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Autore

David Marsili

in archivio dal 13 set 2011

10 febbraio 1973, Livorno - Italia

10 ottobre 2011 alle ore 10:43

Uomo di tungsteno

di David Marsili

editore: Ass. Culturale Il Foglio

pagine: 120

prezzo: 10,20 €

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Chi è davvero l’uomo di tungsteno? L’ingegnere Umberto Serra, creatore dell’Atomium di Bruxelles; Vittorio, troppo occupato dietro a donne e lavoro per vivere la sua vita; Manuel, amante appassionato che fa di letteratura e sensi il cuore della sua esistenza; o il proprietario di quello sguardo, nero come la pece, che ogni tanto si stacca dalla notte e perseguita i personaggi?
La scrittura di David Marsili è snella, asciutta, mai ridondante. Con lo stile di un uomo di scienza affronta un piccolo thriller psicologico dalle tinte noir che si sviluppa tra le pagine di una moleskine emersa dal passato, o forse dal fiume a cui si è rivolta Estrela quella sera in cui tutto le sembrava perduto.
Le vicende attraversano l’Europa ma allo stesso tempo tornano costantemente sotto terra, in miniera, nel buio, lì dove la gente rischia di morire ogni istante, oggi quanto ieri quanto cinquant’anni fa. Un dato di fatto universale che qui si mischia con i risentimenti, con il senso del perduto, con le vicende personali di una coppia che ha smesso di amarsi.
Col suo ritmo pacato e misurato e le sue frasi asciutte, il libro vince la sfida di una narrazione volta quasi interamente al presente, che generalmente è ardua da gestire. Tutti i dubbi alla fine si sciolgono negli ultimi capitoli, in un buon equilibrio tra visione e realtà, colpa e punizione, vendetta e assoluzione.
“Sentirsi abbandonare. Da tutto. Poco prima, mani come fossero mille, alla ricerca di un calore infinito. Bocche che si divorano. Entrano e riescono, di nuovo rientrano. Una di loro si ferma a raccogliere vino. Nero. Si riempie e riaccende l’altra bocca, che accoglie il liquido con uno spasmo alcolico. La bottiglia cade, lasciando macchie sul tappeto. Rosse. Come la scena di un delitto”. (David Marsili)

recensione di Cristina Mosca

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