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in archivio dal 29 mag 2006

Dino Campana

20 agosto 1880, Marradi (Fi)
01 marzo 1932, Castel Pulci (Fi)
Segni particolari: Al battesimo ho ricevuto il nome di Dino Carlo Giuseppe Campana. Ho avuto una tempestosa relazione sentimentale con la scrittrice Sibilla Aleramo.
Mi descrivo così: Sono noto per la composizione di scritti letterari e poetici conosciuta sotto il nome di "Canti orfici". La mia esistenza tormentata ed errabonda fu costellata da difficoltà e conobbi le più tristi esperienze.
Mi trovi anche su:

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  • 01 luglio 2011 alle ore 18:27
    La sera di fiera

    II cuore stasera mi disse: non sai?
    La rosabruna incantevole
    Dorata da una chioma bionda:
    E dagli occhi lucenti e bruni colei che di grazia imperiale
    Incantava la rosea
    Freschezza dei mattini:
    E tu seguivi nell’aria
    La fresca incarnazione di un mattutino sogno:
    E soleva vagare quando il sogno
    E il profumo velavano le stelle
    (Che tu amavi guardar dietro i cancelli
    Le stelle le pallide notturne):
    Che soleva passare silenziosa
    E bianca come un volo di colombe
    Certo è morta: non sai?
    Era la notte
    Di fiera della perfida Babele
    Salente in fasci verso un cielo affastellato un paradiso di fiamma
    In lubrici fischi grotteschi
    E tintinnare d’angeliche campanelle
    E gridi e voci di prostitute
    E pantomime d’Ofelia
    Stillate dall’umile pianto delle lampade elettriche
    ...................................................................................
    Una canzonetta volgaruccia era morta
    E mi aveva lasciato il cuore nel dolore
    E me ne andavo errando senz’amore
    Lasciando il cuore mio di porta in porta:
    Con Lei che non e nata eppure è morta
    E mi ha lasciato il cuore senz’amore:
    Eppure il cuore porta nel dolore:
    Lasciando il cuore mio di porta in porta.

     
  • 01 luglio 2011 alle ore 18:24
    La speranza (sul torrente notturno)

    Per l’amor dei poeti
    Principessa dei sogni segreti
    Nell’ali dei vivi pensieri ripeti ripeti
    Principessa i tuoi canti:
    O tu chiomata di muti canti
    Pallido amor degli erranti
    Soffoca gli inestinti pianti
    Da tregua agli amori segreti:
    Chi le taciturne porte
    Guarda che la Notte
    Ha aperte sull’infinito?
    Chinan l’ore: col sogno vanito
    China la pallida Sorte.....
    ...........................

    Per l’amor dei poeti, porte
    Aperte de la morte
    Su l’infinito!
    Per l’amor dei poeti
    Principessa il mio sogno vanito
    Nei gorghi de la Sorte!

     
  • Fabbricare fabbricare fabbricare
    Preferisco il rumore del mare
    Che dice fabbricare fare e disfare
    Fare e disfare è tutto un lavorare
    Ecco quello che so fare.

     
  • 29 maggio 2006
    La Chimera

    Non so se tra rocce il tuo pallido
    viso m'apparve, o sorriso
    di lontananze ignote
    fosti, la china eburnea
    fronte fulgente o giovine
    suora de la Gioconda:
    o delle primavere
    spente, per i tuoi mitici pallori
    o Regina o Regina adolescente:
    ma per il tuo ignoto poema
    di voluttà e di dolore
    musica fanciulla esangue
    segnato di linea di sangue
    nel cerchio delle labbra sinuose,
    regina de la melodia:
    ma per il vergine capo
    reclino, io poeta notturno
    vegliai le stelle vivide nei pelaghi del cielo,
    io per il tuo dolce mistero
    io per il tuo divenir taciturno.
    Non so se la fiamma pallida
    fu dei capelli il vivente
    segno del suo pallore,
    non so se fu un dolce vapore,
    dolce sul mio dolore,
    sorriso di un volto notturno:
    guardo le bianche rocce le mute fonti dei venti
    e l'immobilità dei firmamenti
    e i gonfii rivi che vanno piangenti
    e l'ombre del lavoro umano curve là sui poggi algenti
    e ancora per teneri cieli lontane chiare ombre correnti
    e ancora ti chiamo ti chiamo Chimera.

     
  • Me ne vado per le strade
    strette oscure e misteriose:
    vedo dietro le vetrate
    affacciarsi Gemme e Rose.
    Dalle scale misteriose
    c'è chi scende brancolando:
    dietro i vetri rilucenti
    stan le ciane commentando.

    La stradina è solitaria:
    non c'è un cane: qualche stella
    nella notte sopra i tetti:
    e la notte mi par bella.
    E cammino poveretto
    nella notte fantasiosa,
    pur mi sento nella bocca
    la saliva disgustosa. Via dal tanfo
    via dal tanfo per le strade
    e cammina e via cammina,
    già le case son più rade.
    Trovo l'erba: mi ci stendo
    a conciarmi come un cane:
    da lontano un ubriaco
    canta amore alle persiane.

     
  • 29 maggio 2006
    Il canto della tenebra

    La luce del crepuscolo si attenua:
    Inquieti spiriti sia dolce la tenebra
    Al cuore che non ama più!
    Sorgenti sorgenti abbiam da ascoltare,
    Sorgenti, sorgenti che sanno
    Sorgenti che sanno che spiriti stanno
    Che spiriti stanno a ascoltare
    Ascolta: la luce del crepuscolo attenua
    Ed agli inquieti spiriti è dolce la tenebra:
    Ascolta: ti ha vinto la Sorte:
    Ma per i cuori leggeri un’altra vita è alle porte:
    Non c’è di dolcezza che possa uguagliare la Morte
    Più Più Più
    Intendi chi ancora ti culla:
    Intendi la dolce fanciulla
    Che dice all’orecchio: Più Più
    Ed ecco si leva e scompare
    Il vento: ecco torna dal mare
    Ed ecco sentiamo ansimare
    Il cuore che ci amò di più!
    Guardiamo: di già il paesaggio
    Degli alberi e l’acque è notturno
    Il fiume va via taciturno
    Pùm! Mamma quell’omo lassù!"

     
  • 29 maggio 2006
    Marradi

    Il vecchio castello che ride sereno sull'alto
    La valle canora dove si snoda l'azzurro fiume
    Che rotto e muggente a tratti canta epopea
    E sereno riposa in larghi specchi d'azzurro:
    Vita e sogno che in fondo alla mistica valle
    Agitate l'anima dei secoli passati:
    Ora per voi la speranza
    Nell'aria ininterrottamente
    Sopra l'ombra del bosco che la annega
    Sale in lontano appello
    Insaziabilmente
    Batte al mio cuor che trema di vertigine.

     
  • 29 maggio 2006
    L'invetriata

    La sera fumosa d’estate
    Dall’alta invetriata mesce chiarori nell’ombra
    E mi lascia nel cuore un suggello ardente.
    Ma chi ha (sul terrazzo sul fiume si accende una lampada) chi ha
    A la Madonnina del Ponte chi è chi è che ha acceso la lampada? c’è
    Nella stanza un odor di putredine: c’è
    Nella stanza una piaga rossa languente.
    Le stelle sono bottoni di madreperla e la sera si veste di velluto:
    E tremola la sera fatua: è fatua la sera e tremola ma c’è,
    Nel cuore della sera c’è,
    Sempre una piaga rossa languente.

     
  • 29 maggio 2006
    O poesia poesia poesia

    O poesia poesia poesia
    Sorgi, sorgi, sorgi
    Su dalla febbre elettrica del selciato notturno.
    Sfrenati dalle elastiche silhouttes equivoche
    Guizza nello scatto e nell'urlo improvviso
    Sopra l'anonima fucileria monotona
    Delle voci instancabili come i flutti
    Stride la troia perversa al quadrivio
    Poiché l'elegantone le rubò il cagnolino
    Saltella una cocotte cavalletta
    Da un marciapiede a un altro tutta verde
    E scortica le mie midolla il raschio ferrigno del tram
    Silenzio - un gesto fulmineo
    Ha generato una pioggia di stelle
    Da un fianco che piega e rovina sotto il colpo prestigioso
    In un mantello di sangue vellutato occhieggiante
    Silenzio ancora. Commenta secco
    E sordo un revolver che annuncia
    E chiude un altro destino.

     
  • 29 maggio 2006
    In un momento

    In un momento
    Sono sfiorite le rose
    I petali caduti
    Perché io non potevo dimenticare le rose
    Le cercavamo insieme
    Abbiamo trovato delle rose
    Erano le sue rose erano le mie rose
    Questo viaggio chiamavamo amore
    Col nostro sangue e colle nostre lagrime facevamo le rose
    Che brillavano un momento al sole del mattino
    Le abbiamo sfiorite sotto il sole tra i rovi
    Le rose che non erano le nostre rose
    Le mie rose le sue rose
    P.S. E così dimenticammo le rose.

     
  • 29 maggio 2006
    Notturno teppista

    Firenze nel fondo era gorgo di luci di fremiti sordi:
    Con ali di fuoco i lunghi rumori fuggenti
    Del tram spaziavano: il fiume mostruoso
    Torpido riluceva come un serpente a squame.
    Su un circolo incerto le inquiete facce beffarde
    Dei ladri, ed io tra i doppi lunghi cipressi uguali a fiaccole spente
    Più aspro ai cipressi le siepi
    Più aspro del fremer dei bussi,
    Che dal mio cuore il mio amore,
    Che dal mio cuore, l’amore un ruffiano che intonò e cantò:
    Amo le vecchie troie
    Gonfie lievitate di sperma
    Che cadono come rospi a quattro zampe sovra la coltrice rossa
    E aspettano e sbuffano ed ansimano
    Flaccide come mantici.

     
  • 29 maggio 2006
    Barche amorrate

    ...............
    Le vele le vele le vele
    Che schioccano e frustano al vento
    Che gonfia di vane sequele
    Le vele le vele le vele!
    Che tesson e tesson: lamento
    Volubil che l'onda che ammorza
    Ne l'onda volubile smorza...
    Ne l'ultimo schianto crudele...
    Le vele le vele le vele

     
  • 29 maggio 2006
    Donna genovese

    Tu mi portasti un pò d'alga marina
    Nei tuoi capelli, ed un odor di vento,
    Che è corso di lontano e giunge grave
    D'ardore, era nel tuo corpo bronzino:
    -Oh la divina
    Semplicità delle tue forme snelle-
    Non amore non spasimo, un fantasma,
    Un'ombra della necessità che vaga
    Serena e ineluttabile per l'anima
    E la discioglie in gioia, in incanto serena
    Perchè per l'infinito lo scirocco
    Se la possa portare.
    Come è piccolo il mondo e leggero nelle tue mani!

     
  • 29 maggio 2006
    Giardino autunnale

    Al giardino spettrale al lauro muto
    de le verdi ghirlande
    a la terra autunnale
    un ultimo saluto!
    A l’aride pendici
    aspre arrossate nell’estremo sole
    confusa di rumori rauchi grida la lontana vita:
    grida al morente sole
    che insanguina le aiole.
    S’intende una fanfara
    che straziante sale: il fiume spare
    ne le arene dorate; nel silenzio
    stanno le bianche statue a capo i ponti
    volte: e le cose già non sono più.
    E dal fondo silenzio come un coro
    tenero e grandioso
    sorge ed anela in alto al mio balcone:
    e in aroma d’alloro,
    in aroma d’alloro acre languente,
    tra le statue immortali nel tramonto
    ella m’appar, presente.

     
  • 29 maggio 2006
    Viaggio a Montevideo

    Io vidi dal ponte della nave
    i colli di Spagna
    svanire, nel verde
    dentro il crepuscolo d'oro la bruna terra celando
    come una melodia:
    d'ignota scena fanciulla sola
    come una melodia
    blu, sulla riva dei colli ancora tremare una viola...
    Illanguidiva la sera celeste sul mare:
    pure i dorati silenzi ad ora ad ora dell'ale
    varcaron lentamente in un azzurreggiare:...
    Lontani tinti dei varii colori
    dai più lontani silenzii
    ne la celeste sera varcaron gli uccelli d'oro:
    la nave già cieca varcando battendo la tenebra
    coi nostri naufraghi cuori
    battendo la tenebra l'ale celeste sul mare.
    Ma un giorno
    salirono sopra la nave le gravi matrone di Spagna
    da gli occhi torbidi e angelici
    dai seni gravidi di vertigine. Quando
    in una baia profonda di un'isola equatoriale
    in una baia tranquilla e profonda assai più
    del cielo notturno
    noi vedemmo sorgere nella luce incantata
    una bianca città addormentata
    ai piedi dei picchi altissimi dei vulcani spenti
    nel soffio torbido dell'equatore: finché
    dopo molte grida e molte ombre
    di un paese ignoto,
    dopo molto cigolío di catene
    e molto acceso fervore
    noi lasciammo la città equatoriale
    verso l'inquieto mare notturno.

    Andavamo andavamo, per giorni e per giorni;
    le navi gravi di vele molli di caldi soffi incontro
    passavano lente:
    sí presso di sul cassero a noi ne appariva bronzina
    una fanciulla della razza nuova,
    occhi lucenti e le vesti al vento!

    Ed ecco: selvaggia a la fine di un giorno
    che apparve la riva selvaggia là giú
    sopra la sconfinata marina:
    e vidi come cavalle
    vertiginose che si scioglievano le dune
    verso la prateria senza fine
    deserta senza le case umane.
    E noi volgemmo fuggendo le dune che apparve
    su un mare giallo
    de la portentosa dovizia del fiume,
    del continente nuovo la capitale marina.
    Limpido fresco ed elettrico era il lume
    della sera e là le alte case parevan deserte
    laggiú sul mar del pirata
    de la città abbandonata
    tra il mare giallo e le dune. . . . . . . . .

     
  • 29 maggio 2006
    Poesia facile

    Pace non cerco, guerra non sopporto
    tranquillo e solo vo pel mondo in sogno
    pieno di canti soffocati. Agogno
    la nebbia ed il silenzio in un gran porto.

    In un gran porto pien di vele lievi
    pronte a salpar per l'orizzonte azzurro
    dolci ondulando, mentre che il sussurro
    del vento passa con accordi brevi.

    E quegli accordi il vento se li porta
    lontani sopra il mare sconosciuto.
    Sogno. La vita è triste ed io son solo.

    O quando o quando in un mattino ardente
    l'anima mia si sveglierà nel sole
    nel sole eterno, libera e fremente.

     
  • Ondulava sul passo verginale
    ondulava la chioma musicale
    nello splendore del tiepido sole
    eran tre vergini e una grazia sola
    ondulava sul passo verginale
    crespa e nera la chioma musicale
    eran tre vergini e una grazia sola
    e sei piedini in marcia militare.

     
  • 29 maggio 2006
    Bastimento in viaggio

    L'albero oscilla a tocchi nel silenzio.
    Una tenue luce bianca e verde cade dall'albero.
    Il cielo limpido all'orizzonte, carico verde e dorato dopo la burrasca.
    Il quadro bianco della lanterna in alto
    illumina il segreto notturno: dalla finestra
    le corde dall'alto a triangolo d'oro
    e un globo bianco di fumo
    che non esiste, come musica
    sopra del cerchio coi tocchi dell'acqua in sordina.

     
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