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in archivio dal 19 dic 2006

Elio Ria

27 gennaio 1958, Tuglie - Italia
Segni particolari: Ciò che agli altri è comune in me diventa specificità d'interesse e di attenzione.
Mi descrivo così: Lavoro, studio, caffè, sigarette, chiacchiere con gli amici,  scrivo.Leggo le poesie dei poeti antichi e moderni. Studio filosofia. Ascolto la gente per strada, i bambini, gli adulti, gli amici. Prendo appunti. Osservo e annoto. Abbozzo un verso che no so  dove mettere e rimane in attesa…
Mi trovi anche su:

elementi per pagina
  • Portai con me la carezza
    sui viali ancora accesi di sole
    in ore ritardate di fermezza
    inutilità delle parole, e
    garbuglio di vita
    di un giovedì sfuggito all'estate

     
  • Pagine vulnerabili di vita
    vivo come se non vivessi
    giochi senza fine di una vita bestemmiata [lacerata nel mezzo degli oceani evaporati]

     

    Ho perso la vita nei giorni dell'attesa delle cose possibili
    mercante senza mercanzia, derubato dagli ipocriti
    ora posso vendere la mia anima

     

    Riempio la realtà di cose spudorate e senza vesti,
    sciupo le ore nell'alcova di Dioniso,
    bevo nella coppa dorata il nettare dell'oblio

     

    Le mie ossa sciolte nella pelle scompaginata
    dal travaglio della dannazione del fuoco demoniaco,
    cedo tutto di me agli sciacalli della morte [piacevole piacere dell'indecenza].

     
  • 29 settembre 2008
    Vorrei morire

    Vorrei morire con il profumo degli aranci, di giorno,
    possibilmente senza nubi con un sole mite. Con la
    gente per strada a far finta di niente. Fumando l’ultima
    chesterfield. Col gel sui capelli, rasato e profumato. Con le
    mani nelle mani di colei che ha voluto amarmi. Bevendo
    l’ultimo caffè. Sorridendo al mio avanzare nella staticità di
    un inizio eterno.

    (Il passo della notte, Lupo Editore, Copertino 2012, IX, p. 41)

     

     
  • Eri méntore
    e del tuo frinire
    mi allietasti in percorsi di autunno
    e fu un fiorire di ciclamini,
    ora è sequela di aneliti
    per un calco di disubbidienza

    (Il passo della notte, Lupo editore, 2012)

     
  • 29 gennaio 2008
    ... Di te sogno

    … Di te sogno
    il profumo delle spezie della Persia
    il tuo corpo che avvelena la mente
    l’inatteso incanto

     

    … Di te sogno
    il desiderio di un fiume
    che scorre su un letto di rose
    per possedere il piacere

     

    …  Di te sogno
    la fiamma accarezzata dal vento
    delle anime oscene
    in un istante di vibrante passione

     
  • 24 gennaio 2008
    Il morso della tarantola

    Con il suono asfissiante dei tamburi
    danza una donna sventurata del Sud
    nella magia di una superstizione antica

     

    Dal veleno della tarantola
    vuole liberarsi con un rito antico
    inventato in un Sud prigioniero

     

    Danza con in mano un fazzoletto
    disegna nell’aria grandi figure
    si dimena strisciando nella polvere

     

    Il suo male non le dà pace
    il fuoco della follia è nel suo corpo
    i suoi occhi smarriti guardano il nulla

     

    Nel nulla cerca il sollievo
    invoca una guarigione che non c’è
    la credenza ha vinto la sua libertà.

     
  • 24 dicembre 2007
    Senza un cuore

    Penso la verità
    macellata innocentemente,
    perso nel sonno a sognarla
    Potrebbero questi miei scarni versi
    delinearne il profilo
    se cromie fastidiose
    non confondessero il sangue
    Sulla pietra tombale della solitudine
    piango la bontà di un cuore senza vita

     
  • 28 agosto 2007
    L'altare senza dio

    Davanti all’altare della solitudine
    invoco un dio sordo
    un dio lontano dalla mia anima
    non so pregare
    Le mie lacrime sono preghiere
    Nell’oscurità senza ombre
    non mi perdo, ma mi spavento
    vedo uno, dieci, cento altari
    vedo ipocriti piangere
    vedo assassini sanguinare
    vedo pellegrini infedeli
    fumi d’incenso per altari senza dio
    vestali indegne,  guardiane del culto
    prostrate ai piedi di un altare
    innalzato per magnificare l’egoismo.

     
  • 23 luglio 2007
    Il poeta del caffè

    Il bello ritornava nelle note di una canzone
    che dei giorni andati era sussulto di giovinezza
    così nel rituale di un solito e nero caffè
    un poeta forestiero che pareva nomade
    vendeva per quattro soldi versi d’amore
    agli astanti stupidi e noiosi
    che ridevano e rastrellavano versi.

     
  • 21 giugno 2007
    Questo paese

    Questo luogo che credetti forestiero
    mi è avvenire in giorni d’argento
    e sui sentieri di libri che è storia
    leggo di me -  in narrazioni postume -
    insipide abbondanze di memoria

     
  • 05 giugno 2007
    Delusione

    Condensa
    le ultime speranze
    in un cielo che evapora


    Precipita con la pioggia
    l’illusione di un momento
    certo come l’eternità

     
  • 02 maggio 2007
    Luna

    L’annuncio di una eclisse non è stupore – soltanto -
    in quel luogo di luna
    si disperdono conoscenze
    eppure qualcosa abbiamo immaginato – stupidamente -
    che sia potuto accadere, ma
    non serve a nulla continuare
    a credere luna
    se in assenza di un cielo che oggi degli abbandoni è sguardo intimorito
    non vi è lume di eternità.

     
  • Giorni di rinunce, come tanti
    che s’appisolano nei meriggi
    e tardano le ore di sera,
    in pigrizia lucrano tempo e
    dormienti su petali di petunia
    all’ombra russano rosmarino
    per le fatiche di un sole del sud
    amaro e dolce e forte e sano
    sapore eterno di fichi e angurie
    odore di luna in nubi di maggio
    della gente di pietre di scirocco
    che delle ore del tempo di mare
    s’adorna di mandorli e garofani.

     
  • 22 gennaio 2007
    Notte di abbandoni

    In solitudine senza di te
    a respirare rumori d’un tempo, è
    purgatorio.
    Un pianto desta clamore agli insoliti
    rimandi di approcci desiderati, è notte
    di occasioni perdute.

     
  • 22 gennaio 2007
    L'attimo

    Seppur fuggevole
    come un fulmine
    lo colsi per un attimo

    L’emozione svanì
    nel fiume dell’oblio
    Non seppi più ricordare

     
  • 09 gennaio 2007
    Una volta d'estate la notte

     
    Una volta d’estate
    la notte non subiva imposizioni per il divertimento,
    non si osava
    violentarne la semplicità e la bellezza.
    I poeti non dormivano
    e davano il meglio di se stessi.
    Ora la notte è come se non ci fosse,
    e i poeti ricordano la poesia.

     
  • 09 gennaio 2007
    Le ore

    Lente
    Veloci
    Giocano con la vita

    Compagne del destino
    vivono per spegnersi
    nel cimitero del Tempo

    Disperse nella palude
    della memoria
    sperano nel ricordo

     
  • 19 dicembre 2006
    Prima del principio

    Non ci sono pieghe, né indizi di aria
    ma l’alba di un dio è ancora oscurità
    il cielo è fin troppo infinito all’orizzonte.

     
  • 19 dicembre 2006
    Sei felice

    Voli

    in un cielo beffardo

    con il sole indifferente


    Ma sei felice


    Accarezzi la serenità

    dell’infinito


    Nel tuo cuore

    la semplicità del blu

     
  • 19 dicembre 2006
    E finalmente è amore

    Un po’ più da vicino
    e sarò favola per te,
    distenditi sui miei occhi
    così come siamo adesso
    dimentica, ma non scordare ora
    il tempo stupido dei giorni inutili.
    Di abdicazione di eternità
    faremo amore
    e nessun azzardo ci separerà

     
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