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in archivio dal 23 mar 2012

Donna Pola

13 agosto 1987, Cento (FE)
Mi descrivo così: Non amo descrivermi.

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  • 29 novembre 2012 alle ore 18:00
    Autunno

    Piovono gocce stellate
    dagli aceri che s’assopiscono
    su un cuscino di nebbia.
    Piovono dal cielo storie morte
    di promesse realizzate e
    trascorse, soddisfatte
    del sorriso strappato
    al tempo che passa
    e che si adagia
    ai piedi, sugli aghi di pino.
    Quel camino che fuma
    là, oltre il muro, canta
    le dolci ninne nanne
    e quieto macina sogni
    nel silenzio,
    Mentre chi ha da fare
    corre spento, corre aiutato dal vento:
    corre lontano da casa.
    …Ascolta!
    La melodia incrinata
    di un vecchio valzer
    all’angolo di una strada…
    Un violino che
    parla ai vecchi di vecchi amori,
    a chi si ferma un momento
    per dimenticare i suoi dolori
    e sorride
    se uno di loro lo invita a ballare.
    Ma anche tu hai da fare;
    allora lasci al vento
    la foglia che accarezzavi
    con due dita e rabbrividisci nel freddo.
    Ma so che spierai dall’aula
    il grigio di fumo e di nebbia.
    E che col cuore che corre nel vento
    spererai di ballare presto quel valzer
    all’angolo della strada.

     
  • 04 luglio 2012 alle ore 12:30
    Le ceneri del cielo

    Solo ora mi accorgo
    del silenzio.
    Lo vedo nel respiro denso
    di un pomeriggio di neve,
    quando il sole
    brucia coperto
    in un altro cielo.
    E le sue ceneri,
    ora cosparse
    mostrano un nuovo cammino,
    celando il mio vecchio sentiero.
    Solo ora mi accorgo
    di un sussurro spento
    che nasce dal folto
    di un bosco
    dal volto nascosto
    che soffoca
    in un grido sepolto.
    Solo ora mi accorgo…
    E la danza sospinta
    dai fiocchi e dal vento
    è soltanto una fredda allegria.
    Ti prego…
    …ti prego
    portami via.
    O copri le ferite sanate,
    le piaghe scavate
    e riaperte
    dal tempo passato
    a sperare nel tempo.
    Lascia il mio amore
    a marcire sul fondo del cuore
    e disperdi le ceneri
    di un consumato dolore.
    Ma portami via.

     
  • 19 aprile 2012 alle ore 17:41
    Temporale

    Ti vedo attraverso
    un velo di pioggia
    un velo di fronde
    un velo di vento
    ti copre.
    Io vedo soltanto
    i contorni
    e le ombre
    prima dei lampi.
    E non sento
    che il tuono
    sui muri
    e la pioggia
    che batte.
    Se anche tu dici
    qualcosa
    non sento.
    E non voglio sentire.
    Di te
    voglio solo
    ciò che dice la gente
    e ciò che penso
    di te.
    Poi quando le nubi
    andranno
    potrò vederti bene
    e accettare
    quello che sei
    alla luce del sole

     
  • 29 marzo 2012 alle ore 12:13
    Il segreto del contadino

    Sotto la zolla
    nasconde un segreto,
    lo vede soltanto
    la nebbia che cade.
    Sanno i suoi gesti
    di un palpito quieto,
    non è troppo tardi
    tornare a sperare.
    Ha messo da parte
    gli anni migliori,
    serbava negli occhi
    bei campi di grano,
    stormivano allegri
    ai colpi del sole,
    le bionde trecce
    sotto un palmo di mano.
    Ha messo a tacere
    la fame e l’affanno,
    per mesi il suo sonno
    non fu che sudore:
    la sete dei campi
    leniva piangendo,
    leniva il suo cuore
    col sole che muore.
    Non è troppo tardi
    tornare a sognare
    ma di questo non sa
    la nebbia che cade,
    che bagna quel chicco
    che sogna l’estate,
    quel seme d’amore
    sepolto per te.

     
  • 29 marzo 2012 alle ore 12:12
    Il gorgo della sposa

    Sarà placido sul letto
    quello specchio della sera:
    quando cala sul riflesso
    del tramonto, oscurità.
    Il suo viso nulla muove,
    nulla teme dalle ombre:
    solo gli ansiti di un cuore
    che non sa della pietà.
    Fresche mani hanno i salici
    che si piegano alle onde,
    che sussurrano motivi
    di preghiere tanto amare.
    Il suo viso non riflette
    che la luce delle stelle:
    nei suoi occhi neanche quelle
    tutto il resto è oscurità.
    Nulla muove sulla riva,
    non dà voce qui la sera.
    Neanche un grido di un uccello
    per un’ alba che verrà.

     
  • 23 marzo 2012 alle ore 16:31
    Stanze vuote

    …ora, c’è una luce alla finestra,
    insegna alla notte
    a rimboccare le sue ombre
    al tuo letto.
    China piano anche la luna
    il suo sorriso.
    E dirimpetto giace
    il fosso muto alle sue stelle.
    I forti colpi di preghiera
    son lontani
    e lontano è il giorno
    da cui tu cerchi riposo.
    Non c’è che strada e campi,
    asfalto e orti.
    Non c’è che densa quiete.
    Solo quella luce
    e lo scricchiolio del vento…
    ed è come sentire i tuoi passi
    in queste stanze vuote.

     
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