username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

in archivio dal 22 giu 2004

Dante Alighieri

1265, Firenze - Italia
1321, Ravenna
Segni particolari: Sapete quanto ho amato Beatrice, anche se l'ho incontrata solo tre volte e non le ho mai parlato!
Mi descrivo così: Un vero erudito e un convinto guelfo.

elementi per pagina
  • 29 giugno 2011 alle ore 16:41
    Ne li occhi porta la mia donna Amore

    Ne li occhi porta la mia donna Amore,
    per che si fa gentil ciò ch'ella mira;
    ov'ella passa, ogn'om ver lei si gira,
    e cui saluta fa tremar lo core,

    sì che, bassando il viso, tutto smore,
    e d'ogni suo difetto allor sospira:
    fugge dinanzi a lei superbia ed ira.
    Aiutatemi, donne, farle onore.

    Ogne dolcezza, ogne pensero umile
    nasce nel core a chi parlar la sente,
    ond'è laudato chi prima la vide.

    Quel ch'ella par quando un poco sorride,
    non si pò dicer né tenere a mente,
    sì è novo miracolo e gentile.

     
  • 29 giugno 2011 alle ore 16:37
    Spesse fiate vegnonmi a la mente

    Spesse fiate vegnonmi a la mente
    le oscure qualità ch'Amor mi dona,
    e venmene pietà, sì che sovente
    io dico: «Lasso!, avviene elli a persona?»;

    ch'Amor m'assale subitanamente,
    sì che la vita quasi m'abbandona:
    campami un spirto vivo solamente,
    e que' riman perché di voi ragiona.

    Poscia mi sforzo, ché mi voglio atare;
    e così smorto, d'onne valor voto,
    vegno a vedervi, credendo guerire:

    e se io levo li occhi per guardare,
    nel cor mi si comincia uno tremoto,
    che fa de' polsi l'anima partire.

     
  • 29 giugno 2011 alle ore 16:35
    Con l'altre donne mia vista gabbate

    Con l'altre donne mia vista gabbate,
    e non pensate, donna, onde si mova
    ch'io vi rassembri sì figura nova
    quando riguardo la vostra beltate.

    Se lo saveste, non poria Pietate
    tener più contra me l'usata prova,
    ché Amor, quando sì presso a voi mi trova,
    prende baldanza e tanta securtate,

    che fere tra' miei spiriti paurosi,
    e quale ancide, e qual pinge di fore,
    sì, che solo remane a veder vui:

    ond'io mi cangio in figura d'altrui,
    ma non sì ch'io non senta bene allore
    li guai de li scacciati tormentosi.

     
  • 29 giugno 2011 alle ore 16:32
    Ciò che m'incontra, ne la mente more

    Ciò che m'incontra, ne la mente more,
    quand'i' vegno a veder voi, bella gioia;
    e quand'io vi son presso, i' sento Amore
    che dice: «Fuggi, se 'l perir t'è noia».

    Lo viso mostra lo color del core,
    che, tramortendo, ovunque pò s'appoia;
    e per la ebrietà del gran tremore
    le pietre par che gridin: Moia, moia.

    Peccato face chi allora mi vide,
    se l'alma sbigottita non conforta,
    sol dimostrando che di me li doglia,

    per la pietà, che 'l vostro gabbo ancide,
    la qual si cria ne la vista morta
    de li occhi, c'hanno di lor morte voglia.

     
  • 24 giugno 2011 alle ore 16:35
    Tutti li miei penser parlan d'Amore

    Tutti li miei penser parlan d'Amore;
    e hanno in lor sì gran varietate,
    ch'altro mi fa voler sua potestate,
    altro folle ragiona il suo valore,

    altro sperando m'apporta dolzore,
    altro pianger mi fa spesse fiate;
    e sol s'accordano in cherer pietate,
    tremando di paura che è nel core.

    Ond'io non so da qual matera prenda;
    e vorrei dire, e non so ch'io mi dica:
    così mi trovo in amorosa erranza!

    E se con tutti voi fare accordanza,
    convenemi chiamar la mia nemica,
    madonna la Pietà, che mi difenda.

     
  • 24 giugno 2011 alle ore 16:33
    Ballata, i' voi che tu ritrovi Amore

    Ballata, i' voi che tu ritrovi Amore,
    e con lui vade a madonna davante,
    sì che la scusa mia, la qual tu cante,
    ragioni poi con lei lo mio segnore.
    Tu vai, ballata, sì cortesemente,
    che sanza compagnia
    dovresti avere in tutte parti ardire;
    ma se tu vuoli andar sicuramente,
    retrova l'Amor pria,
    ché forse non è bon sanza lui gire;
    però che quella che ti dee audire,
    sì com'io credo, è ver di me adirata:
    se tu di lui non fossi accompagnata,
    leggeramente ti faria disnore.
    Con dolze sono, quando se' con lui,
    comincia este parole,
    appresso che averai chesta pietate:
    «Madonna, quelli che mi manda a vui,
    quando vi piaccia, vole,
    sed elli ha scusa, che la m'intendiate.
    Amore è qui, che per vostra bieltate
    lo face, come vol, vista cangiare:
    dunque perché li fece altra guardare
    pensatel voi, da che non mutò 'l core».
    Dille: «Madonna, lo suo core è stato
    con sì fermata fede,
    che 'n voi servir l'ha 'mpronto onne pensero:
    tosto fu vostro, e mai non s'è smagato».
    Sed ella non ti crede,
    dì che domandi Amor, che sa lo vero:
    ed a la fine falle umil preghero,
    lo perdonare se le fosse a noia,
    che mi comandi per messo ch'eo moia,
    e vedrassi ubidir ben servidore.
    E dì a colui ch'è d'ogni pietà chiave,
    avante che sdonnei,
    che le saprà contar mia ragion bona:
    «Per grazia de la mia nota soave
    reman tu qui con lei,
    e del tuo servo ciò che vuoi ragiona;
    e s'ella per tuo prego li perdona,
    fa che li annunzi un bel sembiante pace».
    Gentil ballata mia, quando ti piace,
    movi in quel punto che tu n'aggie onore.

     
  • 24 giugno 2011 alle ore 16:31
    Cavalcando l'altr'ier per un cammino

    Cavalcando l'altr'ier per un cammino,
    pensoso de l'andar che mi sgradia,
    trovai Amore in mezzo de la via
    in abito leggier di peregrino.

    Ne la sembianza mi parea meschino,
    come avesse perduto segnoria;
    e sospirando pensoso venia,
    per non veder la gente, a capo chino.

    Quando mi vide, mi chiamò per nome,
    e disse: «Io vegno di lontana parte,
    ov'era lo tuo cor per mio volere;

    e recolo a servir novo piacere».
    Allora presi di lui sì gran parte,
    ch'elli disparve, e non m'accorsi come.

     
  • 24 giugno 2011 alle ore 16:29
    Morte villana, di pietà nemica

    Morte villana, di pietà nemica,
    di dolor madre antica,
    giudicio incontastabile gravoso,
    poi che hai data matera al cor doglioso
    ond'io vado pensoso,
    di te blasmar la lingua s'affatica.
    E s'io di grazia ti voi far mendica,
    convenesi ch'eo dica
    lo tuo fallar d'onni torto tortoso,
    non però ch'a la gente sia nascoso,
    ma per farne cruccioso
    chi d'amor per innanzi si notrica.
    Dal secolo hai partita cortesia
    e ciò ch'è in donna da pregiar vertute:
    in gaia gioventute
    distrutta hai l'amorosa leggiadria.
    Più non voi discovrir qual donna sia
    che per le propietà sue canosciute.
    Chi non merta salute
    non speri mai d'aver sua compagnia.

     
  • 24 giugno 2011 alle ore 16:24
    Piangete, amanti, poi che piange Amore

    Piangete, amanti, poi che piange Amore,
    udendo qual cagion lui fa plorare.
    Amor sente a Pietà donne chiamare,
    mostrando amaro duol per li occhi fore,

    perché villana Morte in gentil core
    ha miso il suo crudele adoperare,
    guastando ciò che al mondo è da laudare
    in gentil donna sovra de l'onore.

    Audite quanto Amor le fece orranza,
    ch'io 'l vidi lamentare in forma vera
    sovra la morta imagine avvenente;

    e riguardava ver lo ciel sovente,
    ove l'alma gentil già locata era,
    che donna fu di sì gaia sembianza.

     
  • 22 giugno 2011 alle ore 17:56
    Donne ch'avete intelletto d'amore

    Donne ch'avete intelletto d'amore,
    i' vo' con voi de la mia donna dire,
    non perch'io creda sua laude finire,
    ma ragionar per isfogar la mente.
    Io dico che pensando il suo valore,
    Amor sì dolce mi si fa sentire,
    che s'io allora non perdessi ardire,
    farei parlando innamorar la gente.
    E io non vo' parlar sì altamente,
    ch'io divenisse per temenza vile;
    ma tratterò del suo stato gentile
    a respetto di lei leggeramente,
    donne e donzelle amorose, con vui,
    ché non è cosa da parlarne altrui.
    Angelo clama in divino intelletto
    e dice: «Sire, nel mondo si vede
    maraviglia ne l'atto che procede
    d'un'anima che 'nfin qua su risplende».
    Lo cielo, che non have altro difetto
    che d'aver lei, al suo segnor la chiede,
    e ciascun santo ne grida merzede.
    Sola Pietà nostra parte difende,
    ché parla Dio, che di madonna intende:
    «Diletti miei, or sofferite in pace
    che vostra spene sia quanto me piace
    là 'v'è alcun che perder lei s'attende,
    e che dirà ne lo inferno: O mal nati,
    io vidi la speranza de' beati».
    Madonna è disiata in sommo cielo:
    or voi di sua virtù farvi savere.
    Dico, qual vuol gentil donna parere
    vada con lei, che quando va per via,
    gitta nei cor villani Amore un gelo,
    per che onne lor pensero agghiaccia e pere;
    e qual soffrisse di starla a vedere
    diverria nobil cosa, o si morria.
    E quando trova alcun che degno sia
    di veder lei, quei prova sua vertute,
    ché li avvien, ciò che li dona, in salute,
    e sì l'umilia, ch'ogni offesa oblia.
    Ancor l'ha Dio per maggior grazia dato
    che non pò mal finir chi l'ha parlato.
    Dice di lei Amor: «Cosa mortale
    come esser pò sì adorna e sì pura?»
    Poi la reguarda, e fra se stesso giura
    che Dio ne 'ntenda di far cosa nova.
    Color di perle ha quasi, in forma quale
    convene a donna aver, non for misura:
    ella è quanto de ben pò far natura;
    per essemplo di lei bieltà si prova.
    De li occhi suoi, come ch'ella li mova,
    escono spirti d'amore inflammati,
    che feron li occhi a qual che allor la guati,
    e passan sì che 'l cor ciascun retrova:
    voi le vedete Amor pinto nel viso,
    là 've non pote alcun mirarla fiso.
    Canzone, io so che tu girai parlando
    a donne assai, quand'io t'avrò avanzata.
    Or t'ammonisco, perch'io t'ho allevata
    per figliuola d'Amor giovane e piana,
    che là 've giugni tu diche pregando:
    «Insegnatemi gir, ch'io son mandata
    a quella di cui laude so' adornata».
    E se non vuoli andar sì come vana,
    non restare ove sia gente villana:
    ingegnati, se puoi, d'esser palese
    solo con donne o con omo cortese,
    che ti merranno là per via tostana.
    Tu troverai Amor con esso lei;
    raccomandami a lui come tu dei.

     
  • 22 giugno 2011 alle ore 17:49
    O voi che per la via d'Amor passate

    O voi che per la via d'Amor passate,
    attendete e guardate
    s'elli è dolore alcun, quanto 'l mio, grave;
    e prego sol ch'audir mi sofferiate,
    e poi imaginate
    s'io son d'ogni tormento ostale e chiave.
    Amor, non già per mia poca bontate,
    ma per sua nobiltate,
    mi pose in vita sì dolce e soave,
    ch'io mi sentia dir dietro spesse fiate:
    «Deo, per qual dignitate
    così leggiadro questi lo core have?»
    Or ho perduta tutta mia baldanza,
    che si movea d'amoroso tesoro;
    ond'io pover dimoro,
    in guisa che di dir mi ven dottanza.
    Sì che volendo far come coloro
    che per vergogna celan lor mancanza,
    di fuor mostro allegranza,
    e dentro da lo core struggo e ploro.

     
  • 22 giugno 2011 alle ore 17:46
    A ciascun'alma presa e gentil core

    A ciascun'alma presa e gentil core
    nel cui cospetto ven lo dir presente,
    in ciò che mi rescrivan suo parvente,
    salute in lor segnor, cioè Amore.

    Già eran quasi che atterzate l'ore
    del tempo che onne stella n'è lucente,
    quando m'apparve Amor subitamente,
    cui essenza membrar mi dà orrore.

    Allegro mi sembrava Amor tenendo
    meo core in mano, e ne le braccia avea
    madonna involta in un drappo dormendo.

    Poi la svegliava, e d'esto core ardendo
    lei paventosa umilmente pascea:
    appresso gir lo ne vedea piangendo.

     
  • De gli occhi de la mia donna si move
    un lume sì gentil che, dove appare,
    si veggion cose ch'uom non pò ritrare
    per loro altezza e per lor esser nove:
    e de' suoi razzi sovra 'l meo cor piove
    tanta paura, che mi fa tremare
    e dicer: "Qui non voglio mai tornare";
    ma poscia perdo tutte le mie prove:
    e tornomi colà dov'io son vinto,
    riconfortando gli occhi paurusi,
    che sentier prima questo gran valore.
    Quando son giunto, lasso!, ed e' son chiusi;
    lo disio che li mena quivi è stinto:
    però proveggia a lo mio stato Amore.

     
  • Perché ti vedi giovinetta e bella,
    tanto che svegli ne la mente Amore,
    pres'hai orgoglio e durezza nel core.
    Orgogliosa se' fatta e per me dura,
    po' che d'ancider me, lasso, ti prove:
    credo che 'l facci per esser sicura
    se la vertù d'Amore a morte move.
    Ma perché preso più ch'altro mi trove,
    non hai respetto alcun del mi' dolore.
    Possi tu spermentar lo suo valore.

     
  • Deh, Violetta, che in ombra d'Amore
    negli occhi miei sì subito apparisti,
    aggi pietà del cor che tu feristi,
    che spera in te e disiando more.
    Tu, Violetta, in forma più che umana,
    foco mettesti dentro in la mia mente
    col tuo piacer ch'io vidi;
    poi con atto di spirito cocente
    creasti speme, che in parte mi sana
    la dove tu mi ridi.
    Deh, non guardare perché a lei mi fidi,
    ma drizza li occhi al gran disio che m'arde,
    ché mille donne già per esser tarde
    sentiron pena de l'altrui dolore.

     

     
  • Guido, i' vorrei che tu e Lapo ed io
    fossimo presi per incantamento,
    e messi in un vasel ch'ad ogni vento
    per mare andasse al voler vostro e mio,
    sì che fortuna od altro tempo rio
    non ci potesse dare impedimento,
    anzi, vivendo sempre in un talento,
    di stare insieme crescesse 'l disio.
    E monna Vanna e monna Lagia poi
    con quella ch'è sul numer de le trenta
    con noi ponesse il buono incantatore:
    e quivi ragionar sempre d'amore,
    e ciascuna di lor fosse contenta,
    sì come i' credo che saremmo noi.