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Autore

Daria Bignardi

in archivio dal 25 ott 2011

14 febbraio 1961, Ferrara

segni particolari:
Ho esordito in RAI, passando per Mediaset sono arrivata a LA7.

mi descrivo così:
Sono una conduttrice e scrittrice italiana. Le interviste agli ospiti dei miei programmi sono originali e pungenti.

25 ottobre 2011 alle ore 9:55

Non vi lascerò orfani

di Daria Bignardi

editore: Mondadori

pagine: 174

prezzo: 10,20 €

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«Questo è la morte, oltre alla mancanza di chi non c’è più: è la vita, con tutti i suoi ricordi».
Passiamo l’esistenza a litigare con i nostri genitori, durante l’adolescenza arriviamo quasi ad odiarli e siamo, comunque, convinti del fatto che non ci abbiano mai capiti davvero. Eppure è da loro che ci rifugiamo quando tutto va male, è il loro affetto quello di cui sentiamo la mancanza quando siamo lontani; la loro presenza ci ricorda, in ogni momento, chi siamo e qual è il nostro posto nel mondo.
Daria Bignardi esamina, in un libro autobiografico, il suo rapporto con una madre ipercritica, ansiosa e perennemente avvolta nel pessimismo. Con lei la giornalista ha sempre avuto un rapporto complicato, a tratti burrascoso: mal sopportando le sue continue “tragedie” e la sua ansia quasi parossistica, la giovane Daria lascia presto la casa dei genitori ed inizia a lavorare. Nonostante tutto questo, però, il suo incubo peggiore è quello di non riuscire a fare la giornaliera telefonata alla madre all’ora abituale; sa che questo potrebbe provocare una vera e propria crisi e non se la sente di interrompere quest’abitudine stressante ma, in fin dei conti, rassicurante: ovunque la porterà il suo lavoro di giornalista, in qualsiasi situazione lei troverà un telefono o farà il diavolo a quattro affinché il suo cellulare possa funzionare! La descrizione della vita della Bignardi è scorrevole ed emozionante, da ogni minimo particolare emerge il legame profondo che l’autrice ha con quei ricordi che nessuno potrà mai strapparle. Il giorno del funerale della madre è ricordato in maniera particolareggiata: Daria si reca, in solitudine, nei posti dove sua mamma era stata prima di morire, ne ripercorre i passi, si rivolge alle persone che, per ultime, avevano parlato con lei, tutto questo per trattenerla ancora un po’ e non lasciarla andare via troppo presto.
Questo libro mi ha colpito perché è vero, perché ci mette, con semplicità, dinanzi alle contraddizioni del nostro essere figli; ci costringe a confrontarci con le bugie che ci raccontiamo di continuo su chi ci ha messo al mondo e, alla luce di queste nuove consapevolezze, ci invoglia, una volta divenuti a nostra volta genitori, a guardare noi stessi attraverso gli occhi dei nostri figli.

«… Ti manca un pezzo e non ci puoi credere che potrai vivere senza il loro sguardo addosso. Senza la possibilità di far felice qualcuno solo perché hai telefonato, hai sorriso, ti sei ricordato, hai fatto un gesto piccolo che non ti è costato niente, solo perché sei contenta. Solo perché esisti».

recensione di Valeria Rago

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