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in archivio dal 21 giu 2007

Dario Bellezza

05 settembre 1944, Roma
31 marzo 1996, Roma
Segni particolari: Poeta, scrittore e drammaturgo italiano.
Mi descrivo così: La mia opera poetica è stata ispirata da temi fortemente personali e autobiografici, fra i quali spicca l'amore omosessuale (vissuto con atteggiamento maledettista, nella ricerca ossessiva di un "bellissimo assassino" fra drogati e prostituti).

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  • 05 dicembre 2011 alle ore 17:19
    Per sempre

    Eri una emozione per vivere,
    per stridere durante il pasto
    serale. Era emozionante ricevere
    posta. La mattina in fretta
    le scale scendevo e lì
    trovavo le ingiurie tue
    alla mortale natalità.

    Accuse per andare avanti.
    Ma dopo ti rendevi inquieta
    al delitto del non detto
    se non rispondevo per le rime.
    O rima che dirti non sapevo
    senza la fuga in avanti
    di terzine squilibrate
    sul dolce stil vecchio della
    Musa canterina a presiedere
    gli ozi di Sodoma. Dirti
    che ero pieno di sonno .
    se l'immortalità era un pio
    desiderio, lugubre sospiro
    ti avrebbe annoiato.
    Talvolta una stradina
    mi risucchia indenne
    dove non alberga strepito di auto;
    allora sciolto dai tuoi lunghi
    sensi camminare ti vedo per sempre.

     
  • 13 luglio 2011 alle ore 17:06
    In Calabria

    Davanti immacolate montagne
    nel sole meridiano indicano
    al viandante la sosta e la calma.
    Ma fino a quando? E io chi sono
    se ancora ardo di voluttà segreta
    nel giorno finito, anzi nei giorni
    finiti del mondo caduto?

    La casa è decrepita
    come piace a me, ma troppo tardi,
    mi dico, è arrivata, come tutto
    ormai tardi è arrivato agli umani.
    Panni stesi al balcone al vento
    del Pollino, letti disfatti, aurore
    così si placa nel risentimento
    la vita che ci è data vivere.
    Il mio io è distrutto, non esiste:
    la realtà è un nome assiderato.

     
  • 13 luglio 2011 alle ore 17:00
    Poeta

    Insonnia che rapida vieni, spiega
    all'illustre discepolo del niente
    la vera verità dell'attimo fuggente!
    Spiega che morendo s'insinua dentro
    il corpo il verme distruttore
    e l'anima impigrita non vuole
    al Creatore, ma insana s'insabbia
    ancora più giù, come un serpe
    immondo che le nere visceri
    non vorrebbero ospitare.
    Niente resta dunque tranne il dolore,
    e la fantasticheria simultanea
    di una diversa fine che, principio
    possibile di ogni mistero,
    chiede una preghiera per trasformarsi
    in niente.

     
  • 13 luglio 2011 alle ore 16:55
    L'avversario

    Non furono immagini, raggianti e regali
    immagini del reale salutare il mio forte:
    il forte di ogni ora rimescolata, nella
    siesta o controra della brame assolute.
    E trascorsi i secoli in ghingheri
    trasecolammo con scheletri tardivi di Musa
    antiquata lungo le cime dei monti Tiburtini
    invano cercati da mani infantili.
    Non cercammo i cuori lacerati e indecisi
    né il lieto sapore dei muscoli d'Acciaio.

    Sì, immagini, rumori: mai il mio forte,
    il vero forte, o panforte della poesia.
    Truccata idea dai sensi inquieti
    o calpestati singhiozzi nel letto
    ospite e ospitale, orinale mentre tendo
    l'orecchio alla salita delle scale,
    le mani collegiali chiuse e derise
    dentro la palma umida, liquida,
    vivendo al capestro le sensazioni virginali.
    Stanze illuminate, poi. Garbate
    ingiurie del vino, ma il giorno è
    passato ormai, orfano innamorato
    agitandomi in piedi, in ansia: apro
    la finestra nel freddo lunare
    spio la mortalità terrestre e serale:
    tombale silenzio, e noia, noia
    calamità naturale del poco amarsi
    nel riaccendere la luce
    perché svaniscano gli incerti fantasmi
    della notte.

     
  • 13 luglio 2011 alle ore 16:54
    A Pier Paolo Pasolini

    M'aggiro fra ricatti e botte e licenzio
    la mia anima mezza vuota e peccatrice
    e la derelitta crocifissione mia sola
    sa chi sono: spia e ricattatore
    che odia i suoi simili. E non trovo
    pace in questa sordida lotta
    contro la mia rovina, il suo sfacelo.

    Dio! Non attendo che la morte.
    Ignoro il corso della storia. So solo
    la bestia che è in me e latra.

     
  • 13 luglio 2011 alle ore 16:47
    Dio mi moriva sul mare

    Dio mi moriva sul mare
    azzurro, sul suo pattino dove
    mi aveva invitato ad andare.

    Ma fu la gelosia, la normalità
    dei ragazzi a spingermi a rifiutare,
    ad alzare le spalle alle battute
    salaci.

    L'odore del mare riempiva
    le navi e tu cantavi negli occhi
    ridarella di vittoria.
     

     
  • 13 luglio 2011 alle ore 16:41
    Il mare di soggettività sto perlustrando

    Il mare di soggettività sto perlustrando
    immemore di ogni altra dimensione.

    Quello che il critico vuole non so dare. Solo
    oralità invettiva infedeltà

    codarda petulanza. Eppure oltre il mio io
    sbudellato alquanto c'è già la resa incostante
    alla quotidianità. Soffrire umanamente

    la retorica di tutti i normali giorni delle
    normali persone. Partire per un viaggio

    consacrato a tutte le civili suggestioni:
    pensione per il poeta maledetto dalle sue
    oscure maledizioni.

     
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