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in archivio dal 08 mar 2010

Elisabetta Pedata Grassia

05 marzo 1988, Napoli
Segni particolari: Un'acrobata senza rete di sicurezza. 
Mi descrivo così: " (...) Magari fossi una candela in mezzo al buio." M.D.
Mi trovi anche su:

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  • 20 marzo alle ore 11:08
    Ho sognato

    Ho sognato mio nonno Albero forte e silenzioso
    e noi eravamo rami di quercia sulle sue spalle
    Ho sognato un'allegria di festa Al di qua 
    senza maschere 
    Ho sognato l'amore senza condizioni 
    e la paura non era che coraggio
    un po' abbattuto
    Ho sognato Dio
    che somigliava a me da bambina
    La mente non è che acqua limpida
    e i profeti son marinai solitari 
    Il mare siamo noi 
    e questa corrente
    contraria
    son io
    Ho sognato di vivere
    volando
    Perché la paura
    è una sfida
    Perché la realtà
    non esiste

     
  • 27 febbraio alle ore 23:05
    L'intruso

    Non dormo
    inseguo incubi che m'inseguono
    e ho il viso torturato
    stavolta mi arrendo
    al canto obliquo
    mi arrendo al nemico
    L'intruso
    è qui
    E stavolta la mia rivoluzione
    sarà rumorosa
    Mi guarderò
    dall'amico
    manipolatore
    Dal bugiardo
    il mentitore
    E se vuoi farmi compagnia
    devi guardarmi
    sul corpo
    ogni cicatrice
    Se davvero vuoi amarmi
    abbraccia prima
    il mio dolore
    Che sol'io
    ho curato
    fino ad ora
    Se vuoi vivermi
    sopporta
    la mia morte
    Mi vedo combattere
    da molte vite
    Oggi è la mia resa
    ma sono più
    invincibile
    di prima

     
  • 09 febbraio alle ore 13:58
    Atomi

    Di notte mi accompagnate
    esercito di fantasmi
    sono l'albero caduto
    silenziosamente
    nella foresta dell'anima
    Urlo senza parlare
    in questa stanza
    e la luce a rivoli
    ghiande e rugiada
    trafigge
    Sono l'albero spezzato
    che un giorno
    s'alzerò guerriero
    Fiorirò
    in tutte le primavere
    spiccando
    il busto
    E nel riflesso
    di acque limpide
    si vedrà il sorriso
    Canta diamante
    impazzito
    In tutte le solitudini
    degli atomi 
    dervisci

     
  • 06 gennaio alle ore 16:23
    Il giorno prima dell'addio

    Non mi amerai 
    come i misteri
    di spine e rovi
    Celanti dentro
    del mondo 
    il segreto

    Non ti amerò 
    distante 
    Pensato
    Creduto vicino
    E le ciglia umide
    sotto i capelli 

    Non scalerò 
    i gradini del tuo corpo
    Incostante di luna
    Caldo e nobile principe

    Per poi tramutarti
    in terra sconosciuta

    Non mi amerai paura
    di cambiare
    D'esser piccolo
    Fragile giocattolo
    fatto di specchi

    Ti amerò 
    Per sempre
    Allora 
    Libertà dell'attimo

    Albatros e rondine
    Come mistero 
    ineffabile

    Sogno proibito
    d'avere due ali

    Rinuncio a D(io)

    Perfetto in me

    Poiché io
    ho ancora
    qualcosa
    di 
    Te 

     
  • 04 dicembre 2013 alle ore 14:37
    Parla piano

    Parla piano
    mare
    Quando torni
    alla riva

    Parla forte di lei
    delle foglie
    e di tuoni 
    senza suono

    Della voce di Cassandra
    da pochi
    ascoltata

    Parla ancora
    del mare
    sull'osco
    volto
    Marinaio

    Dell'onda
    senza
    identità

    Che E'
    senza sforzo
    d'avere

    Parla piano
    dolore 
    affinché sia leggera
    Piuma di piombo

     

     
  • 10 novembre 2013 alle ore 19:45
    Getsemani

    Diseredati 
    gli angeli
    s'orientano 
    in pentagrammi
    Subendo
    l'areale crollo

    Solfeggi 
    Affilati
    ai piedi della croce

    E' l'arbitrio
    dello schiavo
    che riflette
    Nella parte altra
    di se stesso
    Getsemani
    il rifugiato

    Il male lo sfibra

    Ma 
    Libertà
    lo attende 

     
  • 07 ottobre 2013 alle ore 20:09
    Salmo

    1 Beati i bevitori d'allegria
    con i giorni sempre pieni
    e le mani vuote
    Coloro che infrangono 
    le bottiglie
    contro la dispersione del caos

    2 I trampolieri delle stelle 
    I saltimbanchi degli astri
    E i visionari d'utopia

    3Coloro che non indugiano
    nel dolore
    I mangiafuochi
    di sorgenti

    Il filo d'oro 
    delle cose 
    distrutte
    Come il mio 
    spirito
    4 Beati i profeti
    dannati
    degli oscuri
    antri
    i Viandanti

    I diamanti
    senza profumo
    nascosti 
    nei porcili

    5 Beati i canti 
    e coloro che cadono
    Poiché danzatori
    di altri  universi

     
  • 01 ottobre 2013 alle ore 12:52
    Poema del tempo

    Aprirono la porta
    al ladro
    che trovò
    vuota la dimora

    Lei rimirava 
    l'uomo 
    che aveva dato vita
    ad una famiglia
    di rami 
    ora uniti
    ora  scissi in milioni di pezzi
    Ma anche le rocce
    si sgretolano
    Gli alberi 
    spezzano 
    le foglie
    E gli uragani 
    tornano
    a mietere
    i campi
    Con grida antiche

    C'era un bagliore
    negli occhi
    dell'uomo

    Un lampo
    da due finestre
    umide
     Come chi sa 
    che sta per andare via

    Il tempo rubava tutto
    e lei rimirava
    quegli oggetti
    inanimati

    Che facevano gli uomini
    potenti
    ma senza fibra

    L'eterno
    allora
    discendeva 
    sottile
    di lama
    nei silenzi
    Portando
    l'anima 
    nei sogni astrali

    Anche le rocce
    si sgretolano
    e gli uragani
    urlano

    L'uomo
    è un bambino
    e gioca a scacchi
    indisturbato
    col suo destino

     
  • 30 agosto 2013 alle ore 16:27
    Daimon

    Mai paga
    la ricerca 
    e i nudi specchi dell'anima
    svelano i demoni

    Febbrili notti
    a scrivere
    alfabeti di carne

    Una parte di lei
    è morta 
    Allora 
    come una corda
    d'arpa
    si ricongiunge 
    all'oscuro 
    maligno
    Nutrendo 
    il mostro
    banchettando 
    e offrendo doni

    Si cuce addosso
    la notte
    tra palpiti
    d'inferno

    Ma il fiore 
    è sempre lì
    pazienta
    e annusa
    la luce
     
    Guerriero alla foce
    il fiume scorre
    il maligno 
    smette di mangiare

    La guerra sta per finire
    Riportatela al mare 

     
  • 12 agosto 2013 alle ore 12:54
    Suono la mia musica

    Vivo come angelo simmetrico
    aspirando al cielo
    Di nuvole vagabonde 
    e follia 

    Ero ninfa di mare
    riemergo 
    da acque inconscie
    Cammino su pezzi
    di vetro
    Che m'hanno lanciato
    i maligni del dolore
    Vivo come angelo simmetrico
    e suono la mia musica
    in questo teatro
    allucinato 

    Ho una compagnia di matti
    e un bicchiere sempre pieno

    E questa solitudine 
    non uccide
    non logora

    Questa solitudine 
    è fiore
    selvatico
    di deserto 

     
  • 19 giugno 2013 alle ore 20:37
    Shaman song - tre gabbiani

    Il primo 

    Fu segno d'un cielo spostato
    Disteso e scoperto
    gravido come lune lontane 
    cuore tremante 

    Inno alla vita 
    e richiamo alla terra
    Vivrà senza orpelli
    nudo tra i nudi 
    nessuna appartenenza
     
    Secondo Gabbiano

    Poggiato su una macchina
    E' la natura 
    la natura che incontra
    il buio meccanico

    Raggiunge l'innatteso
    spettacolo
    respira
    Ora respira
    come se possedesse
    l'aere del mondo
    e se ne distacca

    Il terzo Gabbiano
    Il messaggero 
    Un'ombra di luce
    si porta
    addosso
    La bellezza
    della paura
    sconfitta

    Una bugia che cade
    senza rumore
    Non fa più rumore

    Così gli uomini
    impararono a disimparare
    a togliere 
    dalla creta
    La  faccia
    nuova
    dell'uomo nuovo

    senza rumore
    Senza più clamore 

     
  • 31 maggio 2013 alle ore 15:04
    Non è per voi il canto

    Non è per dolore
    ch'io canto
    né per il vociare
    di quei corvi
    un tempo
    travestiti da 
    allodole

    Non per voi 
    e per il perdono
    di tempi passati

    E' per questo
    grande amore
    che libera
    mi espande
    tra questi due mondi

    Non il ricordo
    del disinteressato
    affetto
    dato
    Che in cambio
    come boomerang
    mi reca indifferenza

    Non è per voi
    ormai fantasmi 
    del mio cuore
    ch'io canto

    L'acqua del ruscello
    è più limpida
    senza i vostri
    altalenanti passaggi
    di comodo

    E il sapervi lontani
    come quadri
    di cattedrali
    fa le mie ali
    tese

    Non vi devo
    che 
    una scrollata di spalle
    E la gratitudine
    di non competere
    mai più
    Con le
    maschere sciolte
    dell'ego 

     
  • 21 maggio 2013 alle ore 22:38
    Hangul

    Viveva su una barca
    cullata dalle onde
    Una bimba rapita
    dal sogno

    Si dondola
    e un Buddha
    colorato
    le sorride
    Egli vede tutto
    Anche la schiavitù
    del vecchio
    Innamorato
    ossessionato
    dalla carne pura
    tremula
    Evanescente
    dell'equilibrista
    silenziosa

    Asseconda le sue follie
    ma lo tradisce
    con gli occhi al tramonto
    mentre scrive
    nelle memorie
    la malinconia
    di un mondo
    che spera esista

    Lui la trafigge
    pungola
    la sua vita
    per svelare
    gli arcani marini
    di pesca
    e visite
    saltuarie

    Ascolta musica
    senza fili
    piccola sposa
    Hangul
    tesa
    bellezza

    E tutto quello
    che non comunica
    lo urla dagli occhi
    Lanterne rosse
    e fughe che scavano
    sulla scia delle onde
    la libertà
    dello schiavo
    che ha rotto
    infine
    il cuore
    del suo aguzzino

    "Strength and a beautiful sound like in the tautness of a bow. I want to live like this until the day I die."

     
  • 17 maggio 2013 alle ore 18:12
    Scrivere

    Scrivere  è un grido
    Un modo sottile di uscire allo scoperto
    irrompendo
    E' un mondo nuovo
    che risospinge il male
    Una danza infuocata
    nell'oro
    della vita

    E' grattar via la ruggine
    ritornare bambini
    sentendo tutte le vertigini
    di prime scoperte

    Spalancare gli occhi
    alle case aperte
    e tirar via gli sconosciuti
    dagli angoli oscuri
    dando loro fiato
    e magia

    Un potere alchemico
    di pianto e riso
    La forza della mano
    connessa al cuore
    che combatte
    l'invisibile nemico
    dell'indifferenza 

     
  • 06 maggio 2013 alle ore 22:43
    Fuori

    Mescolare  di acquerelli
    a toni forti
    di rosa essiccata
    Nell'agenda
    per ricordo
    d' un tempo
    un odore passato
    Che il presente risfoglia

    Mentre nell'aria
    voltaggiano
    Poesie Sufi
    di uomini
    di Dio
    oltre terra
    fuoco aria
    acqua
    Al di là
    di tutte
    le materialità

    Mi ricopre
    di calore
    la distanza
    voluta
    Sdraiata
    al sole
    che mangia
    una parte del viso

    Saltiamo da un treno all'altro
    ridendo
     con 
    sconosciuti
    Entrati in noi

    Il candore
    dell'infanzia
    contrasta col palazzo
    scricchiolante
    tenuto in piedi
    Da Luisa
    e il suo accoglierci
    di famiglia

    Poi il mare - finestra
     dalla villa
    anch'essa usurata
    Lo si vede
    imponente
    ci invita
    ad entrare
    in lui

    Ma siamo noi
    mare
    ci alziamo
    come  onde
    sotto cieli
    dipinti
    e abbassiamo
    la guardia
    per tornare
    alla costa

    In  cielo
    limpidi
     occhi
    di bambini
    Che giocano
    a prendersi forte
    per poi
    ritornare
    lontani

    A guardarci
    sparire 
    come sassi
    nell'acqua 

     
  • 21 aprile 2013 alle ore 13:39
    Canto di rabbia e d'amore

    Siamo qui sotto i pulpiti austeri
     assoggettati alle domande che picchiano forte
    Abbiamo  stipulato il contratto di silenzio
    con l'inconoscibile e siamo come questi alberi
    sempre più alti e sempre più nel vento infuriante
    Il canto degli uccelli rinfresca i volti dalle lacrime
    e di rabbia
    lo spirito urlerebbe
    Ma la forza di questa vita ci trattiene
    come i più bei frutti
    partoriti dal cuore di pachamama
    così arcigna e  meravigliosa
    Andiamo correndo alla fine di questa strada
    girando le spalle al dolore
    E questo è tesoro prezioso
    un amaro  nutrimento che trasformiamo in oro
    Aguzziamo la vista  come animali notturni
    Che preferiscono alla notte
    L'urlo del sole
    levato alto

     
  • 14 aprile 2013 alle ore 0:28
    Isaac

    Ho lasciato sul letto
    il vecchio corpo
    con la vecchia pelle
    i vecchi odori
    E lo scheletro di
     tutte le convinzioni
    passate

    Il viso che ho
    è tela bianca
    con cicatrici qua e là
    Ci sono le storie 
    e le maree 
    mi rubano il sonno
    Le cene solitarie 
    i calici imbevuti
    La saggezza dei piccoli dettagli
    E parole che mangiano  terreno
    e ripulito soffiano leggere

    Dritto in faccia
    ho guardato la tempesta
    temprante 
    queste carte  mischiate
    del fato

    Abbiate cura della vostra follia
    Portatela a spasso sino a farla urlare

    Così che il cielo
    somigli di più
    Alla stoffa
    Dell’anima

     
  • 19 marzo 2013 alle ore 14:55
    Iniziazione del guerriero - Visioni

    La piccola
    aquila raggiunse
    il cuore della terra
    con ali spezzate

    La caverna
    buia
    era visione
    interiore
    di fine
    I demoni
    le sfioravano
    la nuca
    e le voci
    sibilanti
    erano fredde

    oscure presenze
    in tormento
    Chiuse gli occhi
    senza timore

    Si pose in ascolto
    d'un'unica voce
    senza strepiti
    Il sangue
    sulle ali
    si rapprendeva
    Profumando di incensi
    e messi
    Lo spirito abbattuto
    come un campo
    eliso
    Risorgeva
    in pace
    Uscendo
    dalla guerra

    Le musiche
    di tempi ancestrali
    furono
    scene di mondi
    da attraversare

    L'archetipica
    caverna
    di buio
    uterino
    e caos

    Liberò
    la selvatica creatura
    Schiudendosi
    nell'ordine
    di tutte le cose
    presenti

    Una lama
    di vento
    vedo tutto
    dall'  alto

    A nulla appartengo
    tranne che
    a questa
    mia
    verità

     
  • 09 marzo 2013 alle ore 13:30
    Anima parla

    Avevo sul corpo
    tatuati
    il volto
    di trasformati
    dolori
    Una febbre
    che m'accompagnava
    sparpagliata
    in cammino
    Allora
    lo spirito
    imbevuto
    di fuoco
    Diffondeva
    la forza
    d'un cuore
    mai domo
    Attirando
    a me
    il magnete
    leggero
    di forme
    sottili
    Energie
    d'oro
    E ogni
    parte
    di questo
    mondo
    raccoglievo
    Scrutando
    assoporando
    i segreti
    di
    vite
    nascoste

     
  • 26 febbraio 2013 alle ore 17:06
    Milonga

    Distesi
    Il volto
    Sul tuo braccio
    E il sole
    Principiava
    A bruciare
    Le montagne
    A picco

    L’orchestra
    Di onde
    Sfuggivano
    Ai comandi

    Come le
    Piume sul capo
    D’un navajo

    Scrissi
    Parole
    Tra le più
    Belle

    In quel calore
    Silenzioso
    La voce
    Non era che palpito

    E tu non udivi
    Corda tesa
    Che desideri
    Di stelle
    Disordinate

    Colpendo
    Una
    Ad una
    Ogni certezza

    Assorto
    Mistero
    Di capelli
    In trama

    I bambini
    Odiarono le
    Ombre
    Facendo
    Del gioco
    Numeri da
    Trampolieri

    Saltiamo
    Il corso del
    Tempo
    E vieni a guardarmi
    Adesso
    Guardami
    Adesso

     
  • 22 febbraio 2013 alle ore 14:36
    Temp(i)o

    Segue 
    la sua visione
    di potenza

    Accordando 
    tigri e angeli 

    Perle di
    cristallo
    Occhi 
    di vari mondi

    Il silenzio
    cala 
    Serafico
    velo 

    Calda 
    l'immagine
    nel centro

    Radice
    sfilante  l'ego
    dalla prigione
    invisibile

    Preghiere
    salmodiate
    dai venti
    fissano 
    punti di infinito
     
    Nel tempio
    dell'anima
    l'inautentico
    resta fuori
    a guardare

     
  • 10 febbraio 2013 alle ore 13:18
    Non detto

    Dissolto
    nella nebbia
    del fumo creato

    Il camminante
    nella memoria dice

    Cosa senti ?

    Follia triste
    risponde invaso
    intenso

    Trattiene a sé
    come chi ha paura

    Rilancia
    quel filo
    di protezione
    Saldato
    dalle mani
    vibranti

    Ma già vola via
    Lei vola
    via

    Accetta l'incognita
    Con illuminata
    calma
    Risvegliata

    Io non ho niente
    Scrivo storie
    che il silenzio
    ha addormentato

    Ci rivedremo
    in altre vite
    da gatti
     
    Senza dare
    più niente al mondo
    che ruba
    e svuota

    Attingendo
    liberi
    dalla libertà
    stessa

    Sublime
    grandezza
    del presente

    Ma già volo via
    sono già
    via

     
  • 28 gennaio 2013 alle ore 17:56
    Sono nata

    Sono nata
    innumerevoli volte
    Poiché son morta 
    nessuno lo sapeva.
    Sono nata colomba
    al primo grido .
    Poi musica

    poi silenzio
    e ancora musica.
    Sono morta nell'indifferenza
    allora ho cantato fino a farmi sentire
     
    fino a rendermi viva ,
    fino a rinascere ancora .
    Sono morta nel dolore
    e trasformatolo ,
    sono nuovamente nata primavera
    sui tetti degli alberi .
    Sono sprofondata e
    ho sganciato massi di rocce
    li ho lanciati
    come sassolini
    senza peso
    Li ho seguiti a perdita d'occhio
    finché non ho più sentito
    la necessità di seguire

    Sono nata piena di mondo 
    di innesti ,
    meticcia .
    Con la ricchezza che mi spinge 
    a desiderare la povertà umile
    d'una parola scritta su un foglio bianco .
    Poesia . 

     
  • 13 gennaio 2013 alle ore 11:38
    Estemporanee

    S'apre
    la finestra al vento
    Profumo
    di canti

    Richiamo
    di preghiera
    genuflessa
    su tappeti
    Il corano

    Campeggia
    da cupole
    l'aria speziata
    dei Suq

    Scambi
    caleidoscopici
    Colori e uomini

    Un sentire
    di viaggio

    D'andare
    senza voltarsi

    D'occhi fissi
    alla meta

    A chiudere
    le ferite
    del tempo

    Il legame
    Karmico
    di altre vite

     
  • 11 gennaio 2013 alle ore 21:37
    Rivolta

    Vidi
    paese
    screziato

    Le folle
    mute
    dei popoli
    Smagriti
    di giustizia

    E frotte
    di idioti
    assoldati
    al potere

    Delle mani
    disgiunte
    dei contadini
    Il carbone
    sul viso

    Nessuna
    parola fu posta
    Dai tribunali
    virtuali
    di ere
    d'afasia

    D'occhi
    di uomini
    errabondi
    che sanno
    d'anima
    pulsante
    Di compassione
    e lavoro duro

    Dimentichi
    erano gli dei
    delle macchine blu

    Uomini o bestie
    ti chiedi?

    La nenia
    della domanda
    trova
    In questo cielo fisso
    radicato
    agli astri

    L'orizzontale
    vero
    Che il mondo è uno
    Che le grida
    sorda s'uniscano
    al fervente
    Cantico di rivolta

     
elementi per pagina
  • 06 aprile alle ore 21:47
    Lasciare andare

    Come comincia: Hai presente quella sensazione che ti pervade il corpo quando fai mille bracciate a mare e poi approdi alla riva, col fiatone?
    disse Zahira volteggiando le mani nell'aria per dipingere con i gesti il suo racconto davanti agli occhi del suo interlocutore. 
    Io mi sento così , proseguì . 
    Come se per tutta la vita avessi dovuto guerreggiare col mare, spingerlo via dalla mia gola per non annegare, andando a picco come un sasso talvolta, sbrinare il mio odore per non farmi ammazzare dai pescicani e poi galleggiare a pelo d'acqua per riposare un po'. Ma la riva era sempre lontana, il mare, il nemico era sempre lì a portare via parti di me ad ogni singola bracciata, ad ogni singola onda.
    Ora qualcosa in me è per sempre mutato. Sono sulla riva, stremata, ma altro ancora deve accadere.
    Qualcosa di me è andato via ed io non sento più il bisogno di guardarlo andare via. Niente più spalle da rimpiangere, niente desideri di onde più grandi da farmi male per ricordarmi di essere viva. 
    Prendo il mio corpo, come un fiore sgualcito, ripulisco i petali, mi sollevo .
    Ma altro ancora dovrà accadere.
    E sarà impercettibile, sarà una nuova vita a espandermi nell'universo.
    Sarà il mio primo volo da aquila e lascerò il corpo passato a quel mare mio nemico.

     
  • 31 marzo alle ore 22:18
    Dell'amazzone e i suoi canti

    Come comincia: Prendi quella donna per esempio è lì seduta da sola.
    Accende sigarette per sparire un minuto alla volta. E il fumo erige un palazzo di pensieri e dietro la sua ombra ha le vibrazioni auriche d'un angelo.
    Ma quel che importa è ciò che ha davanti. Un cumulo di fili spinati ed io lo so, l'ho sentita parlare poco fa quando imparava a difendersi dal mio sguardo impietoso.
    So bene che si difende , non sbatte mai le palpebre , come quando si ha paura di chiudere gli occhi e il buio intorno è insopportabile. E' buio di vuoto, acido per chi non è pronto ancora a splendere.
    E' il coltello delle nostre coscienze lo sguardo. Lo giriamo nell'anima col pungolo per tirarne fuori le miserie , gli ori e gli spettri fumosi. Li stendiamo alla luce del sole per tutte le anime umide che sopportano le gravitazioni della terra.
    Erra eppure è sempre fissa. Seduta col suo filo spinato reso accomodante e meno dispettoso, da qualche fiore sbocciato qua e là.
    Ha lo spirito di qualcosa che ho già visto, quei sogni che ti confondono senza differenza con la realtà. E' un'esistenza già vissuta, ma la mente vagabonda si rifiuta, rigetta , copre con l'oblio.
    Il Lete che abbevera 
    i mendicanti
    E lei che spera
    che le vengano
    strappate le armi
    In tutti
    i sogni
    l'amazzone
    si denuda
    Anela
    seduta
    di perdere
    per una volta
    Lo scudo
    di riuscire
    a vedere
    Nell'eterno
    il suo 
    spirito
    nudo

     
  • 09 marzo alle ore 12:54
    Mille frecce

    Come comincia: Il vento non ha bisogno di spiegazioni . Tira via porte e finestre e c'è qualcuno che canta '' Dove c'è il mare'' , tutti i sorrisi sono più aperti e i confini non esistono più.
     I muri crollano e le stanze sfibrano oggetti, cuscini ispidi mentre qualcuno prepara il pranzo e il vento, questo vento mischia le pene alle linee tratteggiate in cielo dal sole.
    La mia voce è più sicura, la mia voce segue il vento e mi disperdo. Sono sempre in mezzo ai guai, ma cammino sollevata come acrobata senza rete di sicurezza.
    Vieni a guardarmi 
    ora
    con occhi 
    diversi
    Liberami 
    nel vento
    Io che
    scrivo
    solo versi
    Ho sempre
    qualche 
    volto
    che mi porto
    in giro
    Ho sempre 
    mille frecce
    da puntare
    a tiro

     
  • Come comincia: C'era una volta Maya una bambina alta un pollice. Maya era buona e gentile e credeva a qualsiasi cosa le dicessero. Un giorno come capita a tutti sulla terra, entrò nel mondo degli archetipi e lì incontrò il suo amico Mago Nero, che si chiamava Lupo. Gli archetipi erano tanti come le stelle del cielo. E Maya era sempre più confusa.
    Maya cresceva sotto l'ala del suo amico Mago Nero, diventava sempre più bella ma il suo amico le diceva che il suo viso rispetto alle altre donne era asimmetrico come un triangolo spezzato. Quindi la bambina che diventava donna, crebbe con l'idea di essere brutta fino a quando nel pozzo della luna, che diceva solo la verità, una voce le disse '' sei meravigliosa, come l'estate sul pianeta terra''. Era sempre più confusa Maya! Come era possibile? Il suo amico fidato, il Lupo le aveva detto di essere brutta, una figura non determinata?
    Trascorsero gli anni e Maya non perse mica la fiducia nel suo amico Lupo Buono?! 
    Un giorno scoprì che scriveva benissimo sulla lavagna del cielo! Scriveva poemi che incantavano e facevano sperare. Gli animali ascoltavano il suo canto e i bambini erano sempre allegri in presenza di Maya. Ma il Lupo era sempre nascosto dietro di lei, come quelle ombre che da bambini, fanno spavento. Balzò fuori dalle erbacce dicendole che non doveva più scrivere né dipingere, che era tutto inutile perché sul pianeta terra c'erano altre creature più alte di un pollice, molto più talentuose di Maya.
    La bimba donna era sconfortata . Qualsiasi cosa facesse , il Lupo, la smontava come un castello di carta e per la prima volta sentì vacillare la fiducia nutrita per il Lupo. Ma non la perse del tutto, perché Maya non si arrendeva facilmente anche se sentiva scricchiolare la schiena, per tutto il peso che il Lupo le stava gravando addosso. 
    Il Dio delle anime buone allora catapultò Maya sulla strada del Karma un bel giorno e le fece incontrare un altro archetipo, la Volpe chiacchierona. Dio del Karma non aveva modi gentili per far comprendere alle creature il significato delle cose. Anzi ! Era molto duro, ficcava le persone in circostanza sempre difficili. Ma lo faceva affinché capissero, affinchè trovassero i tasselli mancanti del puzzle dell'esistenza. 
    Dunque Maya sconfortata per quanto appreso dell'amico Lupo, iniziò a costeggiare la foresta degli archetipi selvatici, che all'inizio sembravano amici, buoni e disponibili, poi però chiedevano il conto alla fine, volevano tutto , erano i ladri delle buone idee, delle buone energie e soprattutte delle anime belle. La Volpe chiacchierona era grassa e alta più di Maya , s'abbeverava sempre al fiume dell'alcol per dimenticare di essere infelice. Maya ne ebbe pietà e divennero ben presto amiche. Volpe chiacchierona si faceva cavalcare da Maya portandola a spasso ovunque volesse, purché le desse la sua compagnia. Ben presto però cominciò con l'infangare gli altri archetipi amici di Maya, raccontando le cose più bizzarre e più crudeli. Maya si fece circuire ben bene dalla Chiacchierona così si ritrovò senza amici con cui condividere il suo canto.
    Un giorno però di una notte nera, come l'anima del Lupo Buono , alzò il velo della sua finestra e vide Volpe Chiacchierona festeggiare ed essere amichevole con coloro che aveva infangato il giorno prima. Allora capì che Volpe aveva fatto di tutto per rendere Maya sola, per averla tutta per sé  perché era una creatura infelice e possessiva.
    Maya diventò donna e tornò al pozzo della Luna, specchiandosi si rese conto di avere molte cicatrici nell'anima. Il pozzo infatti non rifletteva mai l'immagine esteriore, ma solo l'essenza interiore.  Era un'acqua sincera perché veniva dalla luna. Si sentì sola per la prima volta, perché Volpe le aveva tolto gli amici e Lupo l'amico fidato l'aveva derubata di tutte le sue qualità . Ormai non sapeva più scrivere, dipingere né guardare al mondo con speranza. E tutti le voltarono le spalle perché non credendo più in se stessi, a volte si pensa di non meritare l'amore e gli altri che ne sanno sempre di più, se ne accorgono. Più ci si sente deboli, più si diventa ciò che si pensa. 
    Nell'amarezza e nei paesaggi interiori che diventavano grigi nell'animo di Maya, intervenne il vento che si chiamava Voce leggera. Questi sussurrò alla donna di cambiare lo sguardo, di non perdere l'innocenza, ma di togliersi il velo dagli occhi. 
    Maya ne fu stupita, sino a quel momento non si era accorta di avere uno sguardo offuscato a causa del velo primordiale. Così il vento che era buono davvero, con una brezza tolse il velo dagli occhi di Maya, la quale dalla stanchezza e dalla schiena spezzata morì sotto l'albero degli antenati. 
    Il karma prese le sue spoglie e le trasferì sulla terra, poiché sapeva che quell'anima non poteva andare persa. L'anima di Maya si reincarnò in una  guerriera con la luce negli occhi. Era leggera come il vento e non aveva bagagli di illusioni. Si muoveva certa che avrebbe trovato anime con cui condividere l'amore e ogni volta che incontrava Lupi e Volpi, sorrideva, ascoltava e andava via. 
    Perché sapeva che il suo posto era un altro.  Perché sapeva che il suo cuore, puntava in alto.

     
  • 19 febbraio alle ore 13:25
    C'era un tempo

    Come comincia: C'era un tempo  in cui il tuo viso è invecchiato. 
    Tutta la vita nelle pieghe di un sorriso . Ma hai ancora gli occhi dei bambini, brillanti  gemme
    dove il mare si porta a stringere come un lenzuolo . C'era un tempo in cui gli scrittori scrivevano per scrivere, dove si sceglieva di vivere e gli uomini non erano lupi, ma uomini di carne tremula e bei fallimenti con stigmate e cicatrici . 
     Quel tempo delle sirene di Debussy , dove ti ho amato  e quell'amore ancora mi urla dentro impazzito. Quel tempo è uno spazio ed io sono sempre sola a guardare il mondo per la prima volta.
    A guardarti senza lacci e mai ti trattengo, cresci sotto le mie ali e sei più grande di me. 
    Ti copra  leggero il mio manto nel tempo in cui non ci sarò più. Ma ci saranno le parole a risuonare per me, in tutte le camere oscure dove la gente mi ha lasciata. In tutte quelle camere sarò sempre viva, sarò sempre riva.  Dove tornare e amare. 

     
  • 04 febbraio alle ore 14:11
    Samsara

    Come comincia: Ero nata nel sogno di  mia madre e lei a sua volta nacque nel sogno di sua madre.

    L'amore per me  era violenza.  Un trapasso per comprendere la mia esistenza.
    Kim sun Shi il monaco tibetano coprì il mio corpo dilaniato, con il velo dei sette cieli, per curare ciò che non si vedeva.

    '' Giorno e notte
    buio e luce
    una danza 
    senza fine''
    Così mi disse con le mani intrecciate in spettacolari mudra. 
    - Hai un messaggio da dare alla tua anima, figlia del cielo. Perché tu decida di vivere è necessario morire aprendo il tuo cuore.
    Ascoltavo delicatamente come fanno le nuvole galleggianti. Sembrano imperiose,pesanti come bianchi macigni,  ma non lasciano traccia. 
    Entrai nel cerchio del Samsara. Camminavo sui sassi a piedi nudi senza grida. 
    Il dolore mi era necessario per abbandonare il corpo alla volontà dei sette cieli.
    Mi sedetti a picco sul monte, chiusi gli occhi e vidi il mio demone farsi grande e minaccioso.
    Kim sun shi mi lasciò cadere nell'incubo dicendomi :che  abbia inizio la lotta affinché tu possa trasformare l'inferno della paura, nella luce che risveglia il dormiente.
    Il demone si avvicinava ed io mi allontanavo da quel che ero. 
    Il demone ero io e il cielo lo sapeva. 

     
  • 15 dicembre 2013 alle ore 17:23
    Lupi II - Toccata e fuga in D minore

    Come comincia: Per adesso mi aggiro nei boschi come un lupo ferito. E più il mattino è vicino, più il mio demone s' appresta a  darmi la caccia. 
    Per adesso m'abituo al buio per conoscerlo affinché sarà splendente la resurrezione. 
    Ma tornerò a guardarvi con amore un giorno, mi lascerò avvicinare senza artigli. Senza aver terrore di una carezza.

     
  • 07 novembre 2013 alle ore 22:20
    Il giardino degli altri

    Come comincia: C'era una volta, in un paese lontano chiamato '' voglio cambiare le cose'' una famiglia perbene che viveva in una casetta abbastanza umile, ma che dava su un bel giardino. Era talmente ricco e rigoglioso che la famiglia piano piano s' annoiò di ciò che aveva e cominciò ad interessarsi al giardino del vicino, che per incuria aveva lasciato che i suoi fiori s'ammalassero. La famiglia perbene, dunque prese a cuore la causa di quei poveri fiori ammalati . Passarano gli anni e padre madre e figlioletti si battevano strenuamente affinché quel giardino tornasse in vita. Il vicino si accorse però che dalla casa della famiglia perbene s'era spenta quella luce che il giardino rigoglioso emanava...così invitò la famiglia impegnata a curare il suo giardino, a tornare alla propria dimora. Fecero ritorno e ciò che trovarono furono solo erbacce. Andarono tutti a letto sconsolati e durante la notte fece loro visita uno spirito: lo spirito dei fiori ammalati, una rosa cresciuta e poi appassita mentre loro erano impegnati a curare il giardino del vicino, per noia. Lo spirito dei fiori ammalati li ammonì dicendo : '' E' semplice cambiare in meglio le rose del tuo vicino. Il difficile è curare i fiori del tuo stesso giardino.

     
  • 16 settembre 2013 alle ore 17:01
    Dal mare alla terra

    Come comincia: In questa bottiglia rigettata alla riva ci sono le parole che non ti ho detto. 
    Non ci incontrammo né percorremmo la strada su due metà, ma ti vidi di schiena allontanarti come fanno i coriandoli dopo una festa ; restano nelle insenature del pavimento e sui marciapiedi, schiacciati dal calpestìo distratto.
    Il corpo si è trasformò  dall'usura del mare, roccia temprata, liscia come il solco della tua nuca che tende all'universo.
    Ora sei. Ti compi nel presente.
    Ti vedo come non ti ho mai visto, senza illusione . 
    Mi vedo come sono, una linea, un granello di sabbia fermo nella clessidra del tempo. 

     
  • 03 settembre 2013 alle ore 22:07
    Blue(s) Devil

    Come comincia: Ho visto il diavolo con un cappello rosa da donna. Mangiava la gente con gli occhi, in linea d'aria all'uomo africano e lontano da quello arabo. Appiccava fuochi e nessuno se ne accorgeva . Minaccioso come l'indifferenza , blu come la nota di un sassofono e grandioso come i draghi d'oriente. Fuori dal quadro umano un sorrise lo spegne. In all'erta selvaggio a marcare il territorio. Ho visto il diavolo addormentarsi accortocciandosi al finestrino del treno poi è sparito, è sparito sotto il cappello.

     
  • 18 luglio 2013 alle ore 16:21
    L'uomo senza volto - esistenze appartate

    Come comincia: Il percorso era sempre lo stesso. Il parco nuovo dove i bambini senza maglia giocavano mettendo la pelle alla mercè del sole cocente; le donne che non potevano permettersi vacanze esotiche, come matrone antiche filavano i loro discorsi all'ombra degli alberi, mentre i più piccoli ritornavano da loro con i volti rigati dalle lacrime,  con le ginocchia sbucciate. Era il segno dell'estate, l'apertura di finestre e porte sui pianerottoli anneriti dal fumo delle braci. Il fuoco nel fuoco dell'aria silenziosa, dava l'idea che infondo il tempo non esistesse. Come se tutte le cose, gli eventi, i dolori e le gioie delle stagioni passate non fossero mai esistiti. Questo era l'estate un'immemore distesa di biancore e sospensione. 

    La parte retrostante del parco dava su una piccola cappella, lì opulenta e bizantina si ergeva la Madonna della scuola. Un raccordo di due strade differenti: il sacro deserto del raccoglimento e il ritrovo di quelli che il paese definisce '' i tossici'' . 

    Quello però era il giorno dell'uomo senza volto. La macchina era parcheggiata alla rinfusa, come si fosse fermato di scatto senza manovre, un'urgenza che avrei capito solo dopo. 

    In macchina addormentato c'era un ragazzino con la bava cristallizzata agli angoli delle labbra e le mani piccole da neonato. 
    Sotto la cappella c'era l'uomo senza volto con le mani giunte. Non era seduto o raccolto nella calma,  somigliava alla sua auto gettata lì a caso, nella fretta, nell'urgenza. Oscillava come un pendolo e anche lui piangeva, come i bambini del parco. Ma i vestiti non erano laceri e le ginocchia non erano sbucciate. 

    Quindi anche questo era l'estate.
    L'osservazione del mistero che si propagava in ogni dove .Del dolore esposto  sotto la luce indiscreta e violenta del sole. 

     

     
  • 24 giugno 2013 alle ore 14:57
    Storie dalla strada

    Come comincia: I grani del Tasbih sono bianchi di fauci feline. Ognuno di essi porta il nome di Allah, scandendo rumori e tempi al di sopra della strada che ribolle.
    La città è un grembo cullante razze e visi che s'arrabbattono in un macrocosmo rifulgente indaco e oro .
    Il viaggiatore guarda dal finestrino perde memoria della meta. Rifiuta l'identità del non essere e l'ego spezzettato si rinfrange in un colpo solo. S'accosta ai corpi dei passanti, quasi prende incandescenza fondendosi col tutto .
    Lo sguardo sparpaglia l'unicità dell'individuo - lui - il viaggiatore risistema gli oggetti nelle tasche sgualcite , oscurandoli del tutto . Dallo smarrimento della perdita, diversi lumi gli risplendono in volto.
    Risuona caparbio il tintinnio del Tasbih, corona mistica senza più religione.
    Lascia cadere dello zaino il suo fardello e il peso di occhi severi del passato. E' pronto per il mondo. 
    E' finalmente libero. 
    Nasciamo urlando 
    Viviamo cantando 

     
  • 13 maggio 2013 alle ore 15:36
    Urban Peace

    Come comincia: M'incammino sulla strada , non ho fretta .
    Arrivo dove devo e la folla investe . Il vento si ferma e allora capisco . 
    Lascio la libertà ai passanti di sfiorarmi , lascio che guardino . Anch'io guardo con serafico distacco . Nessuna resistenza , né taciuti rimproveri .
    Il rumore delle macchine , la preoccupazione dipinta sui volti di quelli che incontro , i sorrisi . Il tempo non esiste , credo che gli alberi si sentano esattamente così : al loro posto , fermi nella giustizia dell'attimo presente .
    Il suono di bracciali delle donne avanti a me , come spose di Bali e il libro che stringo con una mano . Per un improvviso cambio di prospettiva ontologica , è il libro che legge me . Ogni parola , virgola , ritmo fanno da specchio . E la goccia del fiume fluisce così come deve essere .
    Ed è quindi una credenza autentica , superiore  quella della resa . Di riporre le armi , senza più toccarle .
    E' la bellezza di arrendersi ad una realtà denudata e leggera . Non resisto e non mi oppongo . Come esser seduti su un palloncino rosso che vibra dalle nuvole . 

     
  • 09 maggio 2013 alle ore 14:52
    Nuda

    Come comincia: Ha dieci anni e il coraggio di un leone  . Piccola e magra come una silfide , forte come il vento sul pontile .
    Guardava il mondo in faccia , amazzone di pace .
    Ricordo il momento , l'attimo in cui salì i gradini del palcoscenico senza tremare . Il sogno era più grande d'ogni paura .
    Inconsapevole danzava , come i gabbiani fanno , senza fatica . Planare .
    Il misterioso declino la prese e le vesti si colorarono di nero .
    Si fece risucchiare dal tutto cadendo all'indietro , funambola nell'inferno .
    La vedevo sparire sotto le mie mani , inerme e senza più scudo .
    La morte dell'anima si consumava poco a poco . Dal nero fondo leccava le ferite .
    Cure senza amore torturano più di assenze  .
    Ma impermeabile orchidea , si scrollò dalla croce  .  Tutto era deciso  .
    Una seconda nascita , creatura messa al mondo per la seconda volta .
    I due mondi si completano
    e lei
    è più nuda di prima
    Evanescente goccia
    Incorruttibile roccia 

     
  • 24 aprile 2013 alle ore 18:24
    Lupi

    Come comincia: Dovrei spiegarti questo tramonto
    e la velocità con la quale l'alba si sbarazza del suo ricordo .
    Dovrei spiegarti perché alcuni esseri credono con una fede smodata
    divenendo  fastidiosi come api , agli occhi stretti  dei disillusi e dovrei spiegarti
    perché i disillusi si sono già arresi .
    Ma guardandoti intorno comprenderai che domande e risposte qui si mescolano
    in un giro di giostra , cambiano prospettiva , angolazione e colore . Quando avrai sufficienti teorie che celebrano le tue orazioni , allora il terremoto sarà pronto a farti crollare .
    Ma cammina fiero nella palude avendo come unico sincero  appiglio il tamburo del cuore .
    E fa che questa musica sia il richiamo per quelli come te
    Dispersi nel mondo
    per esser cercati 

     
  • 04 aprile 2013 alle ore 14:49
    Voce umana

    Come comincia: Ritornavo a casa da serate pienamente vissute . Cavalcando strade , sentieri , incontrando anime perse e ritrovate . L'eco delle voci ronzava ancora nella testa , come dopo concerti e sovrapposizioni di folle , volti , sorrisi e sguardi ora vicini e ora lontani .
    Ma tornata a casa il solito pezzo mancante sviscerava quel desiderio tremendo di ascoltare la sua voce umana .
    Calda , rassicurante , rispondeva  come se l'avesse aspettata .
    Voce da uomo bambino spesso con frasi che non riuscivo a comprendere del tutto . Bellissime ugualmente nel silenzio notturno .
    Gli dicevo di raccontarmi favole per farmi addormentare e durante i racconti ,  la mia mente vagava altrove . Tradivo il mio interlocutore rifugiandomi  tra le pieghe dei suoi racconti  .
    Lui non sapeva che ad ogni  storia ricamavo un finale tutto mio . Allora la voce diveniva rumore bianco senza spazio e tempo , chiudevo le palpebre e immaginavo di baciargli le labbra , di toccargli i capelli come fili d'erba .
    Ricordavo di quando quella voce l'avevo ascoltata da vicino  . Ritornavo nei luoghi dove eravamo seduti , delle onde che orchestrava con le mani , come un folle . Un folle meraviglioso .
    Perdevo il presente in quegli attimi nonostante mi avvinghiassi appassionatamente ad ogni sua parola  .
    Le storie proseguivano , interrotte qua e là da risate fragorose , le quali mi facevano amare il suo essere , nonostante tutto , normale .  Normale come una creatura delicata e diffidente , con pensieri altissimi , una vita deambulante prima sull'orlo di un precipizio e poi ripresa in uno spiegarsi d'ali di rapace .
    Facevo l'amore con lui tagliando a pezzetti ogni distanza  .  Mi appropriavo della sua voce come quando da bambina assorbivo le note dei carillon che non mi lasciavano sola .
    Amavo questo stato di grazia  , simile ad un'integrità  indissolubile di sentirmi mia e sua al contempo .
    '' Il fiore d'oro è sbocciato finalmente sulla montagna
    Tu , colei , redenta dall'amore , ritrovi la tua pura identità ''

     
  • 26 marzo 2013 alle ore 14:34
    Jesus symphony

    Come comincia: Ombra di croce il messia ballate pasquali di sacrifici
    donne di pianti asciugano rosari al sole e sacri furono i sepolcri
    La pastorale incendia foschie nei pentagrammi di cielo
    sacre  architetture
    Smarrito fu il senso di uomini e donne ,  chiese preganti  dio sull'altare
    Ma dio scalzo vagabondo , un Sainte - Terrer camminava su solfeggi accordati
    aulici
    Di quello spirito lo storicismo rivoluzionario ch'oggi è denaro ricchezza
    bambini violati
    Santa Maddalena in perdono bacia il suo volto sacro
    Genuflesse ginocchia mani unite e capo chino dinanzi ori barocchi
    vacui come urne
    Beethoven - sonata in fa maggiore
    E poi inni al creatore

    Tutti questi popoli
    ricordano del rumore
    il falsetto
    E dimenticano
    le sonorità
    di gioie
    prime

    <<"Gioia" si chiama la forte molla
    che sta nella natura eterna.
    Gioia, gioia aziona le ruote
    nel grande meccanismo del mondo.
    Essa attrae fuori i fiori dalle gemme,
    gli astri dal firmamento,
    conduce le stelle nello spazio,
    che il canocchiale dell'osservatore non vede. >>
    ( Da nona sinfonia in re minore , Beethoven IV movimento ) 

     
  • 08 febbraio 2013 alle ore 18:12
    Lettera A

    Come comincia: Caro amore,
    noi siamo quelli con l'anima distesa , piana senza angoli di incastro .
    Una sciabola di luce sulla terra , dove ora cammino e danzo zingara , tra violini dispersi .
    Innavicinabili fili spinati di fiori , noi siamo . Inibendo le fameliche bestie .
    Caro amore questo noi siamo : due creature selvatiche che parlano vicine , da antiche rupi . E' solo eco ciò che sentono, solo eco .
    In compagnia del mare , mi portò domande e nessuna risposta . Se non che tu , amore , sei grande come un dipinto del cielo unito al tramonto . Quando i gabbiani in contemplazione , si fermano in traiettorie invisibili per l'incanto dei miei occhi .
    Questo sei
    delicato amore
    di terribile bellezza

     
  • 22 gennaio 2013 alle ore 11:18
    L'immenso e Erin

    Come comincia: Erin pensò  a quanto avesse ricercato l'immenso . C'è sempre stato il mare , disse. In ogni compartimento della vita ,in ogni fessura emotiva , in ogni totalità c'era quella distesa così netta di
    Illimitato.
    Una sorta di spettro di certezza , un pezzo d’anima dell’universo che , coerente , si incastrava alla perfezione  con la sua .
    Lo zaino era sporco , così come le scarpe di telo di juta  .
    Si avvicinò sempre di più al corso d’acqua , immaginando di guardarsi di spalle  mentre correva a raggiungere quel pezzo mancante . Così entrò in quel giardino di conoscenze .
    Il cielo divenne un tutt’uno con l’oceano . Lei era ferma .  I demoni dello spirito smisero di nutrirsi di passato . Cominciarano anch’essi ad acquietarsi , smisero il tormento e la lasciarono libera davanti alla bellezza terribile e sconvolgente dell’infinito .
    Si precipitò dentro  quello spazio bianco , una lente di ingrandimento che vinceva l’horror vacui della caduta .
    Occhi contemplativi uniti a radiosità d’anima .  Si trasformò in immenso gioco cosmico , tenendo per mano i demoni , ma fluttuando  come conchiglia nel mare-cielo . Erin pensava a quanto avesse ricercato l'immenso . C'è sempre stato il mare , dice.  In ogni compartimento della vita ,in  ogni fessura emotiva , in ogni totalità c'era quella distesa così netta di illimitato .

     
  • 26 novembre 2012 alle ore 14:52
    Monologo a luci accese

    Come comincia: La sala del palazzo barocco era gremita . Il ballo in maschera venne interrotto dall'entrata di una donna , ricoperta da un burqa di colore rosso . Ella non parlava , ma le movenze del suo corpo , come fiamma d'incendio , tagliava l'aria e portava l'attenzione su di lei .

    I presenti si guardarono in faccia per quanto possibile fosse, dato che ognuno l'aveva dipinta o nascosta ....e ascoltarono quella fiamma , che dai fori spalancò  le labbra per cominciare un rito...un'iniziazione di verità, di autenticità .

    " Vengo dal mare di tutte le guerre del mondo . Fui trasportata di forza dalla tempesta , sulla terra ferma . Non ho nomi,  né etichette . Ma è certo che sono donna. Non dai miei seni , lo apprendete , non dal corpo o dai capelli lunghi come rami di albero .  Donna come la terra , cielo , amore .  Guardatemi qui . "
    - Pose una mano sul cuore
    "Guardatemi bene . Ho sfidato l'umana natura , spingendovi a vivere oltre la materia . Porto la cicatrice del giudizio , qui sul viso . Porto l'intensità negli occhi , dei mondi che ho scoperto .
    Nacqui selvatica come un fiore asfaltato , scalai montagne per salirne la cima e lì spiegai le ali . "

    - La donna si sfilò il burqa . Gli attoniti presenti compresero che non vi era corpo a quelle parole , ma solo una voce . Era solo essenza .
    "Sono il coraggio di tutte le vostre azioni "  proseguì la voce
    " Sono il vostro dolore trasformato in vita , la strada senza sentieri . Sono il gemito del primo bambino . Sono in tutte le nascite . Sono preghiera di madre . Sono forza di padre .
    Sovverto le certezze , per garantirvi la luce splendente della lotta.  Sono l'utopia realizzata , d'ogni idea . Pace e guerra . Sono la rivoluzione e la calma . Musica e silenzio .Il momento prima della verità e l'attimo dopo l'azione . Tutto e il contrario di tutto .
    Io sono voi ."
    Il palazzo cominciò a disintegrarsi come un castello di sabbia . Le maschere dei presenti si sciolsero .
    Tornarono bambini
    ed ebbero la sensazione
    di aver solo sognato

    " Io sono te. Io sono voi . "

     
  • 12 ottobre 2012 alle ore 14:49
    Santo da taschino

    Come comincia: Le ore eran  sospese come se qualcuno avesse cancellato il tempo. Con uno schiocco di dita.
    La sera prima aveva incrociato le gambe, pregando in sanscrito alla legge universale, respirando la calma delle stelle  che le avevano  suggerito questo "non sei altro che , un tenero filo d'erba mosso dal vento".
    E il giorno seguente  camminò molto, solitaria, con l'agitazione consapevole che avrebbe incontrato risposte. Forse non ordinate, non programmate o appositamente studiate. Ma incontrò risposte intense.

    "Che bella collana" le disse la vecchina col cappello e due trecce infantili legate con lo spago.

    "Sono sempre attratta dalle cose belle"

    Deambulò malamente per qualche metro, poi si sedette accanto alla ragazza che attendeva . 

    Le campane della chiesa vicina, Suonavano a festa. E fu uno stupore grandissimo ascoltarle, pensava la ragazza, poiché il vento principava a seguire la melodia come accordi d'un'orchestra misteriosa, che arrivavano fino alle labbra della vecchia signora.

    "Ti regalo queste parole, che tempo fa ho inviato oltre oceano affinché il messaggio arrivasse a tutti;  fai lo stesso con qualcuno a te vicino, che ha perso qualcosa..."
    Le passava il testimone, salutandola e ringraziandola come si fa in oriente. Con le mani congiunte, in una sorta di inchino e più che reverenziale, s'ascriveva come atto gentile, di comprensione e accettazione d'una conversazione, che la mente relegava all'irrazionale.

    Ma tutto era al proprio posto, gli elementi sparpagliati trovavano il loro incastro .
    Nell'abitudine poi di veder cambiare in ogni momento stato, cose e persone, la ragazza che attendeva ebbe la consapevolezza che il volto di quella vecchia signora non sarebbe cambiato , né le sue parole, né il messaggio trasferitole. Poiché l'armonia, con delle cuoia invisibili, riportava al centro, dall'esterno, il significato intrinseco di ogni cosa .

     
  • 30 dicembre 2011 alle ore 11:30
    Ritratto di un folle - Dicembre grigio su tela

    Come comincia: Veste anni 80 ' con la giacca di jeans e il pantalone uguale.

    L'ho visto per caso sotto il  cappello, mentre lucky alza la zampa per irrorare di piscio l'alberello.

    Solo come altri randagi in strada, per compagnia un sigaro slim e il fumo , gli crea un'aura intorno.

    La gente si blocca a guardarlo , ma subito dopo va via di corsa . Scrolla le spalle dicendo senza parole

    " è solo un pazzo , andiamo via "

    I pazzi raccontano i loro segreti al vento

    Farfugliano qualcosa che somiglia

    al parlare nel sonno

    Quei discorsi incomprensibili

    Che al risveglio ci fanno ridere

    I pazzi parlano agli alberi

    scambiandoli per persone

    Un donchisciotte

    O un eroe di sogni

    Un pagliaccio ubriaco

    Cantano le loro canzoni

    in teatri vuoti

    Senza plauso

    s'accontentano di

    passeggiare

    sull'aria

     
  • 23 novembre 2011 alle ore 15:32
    Non ci sono storie

    Come comincia: Storie che non esistono, c'era una volta una volta che non c'era.

    Ho visto la donna leggere le pagine del mio libro, ha letto di sua madre e sono stata io, a provocare la commozione.

    Vorrei essere più silenziosa d'una piuma nel vento , ma l'anima esce fuori dagli occhi senza catene . E allora tutti mi vedono danzare, allora tutti mi vedono girare come una trottola colorata impazzita frenetica .

    Non smettono di provare amore, bimbe sconosciute che mi rincorrono e mi baciano. Esco fuori chiudo la porta...e mi dico " ma io non ho fatto niente "

    Sì non ho fatto niente

    per sentirmi Ti amo urlato alle  orecchie

    Non ho fatto niente

    né mura solide

    né successo

    né il mio ego celebrato

    niente di niente

    Vola l'aquilone

    senza filo

    Smuovendo l'inamovibile caos

    Brillando come le stelle lontane

    Non parlano

    Luccicano

     
  • 12 novembre 2011 alle ore 12:07
    Nuda su un cavallo selvaggio - Ebano

    Come comincia: La cosa più intelligente che abbia fatto negli ultimi due anni : entrare in una pizzeria, mangiare e bere birra da sola. Il caposala è stato molto gentile, probabilmente mi ha guardata in faccia. " Accomodati , fuori fa freddo ". Gli altri mi osservano come solitamente si analizzano gli zingari  dal viso ferito .

    Ebbene non sono diversa da loro , non ho alcun posto in cui sentirmi a casa , senza radici, e allo sbaraglio di una sera come questa, mi ritrovo perfettamente in ciò che intimamente sono.

    Un corpo bellissimo che cammina appeso  ad un filo , il seno che danza mentre cavalco la strada, dura e selvaggia di questo paese. Un deserto risputante , uomini e donne che di notte sembrano fantasmi grotteschi.

    Una panchina mi culla nei giardini non proprio curati , fredda e dura , ma accogliente.

    " Tutti dicevano che ero bella come la grande notte africana

    E nei miei occhi splendeva la luna, mi chiamavano la Perla Nera.. "

    Qui è strano vedere una ragazza sola di notte, che scrive in mezzo al vento, con una Ceres sotto il braccio.

    Strano come Antonio, il ragazzo asociale , lo zimbello di tutti. Dice che scrive e legge fumetti di supereroi.

    Ha una camicia nera nel pantalone , una cintura Just Cavalli tarocca, e ascolta musica neomelodica.

    Mi fa ridere la sua parlata, ha diciotto anni, ma sembra ne abbia il triplo. I denti rotti gli fanno emettere strani suoni, quasi schiaccia degli insetti mentre pronuncia la esse e la zeta.

    Ho promesso anche a lui qualcosa, lo aiuterò ad iscriversi a scuola.

    Riprendo il mio cavallo selvaggio e vado nel vento.

    Chiudo il sipario, almeno stasera.

     
  • 08 settembre 2011 alle ore 15:27
    La Madonna delle mandorle

    Come comincia: Le  passeggiate assolate solitarie  ..i marciapiedie ribollono sotto i piedi come pentole di rame sul focolare.Il capo alzato ed un gabbiano ogni volta,quelle coincidenze magiche che ti spingono sull'orlo del destino.Si sente profumo di preghiera e mandorle,qui,dietro la Madonna.E le donne del paese ti guardano stizzite perché passando,non ritualizzi la persona col segno della croce.Padre figlio e spirito santo.

    Troppi individui per un solo Dio.Però quel profumo si impregna addosso,come un tatuaggio o un qualcosa di cui non riesci a fare a meno.Dolce e delicato come la bambina che mi saluta tutti i giorni dalla finestra.L'abbraccio amorevole che non ho ...e le botte pesanti sul capo simili a tribù dell'Africa.

     
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  • "Se sei un uomo libero, allora sei pronto a metterti in cammino."
    L'espansione della rivoluzione industriale di fine Settecento, l'abbattimento di foreste e l'esplosione della crescita demografica crearono immediatamente negli spiriti più sensibili, un acuto desiderio all'allontanamento.
    Tra le voci, sovrastante fu quella di Thoreau, un profeta incendiario che, in questo saggio fa del cammino non solo l'atto meramente esperienziale dell'inoltrarsi a piedi in foreste e paludi, ma piuttosto un sincero ascolto, un'ascesi profonda nei meandri dell'anima. Una crociata che esclude l'ozioso vagabondare, il cammino scelto dal pellegrino al grido di ''ultreya'' fino ad arrivare alla sorgente iniziatica.
    Thoreau è nel corpo della sua esperienza, ma richiama il lettore con fervore, alla consapevolezza che solo il movimento non può essere cammino, necessaria la presenza costante dello spirito, come unità armonica fusa all'interno dei profumi muschiati della natura.
    Una natura selvaggia dalla quale dipende la salvezza del mondo e dalla quale l'uomo può attingere la propria essenza originaria, al di sopra delle leggi, in seno ad una conoscenza autenticamente selvatica.
    Consigliato ad uomini non addomesticati. A coloro che vogliono intraprendere un viaggio e a chi il viaggio lo ha già intrapreso. 

    [... continua]

    • L'amante
    • 07 febbraio 2013 alle ore 8:36

    Per alcuni libri dovrebbe essere necessario spogliarsi. Approcciarsi in modo del tutto primigenio ad ogni singola parola e pagina. Bisognerebbe esser nudi, avulsi da percorsi e farsi ricamare addosso la materia.
    Quella de ‘’L’amante‘’ è una storia persa. Una ‘’distesa desertica‘’ dalla quale urlare.
    Siamo nell’Indocina degli anni trenta, sulle rive del Mekong s’affaccia un viso bambino contraddittorio nella fragilità degli anni. Volto che presto sarà invecchiato dall’esperienza, dall’afa, dall’incontro con l’uomo cinese ricco.
    La Duras è struggente nella prosa scarna, terribile, ma al contempo dolce nel rivivere la sua non storia autobiografica.
    La memoria è strumento evocativo nostalgico e violento, su uno sfondo familiare di anime intrappolate in una condizione da cui fuggir via.
    La scrittura intensa sembra voler risucchiare da ogni evento una verità non detta. Tanto da rendere il romanzo un’espressione ermetica di pura poesia.
    Un romanzo del corpo, quasi fosse espiazione di altri dolori lontani, inafferrati.
    Così come s’espande il senso d’un amore viscerale ed evanescente. Mai aperto, né rivendicato.
    Riconosciuto soltanto in traversata, sulle note d’una musica e nelle pieghe d’un viso ormai devastato.

    [... continua]