamare “grande”.
    Forse sono solo
    un gran sentimentale.
    Un romantico che veleggia
    su una barca instabile
    al cui timone risiede
    il Nulla eterno.
    Dunque amica mia
    che cosa ti ha portato a me,
    e perchè?
    Tu forse cerchi un uomo rispettabile
    un galantuomo
    uno che è capace di condurre il gioco:
    ma io non ne sono capace.
    Tu forse cerchi un gioioso
    un brillante
    che ti sostenga e ti capisca:
    ma io non ne sono capace.
    Tu forse cerchi una guida
    un uomo a cui appoggiarsi
    come ad un bastone:
    ma io non ne sono capace.
    O forse un uomo 
    che abbia sempre pronta la sorpresa
    e che ti rincuori nei momenti bui:
    ma io non ne sono capace.

    Una cosa sola hai trovato in me:
    ed è questo cuore mendicante.
    Ti prego, tu dimmi
    che di me t'importa questo.
    Questo solo ho da offrirti,
    e non è nulla:
    questo cuore straziato
    da ricolmare ogn'or
    della Presenza viva
    di chi sappia riscattar quest'uomo
    da quelle cose inutili
    che tanto fan spavento.

     
  • 12 febbraio 2016 alle ore 18:26
    L'utopia è il mio rifugio

    L'utopia è il mio rifugio:
    l'unica ancora di salvezza
    perchè ovunque giro
    vedo scappar via l'attimo
    ed i secondi uno dopo l'altro
    si mettono ordinati
    nelle loro file di relatività:
    come una pericolosa peste
    d'indifferenza
    che colpisce questo mondo
    ormai millantatore
    di tanto sbugiardata carità.
    E questo mio scappar
    questo fuggir – è presto detto –
    ha in sé un'impronta amara di tristezza
    che scava nel profondo
    della mia umana speme
    e questa nostalgia
    eterno scalpo
    della mia radicata solitudine
    lei non mi lascerà mai
    compagna, sorella
    a ricordar che questo secolo
    è fatto per opprimere ogni slancio.
    Ed io potrei persino
    solcare i quattro oceani
    sfidar gli dei del vento
    e conquistare mille cime
    ad ammirare quel finito inanimato
    aprirsi agli occhi come incanto:
    ma io non trovo la mia casa
    - questa è la sentenza di condanna -
    io non trovo la mia casa
    dove tornar
    sereno
    io non trovo la mia casa
    che accolga
    queste membra stanche
    affannate di desiderio
    immenso.
    Forse la mia casa
    - caro amico -
    si trova tra le stelle:
    ma ne sono quasi certo
    che persino là
    io guarderei ancor più lontano
    ad altre galassie
    milioni di anni luce
    ancor più in là.
    Così un giorno
    anche la mia rosa appassirà:
    in un tempo come un altro;
    e nessuno avrà strappato
    questo enorme cuore
    dal suo lurido egoismo,
    no, nessuno:
    per il proprio orgoglio
    per il bon-ton, il self-control
    io e gli altri ci ritroveremo
    coi capelli un poco bianchi
    ad aver rinunciato alla nostra compagnia.
    Eccola, allora: la mia stanza delle lacrime
    richiudersi di nuovo nel suo bunker
    ferro e acciaio
    a tessere la tela della gabbia
    la propria auto-difesa personale
    e tornare all'ordinario
    al futile al meschino
    a sognare mondi immaginari
    perfetti mai vissuti.
    Devi arrenderti:
    la pasta dell'umano infatti
    non è di questo mondo.
    E allora
    Amor mio frale!
    Disperata ricercata Armonia!
    Dimmi:
    Perchè a tanto sospirar
    porti il tuo fiore?
    Perchè lo spazio interminato
    in coro grida questa sera
    come ad esibire
    - nudo scherno -
    in un sol colpo tutta la mancanza
    di questo cuore orfano
    estraneo sulla terra?
    Non ci rimane che l'attesa.
    Dolce, magari ingenuo
    assennante attendere:
    come un amante
    ferito dalla vita
    io supplicherò il ritorno
    con cuore di bambino
    del Pianista immenso
    di questo universo.
    Forse vivrò la vita da eremita,
    “totalmente incapace d'amare”:
    forse così mi appelleranno
    o forse sarò uno fra tanti
    nell'orrore della massa
    incolore ed assopita:
    ma solo Tu mi tirerai fuori,
    solo Tu.
    Forse quel giorno io
    uscirò dall'utopia:
    da questi mondi creati immaginari
    - così soddisfacenti e tristi -
    della mia amata poesia
    io sarò strappato via
    grazie ad un abbraccio disarmante
    di cui oggi ho bisogno disperato
    come di un miraggio
    che sappia almeno un po'
    di Compimento.

     
  • 25 gennaio 2016 alle ore 23:54
    The Brave

    E un impulso di scrivere
    mi prende
    come se disperato ricercassi
    un pezzo di Compimento
    tra vette sognate e mai raggiunte
    aspirando a una Libertà
    vera, perchè libera:
    una libertà inclusiva
    condivisa
    e non l'egoistica libertà
    schiava di tutti quei falliti
    discorsi sui diritti.
    E vorrei solo respirare
    con polmoni pieni e vivi
    l'aria tersa del mattino
    correre ad abbracciare
    quel sole rosso all'orizzonte
    cavalcare per millenni
    tra le verdi distese
    di questa civiltà
    e scopro un'anima guerriera
    dimenarsi in me
    come se si ribellasse
    al rimaner sopita, edulcorata:
    per questo m'importa di vivere
    per questa Luna
    per questo fratello Vento
    per incontrare un compagno
    al fianco del sentiero
    e poter con lui ammirare
    questa Bellezza immensa
    dell'Universo ch'è per noi donato
    e che ci lascia qui come bambini
    stupiti da un gran giardino in fiore.
    E vorrei spogliarmi
    di tutte queste convenzioni
    di tutti gli ostacoli reali
    che frenan la mia corsa all'Ideale
    e vorrei ripudiar tutto
    prendere e partire
    per un grande lungo viaggio:
    abbandonarmi, per una volta
    e credere che anche dietro questo
    non si nasconda l'ennesima tristezza
    un'altra insidia
    che mi allontani ancor da Te,
    Aurora Boreale del mio cuore.
    E tutto il coraggio
    rimastomi ancor in corpo
    mi spinge a domandare
    a questa Natura ch'è Madre
    e Figlia e Segno:
    perchè questo Anelito
    immenso?
    Perchè questa mia Libertà
    come cerino
    mi si spegne in mano?
    E perchè questa vita a volte
    sembra un gioco assurdo
    impostato dalla mente?
    Perchè semplicemente Tu
    non mostri a noi il Segreto
    e correggi con amor materno
    di prospettiva il nostro error remoto
    invitandoci al Tuo fianco
    per commuoverci di nuovo insieme
    di quanto azzurro sta nel Cielo
    di quanta luce adorna quelle Stelle
    di quanto Amore si nasconde ancora
    - indicibile miracolo -
    tra queste lande solitarie
    abitate dagli uomini 
    ormai traditi
    dall'indifferenza a quest'Eterno
    che a me tanto m'affligge?
    Rispondi, ti prego
    rispondimi
    stavolta rispondi
    a questa lettera scagliata
    di nuovo fin lassù:
    basta un sussurro!
    Questa sera infatti
    non posso farne a meno
    mentre muoio
    della mia solita compagna
    Nostalgia
    mai distratta, quotidiana amica
    seduta al fianco del mio letto.

     
  • 16 dicembre 2015 alle ore 21:40
    Elogio dell'innocenza

    Noi risponderemo
    alla morte con la vita
    all'odio con la carità
    che è legge dell'essere
    e dell'umano
    alla violenza replicheremo
    con il viso innocente di un bambino
    di fronte all'ingiustizia degli uomini
    noi pregheremo il Re della Giustizia
    alla menzogna e all'ideologia
    noi testimonieremo un Dio
    che si fa amico nella carne
    alla brutalità e all'orrore disumano
    noi risponderemo 
    con la fedeltà all'Amore
    che un giorno ci ha abbracciato
    perchè ci troveranno infine:
    di nuovo, nelle catacombe
    infreddoliti, impauriti
    ma una voce flebile
    sentirai in sussurri
    "Se dovessi camminare 
    in una valle oscura, 
    non temerei alcun male, 
    perchè Tu sei con me.
    Il tuo bastone
    e il tuo vincastro
    mi danno sicurezza."
    Perchè, come il Cristo
    anche oggi sentiremo
    i nostri
    "Elì, elì, lemà sabactani":
    l'inganno più grande infatti
    che si possa fare a un Figlio
    sta nell'allontanar da lui
    lo sguardo dell'amato Padre.
    Ma nell'ultimo sospiro
    Egli ritrovò
    il dignitoso sguardo della Madre
    ripensando, con Amore vivido:
    "Ecco, io faccio nuove tutte le cose"
    e, amando anche la morte,
    ella si consegnò, inerme
    finalmente vinta,
    nelle sue mani.
    Così anche noi offriremo al Bene
    la misura ultima della nostra devozione
    perchè esso non perisca
    e l'uomo infine non dimentichi
    quel grido di nostalgia divina
    che abita nel fondo di ogni anima
    perchè l'uomo non trascuri
    la gran virtù dei semplici
    dacchè essi non possono scordare
    quell'onda di Stupore
    per cui non trovano parole
    perchè essa si erige maestosa sulla morte
    lava e cura le ferite di ogni sofferenza
    e rende Nobile la vita
    il miracolo di questa vita
    sfiorata, accarezzata
    anche in mezzo alle rovine
    perchè come disse 
    un vecchio Santo:
    "Dio è venuto fin qui
    e si è fermato ad un passo dal nulla
    vicinissimo ai nostri occhi".

    (a padre Ibrahim Al-Sabbagh)

     
  • 18 novembre 2015 alle ore 16:57
    L'Amore è vita di chi muore

    Dove la radice del vero Amore
    dov'è Amore
    qui in questo mondo
    ormai troppo avanzato
    per amare?
    Dove?
    Quando tutto grida
    “A nessuno importa
    coltivalo da parte
    - sii un bravo liberale -
    da solo
    o con chi vuoi:
    comunque non sarai mai
    alle loro altezze”
    Dimmi Agostino dimmi
    svela anche stasera
    ora
    quella radice da cui sgorga
    il nettare eternale
    e chiedi al Signore Dio Tuo
    come faccio io
    povero mortale
    ad amare questa parola
    eterna
    che mi prese un giorno
    e mi avvolse nel suo abbraccio;
    come faccio io
    a rimanere in Lui
    e Lui in me?

    E come rondine arrivasti
    come una profezia
    che non deve aspettare
    per forza primavera
    col cuore riempito
    di un'inquietudine profonda
    una ferita
    che da un altro mondo viene
    il mio amore ferito per Te
    Ramingo senza nome
    un deja vu mi assale
    perchè Tu doni di nuovo
    il grande primo Incontro
    a chi soccombe
    sotto il peso della propria
    maledetta illuminata
    scienza razionale
    a cingersi dell'inganno primordiale
    l'uomo sparisce di fronte a tanto male
    l'uomo annaspa e rinnega
    persino il proprio desiderio
    perchè una maledizione antica
    lo instillò nei loro cuori
    ma io conosco soltanto questa via
    dacchè non voglio perderti
    tentato tante volte
    dall'imboccarne altre
    ho conosciuto l'estetismo
    e l'io romantico
    forte e capace di costruire il suo destino
    come un novello Don Giovanni
    dello spiritualismo
    avrei optato per l'irreprensibilità
    di un'etica svuotata
    se non provassi un fastidio insofferente
    verso ogni narcotizzante
    dell'Umano;
    così un libricino di un filosofo danese
    mi suggeriva un'Assoluta infelicità
    perchè come un vertiginoso vuoto
    sotto i piedi si stendeva:
    “Che me ne faccio di una persona
    così ben difesa
    contro gli imprevisti?”
    Risuonavano nell'etere
    le parole di un grande vecchio saggio...

    Ma quando mi abbandono
    tra le amate braccia della Tua poesia
    rinasco
    e come un sollievo tenue
    cresce
    a sfondare i muri del silenzio
    ed un eco debole
    vibra
    dalle profondità dei pozzi
    perchè quel piccolo splendore
    al di là di questa immensa ombra
    che scolora questo inferno
    di quaggiù
    solo quello
    sa penetrare l'anima
    per lui vale la pena
    di lasciare tutto e andare
    perchè sa sconvolgere in un battito
    ciò che in mille anni
    questa greve coltre grigia
    bramerebbe solo di poter scalfire
    una reazione che nulla
    ha a che vedere con la chimica
    una scia cosmica
    laddove noi solo avevam
    da offrire
    del letame ai fiori
    e qualche poesia.

    Perchè non cessi
    questo Amore Nobile
    in questa bella terra
    perchè io viva fedele e lieto
    tra le vanesie e le lusinghe
    di un vuoto tempo
    altrimenti speso a raccattar
    le misere tranquillità di un benestante
    già assuefatto ad ogni bene
    e ad ogni male
    io mi affido a te, dunque,
    Santo d'Ippona
    perchè tu conosci
    queste strette vie mortali
    fammi da guida
    in questa via di fedeltà
    perchè quel bagliore
    che mi riempie
    non lo so dove mi porta
    ma son colmo
    di quella certezza pura
    che solo un cosciente desiderio
    sa raggiungere:
    questo sarà uno straordinario viaggio
    al di là dal mare
    sgorga infatti la sorgente viva
    di un Amore limpido
    che non tradisce mai
    lì abita
    il tuo Grande Amico
    e io lo so che dietro a quella pipa
    Lui sorride già.

     
  • 04 agosto 2015 alle ore 17:44
    "Io abito nello stupore di ogni cosa"

    Say something
    I'm giving up on You
    È vero
    io sono qui, ad aspettarti
    dall'altra parte
    della Grande Onda
    all'orizzonte
    non c'è traccia del Leone
    sulla mia spiaggia
    io mi ritrovo solo
    forse sarebbe troppo semplice
    l'ennesima scorciatoia:
    waiting for Godot
    è qualcosa che abbiamo già provato
    tante volte in questa vita
    l'Unità
    alla Vita
    i mille cocci
    vissuti come oltraggio
    è qualcosa 
    cui ci siamo
    già fatti l'abitudine
    ma rifiuto di gettar la spada
    nonostante lo Scienziato
    sia qui
    di nuovo a urlarmi
    "Tu devi
    misurare la tua vita
    con cucchiaini da caffè"
    E mi sembra che svaniscano
    in un buco nero di memorie
    i brandelli restanti
    delle anime speranti
    cambiate da uno sguardo
    e io cerco ovunque
    un buon rifugio
    che mi possa riparare
    da questo nuovo
    diluvio universale.

    E d'improvviso
    un Mondo
    però altro
    da me troppo lontano
    dove un Leone mi sussurra:
    "Nel vostro mondo
    io posseggo un altro nome
    tu dovrai imparare 
    a conoscermi con quello"
    Una dolce familiarità
    la cui origine
    - son certo -
    non ha natali
    su di questo pianeta
    ma in qualche modo sento
    lei dischiude
    una forza segreta ed incrollabile
    mentre si insinua
    come piccolo germoglio
    spuntando in un terreno vergine
    e io mi inginocchio
    al cospetto di tal seme
    perchè questa Terra
    è comunque il posto mio
    perchè ogni uomo
    qui intreccia la mia storia
    anche se tutto
    sembra volere confinarci
    come un gioco di ruolo
    il cui tavolo è il mondo
    in cui tu sei pedina giusta
    solo se hai letto
    un paio di volte almeno
    il copione di una vita
    che non vorresti mai
    aver voluto scrivere
    come a Versailles:
    dove ogni tanto passa un Re
    a ricompensarti
    con una pacca sulla spalla
    per farti ancora credere
    che il potere sia una cosa saggia
    che la libertà di un uomo
    è cosa sacra
    ma se solo suona a tempo
    con la chitarra della a-coscienza
    qui nella Reggia
    ogni messinscena è misera
    umanità che abdica
    adulazione
    arrivismo
    il crollo di ogni domanda:
    la tenebra sopra l'abisso
    ormai si estende in tutto il mondo
    e li sento già i bombardamenti
    di questa nostra personale 
    terza guerra mondiale:
    nè caccia nè trincee
    qui lo scalpo ambito
    risiede in ogni anima
    e c'è chi batte in ritirata
    attendendo un treno magico
    di corsa al binario 8 e 3/4
    un salto in un mondo immaginario
    e poi chissà
    c'è chi si arruola volontario
    sicuro di salvar l'umanità
    ma l'uomo purtroppo
    non ha il potere
    di salvar nessuno
    c'è chi scende infine
    ancora nelle catacombe
    a custodire insieme
    la propria infreddolita Verità:
    non credete a chi li accusa
    di nuovo
    come tanto tempo fa:
    "Siete visionari
    vetusti cultori
    di non-presenze magiche"
    Non credete a chi vorrebbe
    scatenar contro di loro
    il frate inquisitore del deismo:
    questa grandine di stelle
    infatti
    appartiene a questo mondo:
    non esiste più straordinario segno
    perchè quel Leone eccolo
    risiede sulla Terra
    con le sue facce multiformi:
    non assomiglia neanche un po'
    a una fantastica utopia
    non è una favola
    scritta da ubriaco
    ma vive
    qui, carne vivida
    e mantiene ancora la promessa
    che fece un giorno
    a quella bambina timida
    dalla bocca spalancata di stupore
    e quel terreno nome
    io lo sto imparando bene
    senza dover star troppo tempo
    tra libri impolverati
    a studiare in biblioteca
    la teoria del perfetto vivere
    perchè da questa vita
    io ho imparato
    che chi grida dal profondo
    squarcia luce negli abissi
    e ritrova
    tra i saliscendi sempiterni
    un non so che di nuovo
    e già vissuto.

    Eccoti, dunque
    tornar di nuovo a casa
    - Anima mia:
    tra le valli in fiore
    di queste montagne
    che tanto san di vita
    qui dove tutto è danza
    dalla mia baita io
    rivedo all'orizzonte
    quella amata Grande Onda
    agognata strada
    del più gran viaggio della vita.
    E non c'è bisogno
    del genio di Van Gogh
    dell'astrattismo di Kandinsky
    della gran visione di Cezanne
    dello squadrato gusto di Picasso
    perchè tutto questo è vero
    credetemi: è accaduto
    in nessun quadro
    giace immobile 
    sperando in miglior vita
    in nessun altro luogo dell'universo
    tutto è accaduto
    quando nessuno più sperava:
    diversamente da tutti i progetti pluriennali
    dei nostri economisti
    "Quand'è crisi
    è crisi
    e non si può
    salvar nessuno"
    Diversamente da tutte quelle storie
    raccontate sul mio conto
    da improvvisati scienziati della Cia
    è accaduto
    in una tiepida notte
    di questa estate gravida:
    come una Poesia
    che d'improvviso prende vita
    come una Sorpresa
    che mai misurar saprà
    l'illuminato raziocinio
    di questo nuovo mondo coraggioso
    come una voce
    unita in coro
    in questo cielo a specchio
    costellato di lampare
    come un'umana 
    ritrovata strada
    che si inerpica 
    lassù tra le speranze
    dell'Amore
    come una dolce parola
    poi cresciuta 
    e divenuta Grido
    un grido ancor più forte
    e più forte
    ancor di più:
    fino a mutare 
    in nostalgico lieto pianto
    "Lo vedi: son tornato
    anzi ci son sempre stato".

    Avrei dovuto ascoltarla
    quanto prima
    quella piccola bambina tanto saggia
    perchè la saggezza
    la misura la limpidezza dell'Amare
    e non l'erudizione
    "Forse è che non ti manca
    ancora abbastanza"
    è proprio vero:
    dovevo ritornare
    mendicante del tuo Amore
    Amore che solo
    fa esultare il cuore mio;
    dovremmo tutti
    prestare ascolto
    a quella piccola bambina vera
    accusata
    mai rilasciata
    cui nessun giudice umano
    ha osato mai 
    dar causa vinta:
    perchè è vero infatti
    credetemi
    quell'antico detto
    "Io abito
    nello stupore di ogni cosa"
    Mentre un vecchio vinile suona
    di nuovo in questa stanza
    "E tu vuoi viaggiargli insieme
    vuoi viaggiargli insieme ciecamente..."
    È vero infatti
    questa notte ancora
    come all'origine del mondo
    Tutto è riaccaduto.

     
  • 04 giugno 2015 alle ore 16:26
    Nullo al mondo esisterai

    In poche parole
    io sono un condannato
    mi aggiro come prigioniero
    tra queste anime malate 
    perchè in potenza io sono
    io sono solo un'espressione
    laddove giro
    c'è una bozza di scultura
    ma solo Michelangelo
    può permetterseli
    questi stuzzicanti non-finiti;
    e riapro le catene
    della mia misera
    condizione umana
    e vago sulle soglie
    affacciato io anelo
    la mia amata Verità

    Ma c'è una grande sproporzione
    in perfetta proporzione
    con ciò che ci separa
    Me e Te
    Te e Me
    confinati ciascuno
    in un'altra vita
    quasi incomunicabili

    Per quelli che mi cercano
    io sono sulla strada
    troverete un Menestrello
    di un immenso non-finito:
    sperando un giorno anch'io
    di ritrovare un Uomo

    Nullo al mondo esisterai
    Tu, dunque
    Amor mio Vero?

     

     
  • 18 aprile 2015 alle ore 19:15
    Solitudine d'artista

    E dire
    che non son mai stato
    un rivoluzionario
    eppure anche stasera
    il boia ha già eseguito
    per bene tutta la condanna
    l'ermetismo è l'unico
    alfabeto che conosco
    forse io son capace solo
    di comunicare in versi
    forse io parlo
    soltanto con me stesso
    quella parola timida
    che un bel giorno fiero
    io lanciai all'attacco
    Figlia mia, eccoti:
    io ti vedo ritornare
    tra le braccia mie piangendo
    come per paura
    per un coraggio ancor mancante
    piccola mia, lo so
    quel dileggio
    e quello sconcerto
    quelle accuse di stranezza
    no, non ti abbatteranno,
    puoi starne certa;
    ma io leggo nei tuoi occhi
    anche un terribile sospetto
    una gran disillusione
    come se il mondo tutt'a un tratto
    si fosse colorato
    di un bianco grande vuoto
    e fosse ritornato al mondo primitivo
    desolato:
    il principato del selvaggio;
    io conosco quel sospetto:
    come di chi si porta avanti
    avanti e ancora avanti 
    nel cammino
    di chi conosce il suo destino
    l'andare sempre più verso se stesso
    e non trovar nessuno
    nessuna traccia
    nessun grembo materno
    che ti possa accogliere
    un'anima cara
    che ti accudisca e ami;
    come di chi si trova muto
    l'unico al mondo
    a parlare
    con uno sconosciuto
    linguaggio universale
    perchè la morte
    non strappa dalla vita le parole
    ma tappa le orecchie
    di chi non vuol sentirle.

    Il tuo è però sospetto
    di chi torna
    dopo un grande e lungo viaggio
    senza aver solcato veramente
    neanche per un solo attimo
    le porte della propria anima
    sospetto
    di chi getta
    una veloce occhiata
    là, fuori
    e poi si gode
    la meritata quieta vita
    tra le vette della sua fortezza
    quella fortezza ben munita
    che in tanti anni
    mattone su mattone
    ha cinto la mia anima.

    Figlia mia,
    io ti accolgo:
    sarò con te per il momento
    ancora per un po'
    ma presto viene il giorno
    in cui non seguirò i tuoi passi
    lassù fino alla Contea
    viene il giorno
    in cui lo prenderai
    quel sentiero che ti ho indicato
    e che si affaccia qui,
    davanti a questa nostra amata casa:
    io pregherò per te
    accompagnandoti all'imbocco
    ma sarai tu
    a dover trovar
    la Strada:
    allora tu dovrai
    aprir le braccia di fiducia
    perchè l'amore conosce
    tante vie
    e forse non sarai più
    Sola.

     
  • 09 marzo 2015 alle ore 15:23
    Questo Miracolo d'essere nato

    La malinconia all'assalto
    quando semplicemente tu
    vorresti unirti
    indissolubile
    al Bello
    al Profondo
    al Nobile
    che profuma questa vita
    ma non puoi:
    rimani fuori,
    spettatore attonito
    ammirato
    stupefatto
    ma come un incompiuto.
    Questo il destino
    di questo lato dello specchio
    di questi amanti
    del centuplo quaggiù
    ed una tristezza
    Altissima mi coglie
    in questo spicchio di terra
    invaso di grigiore
    di fronte a quel bivio
    insormontabile
    tra l'accomodante fascino
    della divina Teti
    e la coraggiosa Gloria
    che non vano andò cercando
    giù sulla terra il Pelide 
    Achille
    come intuendo
    che il tempo della vita
    non è affare per ignavi.

    In questo specchio
    già dal sapore antico
    io ritrovo
    di nuovo la mia vita
    raccontarla ancora
    al mondo
    è una gran fatica;
    io mi fermo
    giro in tondo
    chiudo gli occhi
    e spero che svanisca
    tutto come sogno
    che appaia come incanto
    un passante un po' più saggio
    l'invocato ladro della libertà
    che solo per un attimo
    mi tolga il peso
    di ciascuna azione
    mentre un velo disperato
    mi scolora:
    e prego,
    in questo viaggio di ritorno
    al mio essere abituale
    ciò che solo
    rade al suolo
    ogni incertezza:
    tu, Bellezza
    sei ciò che mi rende Uomo
    tra gli Uomini
    tu, Bellezza,
    sorpresa della vita
    che hai il potere ancora
    di ricordarmi oggi
    questo Miracolo
    d'essere nato.

     
  • 09 gennaio 2015 alle ore 15:38
    L'Aurora della mia contea

    Do you dream of a journey
    taking you back to your home?
    Ritornare alla propria terra
    una contea tra le colline
    in una notte 
    di brezza estiva
    Questa notte
    io incrocio la mia anima
    tra le cime di quel volto
    un volto timido
    che nasconde la tua retina
    afferrata dall'Eterno
    quella cara Beltà
    che mi accarezza gli occhi
    e la mia anima ridesta
    eccola:
    io la vedo prendere la strada
    per quella Contea miniata
    dove il Tutto è qui
    e dove di quella stella ora
    finalmente posso 
    abbracciarne il Vero
    una nota di pianoforte
    che copre
    quel paio di miliardi di anni luce
    perché tu sei 
    per me
    come l'orlo
    di un bicchiere
    che finalmente si è riempito
    perché tu sei
    per me
    come il respiro in mezzo ai campi 
    della mia contea
    dove di quel vecchio scalzo
    Vero uomo
    che tanto sa di vita
    e così poco di una vaga idea
    riscopri ancora
    quel Filo dorato
    intessuto con l'Aurora
    che a volte si nasconde
    ma resiste 
    lui resiste alle tempeste
    più impetuose
    perché l'Aurora
    non si abbatte coi kalashnikov
    perché l'Aurora
    è come il sorriso di Dio
    è l'Invincibile, l'Indomabile
    nel cuore dell'uomo
    che ritorna di nuovo a casa
    dopo un sofferto esilio involontario
    L'Umano
    è il sindaco
    della mia contea;
    dove persino
    quelle facce stanche
    di amanti disperati
    ritrovan senso
    in una domanda
    urlata al cielo
    domanda che resiste
    alle profondità del buio
    per essere Compagni
    sempre
    tra lo stupore e la meraviglia
    di un uomo capace
    di generare il Bello
    di avvicinare l'Armonico
    di accostarsi senza bruciare
    ai margini del cammino
    dell'Amore
    dove altri uomini
    indicheranno lì con me
    "Ecco la Città
    tra le sue mura d'oro
    la città che cinge i venti
    lassù in cima alla collina"
    Né con la mente
    né nell'apice
    del mio talento
    io salirò i sentieri
    per il mio viaggio sul veliero
    ma chinerò il mio capo
    e per la prima volta forse
    scoprirò un altro uomo per la via
    non più un distaccato
    ma per sempre Pellegrino
    un Uomo Amico.

     
  • 30 dicembre 2014 alle ore 22:19
    Sogno di Natale

    Venne la notte
    quella gelida notte
    che si riveste ancora
    di uno splendore trepido
    e di un candore antico
    perchè di nuovo a noi
    è giunto il lieto annuncio
    ed io mi scopro
    qui, uomo moderno
    al freddo 
    rimirare il firmamento
    a chiedermi "di tutto questo
    l'origine è un bambino?"

    Cammino insieme
    ad un uomo di Neanderthal
    - lui forse lo intuisce,
    non sa mica di idealista -
    e fumo un'altra sigaretta
    ripensando ancora
    a questo senso Eterno
    Incommensurabile
    d'Immenso
    che riveste in fasce
    quel bambino lì indifeso
    "Ma il Natale
    la sua vera Essenza
    in fondo mi sai dire
    che cos'è?"
    "È una grande tradizione!"
    Sussulta a me parlando
    con la sua sapienza innata
    l'ennesimo filosofo metropolitano
    "Il panettone, la sangria
    il tombolone, e la famiglia
    tutta riunita fra grande allegria!"
    Interviene un po' distinto
    un tedesco con un gran barbone
    "Bando al sentimento,
    non c'è Natale nè cenone
    quando la festa vera
    è solo per il padrone"
    E mentre l'inviato del tg
    cerca affannato
    il senso del Natale
    tra i banchi degli strilli
    poi crede di trovarlo
    tra regali, shopping
    e chissà cos'altro
    una voce timida
    di un prete di campagna
    là in fondo, trascurato
    "Avrei una cosa qui, da dire
    se me lo permettete:
    il Natale per me
    è la memoria del presente"
    E Giorgio Gaber
    lì nel mezzo
    tra una chitarra e l'altra
    in un coraggioso
    slancio interessato
    irrompe:
    "Siete tutti così,
    voi preti:
    sulla vostra bocca
    tutto sembra così semplice
    ma non mi hai ancora
    parlato di Gesù:
    per me il Natale
    è solo il compleanno
    di un grande uomo vero
    un profeta casomai
    che ci ha saputo ricordare 
    slancio e bellezza
    di questa nostra vita"
    Io assistivo
    stupito del fervore
    che un argomento
    così strano
    - ah, l'uomo moderno!
    Lui, così avanzato! -
    potesse risvegliare
    in cotanta intellighenzia
    "Tu forse fraintendi
    caro Giorgio
    la semplicità innerva
    il mio giudizio
    perchè chi è cristiano come me
    ha la sua pietra d'angolo
    nella misteriosa Storia
    di una Presenza viva:
    e non è mica un'astrazione!
    Lui venne
    e viene ancora, oggi, qui
    ci incontra in mille modi
    Lui conosce mille antri
    Forse non hai camminato mai
    tu sul sentiero dell'amore?"
    "Ora lo so
    tu metti il disco
    prova a dirmi adesso
    cosa c'entra qui
    l'amore?"
    "La verità del Natale
    è una memoria
    di quell'Amore infinito
    che ogni giorno si rinnova"
    "Ma adesso smettila
    con queste baggianate
    forse non lo hai capito
    ancora:
    non parli dal tuo pulpito!"
    "Lo slancio di cui parli
    la "Cosa" vera
    che lega te e Ombretta
    l'accordo della tua chitarra
    l'armonia infinita
    tu la percepisci
    ma non la sai spiegare
    il pubblico tuo Amico
    e tuo Compagno
    le tue grandi domande
    sulla vita
    assieme a questo fascino
    indomabile
    per questa strana cosa
    che noi chiamiamo Uomo
    tutto questo è quell'Amore
    di cui parlavo prima"
    A quel punto Giorgio
    prese e se ne andò
    barcollante
    come stordito
    da questo piccolo uomo
    che gli aveva letto dentro
    come se lo conoscesse
    e amasse
    più di se stesso
    sussurandosi tra sè
    "Non è vero tutto questo...
    Non è vero tutto questo..."

    Un piccolo uomo
    un piccolo bambino
    dorme ora,
    da duemila anni ancora
    in quella grotta umile
    sperduta tra le strade di Betlemme
    e questa sera ancora
    una cometa ci ricorda
    che il cielo si è chinato
    e ha sposato la sua terra:
    forse col Natale 
    c'entrerà qualcosa
    questa piccolezza 
    che ci lascia qui stupiti
    a noverar le stelle 
    ad una ad una

    Ho ricercato tante volte
    - io lo ammetto -
    di far la pace
    con il mio intelletto
    impacchettare il Natale
    ed archiviarlo in un cassetto
    ma la mia ricerca continua, ogni giorno
    vibra, come il resto della vita
    con una semplicità
    estrema, misteriosa
    quella piccolezza entra
    in un Incontro vivido
    e pieno di stupore
    come quel sorriso Eterno
    di quel bambino lucido
    che ancora oggi ci è donato.

     
  • 04 dicembre 2014 alle ore 23:46
    Confessione di una società

    Noi siamo
    la società della metropolitana
    l'indifferenza qui
    regna sovrana
    il posto a sedere,
    vuoi mettere la preoccupazione?
    Quello lì me l'ha rubato
    "Ma sei proprio
    un gran coglione!"
    Gente a disagio
    senza il telefonino
    "Mi si è scaricato
    e mo' che faccio?
    Che gran casino!"
    E poi i campioni 
    dell'antropologia
    con i dottori in sociologia
    e tutti gli scienziati
    della psicologia
    gli esperti che conoscono
    tutto sulla vita: ogni terapia!
    Eccoli che cercano
    di imbastire qua e là
    qualche pacata conversazione
    ma sono troppo emozionati
    poverini
    devono improvvisare
    son senza copione
    e si finisce per stare tutti zitti
    a fissare lo sguardo
    sopra l'altro pantalone
    Gente che sgomita
    si insulta, si accapiglia
    quel vagone è troppo pieno
    "Signore, metta giù
    quella bottiglia"
    Gente che cambia
    gente che parla
    con l'aria svogliata
    delle 7 del mattino
    gente che chiede
    gente che risponde
    e se ne va
    in tutto il gran casino
    Gente che sbaglia stazione
    gente che "questa volta
    al prossimo sciopero
    vedranno
    che gran polverone!"
    Gente che "in fondo
    non potevamo diventare
    che questo:
    siamo tutti nel profondo
    un po' piccoli borghesi
    viviamo in eterno
    aspettando l'ora del tè"
    Gente di marmo
    che ascolta appassionata
    il Radio Costanzo Show
    per prodursi poi
    in elevati discorsi
    riguardo all'ottimismo
    che è il profumo della vita
    Gente che si arrabbia
    per una scommessa persa
    e offre il proprio braccio
    all'anestesia dal giudizio
    Gente che si perde
    nella foresta della realtà
    e preferisce giacere
    alla porta del sentimento
    e non costruire niente
    "Tanto ho sentito dire
    che il girone degli accidiosi
    è proprio un bel posticino
    c'è pure il prete
    che la domenica
    al mattino
    ti dice la sua messa
    seduto in poltrona:
    mi sembra si chiami
    Abbondio"
    Gente che vaga
    smarrita per la strada
    acquistandosi un pacchetto di felicità
    nel discount sotto casa
    "Nel quartiere accanto
    già un po' mi disorienta"
    Gente che ha smesso
    di inventare
    di immaginare
    di creare
    di viaggiare
    tanto c'è google maps!
    Gente che ha eletto
    i suoi nuovi profeti
    i grandi maghi del bestseller
    quelle sfumature di grigio
    io le vedo tristemente
    riaffiorare sulla tua pelle
    Gente che ha scordato
    e vilipeso
    chi sa ancora
    domandare alla luna
    "A che tante facelle?"
    Gente che ha dimenticato
    l'amore come una cosa concreta
    come assalita da una noia ansimante
    nel fermarsi alle soglie
    della Strada
    Gente che si affanna
    di nuovo a censurare
    quel dilemma elementare
    "Ma ha senso 
    o non ha senso
    questo nostro amore?"
    Gente che ha eretto
    il suo nuovo tempio laico
    alla seduzione
    come l'emblema moderno
    di una epocale liberazione
    la seduzione viscida
    della retorica del sogno
    che puntualmente cade
    in quella sfida tutta personale
    della fatica quotidiana
    Tra duemila anni forse
    amanti di cose arcaiche
    e abbandonate
    come la Poesia
    ci chiameranno
    "La nuova Lost Generation"
    noi abbiamo visto
    sfregiati un'altra volta
    gli idoli dei padri
    come a soffocare
    ogni germoglio di slancio
    ed abbracciare di nuovo
    gli alambicchi della ragione
    in un cinico realismo
    vuoto, gelido
    e ormai incapace
    di andare oltre
    l'immediatezza della realtà
    Ma voi mi direte ora:
    da dove ti viene
    tutta questa sapienza
    un po' troppo compiaciuta
    che puzza di giudizio universale?
    Non sono mai stato
    un sociologo
    lo ammetto
    e l'idea mi fa un po' schifo
    e un po' spavento
    sarei studioso delle masse
    neanche un gran portento
    osserverei col dito in bocca
    l'insieme degli uomini
    mandato in pasto
    a calcoli di probabilità
    uomini come incapaci
    di ricostituirsi Comunità umana
    il cui segreto nessuna scienza
    potrà mai svelare
    Allora
    - caro amico -
    il mio personalissimo
    giudizio universale
    tramuta in confessione
    perchè ci sono io
    nel mezzo
    forse te lo eri dimenticato
    io sono ancora qui,
    invischiato nei nostri sfaceli
    qui: accusatore e complice
    schiacciato tra le due porte
    del metrò
    Vorrei mantenere
    la rotta dritta
    fermo, inflessibile
    coerente, ma forse sarei
    immobile
    vorrei anch'io
    respirare a pieni polmoni
    la brezza che danza
    attorno a Thomas Paine
    e spezzare definitivamente
    quella catena artificiale
    che tiene qui ancorati
    questi gabbiani
    senza più nemmeno
    l'intenzione del volo
    potrei elevarmi
    come un eroe
    che non conosce
    nè macchia nè paura
    e con un gesto disumano
    sollevare il mondo
    come un novello Eracle:
    ma lo confesso,
    io non ne sono capace,
    forse neanche per me stesso,
    io non sono altro
    che un vostro Compagno
    qui impegnato
    nel Cammino.

     
  • 27 settembre 2014 alle ore 0:40
    Passa la Bellezza

    E vado;
    il mio anelito trasuda
    ogni fibra del mio corpo
    si dibatte
    passa la Bellezza
    che non colgo mai
    abbastanza
    io fuggo
    e rifuggo ancora
    tra le consuete braccia
    la mia ordinaria
    fragilità
    perchè ci hanno ingannato
    tutto corre così veloce
    nella mia generazione
    che quasi fa ribrezzo
    il viaggio
    c'è chi sostituisce il Tutto
    con un poco di piacere
    il proprio istante di infelicità
    c'è chi sacrificherebbe il Tutto
    per quindici minuti di celebrità
    e chi confonde libertà e trasgressione
    nel delirio del voler tutto
    e bisogna riempirlo, il tutto
    per nascondere quel vacuo
    che regge le fondamenta 
    fantasma
    di questa società
    così la mia generazione
    perde ogni giorno
    ed ecco:
    tra i servitori
    della mia era
    - come in un limbo -
    io tristemente vago;
    eppur mi prendi
    nella mia miseria
    Tu, Bellezza
    io mi vergogno
    non so mai esserti fedele
    fedele fino in fondo
    ma ogni volta
    Tu, sei
    come al centro del tempo
    e dell'eternità
    Tu, sei
    come un abbandono
    una speranza sempre nuova
    un soffio caldo di pietà
    che mi accarezza gli occhi
    e quando credi di sfuggire
    sai, io conosco il dramma
    della mia assenza
    ma ti ritrovo che t'inganni
    lì di nuovo
    come protesa
    in uno sguardo di madre
    io ritrovo
    la tua retina d'eterno
    ti ritrovo
    lì di nuovo
    a illuminarmi gli occhi
    tornando la purezza.

     
  • 04 agosto 2014 alle ore 17:25
    A never ending Story

    A never ending Story
    like this
    una vecchia bella Storia
    come questa
    vecchia e nuova
    ricamata ancora
    dall'arpeggio di un cantastorie
    ogni volta
    sempre diverso.

    Una Storia
    che attraversa i secoli
    sfida i decenni
    e incrocia la strada
    degli uomini di ogni stirpe
    questa è anche
    la mia Storia
    è il Tempo che è,
    finalmente
    il segreto sussurrato
    da queste montagne
    è la Storia
    della miracolosa Presenza
    la Storia
    della mia letizia
    ora, e qui.

    E che maestosa,
    grande Storia
    tu sei!
    Tu, Storia,
    essenza di tempo,
    perchè tu sei il Tempo
    Tu, Storia,
    che non conosce una fine
    perchè tu sei Invincibile
    inesorabile chiamata
    perpetuo Amore
    tu sei.

    E che vertigine,
    tu, Storia,
    sei anche mia!
    Tutti tocchi,
    per ogni uomo
    è questo
    immenso
    viscerale
    stupore
    ancestrale
    un'umanità nuova
    rifiorisce dall'Incontro
    nella carne
    e viene quasi voglia
    di entrare
    per quella ormai tarmata
    porta stretta
    già abbandonata 
    dai self-made men
    da questi uomini post-moderni
    "perchè tu sei per noi
    un vecchio orpello un po' retrò"
    e io varco
    quella porta
    rifiutata
    osteggiata
    schernita
    condannata
    e poi taciuta
    è come se dischiudesse
    un maestoso orizzonte
    spalancato
    su di una immensa
    Promessa
    nel cammino.

    Tra le rovine della mia muraglia
    e i cocci aguzzi
    delle mie bottiglie
    riscopro
    una sempre nuova e vecchia Storia,
    the never ending Story
    that will never leave me alone.

     
  • 30 giugno 2014 alle ore 0:22
    Attesa

    Attesa di un momento
    eterno e inafferrabile
    è la corsa
    per il mio
    Amore ineludibile
    distrazione e rabbia
    nostalgia e saggezza
    visione e realtà
    verità e ideale
    brama inaccessibile
    come un maratoneta
    corro
    con questi compagni
    ad ogni mia stazione;
    vorrei sapermi
    inginocchiare
    e scoprirmi vigile
    una sentinella del mattino
    e vorrei già essere arrivato
    a quel passo dopo
    che voglio
    metter prima
    e così riperdo il centro;
    attendi
    e scopri
    riscopri
    un'altra volta
    tu cadi
    e ricadrai!
    Attendi 
    e serba
    nel cuore tuo
    quella malinconia
    è lei la chiave
    che ti aprirà la porta
    e questo
    - caro Arthur -
    non è prova
    di alcun sogno.

     
  • 30 maggio 2014 alle ore 16:18
    Dialogo ancestrale

    Mi avvicino
    incuriosito
    a te
    come mosso
    da un istinto ancestrale
    ancora capace
    di riconoscere
    Qualcosa
    che era 
    prima di me
    e che chissà come
    da qualche parte
    resiste in me
    muovo passi lenti
    senza capirne il perchè
    l'istinto mi guida
    a non disturbare l'Eterno
    e me ne sto lì
    a contemplarti,
    Bellezza,
    come aspettandomi
    di non esigere
    nient'altro di più
    ma muovo a parlare
    nell'ancestrale silenzio
    "E tu,
    chi sei?"
    Lei sorride
    "Io non sono
    che una forma
    io sono la forma
    dell'essere creato"
    Mi poso,
    come alla fine
    di un lungo viaggio
    "Io ti ritrovo
    riconosco
    i tuoi occhi
    di stelle
    il tuo sorriso
    di bambino
    dalle tue parole
    respiro
    Verità"
    Lei mi guarda
    come una madre
    guarda il suo figlio
    pellegrino
    "Guarda che non sono io
    quello che vai cercando
    per mezzo mio
    conoscerai
    un luogo
    dove risiede
    la mia e la tua
    Origine"
    E in un momento
    come un mistero rivelato
    vai
    mi specchio
    nel fondo dell'essere
    per la prima volta
    e vado
    ma sento già
    la tua mancanza
    Bellezza
    tu, compagna
    del mio viaggio originale.
    Qui, nel mondo
    tutto ti riveste
    di mille pacchiane maschere
    tutto cospira
    a far tacere
    il tuo Mistero.
    Tu sei
    Mistero
    per il quale vivo
    e morirò.

     
  • 10 maggio 2014 alle ore 14:46
    Ritroverò altrove

    Ricordi di momenti
    attimi vissuti veramente
    quante occasioni perdute
    accantonate
    tra le lancette del tempo
    e le scartoffie della dea 
    Usualità
    quante vittorie
    bersagliate e poi sconfitte
    ancora prima di incominciare
    sono stato
    e forse ancor lo sono
    io, l'uomo "in potenza"
    convivo e lotto
    con la disperata voglia
    di un rifugio
    una casetta solitaria
    in cui trovare
    solo il dramma
    dell'ordinario sollievo
    dalle cose
    ma mi inseguono
    le cose mie perdute
    come fantasmi
    oramai inafferabili
    quanto è dura
    spalancare le porte
    al cielo
    lasciarsi travolgere
    fino al fondo
    da questa tanto Sua amata
    Poesia
    alzare la testa
    dalla colonna
    degli uomini
    realisti e disillusi;
    allora forse
    saranno proprio
    le occasioni perdute
    a darmi il valore
    delle cose perse
    che ritroverò altrove.

     
  • 08 maggio 2014 alle ore 19:24
    Grazie perchè

    Grazie
    grazie perchè
    oggi questa tristezza
    l'hai sublimata
    in divina tristezza
    grazie
    per questa pioggia
    osservata da un finestrino
    e trafitta dal sole
    grazie perchè 
    non mi lanci
    un osso
    di felicità
    a giocare per un po'
    e poi "sì però
    ora vai di là"
    grazie perchè
    tu non ti stanchi mai
    di questo buffo
    trapezista
    grazie
    per la stanchezza 
    soddisfatta
    della sera
    quando ripensi
    fino a notte fonda
    e vorresti alzarti
    e continuare
    a scoprire
    a desiderare
    ad incontrare
    quando percepisci
    che anche il sonno
    è vita
    e non riposo
    e inneggio le lodi della sera
    a un Dio
    che non è un estraneo
    al Dio
    dai mille volti
    e che nei mille antri
    della mia giornata
    si insinua:
    in una nota
    vissuta tutti insieme;
    in una riga di quel libro
    che proprio non va giù;
    in una poesia stupenda
    che ti spiega tutto di te;
    in un volto amico
    che sorride
    di uno stupore
    così pieno
    che viene
    da un oltre
    adesso più vicino;
    grazie ti ripeto allora
    grazie
    o Dio che ora e sempre
    su questa testa
    tendi il cuore tuo.
     

     
  • 04 maggio 2014 alle ore 18:17
    In segno di pace

    I tuoi occhi
    mi fissano di nuovo
    di nuovo
    nei miei occhi
    di pagliaccio
    solo un po' di carta fotografica
    ci divide
    e mille parole non dette
    lasciate volare via;
    logico
    è tutto quello che so
    di quel passato
    nonostante tutto
    sì è logica che esalta
    la ragione
    non la disarma
    è come se dietro
    quei tuoi occhi
    si nascondesse
    Qualcosa
    che non ti appartiene
    quel Qualcosa
    ancora
    contro la tua logica
    nonostante tutto;
    non provo che un sano stupore
    e vorrei come riabbracciare
    quell'ombra di luce
    che ti riaccompagna
    questa sera
    e non tradire le mie parole
    nessuna ode alla nostalgia
    nessun ripasso di amori impossibili
    nessun processo postumo
    a un me che è cresciuto
    solo un bacio
    in segno di pace
    al passato che rivive
    perchè dentro ai tuoi occhi
    riscopro la Verità
    che ancora mi guida
    anche lontano da te.

     
  • 30 aprile 2014 alle ore 19:31
    Fatemi salvare quella luce

    Al limitare
    del mare
    mi fermo a contemplare io
    e poi ritorno
    distrutto
    da tanto intangibile
    Bellezza
    fatemi salvare quella luce
    e poi ricomincio
    il viaggio
    come tenendo fisso lo sguardo
    su di un ricordo
    un'immagine marchiata
    su di un velo
    un ricordo
    capace di squarciare una vita
    di renderti pellegrino
    per sempre
    fatemi salvare quella luce,
    vi prego!
    Perchè io mi nutra
    alla fonte del quotidiano
    Intangibile.

     
  • 15 aprile 2014 alle ore 0:05
    Amico Karol

    "Non abbiate paura"
    dicevi un giorno
    era tanto tempo fa
    io ancora non ero nato
    ma erano parole
    come sentite
    quasi il pezzo mancante
    di un infinito puzzle
    con una bizzarra forma
    di Anima
    caro Papa,
    io ti scrivo
    in questa notte di aprile
    compongo la mia povera preghiera
    sotto uno sguardo sincero
    di luna
    sostienici
    guidaci
    prega per noi
    e infine 
    il Padre nostro
    che tu hai testimoniato
    svelaci
    noi che tanto amiamo
    noi che tanto cadiamo
    a fabbricarci una felicità vuota
    accompagnaci
    ad offrire la nostra sofferenza
    sii nostro compagno
    in questa galleria per il Senso
    nostro caro Papa,
    stasera sorridi ancora
    per il miracolo
    di queste stelle
    di quelle montagne
    di questi buffi uomini
    perchè qui tutto parla di Lui
    stasera tutto vibra
    della Sua presenza
    Semplice e Totale
    e ti ringrazio
    Amico Karol.

     
  • 04 aprile 2014 alle ore 1:08
    Una cosa Vera

    Rimanere attaccato
    all'ultimo spuntone di Verità
    abbarbicato
    scosso
    quasi vinto
    ma abbracciato
    a quella santa Verità
    questo non è un trucco
    un poco di magia bianca
    ma pur sempre trucco
    questo non è inganno
    un'ideologia splendida
    ma solo una nuda idea
    sento la carne ammutinarsi
    scheggiata
    dallo scherno della distrazione altrui
    ferita
    dalla frusta del loro preconcetto
    "il destino 
    ha lasciato da solo 
    l'uomo"
    sbattuta
    e poi quasi convinta
    di non avere visto nulla
    al di là di quel calore
    ma la carne mia nessuno la doma
    nemmeno la triste scorciatoia
    della disillusione
    perché l'amore non è sentimento
    perché l'amore è una cosa Vera.

     
  • 12 gennaio 2014 alle ore 11:44
    Terreni di trincea

    Terreni di trincea
    che richiamano
    a quando lasci la tua terra natia
    soldati e baionette
    li rivedi là
    ad aspettare il fischio della morte
    a scrivere nervosamente alla propria amata
    custodendo la propria verità
    in mezzo al nulla
    una speranza
    dentro all'orrore
    dentro al dolore
    dentro al terrore
    nel buio
    scarnificato
    una fiammella resiste
    tenace
    nessuno spegnerà mai
    l'Umano
    domanda che si eleva
    su di un deserto minato
    inestinguibile
    Rosa di Allendale
    e ringrazio qualunque dio esista
    per il mio desiderio invincibile
    in questa notte carsica
    dove ritorno
    - come amico, compagno, fidato -
    in mezzo a quei soldati,
    i miei fratelli
    uomini
    mai dominati
    dalle tenebre dell'abisso
    sempre richiamati
    da una piccola luce
    che li aspettava lassù
    "Perchè?"