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in archivio dal 08 mar 2010

Elisabetta Pedata Grassia

05 marzo 1988, Napoli
Segni particolari: Un'acrobata senza rete di sicurezza. 
Mi descrivo così: " (...) Magari fossi una candela in mezzo al buio." M.D.
Mi trovi anche su:

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  • 13 luglio alle ore 18:46
    Cliffhanger

    Ci sono i vecchi 
    e i miei occhi appannati
    Esposti all'impietoso 
    inferno dell'arsura
    Orizzonti lontani
    Qualche stella spezzata
    Ci sono sentimenti
    abbandonati 
    Sulle spiagge 
    dell'io
    Il vuoto è il tempo
    Che premedito
    un'uscita di scena
    che è altro da me
    Silenziosa 
    e senza ringraziamenti
    Un colpo di scena 
    Lo sparo all'indifferenza
    Così me ne andrò nel mondo
    come i vecchi saggi
    accettano l'inaccettabile

    La vita sarà vita 
    anche senza abbracci 
    che trattengono 

    La mia vita
    sarà libera
    da tutto ciò
    che m'aspetto

     
  • 04 maggio alle ore 13:37
    Linea di confine

    E' sospensione
    senza ordine
    Ci sono luci
    che ritornano
    E case vuote
    Attendiamo
    nuovi passi 
    Nuovi canti 
    La spinta 
    intorno 
    la voragine 
    ignota

    Sei ritornato
    E stavolta
    neanche il vento
    mi ha avvisato

    Nemmeno il vento
    mi ha salvato 

     
  • 16 marzo alle ore 23:28
    Manuale D(i)struzione

    Incontralo 
    Un essere umano 
    Straordinario 
    Che trovi divertente qualsiasi cosa
    Gli giri intorno

    E che sia contagioso col suo ridere
    Incontralo
    Stringigli la mano
    E prova a restare serio
    Scorbutico
    Chiuso a doppia mandata come
    Una cassaforte vecchia e triste

    Guarda un bambino 
    E prova a non stupirti 
    Davanti ad una goccia di pioggia
    Che cade
    Un giocattolo rotto
    E riaggiustato

    Una caduta da ginocchia sbucciate
    E prova a non sentire il calore di due mani 
    che ti afferrano
    Riportandoti a casa

    Prova a chiamare casa
    Qualche volta
    Non un luogo
    Ma una folla di gente 
    Col naso per aria

    A non arrossire
    Pensando a quanto sia stupido
    Lasciarti inaridire dal poco

    Guarda l’amore della tua vita
    Passare sotto il tuo naso
    Godi nel  vederla incamminarsi 
    senza speranza
    Mentre vagabonda
    E lotta senza perdere mai
    Un briciolo di forza
    E bellezza

    Scruta da chirurgo il suo cuore
     lo spirito
    Ridipingici il marcio
    Che forse è scritto 
    Solo nei tuoi occhi

    Distruggerai
    Etichetterai
    Solo perché non 
    Conosci

    Allora prova a sentirti 
    Ancora vivo
    Mentre un dolore passato
    Diviene il tuo unico
    Metro di giudizio
    Per un presente
    Già avvelenato

     
  • 18 gennaio alle ore 16:00
    Amarcord

    Domenica
    ti ricordo
    nel mio riso

    Tra profumi 
    e quel che è stato

    Domenica nel tuo viso
    Dischiuso
    e mai appassito

    La pieghe
    intime delle mani

    Fumi di sigarette
    e solitudini scomode

    Domenica
    il sole battente
    sulle ringhiere
    e tu mi chiami
    bambina

    E vuoi ch'appartenga 
    a qualcosa
    a qualcuno

    Ma non sono
    che un attimo
    Non sono altro
    che vento
    vento leggero
    Di domenica 

     
  • 15 gennaio alle ore 19:03
    Ballad

    Voglio 
    vedere
    dove sono finita
    e tirarmi da quel 
    dentro
    e portarmi
    al di fuori
    Stringere gli occhi
    per poi farli fiorire
    come orchidee
    Abbattere 
    e tornare
    Partire
    e dire addio
    A quel che sono stata

    Risplendo già
    in vesti nuove

    E voglio vedere
    dove siete finiti
    Voi tutti respinti
    Dall'anima
    insorta

    Le ore
    spalancano
    la sinfonia
    alla porta 

     
  • 24 novembre 2014 alle ore 12:36
    In Nomine Patris

    A Dio Onnipotente
    la dedica dei nostri fardelli

    Il sangue e le grida

    e le croci del mondo

    Sono il paesaggio
    della mia anima

    Sono il vento 
    e la tempesta 
    del mare 

    A Dio Indifferente

    La dedica del canto

    Alle ali di stigmate

    Alla libertà

    Dell'essere altro
    Al di là
    di me

    In nomine Patris
    cammino nel fuoco

    In nomine Patris
    Post
    Fata
    Resurgo

     
  • 18 novembre 2014 alle ore 13:29
    Piombo

    Ho smesso di scrivere un mattino  quando è mancato il respiro
    Non so come si smette all'improvviso
    di fare di dire
    Il dolore è l'uragano che porta tutto in una scatola chiusa
    E si attendono sempre voci che non hanno più suono 
    Allora il vuoto solo il vuoto è presente
    è acido
    amaro
    Ma autentico
    Il cielo non è più il cielo di ieri
    E' cielo e basta
    un'aria calma di piombo
    La vita è autentica anche così
    soprattutto così
    Quando è crudele e violenta
    Si prende il buono
    te lo restituisce
    sotto spoglie che non riconosci
    Benedetto sia il vuoto
    e la bellezza
    che ritornerà
    In tutti i paesi 
    scolpiti 
    dei viaggi
    che faranno girare le spalle al mondo
    nelle anime che m'accompagnano
    In tutto quello che non è più
    In tutte le cose che erano già mie 
    E in tutto quello che più non ho 

     
  • 25 agosto 2014 alle ore 14:03
    Inshallah

    Ci incontreremo 
    senza dolore
    Sentiremo i profumi
    del vento
    Girando le spalle 
    al mondo

    Uniremo le mani
    che han lottato
    volando 
    senza maschere

    Ci incontreremo 
    quando tutto sarà 
    compiuto 

    Quando sole e luna
    s'uniranno 
    E la mia voce 
    sarà limpida
    per cantare
    dagli abissi 

     
  • 12 agosto 2014 alle ore 15:25
    Maktub

    C'è un segreto
    alla matrice 
    per quel che
    Ancora 
    non è stato
    E' la voce
    sibillina 
    del saggio
    Riprendi allora
    il cammino
    e la strada
    del tuo viaggio
    L'amore ha un suo mistero
    L'unione ultima
    di nature cromosomiche

    C'è un segreto alla radice
    di x e y

    Un Dio caduto
    nel sole
    al tramonto

    Maktub 
     

     
  • 20 giugno 2014 alle ore 12:04
    Sinfonie per Cortazàr

    Che differenze è la differenza dei mondi tra me e voi 
    Il confine labile dei tunnel vibrazionali d'un io conchiuso e l'universo
    unito dall'umano essere. Essere noi nel tutto

    Le sequenze i sincopati ritmi del jazz e le bave del diavolo
    dello sconosciuto ragazzo dileguato 
    smembrato e ricostruito dall'occhio reporter 
    Mangia della realtà i frammenti e piange solo ricostruendo quel puzzle scomposto
    del pomeriggio a Manhattan

    Non è solo
    non siamo soli
    partecipiamo ovunque
    allo spettacolo del mondo

     

     
  • 04 giugno 2014 alle ore 22:42
    Il cielo è un mare capovolto

    In ogni quadro
    dipinto
    tu sei
    Il nudo 
    senza 
    forma

    L'orgasmo 
    di Schubert 
    la quarta corda
    di Bach

    Il vuoto ad ogni
    passo 

    E violini interrotti
    del cielo
    al suo squasso

    Ad ogni respiro
    non sei di aria
    Linea
    inscritta
    nella mia mano
    e il fato
    è distorto

    L'ultraterrena
    violenza
    rubare il tuo sguardo
    ad altri

    Che prendono 
    e non restituiscono
    alle mie gambe
    la libertà
    della rivolta

    Ho due ali più forti
    del corpo

    L'anima 
    e il coraggio

    di volare 
    sul mare
    capovolto 

     
  • 30 maggio 2014 alle ore 12:12
    Senza eco

    Tornare a sognare
    Fa male 
    Sentirsi 
    Dentro
    Urlare
    Mentre 
    Non ti vedi tornare

    Ruotare 
    Allora 
    Si può

    Intorno al cielo
    Sentire
    Che il vento
    Non è più vento
    Ma solo l’aria
    Che muove
    Le facce
    E i contorni

    E tu ritorni
    Intanto
    Ma io 
    Ho già smesso

    Il mio canto
    Per te

    Quel che delude
    Mi  scolpisce 
    Granito

    In quel che resta
    Nel vuoto
    Non mi
    Sento tornare

     Non 
    Mi sento
    D’amare 

     
  • 20 marzo 2014 alle ore 11:08
    Ho sognato

    Ho sognato mio nonno Albero forte e silenzioso
    e noi eravamo rami di quercia sulle sue spalle
    Ho sognato un'allegria di festa Al di qua 
    senza maschere 
    Ho sognato l'amore senza condizioni 
    e la paura non era che coraggio
    un po' abbattuto
    Ho sognato Dio
    che somigliava a me da bambina
    La mente non è che acqua limpida
    e i profeti son marinai solitari 
    Il mare siamo noi 
    e questa corrente
    contraria
    son io
    Ho sognato di vivere
    volando
    Perché la paura
    è una sfida
    Perché la realtà
    non esiste

     
  • 27 febbraio 2014 alle ore 23:05
    L'intruso

    Non dormo
    inseguo incubi che m'inseguono
    e ho il viso torturato
    stavolta mi arrendo
    al canto obliquo
    mi arrendo al nemico
    L'intruso
    è qui
    E stavolta la mia rivoluzione
    sarà rumorosa
    Mi guarderò
    dall'amico
    manipolatore
    Dal bugiardo
    il mentitore
    E se vuoi farmi compagnia
    devi guardarmi
    sul corpo
    ogni cicatrice
    Se davvero vuoi amarmi
    abbraccia prima
    il mio dolore
    Che sol'io
    ho curato
    fino ad ora
    Se vuoi vivermi
    sopporta
    la mia morte
    Mi vedo combattere
    da molte vite
    Oggi è la mia resa
    ma sono più
    invincibile
    di prima

     
  • 09 febbraio 2014 alle ore 13:58
    Atomi

    Di notte mi accompagnate
    esercito di fantasmi
    sono l'albero caduto
    silenziosamente
    nella foresta dell'anima
    Urlo senza parlare
    in questa stanza
    e la luce a rivoli
    ghiande e rugiada
    trafigge
    Sono l'albero spezzato
    che un giorno
    s'alzerò guerriero
    Fiorirò
    in tutte le primavere
    spiccando
    il busto
    E nel riflesso
    di acque limpide
    si vedrà il sorriso
    Canta diamante
    impazzito
    In tutte le solitudini
    degli atomi 
    dervisci

     
  • 06 gennaio 2014 alle ore 16:23
    Il giorno prima dell'addio

    Non mi amerai 
    come i misteri
    di spine e rovi
    Celanti dentro
    del mondo 
    il segreto

    Non ti amerò 
    distante 
    Pensato
    Creduto vicino
    E le ciglia umide
    sotto i capelli 

    Non scalerò 
    i gradini del tuo corpo
    Incostante di luna
    Caldo e nobile principe

    Per poi tramutarti
    in terra sconosciuta

    Non mi amerai paura
    di cambiare
    D'esser piccolo
    Fragile giocattolo
    fatto di specchi

    Ti amerò 
    Per sempre
    Allora 
    Libertà dell'attimo

    Albatros e rondine
    Come mistero 
    ineffabile

    Sogno proibito
    d'avere due ali

    Rinuncio a D(io)

    Perfetto in me

    Poiché io
    ho ancora
    qualcosa
    di 
    Te 

     
  • 04 dicembre 2013 alle ore 14:37
    Parla piano

    Parla piano
    mare
    Quando torni
    alla riva

    Parla forte di lei
    delle foglie
    e di tuoni 
    senza suono

    Della voce di Cassandra
    da pochi
    ascoltata

    Parla ancora
    del mare
    sull'osco
    volto
    Marinaio

    Dell'onda
    senza
    identità

    Che E'
    senza sforzo
    d'avere

    Parla piano
    dolore 
    affinché sia leggera
    Piuma di piombo

     

     
  • 10 novembre 2013 alle ore 19:45
    Getsemani

    Diseredati 
    gli angeli
    s'orientano 
    in pentagrammi
    Subendo
    l'areale crollo

    Solfeggi 
    Affilati
    ai piedi della croce

    E' l'arbitrio
    dello schiavo
    che riflette
    Nella parte altra
    di se stesso
    Getsemani
    il rifugiato

    Il male lo sfibra

    Ma 
    Libertà
    lo attende 

     
  • 07 ottobre 2013 alle ore 20:09
    Salmo

    1 Beati i bevitori d'allegria
    con i giorni sempre pieni
    e le mani vuote
    Coloro che infrangono 
    le bottiglie
    contro la dispersione del caos

    2 I trampolieri delle stelle 
    I saltimbanchi degli astri
    E i visionari d'utopia

    3Coloro che non indugiano
    nel dolore
    I mangiafuochi
    di sorgenti

    Il filo d'oro 
    delle cose 
    distrutte
    Come il mio 
    spirito
    4 Beati i profeti
    dannati
    degli oscuri
    antri
    i Viandanti

    I diamanti
    senza profumo
    nascosti 
    nei porcili

    5 Beati i canti 
    e coloro che cadono
    Poiché danzatori
    di altri  universi

     
  • 01 ottobre 2013 alle ore 12:52
    Poema del tempo

    Aprirono la porta
    al ladro
    che trovò
    vuota la dimora

    Lei rimirava 
    l'uomo 
    che aveva dato vita
    ad una famiglia
    di rami 
    ora uniti
    ora  scissi in milioni di pezzi
    Ma anche le rocce
    si sgretolano
    Gli alberi 
    spezzano 
    le foglie
    E gli uragani 
    tornano
    a mietere
    i campi
    Con grida antiche

    C'era un bagliore
    negli occhi
    dell'uomo

    Un lampo
    da due finestre
    umide
     Come chi sa 
    che sta per andare via

    Il tempo rubava tutto
    e lei rimirava
    quegli oggetti
    inanimati

    Che facevano gli uomini
    potenti
    ma senza fibra

    L'eterno
    allora
    discendeva 
    sottile
    di lama
    nei silenzi
    Portando
    l'anima 
    nei sogni astrali

    Anche le rocce
    si sgretolano
    e gli uragani
    urlano

    L'uomo
    è un bambino
    e gioca a scacchi
    indisturbato
    col suo destino

     
  • 30 agosto 2013 alle ore 16:27
    Daimon

    Mai paga
    la ricerca 
    e i nudi specchi dell'anima
    svelano i demoni

    Febbrili notti
    a scrivere
    alfabeti di carne

    Una parte di lei
    è morta 
    Allora 
    come una corda
    d'arpa
    si ricongiunge 
    all'oscuro 
    maligno
    Nutrendo 
    il mostro
    banchettando 
    e offrendo doni

    Si cuce addosso
    la notte
    tra palpiti
    d'inferno

    Ma il fiore 
    è sempre lì
    pazienta
    e annusa
    la luce
     
    Guerriero alla foce
    il fiume scorre
    il maligno 
    smette di mangiare

    La guerra sta per finire
    Riportatela al mare 

     
  • 12 agosto 2013 alle ore 12:54
    Suono la mia musica

    Vivo come angelo simmetrico
    aspirando al cielo
    Di nuvole vagabonde 
    e follia 

    Ero ninfa di mare
    riemergo 
    da acque inconscie
    Cammino su pezzi
    di vetro
    Che m'hanno lanciato
    i maligni del dolore
    Vivo come angelo simmetrico
    e suono la mia musica
    in questo teatro
    allucinato 

    Ho una compagnia di matti
    e un bicchiere sempre pieno

    E questa solitudine 
    non uccide
    non logora

    Questa solitudine 
    è fiore
    selvatico
    di deserto 

     
  • 19 giugno 2013 alle ore 20:37
    Shaman song - tre gabbiani

    Il primo 

    Fu segno d'un cielo spostato
    Disteso e scoperto
    gravido come lune lontane 
    cuore tremante 

    Inno alla vita 
    e richiamo alla terra
    Vivrà senza orpelli
    nudo tra i nudi 
    nessuna appartenenza
     
    Secondo Gabbiano

    Poggiato su una macchina
    E' la natura 
    la natura che incontra
    il buio meccanico

    Raggiunge l'innatteso
    spettacolo
    respira
    Ora respira
    come se possedesse
    l'aere del mondo
    e se ne distacca

    Il terzo Gabbiano
    Il messaggero 
    Un'ombra di luce
    si porta
    addosso
    La bellezza
    della paura
    sconfitta

    Una bugia che cade
    senza rumore
    Non fa più rumore

    Così gli uomini
    impararono a disimparare
    a togliere 
    dalla creta
    La  faccia
    nuova
    dell'uomo nuovo

    senza rumore
    Senza più clamore 

     
  • 31 maggio 2013 alle ore 15:04
    Non è per voi il canto

    Non è per dolore
    ch'io canto
    né per il vociare
    di quei corvi
    un tempo
    travestiti da 
    allodole

    Non per voi 
    e per il perdono
    di tempi passati

    E' per questo
    grande amore
    che libera
    mi espande
    tra questi due mondi

    Non il ricordo
    del disinteressato
    affetto
    dato
    Che in cambio
    come boomerang
    mi reca indifferenza

    Non è per voi
    ormai fantasmi 
    del mio cuore
    ch'io canto

    L'acqua del ruscello
    è più limpida
    senza i vostri
    altalenanti passaggi
    di comodo

    E il sapervi lontani
    come quadri
    di cattedrali
    fa le mie ali
    tese

    Non vi devo
    che 
    una scrollata di spalle
    E la gratitudine
    di non competere
    mai più
    Con le
    maschere sciolte
    dell'ego 

     
  • 21 maggio 2013 alle ore 22:38
    Hangul

    Viveva su una barca
    cullata dalle onde
    Una bimba rapita
    dal sogno

    Si dondola
    e un Buddha
    colorato
    le sorride
    Egli vede tutto
    Anche la schiavitù
    del vecchio
    Innamorato
    ossessionato
    dalla carne pura
    tremula
    Evanescente
    dell'equilibrista
    silenziosa

    Asseconda le sue follie
    ma lo tradisce
    con gli occhi al tramonto
    mentre scrive
    nelle memorie
    la malinconia
    di un mondo
    che spera esista

    Lui la trafigge
    pungola
    la sua vita
    per svelare
    gli arcani marini
    di pesca
    e visite
    saltuarie

    Ascolta musica
    senza fili
    piccola sposa
    Hangul
    tesa
    bellezza

    E tutto quello
    che non comunica
    lo urla dagli occhi
    Lanterne rosse
    e fughe che scavano
    sulla scia delle onde
    la libertà
    dello schiavo
    che ha rotto
    infine
    il cuore
    del suo aguzzino

    "Strength and a beautiful sound like in the tautness of a bow. I want to live like this until the day I die."

     
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  • 04 agosto alle ore 21:03
    I vuoti

    Come comincia: I bambini raramente cercano spazi. Attendono le partenze con trepidazione, perché non vedono l'ora di incontrare gli amici di sempre. Corrono lungo i viali dei ricordi d'un'estate passata, per andare a bussare alla porta dell'amico che ti aspetta già da un po' e ti accoglie con la stessa frase ogni anno '' mi sei mancato''. Ci si dà appuntamento alla stessa ora e allo stesso posto, perché è il nostro posto. Un posto d'amore sodale. Non c'è tempo per gli spazi, e se una sera non esci perché il mare stanca, l'amico viene a prenderti per giocare a carte in mezzo alle scale di casa. Ci si sbuccia le ginocchia, si ride e si piange, ma insieme. Anche se sei solo, sei insieme all'amico che pensa a te. E non vede l'ora di vederti. I grandi vogliono sempre più spazi e fingono siano rivendicazioni di libertà. Ma è solo egoistico possesso del tempo. '' Ho un impegno, mi spiace'' . Fino a quando lo spazio diventa un vuoto col filo spinato. Qui non si passa e se ti sbucci le ginocchia è affar tuo, te l'avevo detto. I grandi sono pieni di '' te l'avevo detto'' . Non vogliono più sbucciarsi le ginocchia. Credono di aver imparato tutto, come se imparare volesse dire smettere di amare, di avere il coraggio di dire mi manchi. Come se volesse dire smettere di vivere.

     
  • 23 maggio alle ore 19:42
    La sala d'aspetto

    Come comincia: Quando varchi la soglia di una sala d'aspetto  sai che non sai.  Lasci fuori tutto ciò che sei per accogliere tutto quello che non sai , prendere quello che non sei.

    E' un girone atemporale di facce come la tua : facce preoccupate, facce stizzite e strappate all'ordine per ballare nel caos dell'attesa. Facce che ridono per celare a sconosciuti sentimenti che non si possono mostrare. Uno sconosciuto non ha diritto sin da subito  alla bella mostra di una fragilità . Bisogna aspettare che parli per primo, aspettare che crolli prima lui e allora, e solo allora, puoi permetterti di toglierti la maschera e cadere .  Sconosciuti conoscenti, per condivisione di stasi, di stato, condizione. 
    La sala d'aspetto del corridoio prima di conseguire un esame.  Ripetere nozioni come libretti illustrativi e posologie.  Omettere ad alta voce informazioni che altri non sanno, per essere brillanti davanti all'esaminatore, che provvederà a premiare l'avidità di sapere con un voto spaccainvidia. 
    La sala d'aspetto del dottore bravo per i più, antipatico per te, perché è la prima volta che sei lì. Ed odi tutti i dottori, questi santoni asettici e cinici che trattano il prossimo come manzi al macello. La sala operatoria piena di adrenalina e vascolarizzazioni risate  e l'essere forte, quando sapevi di non esserlo affatto. 
    La sala d'aspetto prima di un colloquio di lavoro. La preparazione ad una faccia che non è la tua, tirata, stretta nell'abito formale per fingere di essere ciò che non sei per far colpo. Prendere il lavoro, guardare di sottecchi gli altri che competono con te alla corsa. Il posto è mio. Fatevi indietro. 
    Ma tu non sei così. 
    E mentre non sei così ti ricordi dell'umanità. Ti ricordi che sono quasi 720 giorni che attendi. Che ti appallottoli come un cane che deve disimparare impazienze e tappe bruciate, per apprendere l'arte di   farti cadere addosso secondi , minuti, ore. Ah, le ore.
    Le ore che scorrono e tu credi che il mondo intanto ti  stia defraudando.  Ma come mondo? vai avanti senza di me? 
    Il mondo si compone anche senza di te .. Il mondo va avanti e tu devi aspettare.
    Devi attendere rimesciandoti nel caos. Perché così deve essere.
    Devi essere caos prima di incastrarti nell'ordine della vita. 
    E  ritornare a respirare, a riprenderti le ore, i minuti , i secondi.
    A riprenderti ciò che eri, prima di aspettare. 

     
  • 26 marzo alle ore 15:20
    Stanze

    Come comincia: Tornai a casa da un faticoso viaggio ad Istanbul, aprii la porta di casa e senza neanche riporre lo zaino, accesi una sigaretta e un bastoncino di incenso regalatomi da Tharihr. 
    '' Accendilo quando nel vento saprai che qualcuno ti chiama, perché quello è il momento in cui il ricordo soffia sulle ceneri, e quel qualcuno è proprio accanto a te''
    Era quello il momento, sentivo tutte le anime da me conosciute nella brezza aurica della sera. I racconti, le voci e la moschea blu, imperiosa e vivida.
    Tharihr un giorno, mi portò in una strada di Istanbul, chiamata '' la via delle finestre illuminate'' e iniziò a sciogliere tutti i nodi della sua vita.
    Mi indicò una finestra dalle ante di legno, usurate dal tempo raccontandomi che quella era la casa dove aveva vissuto sua madre Sabra, morta un anno prima in circostanze che non aveva voluto chiarirmi. Anche Tharihr era uno sconosciuto per me, ma anche per se stesso. Viveva come se avesse tatuato addosso un arcano da risolvere, ad ogni passo, ad ogni incontro.
    - ''Silenzio''. Mi disse.
    Siediti qui.
    Assistemmo allo spettacolo quotidiano di luci accese e poi spente. I passaggi di vita di esseri umani che come saltimbanchi attraversavano una stanza all'altra.  Qualcuno leggeva, altri abbracciavano le proprie ombre alla finestra e facevano l'amore. I bambini giocavano sui pavimenti che scricchiolavano allo strusciare di giochi e piedini scalzi.
    Solo la finestra della casa di Tharihr restava sigillata . L'uomo non aveva potuto nulla contro quel fatale passaggio di vita. Dovevo essere malinconica osservando quelle ante perché Tharihr mi carezzò una spalla, come a rincuorarmi , suggerendomi di accettare quel buio.
    -''Vedi'' mi disse
    Dovrò riabituarmi ad un nuovo bagliore in quella casa. Altri prenderanno il mio posto e quello di mia madre. Qualche famiglia ci ricostruirà un nido sicuro e quello sarà solo un passaggio. Sarà una nuova luce.
    Così è la nostra anima pensai. Viene risucchiata da un buio pesto nutrito di silenzio e noi
    ci ribelliamo, a quella condizione. Ma non c'erano guerre sul volto di Tharihr, perché sapeva
    che una casa sottoposta a tempeste, all'inevitabile silenzio della morte, sarebbe ritornata folgorante un giorno. Avrebbe di nuovo illuminato la via. 

     
  • 11 marzo alle ore 20:55
    I giardini della rabbia

    Come comincia: C'erano cose che aveva dimenticato troppo in fretta, il dolore era così forte da voler essere nascosto, coperto . Impedendo così , all'indiscrezione della verità di salire a galla. 
     
    Dalia comprese però, di vivere a metà, andando avanti sospinta da forze sconosciute.  Le ferite erano lì,  risbocciavano a dispetto di tutto, oleandri di veleno e sale. 

    Mi accorsi che viveva schermata dal modo in cui ricacciava di continuo l’anima all’interno di se stessa. Era imponente, una roccia, pareva che nulla potesse scalfire quell’agglomerato di bellezza e forza. 
    Gli occhi la tradirono. Erano due spilli in un vasto campo di grano. Dalia era un paesaggio d’eterea materia, ma disseminato da mine.

    La guardavo come si guardano le aquile ferite. 
    Un maestoso uccello, reso ai minimi termini e offeso. Albatros mortificato da una schiera di stupide creature, che di lei avevano rubato tutto. E a me avevano lasciato i pezzi da ricomporre di quella difficile creatura, che non credeva più in niente.

    Era lì davanti a me, con una chioma di capelli neri corvini adunati sulla spalla destra.
    Fece un gesto con la mano, quasi volesse disegnare un perimetro intorno. 
    Aveva occhi grandi, quasi mai spaventati.
    Disegnava il limite.
    E più era distante da me e più mi sentivo sfidato.  Avevo ad un passo  la sfida più grande della mia vita. 

    Riportarla in vita. Riportarmi in vita.

    Ti odio mi disse. Ti amo le dissi.

    Silenzio.

        ''Amo tutto 
         Ciò che
         in te
         Ancora
         Resiste’’

    ....

     
  • 14 gennaio alle ore 19:45

    Come comincia:

     
  • 28 settembre 2014 alle ore 15:33

    Come comincia:

     
  • 02 settembre 2014 alle ore 12:56
    Allegro andante - Intermezzi

    Come comincia: Quella sua vita era piena di segni e respiri lasciati in balìa dei venti, appesi su alberi come bambini lasciati a dondolare raccordando la terra al cielo.

    Ci sono io poi. Ma cos'è la parola io? La rivendicazione superba d'esistenza? Una partita a scacchi col destino, o forse il vessillo egoistico d'una traccia di permanenza che tutto sa e tutto vede?
    Abbandono questi lacci e riprendo l'essere. Sono quindi colei dell'aria e le stelle senza ossa e sangue e, allora, non m'accontento di arrancare, sopravvivere, non mi basta l'aria che respiro.  E in questa milizia rigorosa  di brame, mi prendo il vento e l'altrove.

    I segni, gli oracoli alchemici, la gioia senza ragione, la mente senza nuvole di pensiero. 

    Voglio la parte di me che torna, l'ala che manca al lancio nel vuoto. Te.
    Voglio tutto di te.
    Voglio tutto di me. 

     
  • 30 luglio 2014 alle ore 20:25
    Voce umana II

    Come comincia: Non saprai ch'io parli di te come se tu fossi me.  Non sapranno mai che abbiamo lo stesso contagio di amare liberi ed equidistanti come  con la paura di toccarci e sbriciolarci per sparire e non tornare. Non sapranno che costruiamo per veder distruggere, perché vivere si può solo con lo sguardo all'oltre che a niente s'attacca. E tutto diviene perché così noi siamo, lo sguardo gentile e le magnifiche distrazioni che allontanano e avvicinano.
    Non saprai che abbiamo lo stesso dolore di madre addosso e silenzi di padre. Le stesse cadute e gli stessi voli rapaci. Non sapranno che ci si ama anche senza appartenere, si sfugge e si corre senza respirare. Non sai quanti mari ho addosso e quanto felice io sia, per il solo sapere che esisti. 
    Allora sappi, anch'io cammino su pezzi di vetro e rido forte senza sentire nulla. Costruisco e m'allontano. E non sento nulla.
    Sento te invece
    come fossi io
    a librarmi nel mondo
    come una stella
    spezzata
    o un'altalena
    impazzita

     
  • 23 luglio 2014 alle ore 20:53
    Messaggio d'amore al vetriolo

    Come comincia: Non manca che la forma all'essere immanenti.
    E' l'oracolo del deserto che non risponde. La statua fissa nel tempo riverbera da sola e dice '' imperturbabile''. L'anima del demiurgo che innalza e fa crollare, tu sei. La cicatrice e il coltello che scava, sotto il ghigno maledetto di quel che mai si è detto. C'è un luogo dove vanno a finire i dolori, tutti, e s'arrampicano tra loro su specchi senza coscienza alcuna. C'è un luogo dove son nascosta e  il mio mondo è tutto fuori. Io non sono più io e tutto è sempre più in me
    Il mio mondo è tutto dentro 
    E non piango mai
    Non piangi mai

     
  • 01 giugno 2014 alle ore 12:39
    Il settimo giorno

    Come comincia: Domenica è Fellini, Amarcord, La Strada, le strade ferite da motori rampanti. 
    Finestre aperte e l'aria di stagioni mutanti, di possibilità nuove e vergini impreparate al crollo ; anziani alberi fermi sotto cieli rotanti al settimo girone.

    La bellezza e Harmonia Mundi sovrastante un tempo precario che tutto nasconde. Il vuoto di calma iniziatica, il vuoto che spezza nella sorpresa infantile.

    Manifestazione sublime di quel che ancora deve accadere.

    Quel che ancora
    deve
    accadere.

     
  • 27 aprile 2014 alle ore 20:32

    Come comincia:

     
  • 06 aprile 2014 alle ore 21:47
    Lasciare andare

    Come comincia: Hai presente quella sensazione che ti pervade il corpo quando fai mille bracciate a mare e poi approdi alla riva, col fiatone?
    disse Zahira volteggiando le mani nell'aria per dipingere con i gesti il suo racconto davanti agli occhi del suo interlocutore. 
    Io mi sento così , proseguì . 
    Come se per tutta la vita avessi dovuto guerreggiare col mare, spingerlo via dalla mia gola per non annegare, andando a picco come un sasso talvolta, sbrinare il mio odore per non farmi ammazzare dai pescicani e poi galleggiare a pelo d'acqua per riposare un po'. Ma la riva era sempre lontana, il mare, il nemico era sempre lì a portare via parti di me ad ogni singola bracciata, ad ogni singola onda.
    Ora qualcosa in me è per sempre mutato. Sono sulla riva, stremata, ma altro ancora deve accadere.
    Qualcosa di me è andato via ed io non sento più il bisogno di guardarlo andare via. Niente più spalle da rimpiangere, niente desideri di onde più grandi da farmi male per ricordarmi di essere viva. 
    Prendo il mio corpo, come un fiore sgualcito, ripulisco i petali, mi sollevo .
    Ma altro ancora dovrà accadere.
    E sarà impercettibile, sarà una nuova vita a espandermi nell'universo.
    Sarà il mio primo volo da aquila e lascerò il corpo passato a quel mare mio nemico.

     
  • 31 marzo 2014 alle ore 22:18
    Dell'amazzone e i suoi canti

    Come comincia: Prendi quella donna per esempio è lì seduta da sola.
    Accende sigarette per sparire un minuto alla volta. E il fumo erige un palazzo di pensieri e dietro la sua ombra ha le vibrazioni auriche d'un angelo.
    Ma quel che importa è ciò che ha davanti. Un cumulo di fili spinati ed io lo so, l'ho sentita parlare poco fa quando imparava a difendersi dal mio sguardo impietoso.
    So bene che si difende , non sbatte mai le palpebre , come quando si ha paura di chiudere gli occhi e il buio intorno è insopportabile. E' buio di vuoto, acido per chi non è pronto ancora a splendere.
    E' il coltello delle nostre coscienze lo sguardo. Lo giriamo nell'anima col pungolo per tirarne fuori le miserie , gli ori e gli spettri fumosi. Li stendiamo alla luce del sole per tutte le anime umide che sopportano le gravitazioni della terra.
    Erra eppure è sempre fissa. Seduta col suo filo spinato reso accomodante e meno dispettoso, da qualche fiore sbocciato qua e là.
    Ha lo spirito di qualcosa che ho già visto, quei sogni che ti confondono senza differenza con la realtà. E' un'esistenza già vissuta, ma la mente vagabonda si rifiuta, rigetta , copre con l'oblio.
    Il Lete che abbevera 
    i mendicanti
    E lei che spera
    che le vengano
    strappate le armi
    In tutti
    i sogni
    l'amazzone
    si denuda
    Anela
    seduta
    di perdere
    per una volta
    Lo scudo
    di riuscire
    a vedere
    Nell'eterno
    il suo 
    spirito
    nudo

     
  • 09 marzo 2014 alle ore 12:54

    Come comincia:

     
  • 07 novembre 2013 alle ore 22:20

    Come comincia:

     
  • 16 settembre 2013 alle ore 17:01
    Dal mare alla terra

    Come comincia: In questa bottiglia rigettata alla riva ci sono le parole che non ti ho detto. 
    Non ci incontrammo né percorremmo la strada su due metà, ma ti vidi di schiena allontanarti come fanno i coriandoli dopo una festa ; restano nelle insenature del pavimento e sui marciapiedi, schiacciati dal calpestìo distratto.
    Il corpo si è trasformò  dall'usura del mare, roccia temprata, liscia come il solco della tua nuca che tende all'universo.
    Ora sei. Ti compi nel presente.
    Ti vedo come non ti ho mai visto, senza illusione . 
    Mi vedo come sono, una linea, un granello di sabbia fermo nella clessidra del tempo. 

     
  • 03 settembre 2013 alle ore 22:07
    Blue(s) Devil

    Come comincia: Ho visto il diavolo con un cappello rosa da donna. Mangiava la gente con gli occhi, in linea d'aria all'uomo africano e lontano da quello arabo. Appiccava fuochi e nessuno se ne accorgeva . Minaccioso come l'indifferenza , blu come la nota di un sassofono e grandioso come i draghi d'oriente. Fuori dal quadro umano un sorrise lo spegne. In all'erta selvaggio a marcare il territorio. Ho visto il diavolo addormentarsi accortocciandosi al finestrino del treno poi è sparito, è sparito sotto il cappello.

     
  • 18 luglio 2013 alle ore 16:21
    L'uomo senza volto - esistenze appartate

    Come comincia: Il percorso era sempre lo stesso. Il parco nuovo dove i bambini senza maglia giocavano mettendo la pelle alla mercè del sole cocente; le donne che non potevano permettersi vacanze esotiche, come matrone antiche filavano i loro discorsi all'ombra degli alberi, mentre i più piccoli ritornavano da loro con i volti rigati dalle lacrime,  con le ginocchia sbucciate. Era il segno dell'estate, l'apertura di finestre e porte sui pianerottoli anneriti dal fumo delle braci. Il fuoco nel fuoco dell'aria silenziosa, dava l'idea che infondo il tempo non esistesse. Come se tutte le cose, gli eventi, i dolori e le gioie delle stagioni passate non fossero mai esistiti. Questo era l'estate un'immemore distesa di biancore e sospensione. 

    La parte retrostante del parco dava su una piccola cappella, lì opulenta e bizantina si ergeva la Madonna della scuola. Un raccordo di due strade differenti: il sacro deserto del raccoglimento e il ritrovo di quelli che il paese definisce '' i tossici'' . 

    Quello però era il giorno dell'uomo senza volto. La macchina era parcheggiata alla rinfusa, come si fosse fermato di scatto senza manovre, un'urgenza che avrei capito solo dopo. 

    In macchina addormentato c'era un ragazzino con la bava cristallizzata agli angoli delle labbra e le mani piccole da neonato. 
    Sotto la cappella c'era l'uomo senza volto con le mani giunte. Non era seduto o raccolto nella calma,  somigliava alla sua auto gettata lì a caso, nella fretta, nell'urgenza. Oscillava come un pendolo e anche lui piangeva, come i bambini del parco. Ma i vestiti non erano laceri e le ginocchia non erano sbucciate. 

    Quindi anche questo era l'estate.
    L'osservazione del mistero che si propagava in ogni dove .Del dolore esposto  sotto la luce indiscreta e violenta del sole. 

     

     
  • 24 giugno 2013 alle ore 14:57
    Storie dalla strada

    Come comincia: I grani del Tasbih sono bianchi di fauci feline. Ognuno di essi porta il nome di Allah, scandendo rumori e tempi al di sopra della strada che ribolle.
    La città è un grembo cullante razze e visi che s'arrabbattono in un macrocosmo rifulgente indaco e oro .
    Il viaggiatore guarda dal finestrino perde memoria della meta. Rifiuta l'identità del non essere e l'ego spezzettato si rinfrange in un colpo solo. S'accosta ai corpi dei passanti, quasi prende incandescenza fondendosi col tutto .
    Lo sguardo sparpaglia l'unicità dell'individuo - lui - il viaggiatore risistema gli oggetti nelle tasche sgualcite , oscurandoli del tutto . Dallo smarrimento della perdita, diversi lumi gli risplendono in volto.
    Risuona caparbio il tintinnio del Tasbih, corona mistica senza più religione.
    Lascia cadere dello zaino il suo fardello e il peso di occhi severi del passato. E' pronto per il mondo. 
    E' finalmente libero. 
    Nasciamo urlando 
    Viviamo cantando 

     
  • 13 maggio 2013 alle ore 15:36
    Urban Peace

    Come comincia: M'incammino sulla strada , non ho fretta .
    Arrivo dove devo e la folla investe . Il vento si ferma e allora capisco . 
    Lascio la libertà ai passanti di sfiorarmi , lascio che guardino . Anch'io guardo con serafico distacco . Nessuna resistenza , né taciuti rimproveri .
    Il rumore delle macchine , la preoccupazione dipinta sui volti di quelli che incontro , i sorrisi . Il tempo non esiste , credo che gli alberi si sentano esattamente così : al loro posto , fermi nella giustizia dell'attimo presente .
    Il suono di bracciali delle donne avanti a me , come spose di Bali e il libro che stringo con una mano . Per un improvviso cambio di prospettiva ontologica , è il libro che legge me . Ogni parola , virgola , ritmo fanno da specchio . E la goccia del fiume fluisce così come deve essere .
    Ed è quindi una credenza autentica , superiore  quella della resa . Di riporre le armi , senza più toccarle .
    E' la bellezza di arrendersi ad una realtà denudata e leggera . Non resisto e non mi oppongo . Come esser seduti su un palloncino rosso che vibra dalle nuvole . 

     
  • 09 maggio 2013 alle ore 14:52
    Nuda

    Come comincia: Ha dieci anni e il coraggio di un leone  . Piccola e magra come una silfide , forte come il vento sul pontile .
    Guardava il mondo in faccia , amazzone di pace .
    Ricordo il momento , l'attimo in cui salì i gradini del palcoscenico senza tremare . Il sogno era più grande d'ogni paura .
    Inconsapevole danzava , come i gabbiani fanno , senza fatica . Planare .
    Il misterioso declino la prese e le vesti si colorarono di nero .
    Si fece risucchiare dal tutto cadendo all'indietro , funambola nell'inferno .
    La vedevo sparire sotto le mie mani , inerme e senza più scudo .
    La morte dell'anima si consumava poco a poco . Dal nero fondo leccava le ferite .
    Cure senza amore torturano più di assenze  .
    Ma impermeabile orchidea , si scrollò dalla croce  .  Tutto era deciso  .
    Una seconda nascita , creatura messa al mondo per la seconda volta .
    I due mondi si completano
    e lei
    è più nuda di prima
    Evanescente goccia
    Incorruttibile roccia 

     
  • 24 aprile 2013 alle ore 18:24

    Come comincia:

     
  • 04 aprile 2013 alle ore 14:49
    Voce umana

    Come comincia: Ritornavo a casa da serate pienamente vissute . Cavalcando strade , sentieri , incontrando anime perse e ritrovate . L'eco delle voci ronzava ancora nella testa , come dopo concerti e sovrapposizioni di folle , volti , sorrisi e sguardi ora vicini e ora lontani .
    Ma tornata a casa il solito pezzo mancante sviscerava quel desiderio tremendo di ascoltare la sua voce umana .
    Calda , rassicurante , rispondeva  come se l'avesse aspettata .
    Voce da uomo bambino spesso con frasi che non riuscivo a comprendere del tutto . Bellissime ugualmente nel silenzio notturno .
    Gli dicevo di raccontarmi favole per farmi addormentare e durante i racconti ,  la mia mente vagava altrove . Tradivo il mio interlocutore rifugiandomi  tra le pieghe dei suoi racconti  .
    Lui non sapeva che ad ogni  storia ricamavo un finale tutto mio . Allora la voce diveniva rumore bianco senza spazio e tempo , chiudevo le palpebre e immaginavo di baciargli le labbra , di toccargli i capelli come fili d'erba .
    Ricordavo di quando quella voce l'avevo ascoltata da vicino  . Ritornavo nei luoghi dove eravamo seduti , delle onde che orchestrava con le mani , come un folle . Un folle meraviglioso .
    Perdevo il presente in quegli attimi nonostante mi avvinghiassi appassionatamente ad ogni sua parola  .
    Le storie proseguivano , interrotte qua e là da risate fragorose , le quali mi facevano amare il suo essere , nonostante tutto , normale .  Normale come una creatura delicata e diffidente , con pensieri altissimi , una vita deambulante prima sull'orlo di un precipizio e poi ripresa in uno spiegarsi d'ali di rapace .
    Facevo l'amore con lui tagliando a pezzetti ogni distanza  .  Mi appropriavo della sua voce come quando da bambina assorbivo le note dei carillon che non mi lasciavano sola .
    Amavo questo stato di grazia  , simile ad un'integrità  indissolubile di sentirmi mia e sua al contempo .
    '' Il fiore d'oro è sbocciato finalmente sulla montagna
    Tu , colei , redenta dall'amore , ritrovi la tua pura identità ''

     
  • 22 gennaio 2013 alle ore 11:18
    L'immenso e Erin

    Come comincia: Erin pensò  a quanto avesse ricercato l'immenso . C'è sempre stato il mare , disse. In ogni compartimento della vita ,in ogni fessura emotiva , in ogni totalità c'era quella distesa così netta di
    Illimitato.
    Una sorta di spettro di certezza , un pezzo d’anima dell’universo che , coerente , si incastrava alla perfezione  con la sua .
    Lo zaino era sporco , così come le scarpe di telo di juta  .
    Si avvicinò sempre di più al corso d’acqua , immaginando di guardarsi di spalle  mentre correva a raggiungere quel pezzo mancante . Così entrò in quel giardino di conoscenze .
    Il cielo divenne un tutt’uno con l’oceano . Lei era ferma .  I demoni dello spirito smisero di nutrirsi di passato . Cominciarano anch’essi ad acquietarsi , smisero il tormento e la lasciarono libera davanti alla bellezza terribile e sconvolgente dell’infinito .
    Si precipitò dentro  quello spazio bianco , una lente di ingrandimento che vinceva l’horror vacui della caduta .
    Occhi contemplativi uniti a radiosità d’anima .  Si trasformò in immenso gioco cosmico , tenendo per mano i demoni , ma fluttuando  come conchiglia nel mare-cielo . Erin pensava a quanto avesse ricercato l'immenso . C'è sempre stato il mare , dice.  In ogni compartimento della vita ,in  ogni fessura emotiva , in ogni totalità c'era quella distesa così netta di illimitato .

     
  • 26 novembre 2012 alle ore 14:52

    Come comincia:

     
elementi per pagina
  • "Se sei un uomo libero, allora sei pronto a metterti in cammino."
    L'espansione della rivoluzione industriale di fine Settecento, l'abbattimento di foreste e l'esplosione della crescita demografica crearono immediatamente negli spiriti più sensibili, un acuto desiderio all'allontanamento.
    Tra le voci, sovrastante fu quella di Thoreau, un profeta incendiario che, in questo saggio fa del cammino non solo l'atto meramente esperienziale dell'inoltrarsi a piedi in foreste e paludi, ma piuttosto un sincero ascolto, un'ascesi profonda nei meandri dell'anima. Una crociata che esclude l'ozioso vagabondare, il cammino scelto dal pellegrino al grido di ''ultreya'' fino ad arrivare alla sorgente iniziatica.
    Thoreau è nel corpo della sua esperienza, ma richiama il lettore con fervore, alla consapevolezza che solo il movimento non può essere cammino, necessaria la presenza costante dello spirito, come unità armonica fusa all'interno dei profumi muschiati della natura.
    Una natura selvaggia dalla quale dipende la salvezza del mondo e dalla quale l'uomo può attingere la propria essenza originaria, al di sopra delle leggi, in seno ad una conoscenza autenticamente selvatica.
    Consigliato ad uomini non addomesticati. A coloro che vogliono intraprendere un viaggio e a chi il viaggio lo ha già intrapreso. 

    [... continua]

    • L'amante
    • 07 febbraio 2013 alle ore 8:36

    Per alcuni libri dovrebbe essere necessario spogliarsi. Approcciarsi in modo del tutto primigenio ad ogni singola parola e pagina. Bisognerebbe esser nudi, avulsi da percorsi e farsi ricamare addosso la materia.
    Quella de ‘’L’amante‘’ è una storia persa. Una ‘’distesa desertica‘’ dalla quale urlare.
    Siamo nell’Indocina degli anni trenta, sulle rive del Mekong s’affaccia un viso bambino contraddittorio nella fragilità degli anni. Volto che presto sarà invecchiato dall’esperienza, dall’afa, dall’incontro con l’uomo cinese ricco.
    La Duras è struggente nella prosa scarna, terribile, ma al contempo dolce nel rivivere la sua non storia autobiografica.
    La memoria è strumento evocativo nostalgico e violento, su uno sfondo familiare di anime intrappolate in una condizione da cui fuggir via.
    La scrittura intensa sembra voler risucchiare da ogni evento una verità non detta. Tanto da rendere il romanzo un’espressione ermetica di pura poesia.
    Un romanzo del corpo, quasi fosse espiazione di altri dolori lontani, inafferrati.
    Così come s’espande il senso d’un amore viscerale ed evanescente. Mai aperto, né rivendicato.
    Riconosciuto soltanto in traversata, sulle note d’una musica e nelle pieghe d’un viso ormai devastato.

    [... continua]