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Poesie di Ed Warner

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  • 24 maggio 2012 alle ore 18:24
    Tre calici

    Ne verso uno per il ritorno.

    Alla goccia il passo.

    La direzione è quella giusta
    proprio nel fondo alle mie spalle
    ...ci fosse un mai a farmela ritrovare.

    Se lascio in stecca
    un tempo secco, asciutto
    vuol solo dire che non mi servirà
    ad attraversare il sole insonne
    in stanco assalto
    all'ancora assurdo e scuro
    d'un altro assorto mercoledì.

    Ed alza il vino
    poi danne giù
    al mio passare
    l'assaggerò.

    Uno lo bevo piano.

    La strada chiama attenzione e passa da me.

    Non è paura se seguo il richiamo
    di fischi abbandonati dalle stazioni
    lasciati lì a languire tra queste mani
    che hanno visto un mondo
    che i miei occhi possono solo immaginare
    persi all'ascolto di C-R-A-Z-Y-M-A-R-Y.

    Il terzo d'un fiato.

    E'quasi casa questo mio andare.

  • 31 gennaio 2011 alle ore 18:19
    Il matto

    Conobbi un matto
    tempo fa
    tutto il giorno seduto
    presso il bancone del bar.
    Tra litigi per donne
    bestemmie sputi e lagne
    attirava attenzione
    per il suo animoso brontolio.
    Stufo
    di troppo lucidi pensieri
    interrogai il matto
    circa l’esistenza di Dio.
    Negava di essere mai esistito!
    -Ma io ti vedo-gli dissi
    -Anch’io ti vedo-rispose
    -Ma che vuol dire?...-
    Insisto.
    Non mi sta ad ascoltare.
    Gli offro da bere
    deluso ancora una volta
    del rimanere senz’alcuna risposta.
    Faccio per andare
    e mi trattiene.
    Poi rende chiaro
    il suo cupo borbottio:
    -Già è dura fare il matto...
    figurati ad essere Dio!-

    Un giorno perfetto (Ed.Smasher, 2010)

  • 10 maggio 2010
    Liquido

    Gocce di pioggia

    su Milano
    cancellano ferite,
    rilassano ipnotiche
    ogni mio movimento.
    Ne scelgo una in particolare
    mi sembra diversa, importante...
    e già l’amo come mia.
    Dentro di lei
    mi sento perso,
    eppure a casa.
    Posso osservare
    tra le mie dita
    i legami di idrogeno
    che come ossigeno le danno vita.

    Liquido.
    Ancora un po’.

    Vetrine fredde ad ingrigire
    l’autunno, dei pendolari delle firme.
    Il tram che sferraglia
    per una direzione non mia.
    L’aria pungente
    a traffiggere attimi
    già spesi.
    Mi alzo,
    mi muovo.
    Come lacrima rimpianta
    ... riparto.

    Liquido.
    Ancora qui.