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in archivio dal 20 dic 2005

Elda Falcone

30 settembre 1967, Sondrio - Italia
Mi descrivo così: Classe '67, ironica e scherzosa, un po' pragmatica, amante della natura, dei cani e dei gatti. Adoro suonare la chitarra, dedicarmi allo studio della lingua italiana, coltivare le amicizie. Non sopporto il razzismo né la crudeltà applicata agli uomini ed agli animali.
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  • 05 giugno 2012 alle ore 22:46
    Eroe antico

    Ti guardo..
    Il sonno non ti placa..

    Le tue mani si agitano
    quasi a combattere
    un terribile nemico..

    Non dai pace alle tue membra
    nemmeno nel riposo
    che dolce vorrei ti cullasse
    lasciandoti sopire calmo..

    Mi senti forse e apri gli occhi..
    Il tuo sguardo appare dolce
    a me che ti sfioro piano
    e piano ti sussurro "amore"..

    Le tue labbra si piegano
    in quel sorriso che sempre
    mi pare di eroe antico...

    "dormi amor mio dormi"
    e le tue mani sfiorano le mie,
    mentre i tuoi occhi piano

    cedono a Morfeo ed intanto
    penso che ti amo
    e da lui mi lascio cullare anch'io...

     
  • 13 dicembre 2011 alle ore 21:51
    Il solo che voglio

    Sogno..
    Sogno di te, di noi..
    Voglio la tua forza, voglio sentirla intorno
    mentre con le braccia mi avvolgi e mi attiri a te..
    Mi sollevi, insinui la mano tra i miei capelli
    e un brivido mi attraversa corpo e mente..
    I pensieri si spengono e lasciano posto
    al tumulto dei sensi che mi esalta..
    Avvicini la tua bocca quasi ansimando
    e i tuoi occhi si accendono e si perdono nei miei..
    Sussurri piano: - Chiedi!- e la mia mente si perde
    mentre il mio corpo si accende e brama di te..
    Sogno..
    Sogno ancora..
    E sei tu.. sei tu il solo che voglio...

     
  • 07 agosto 2011 alle ore 0:50
    Dormi

    Vorrei essere il letto che ti accoglie caldo
    il cuscino su cui appoggi il capo
    e trovi rifugio dai pensieri di ogni giorno..
    Vorrei essere il lenzuolo che ti abbraccia
    col suo morbido drappeggio
    per farti sentire coperto e riparato...
    Avresti solo me tutto intorno..
    Potrei cullarti dolcemente e farti riposare
    tenendoti  tra le mie braccia
    e accarezzandoti la fronte piano..
    Porterei via i pensieri tristi dalla tua mente
    che libera e serena si assopirebbe
    mentre con un sorriso e un bacio
    guardo i tuoi occhi chiudersi piano..
    Dormi dolce angelo
    sarò qui a vegliarti fino all'alba,
    finchè i fantasmi svaniranno
    e solo la luce dolce del mattino ci troverà abbracciati...

     
  • 24 luglio 2011 alle ore 12:30
    Sarà ancora amore

    Chiudo gli occhi,
    la tua anima felice è ancora qui
    e mi sta accanto, canta del nostro amore..
    Rivedo il tuo viso
    i tuoi occhi che parlano anche in silenzio
    e mi donano un amore immenso..
    Ti ho guardato andare,
    il tuo saluto di spalle mi carezza il cuore
    e una lacrima scende melanconica..
    Ti porterò con me,
    in ogni tempo, in ogni istante,
    la tua mente e il tuo cuore
    saranno compagni della mia anima
    che lieta danzerà al tuo ritorno..
    So che tornerà per noi quell' atmosfera
    e che la gioia si impadronirà di noi
    col nostro ritorno al nido..
    E sarà ancora amore...

     
  • 27 marzo 2011 alle ore 10:56
    Grazie a quella foto

    Guardo te oggi mentre parli
    E quel ragazzo che un tempo avevo accanto
    Salta ancora fuori prepotente
    E mi riporta ad epoche ormai perse..

    Quel guizzo furbo ancora appare
    Tra le trame della barba che furtiva
    Lascia intravedere una fossetta
    Alla cui vista intenerisco ancora..

    Ma colui che guardo oggi è un uomo fatto
    I cui occhi mi lanciano segnali
    Di un amore che mai pensavo
    Di poter aver senza riserve..

    Le nostre vite sono uguali
    Imbevute di dolore e pianto
    Tanto da sembrar gemelle
    Ai nostri sguardi stupiti e increduli..

    Poi di colpo la rivelazione
    Di un amore vero grande e forte
    Nato in un sol battito di ciglia
    Senza che possiamo farci nulla..

    Abbiamo in comune la nostra prima volta
    Fu buia triste ed inesperta
    E i nostri sentimenti cancellammo
    Per orgoglio e finta indifferenza..

    Ma oggi ci vogliamo con la forza
    E la consapevolezza immensa
    Di un amore che può rivivere
    Negli istanti che possiamo avere..

    Ti avrò e sarai mio
    Mi avrai e sarò tua
    Voglio solo questo in questo istante
    Solo io e te e sarà per sempre..

     
  • 15 ottobre 2010
    Grazie

    Grazie di essermi amico,
    di pensarmi con piccoli gesti
    che mi infondono una dolcezza
    che mi fa bene all'anima;
    di aver voglia di ascoltarmi,
    ma anche di raccontarti
    e metterti a nudo con me;
    di trattarmi come una regina;
    di esserci ogni volta che ti cerco;
    di raccogliere i miei pensieri
    e custodirli come un guardiano
    impavido e gentile..
    grazie di amarmi così..

     
  • 07 settembre 2010
    Passione di giugno

    Ti sento.
    Ho ancora nella mente
    il tuo odore che pervade la stanza
    e si confonde insieme al mio..


    Le tue mani  mi esplorano,
    le percepisco sfiorare la mia pelle
    e posso anche adesso provare
    i brividi che sentivo in quel momento..


    Le nostre anime danzano felici
    mentre i nostri corpi madidi
    si scambiano gli umori e
    si cercano senza sosta..


    Tu mi vuoi, sfogli i petali
    della mia essenza che tutta
    anela alle tue labbra
    che avide suggono la mia linfa..


    Ti concedo la mia intimità
    e i miei desideri si esaudiscono
    in amplessi selvaggi
    che solo noi sappiamo soddisfare..


    Le parole si mischiano alla carne
    ed escono veloci e ricche di passione
    fin quasi alla perversione
    che ci travolge tempestosa..


    E' un turbinio di lussuria,
    ti offro la mia bocca vogliosa
    che brama della tua fonte
    il nettare da bere avidamente..


    Mi strofino sul tuo corpo
    e piano mi adagio sul tuo petto
    siamo esausti ma un solo sguardo
    riaccende il fremito che ci rapisce ancora...

     
  • 21 maggio 2010
    Anche quando

    Ti amo
    anche quando non ci sei
    quando mi manchi come l'aria che respiro
    e la tristezza si fa dolore.

    Ti amo
    anche quando la distanza
    diventa insopportabile e la gelosia
    dei tuoi istanti senza me mi fa bruciare gli occhi.

    Ti amo
    anche adesso che urlo dentro me il tuo nome
    e solo una triste eco mi risponde.

     
  • 08 febbraio 2010
    Sei l'amore

    Non ti ho lasciato,
    perché con te c'ero da sempre
    e per sempre ci sarò.

     

    Non mi sei lontano,
    perché sono con te in ogni luogo
    e in ogni angolo della tua mente.

     

    Non ti ho posseduto,
    perché solo ciò che pensi di perdere
    tenti di legare a te.

     

    Non sono senza te,
    perché fai parte dell'anima mia tutta.


    Non posso smettere d'amarti
    perché sei l'amore che da sempre
    ho cercato intorno
    e che per sempre avrò nel cuore.

     
  • 23 ottobre 2009
    Un bacio

    Vorrei un bacio adesso, uno dei tuoi,
    uno di quelli che mi hai dato
    quando mi hai stretto forte la prima volta,
    dopo avermi guardato la bocca
    e averla desiderata con gli occhi...
    Te lo leggevo negli occhi
    che volevi sentirne il sapore,
    come lo volevo io...
    I tuoi pensieri volano alto
    e forse io non ne faccio parte,
    ma fai planare su me il tuo sguardo,
    io sono pronta ad accoglierlo in me,
    Ti amo.

     
  • 23 luglio 2009
    Avrei voluto te

    Avrei voluto te
    te solo e nessun altro.
    Sapere che vivi e respiri
    grazie alla vita
    che io sola potrei donarti..

    Avrei voluto te
    dentro e fuori e intorno
    a colorare di risa i giorni
    e con pianti notturni
    tener deste le mie notti..

    Avrei voluto te...
    ma non posso averti..

     
  • 13 gennaio 2006
    Parlami

    Parlami per favore...
    Dimmi  le cose che senti dentro...
    Voglio conoscere la tua anima
    e sentirla vicina a me,
    come facesse parte
    e si fondesse con la mia..
    Voglio capirti fin nel profondo
    del tuo sentimento più intimo
    che non hai mai svelato a nessuno...
    Voglio entrare in te,
    prendere il tuo cuore tra le mani,
    per sentirlo palpitare,
    stendermi accanto a lui ,
    proteggerlo per sempre
    e non andare più via...

     
  • 02 gennaio 2006
    A CARLO AZEGLIO

    Ti guardo e mi commuovo
    mentre pronunci quell' ultimo discorso,,,
    ad un Italia che forse non è attenta
    ai tuoi occhi lustri nonostante il piglio
    di uomo fiero di essere Italiano.
    Ti guardo e vedo in te il prototipo del padre
    che parlando tenero a tutti i figli suoi,
    si accorge che ora sono adulti
    e che giunta è l'ora che vadano
    a compier un destino a cui li preparasti.
    Ti do del tu, non per irriverenza
    ma per affetto profondo e sincero
    che mi è dato dall' ammirazione
    e dal rispetto che ho per te,
    che tanto spesso in questi sette anni
    sei entrato in casa mia dalla tv,
    a parlarmi con tono mai saccente
    ma sempre fermo nel comunicarmi
    i valori che il buon padre di famiglia
    cerca di infondere a chi incantato
    ascolta le tue esperienze
    e dai tuoi insegnamenti trae profitto.
    Quegli occhi che tante atrocità hanno veduto
    negli anni terribili della Seconda Guerra
    appaiono a me dolci e pieni di speranza,
    mentre guardano alla mia generazione
    e a quelle che verranno con amore.
    Queste mie poche parole spero siano
    una testimonianza piccola e sincera
    del fatto che ti stimo e che per sempre
    porterò dentro il mio cuore il tuo ricordo.
    Dalla verde Toscana ti arrivi questa mia
    ad augurarti che i tuoi anni futuri
    siano pieni di una serenità che meriti,
    perchè sei un grande uomo saggio
    che con la sua presenza tra la gente
    ha saputo star vicino ai figli suoi.
    E forse un giorno quest'Italia disattenta
    si accorgerà che forse era meglio
    quando tra i suoi normali cittadini,
    c'era quell' uomo chiamato Carlo Azeglio.

     
  • 28 dicembre 2005
    NOTTI IN BIANCO

    Perchè a distanza di anni
    riesci ancora a rubare i miei sogni?
    Ho una nuova vita,un uomo che amo
    e che si merita tutta me stessa.
    Con lui voglio riniziare tutto da capo,
    non voglio che i ricordi mi rubino tempo.
    E più cerco di scacciarti dalla mente,
    più, ostinato, il ricordo delle tue cattiverie
    si ripresenta vivo e quasi reale,
    ogni volta che i miei occhi cercano di darmi
    quel riposo che credo di meritare.
    Vorrei dormire, ma la mente che non comando
    torna, stupida anarchica, a vagare sulla tua figura.
    Pensare al periodo atroce che iniziò
    quando ho ripreso in mano il mio destino,
    lasciandoti per sempre distruggere il tuo
    e quello di coloro che dici di amare,
    mi crea una sofferenza straziante,
    che mi fa urlare di rabbia dentro me stessa.
    E inesorabile i ricordi riaffiorano:
    violenza, sputi, insulti e botte
    sembravano essere il solo linguaggio
    che ti fosse congeniale.
    La rabbia che hai dentro nasce
    dallo scorno di vivere una vita che non è tua,
    ma che Madre Natura, perfida, ti ha imposto
    facendoti vestire i panni di un essere
    che non accetta la propria esistenza per quella che è.
    La pena ed il dolore che hai dentro
    me li hai vomitati tutti addosso,
    con un impeto di tale malvagità,
    che ancora oggi me li vedo arrivare incontro
    nei miei incubi più inquietanti.
    Così, mentre spero con tutta me stessa
    che Morfeo pietoso, ponga un velo sui miei pensieri,
    carichi di odio per ciò che mi hai fatto
    e che non ho saputo contrastare,
    mi sorprendo a fantasticare di picchiarti
    di prenderti a calci nel ventre
    fino a farti sputare sangue.
    Così mi accorgo che , quell'odio che tu hai per il mondo,
    lo hai passato a me che mi abbasso
    al tuo lurido e sordido livello,
    quando penso che vorrei vederti morto.
    Quel tarlo di rancore, violenza e cattiveria
    ti ha fatto diventare una tale bestia,
    da non meritare nemmeno un briciolo di pena.
    Spero che tu muoia pazzo di rabbia,
    anche se questo offende il mio amor proprio,
    perchè perdo ogni giorno di più la stima di me stessa,
    quando mi accorgo che rischio di essere uguale a te.
    Ma io non ti permetterò di farmi questo
    e, fosse  l'ultima disperata azione della mia esistenza,
    ti prometto che a dispetto del tuo furore atavico,
    avrò una vita vera piena di amore,
    perchè non posso permettere nemmeno a te
    di rendermi inumana, rabbiosa e carica di odio:
    non è per questo che sono nata.
    Non ti permetterò di mettermi sul tuo stesso piano,
    perchè dove stai tu possono esistere
    solo le fiamme dell' inferno.
    Dovessi passare altre mille notti in bianco
    sarò felice di vivere una vita che non ho scelto,
    ma che sono contenta che abbia scelto me.

     
  • 20 dicembre 2005
    VORREI

    Vorrei che il tempo e le stagioni
    non fossero mai leggibili sul tuo viso;
    che i tuoi occhi ed il tuo bel sorriso
    mai venissero velati dal dolore.

    Vorrei che il sole ti baciasse sempre
    e ti rendesse felice come ti ho visto
    quando , tranquillo e sereno,
    la prima volta mi sei apparso.

    Vorrei vedere il tuo sguardo sempre acceso
    di curiosità e amore per l' arte e la cultura,
    come quando a naso in su, guardando San Pietro,
    hai detto che ti sbalordiva.

    Vorrei infine averti accanto sempre,
    come in quel famoso giuramento,
    in salute e malattia, in ricchezza e povertà,
    nella buona o cattiva sorte,

    Perché da sola la mia vita non ha senso
    e non esiste al mondo essere più inutile di me
    se devo pensare di non poterti più vedere
    e di non averti più accanto.

     
  • 20 dicembre 2005
    LINA

    Il primo ricordo che ho di te
    è la tua mano che mi stringe forte
    mentre cerco di sfuggirti esuberante
    per la fretta di scoprire il mondo.
    Da allora in poi mi sei sempre stata accanto
    ed ogni giorno hai seguito i miei studi
    cercando di vedere nei miei occhi
    ciò che un giorno sarei potuta diventare.
    Sei stata  amica e confidente
    in quei giochi che da bimba con le bambole
    intavolavo dando sfogo alla fantasia
    ed ai sogni che a volte ancora faccio.
    Ti ho vista ridere ma anche disperarti
    per le delusioni che, ignara, ti ho dato
    quando secondo te sceglievo male i miei amici
    e degli studi classici facevo spesso a meno.
    Poi un giorno quel verdetto amaro
    che ti rese consapevole in un tremendo attimo
    che avresti dovuto lottare per sempre
    contro un male che non si può sconfiggere.
    Io lo odio, perchè ti ha resa debole,
    fragile e malinconica , ma non ti ha tolto
    la cosa più preziosa: la gioia di vivere
    e di dire al mondo "io ci sono".
    Non ti ho mai sentita lamentare
    nemmeno tra i dolori più feroci
    che quel mostro senza sentimenti
    ti fa avere senza un attimo di tregua.
    "La vita è bella e val la pena di essere vissuta"...
    Me lo dici sempre ed io mi chiedo
    come puoi esser grata a questa vita
    che ti ha dato solo sofferenza?

     
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  • 26 settembre 2007
    Tra la realtà e il sogno

    Come comincia: Era già da un po’, ma non avrebbe saputo dire quanto, che camminava a piedi, lungo la statale 429.
    Portava quei buffi  jeans a righe verticali celesti e bianche, che la facevano sembrare evasa allora di prigione.
    Erano gli anni quaranta e quasi tutti si muovevano a piedi o a cavallo; i più fortunati o ricchi col calesse.
    Era bello spostarsi lungo quella strada; aveva già fatto tanti incontri e, anche se non tutti piacevoli, ognuna delle persone che avevano incrociato la sua via, le avevano in ogni caso lasciato qualcosa.
    Si soffermò davanti all’ ingresso di una fabbrica di mobili ed entrò; conosceva tutti lì.
    Come sempre Massimo e Luciano la accolsero a braccia aperte e le dissero che c’era un’assemblea in corso,
    ma che se voleva entrare, sarebbe stata la benvenuta.
    Così fece, ma per ascoltare la relazione del sindacalista, si infilò dentro ad un cubo a cui era stata tolta la facciata superiore e vi si mise a sedere, con le gambe incrociate e la testa che usciva dall’ apertura.
    Non stava comoda lì dentro, ma vi rimase fino alla fine, uscendone un po’ indolenzita.
    Massimo la pregò di restare, ma lei disse che non era più tempo e che doveva andare ancora oltre.
    Salutò tutti e si rimise in cammino verso Certaldo.
    Era una giornata decisamente limpida: il sole filtrava attraverso le fronde degli alberi, che costeggiavano tutta la strada e la temperatura era alta, ma mitigata dall’ombra che tutti quei grandi pini proiettavano a terra lungo il cammino.
    Ad un tratto scorse qualcosa in lontananza; cercò di osservare meglio, socchiudendo gli occhi e concentrando il suo sguardo su quella che sembrava essere una massa informe, che occupava quasi tutta la carreggiata destra della strada.
    Man mano che si avvicinava, sempre più incuriosita, le figure informi iniziarono a delinearsi sempre meglio:erano cani?
    No, non soltanto .
    C’erano quattro leoni, ma di un colore stranissimo, identico a quello di altrettanti grossi cani bovari, che stavano comodamente sdraiati, l’uno accanto all’ altro, quasi in formazione: sembrava che un immaginario domatore li avesse fatti mettere in posa per un altrettanto immaginario pubblico, pronto ad applaudire per la bellezza che tale spettacolo emanava.
    Il colore dei loro mantelli era variegato: predominanza di nero, intercalato da pendici di rosso, con il torace di un bianco così candido, da dare quasi fastidio agli occhi.
    I cani erano sicuramente dei bovari svizzeri, bellissima e maestosa razza, dal carattere che sprigiona una dignità ed una fierezza di sé senza eguali e, stranamente, anche il mantello dei leoni era fatto così.
    Mai visti dei felini di quel colore…
    I cani scodinzolavano, i leoni invece ruggivano minacciosi, ma nessuno degli otto quadrupedi si spostò dalla propria posizione e, cosa ancora più strana e inaspettata, intorno a loro c’era una quantità indefinibile di altri cani e gatti, di età, taglia,colori e razze diverse che rumoreggiando, gironzolavano attorno agli otto maestosi guardiani, sicuri di sé e del fatto che nessuno avrebbe mai osato toccarli, protetti com’ erano dai loro giganteschi compagni.
    Alle spalle di tale massa di mammiferi, maschi e femmine, cuccioli e adulti, c’era una piccola casupola, quasi una capanna; dall’aspetto si intuiva che chi la abitava non versasse in felici condizioni; tutto però fuori era pulito ed ordinato.
    Continuando a camminare, gettando un occhio verso i quattro giganteschi felini policromi, che pur ringhiando minacciosamente, non accennavano ad assalirla, vide uscire sulla soglia della casupola un ometto basso,
    con una coppola siciliana in testa, dallo sguardo sorridente e dai capelli biondissimi, nonostante l’avanzata età.
    I due umani si scambiarono solo un veloce sguardo, accompagnato da un vago accenno di saluto e la giovane continuò il suo cammino.
    La scena cambia: lei si ritrova a percorrere la stessa strada, ma questa volta in senso contrario, come se stesse tornando indietro sui suoi passi.
    Arrivata all’ altezza della casupola, davanti alla quale aveva visto tutti quegli animali, si accorse che questa volta tutto intorno non c’era più nulla; solo lei, la strada, gli alberi, la casa, ma degli animali e dell’ uomo nemmeno l’ombra.
    Così si decise e aprì la porta della cascina;  si ritrovò così a camminare su quello che in breve capì essere il soppalco di un grande granaio, situato sotto il livello della strada.
    Dalla sua posizione poteva vedere il piano inferiore, dove, sdraiati in ordine sparso c’erano tutti gli animali che all’andata, aveva visto all’ esterno.
    Che strano pensò: dormono tutti !
    Così iniziò, senza sapere nemmeno perché, a fischiettare una marcetta, quella stessa marcetta che i soldati nordisti suonavano ai tempi della guerra di secessione e che ricordava di aver sentito anche in un vecchio film con Dustin Hoffmann.
    Al suono di quella marcetta, tutti gli animali si svegliarono e iniziarono ad accalcarsi attorno a lei, tutti festanti, anche i quattro grossi leoni, che invece prima le avevano ringhiato, mostrandole le poderose zanne con fare minaccioso.
    Guardando più attentamente tutte quelle bestie allegre e felici, si accorse che ognuna di loro aveva con sé un piccolo quaderno; su ognuno di quei quaderni c’era scritto il nome dell’ animale che lo portava legato al collo; incuriosita lasciò che uno dei cani di taglia più piccola le si avvicinasse più degli altri , aprì il quaderno e lesse il nome: Agata.
    Si capiva che quel quaderno, prima di lei, era appartenuto anche ad altri cani, forse ormai morti, perché sulle pagine precedenti a quella dove si leggeva il nome Agata, c’erano scritti altri nomi.
    Improvvisamente lo sguardo di quella piccola bestiola cambiò e diventò incomprensibilmente triste e malinconico, e la ragazza piangendo, iniziò ad accarezzarle la testa.
    E più la accarezzava e più lo sguardo della cagnetta diventava triste e la giovane ebbe quasi la sensazione di sentire che le diceva: non ti preoccupare, devo andare, ma andrà tutto bene; stai tranquilla, non piangere, perchè andrà tutto bene…
    “Hai capito tesoro? Non ti preoccupare, in due ce la faremo a passare anche questo brutto momento…”.
    Mi sveglio e mi rendo conto che stavo sognando e che, mentre sognavo, piangevo e il mio compagno che se n’era accorto, mi stava dicendo quelle parole, che nel sogno a me pareva venissero da Agata.
    Ricordo solo che appena sveglia sono riuscita solo a continuare a piangere a dirotto, finché mi sono calmata e sono riuscita a riaddormentarmi, cullata dalla voce rassicurante di Luca..
     Interpretazione tutta mia del sogno, che credo si avvicini molto a quella reale:
     la strada è il mio percorso di vita, costellato di presenze di amici (i cani scodinzolanti) e da persone che credo mie amiche, ma che in realtà mi usano a loro piacimento, usando una doppia faccia ( i leoni che prima ringhiano e poi mi fanno le feste, mescolati tra gli amici veri che invece non smettono mai di scodinzolare) e dai quali infatti mi allontano, ma tenendoli sempre d’occhio.
    Agata, la piccola cagnetta prima festante e poi triste, è il bambino che portavo in grembo e che ho perso, ma che nonostante questo cerca di rassicurarmi.
    La ragazza che percorre la strada e che alla fine piange,naturalmente sono io, distrutta dal dolore di perdere il mio bambino, che nel sogno assume le sembianze del cane, perché il cane è l’essere più fedele in assoluto all’ uomo e a lui più vicino; Agata però sa che deve andare e che non potrà stare accanto a me, come il mio piccolo tesoro è dovuto salire in cielo, prima ancora di nascere.
    Gli anacronismi evidenti sono dati dal fatto stesso che sia un sogno, come i jeans, che ho avuto davvero quando facevo il liceo; la storia ambientata negli anni quaranta, anni che per ovvie ragioni anagrafiche non posso conoscere, essendo nata nel ’67; infine  la marcetta che fischio, che fa da contorno al film “Il piccolo grande uomo” e che se fossi stata davvero negli anni quaranta non avrei potuto fischiare, in quanto il film risale a una quarantina circa di anni dopo, mentre la guerra di secessione americana al secolo precedente.
    Le uniche cose reali, cioè ribaltabili nella mia realtà attuale, sono la fabbrica, nella quale ho lavorato davvero, insieme a Massimo e Luciano e la statale 429, che esiste davvero ed è quella che collega Poggibonsi a Empoli ed è una via che conosco bene, perché nella realtà mi capita di percorrerla spesso con la macchina, in occasione di brevi gite domenicali e che è realmente fiancheggiata da una quantità enorme di pini marittimi lungo tutto il suo percorso.
    All’omino e alla casupola non sono riuscita a dare una chiara collocazione, ma credo che fossero solo un contorno del paesaggio..