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Racconti di Elisabetta Pedata Grassia

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  • 24 gennaio alle ore 22:11
    Adagio

    Come comincia: Non era per il vento gelido che ho richiuso la giacca.
    Non le  notti, ma i miei giorni hanno te addosso.
    Mi hai guardato la gola che è del mio corpo il tallone d'Achille. 
    Non per l'inutile fiume di parole che prima t'ha investito, ma per tutto quello che in fondo a cavernosi abissi non dico.

    Conosco a memoria le tue spalle, la schiena, l'aspirazione diabolica ad essere Dio.

    Non le notti, ma i miei giorni hanno addosso te. 
    Scriverò di impossibilità cosicché tu possa trovarmi, onironauta.
    Fatta di alta magia, come il vento che striscia sulle ringhiere. 

    Non di te, ma di sogni parlo.
    Che incedono sicuri come fiere. 
     

  • 04 agosto 2015 alle ore 21:03
    I vuoti

    Come comincia: I bambini raramente cercano spazi. Attendono le partenze con trepidazione, perché non vedono l'ora di incontrare gli amici di sempre. Corrono lungo i viali dei ricordi d'un'estate passata, per andare a bussare alla porta dell'amico che ti aspetta già da un po' e ti accoglie con la stessa frase ogni anno '' mi sei mancato''. Ci si dà appuntamento alla stessa ora e allo stesso posto, perché è il nostro posto. Un posto d'amore sodale. Non c'è tempo per gli spazi, e se una sera non esci perché il mare stanca, l'amico viene a prenderti per giocare a carte in mezzo alle scale di casa. Ci si sbuccia le ginocchia, si ride e si piange, ma insieme. Anche se sei solo, sei insieme all'amico che pensa a te. E non vede l'ora di vederti. I grandi vogliono sempre più spazi e fingono siano rivendicazioni di libertà. Ma è solo egoistico possesso del tempo. '' Ho un impegno, mi spiace'' . Fino a quando lo spazio diventa un vuoto col filo spinato. Qui non si passa e se ti sbucci le ginocchia è affar tuo, te l'avevo detto. I grandi sono pieni di '' te l'avevo detto'' . Non vogliono più sbucciarsi le ginocchia. Credono di aver imparato tutto, come se imparare volesse dire smettere di amare, di avere il coraggio di dire mi manchi. Come se volesse dire smettere di vivere.

  • 23 maggio 2015 alle ore 19:42
    La sala d'aspetto

    Come comincia: Quando varchi la soglia di una sala d'aspetto  sai che non sai.  Lasci fuori tutto ciò che sei per accogliere tutto quello che non sai , prendere quello che non sei.

    E' un girone atemporale di facce come la tua : facce preoccupate, facce stizzite e strappate all'ordine per ballare nel caos dell'attesa. Facce che ridono per celare a sconosciuti sentimenti che non si possono mostrare. Uno sconosciuto non ha diritto sin da subito  alla bella mostra di una fragilità . Bisogna aspettare che parli per primo, aspettare che crolli prima lui e allora, e solo allora, puoi permetterti di toglierti la maschera e cadere .  Sconosciuti conoscenti, per condivisione di stasi, di stato, condizione. 
    La sala d'aspetto del corridoio prima di conseguire un esame.  Ripetere nozioni come libretti illustrativi e posologie.  Omettere ad alta voce informazioni che altri non sanno, per essere brillanti davanti all'esaminatore, che provvederà a premiare l'avidità di sapere con un voto spaccainvidia. 
    La sala d'aspetto del dottore bravo per i più, antipatico per te, perché è la prima volta che sei lì. Ed odi tutti i dottori, questi santoni asettici e cinici che trattano il prossimo come manzi al macello. La sala operatoria piena di adrenalina e vascolarizzazioni risate  e l'essere forte, quando sapevi di non esserlo affatto. 
    La sala d'aspetto prima di un colloquio di lavoro. La preparazione ad una faccia che non è la tua, tirata, stretta nell'abito formale per fingere di essere ciò che non sei per far colpo. Prendere il lavoro, guardare di sottecchi gli altri che competono con te alla corsa. Il posto è mio. Fatevi indietro. 
    Ma tu non sei così. 
    E mentre non sei così ti ricordi dell'umanità. Ti ricordi che sono quasi 720 giorni che attendi. Che ti appallottoli come un cane che deve disimparare impazienze e tappe bruciate, per apprendere l'arte di   farti cadere addosso secondi , minuti, ore. Ah, le ore.
    Le ore che scorrono e tu credi che il mondo intanto ti  stia defraudando.  Ma come mondo? vai avanti senza di me? 
    Il mondo si compone anche senza di te .. Il mondo va avanti e tu devi aspettare.
    Devi attendere rimesciandoti nel caos. Perché così deve essere.
    Devi essere caos prima di incastrarti nell'ordine della vita. 
    E  ritornare a respirare, a riprenderti le ore, i minuti , i secondi.
    A riprenderti ciò che eri, prima di aspettare. 

  • 26 marzo 2015 alle ore 15:20
    Stanze

    Come comincia: Tornai a casa da un faticoso viaggio ad Istanbul, aprii la porta di casa e senza neanche riporre lo zaino, accesi una sigaretta e un bastoncino di incenso regalatomi da Tharihr. 
    '' Accendilo quando nel vento saprai che qualcuno ti chiama, perché quello è il momento in cui il ricordo soffia sulle ceneri, e quel qualcuno è proprio accanto a te''
    Era quello il momento, sentivo tutte le anime da me conosciute nella brezza aurica della sera. I racconti, le voci e la moschea blu, imperiosa e vivida.
    Tharihr un giorno, mi portò in una strada di Istanbul, chiamata '' la via delle finestre illuminate'' e iniziò a sciogliere tutti i nodi della sua vita.
    Mi indicò una finestra dalle ante di legno, usurate dal tempo raccontandomi che quella era la casa dove aveva vissuto sua madre Sabra, morta un anno prima in circostanze che non aveva voluto chiarirmi. Anche Tharihr era uno sconosciuto per me, ma anche per se stesso. Viveva come se avesse tatuato addosso un arcano da risolvere, ad ogni passo, ad ogni incontro.
    - ''Silenzio''. Mi disse.
    Siediti qui.
    Assistemmo allo spettacolo quotidiano di luci accese e poi spente. I passaggi di vita di esseri umani che come saltimbanchi attraversavano una stanza all'altra.  Qualcuno leggeva, altri abbracciavano le proprie ombre alla finestra e facevano l'amore. I bambini giocavano sui pavimenti che scricchiolavano allo strusciare di giochi e piedini scalzi.
    Solo la finestra della casa di Tharihr restava sigillata . L'uomo non aveva potuto nulla contro quel fatale passaggio di vita. Dovevo essere malinconica osservando quelle ante perché Tharihr mi carezzò una spalla, come a rincuorarmi , suggerendomi di accettare quel buio.
    -''Vedi'' mi disse
    Dovrò riabituarmi ad un nuovo bagliore in quella casa. Altri prenderanno il mio posto e quello di mia madre. Qualche famiglia ci ricostruirà un nido sicuro e quello sarà solo un passaggio. Sarà una nuova luce.
    Così è la nostra anima pensai. Viene risucchiata da un buio pesto nutrito di silenzio e noi
    ci ribelliamo, a quella condizione. Ma non c'erano guerre sul volto di Tharihr, perché sapeva
    che una casa sottoposta a tempeste, all'inevitabile silenzio della morte, sarebbe ritornata folgorante un giorno. Avrebbe di nuovo illuminato la via. 

  • 11 marzo 2015 alle ore 20:55
    I giardini della rabbia

    Come comincia: C'erano cose che aveva dimenticato troppo in fretta, il dolore era così forte da voler essere nascosto, coperto . Impedendo così , all'indiscrezione della verità di salire a galla. 
     
    Dalia comprese però, di vivere a metà, andando avanti sospinta da forze sconosciute.  Le ferite erano lì,  risbocciavano a dispetto di tutto, oleandri di veleno e sale. 

    Mi accorsi che viveva schermata dal modo in cui ricacciava di continuo l’anima all’interno di se stessa. Era imponente, una roccia, pareva che nulla potesse scalfire quell’agglomerato di bellezza e forza. 
    Gli occhi la tradirono. Erano due spilli in un vasto campo di grano. Dalia era un paesaggio d’eterea materia, ma disseminato da mine.

    La guardavo come si guardano le aquile ferite. 
    Un maestoso uccello, reso ai minimi termini e offeso. Albatros mortificato da una schiera di stupide creature, che di lei avevano rubato tutto. E a me avevano lasciato i pezzi da ricomporre di quella difficile creatura, che non credeva più in niente.

    Era lì davanti a me, con una chioma di capelli neri corvini adunati sulla spalla destra.
    Fece un gesto con la mano, quasi volesse disegnare un perimetro intorno. 
    Aveva occhi grandi, quasi mai spaventati.
    Disegnava il limite.
    E più era distante da me e più mi sentivo sfidato.  Avevo ad un passo  la sfida più grande della mia vita. 

    Riportarla in vita. Riportarmi in vita.

    Ti odio mi disse. Ti amo le dissi.

    Silenzio.

        ''Amo tutto 
         Ciò che
         in te
         Ancora
         Resiste’’

    ....

  • 14 gennaio 2015 alle ore 19:45

    Come comincia:

  • 28 settembre 2014 alle ore 15:33

    Come comincia:

  • 02 settembre 2014 alle ore 12:56
    Allegro andante - Intermezzi

    Come comincia: Quella sua vita era piena di segni e respiri lasciati in balìa dei venti, appesi su alberi come bambini lasciati a dondolare raccordando la terra al cielo.

    Ci sono io poi. Ma cos'è la parola io? La rivendicazione superba d'esistenza? Una partita a scacchi col destino, o forse il vessillo egoistico d'una traccia di permanenza che tutto sa e tutto vede?
    Abbandono questi lacci e riprendo l'essere. Sono quindi colei dell'aria e le stelle senza ossa e sangue e, allora, non m'accontento di arrancare, sopravvivere, non mi basta l'aria che respiro.  E in questa milizia rigorosa  di brame, mi prendo il vento e l'altrove.

    I segni, gli oracoli alchemici, la gioia senza ragione, la mente senza nuvole di pensiero. 

    Voglio la parte di me che torna, l'ala che manca al lancio nel vuoto. Te.
    Voglio tutto di te.
    Voglio tutto di me. 

  • 30 luglio 2014 alle ore 20:25
    Voce umana II

    Come comincia: Non saprai ch'io parli di te come se tu fossi me.  Non sapranno mai che abbiamo lo stesso contagio di amare liberi ed equidistanti come  con la paura di toccarci e sbriciolarci per sparire e non tornare. Non sapranno che costruiamo per veder distruggere, perché vivere si può solo con lo sguardo all'oltre che a niente s'attacca. E tutto diviene perché così noi siamo, lo sguardo gentile e le magnifiche distrazioni che allontanano e avvicinano.
    Non saprai che abbiamo lo stesso dolore di madre addosso e silenzi di padre. Le stesse cadute e gli stessi voli rapaci. Non sapranno che ci si ama anche senza appartenere, si sfugge e si corre senza respirare. Non sai quanti mari ho addosso e quanto felice io sia, per il solo sapere che esisti. 
    Allora sappi, anch'io cammino su pezzi di vetro e rido forte senza sentire nulla. Costruisco e m'allontano. E non sento nulla.
    Sento te invece
    come fossi io
    a librarmi nel mondo
    come una stella
    spezzata
    o un'altalena
    impazzita

  • 23 luglio 2014 alle ore 20:53
    Messaggio d'amore al vetriolo

    Come comincia: Non manca che la forma all'essere immanenti.
    E' l'oracolo del deserto che non risponde. La statua fissa nel tempo riverbera da sola e dice '' imperturbabile''. L'anima del demiurgo che innalza e fa crollare, tu sei. La cicatrice e il coltello che scava, sotto il ghigno maledetto di quel che mai si è detto. C'è un luogo dove vanno a finire i dolori, tutti, e s'arrampicano tra loro su specchi senza coscienza alcuna. C'è un luogo dove son nascosta e  il mio mondo è tutto fuori. Io non sono più io e tutto è sempre più in me
    Il mio mondo è tutto dentro 
    E non piango mai
    Non piangi mai

  • 01 giugno 2014 alle ore 12:39
    Il settimo giorno

    Come comincia: Domenica è Fellini, Amarcord, La Strada, le strade ferite da motori rampanti. 
    Finestre aperte e l'aria di stagioni mutanti, di possibilità nuove e vergini impreparate al crollo ; anziani alberi fermi sotto cieli rotanti al settimo girone.

    La bellezza e Harmonia Mundi sovrastante un tempo precario che tutto nasconde. Il vuoto di calma iniziatica, il vuoto che spezza nella sorpresa infantile.

    Manifestazione sublime di quel che ancora deve accadere.

    Quel che ancora
    deve
    accadere.

  • 27 aprile 2014 alle ore 20:32

    Come comincia:

  • 06 aprile 2014 alle ore 21:47
    Lasciare andare

    Come comincia: Hai presente quella sensazione che ti pervade il corpo quando fai mille bracciate a mare e poi approdi alla riva, col fiatone?
    disse Zahira volteggiando le mani nell'aria per dipingere con i gesti il suo racconto davanti agli occhi del suo interlocutore. 
    Io mi sento così , proseguì . 
    Come se per tutta la vita avessi dovuto guerreggiare col mare, spingerlo via dalla mia gola per non annegare, andando a picco come un sasso talvolta, sbrinare il mio odore per non farmi ammazzare dai pescicani e poi galleggiare a pelo d'acqua per riposare un po'. Ma la riva era sempre lontana, il mare, il nemico era sempre lì a portare via parti di me ad ogni singola bracciata, ad ogni singola onda.
    Ora qualcosa in me è per sempre mutato. Sono sulla riva, stremata, ma altro ancora deve accadere.
    Qualcosa di me è andato via ed io non sento più il bisogno di guardarlo andare via. Niente più spalle da rimpiangere, niente desideri di onde più grandi da farmi male per ricordarmi di essere viva. 
    Prendo il mio corpo, come un fiore sgualcito, ripulisco i petali, mi sollevo .
    Ma altro ancora dovrà accadere.
    E sarà impercettibile, sarà una nuova vita a espandermi nell'universo.
    Sarà il mio primo volo da aquila e lascerò il corpo passato a quel mare mio nemico.

  • 31 marzo 2014 alle ore 22:18
    Dell'amazzone e i suoi canti

    Come comincia: Prendi quella donna per esempio è lì seduta da sola.
    Accende sigarette per sparire un minuto alla volta. E il fumo erige un palazzo di pensieri e dietro la sua ombra ha le vibrazioni auriche d'un angelo.
    Ma quel che importa è ciò che ha davanti. Un cumulo di fili spinati ed io lo so, l'ho sentita parlare poco fa quando imparava a difendersi dal mio sguardo impietoso.
    So bene che si difende , non sbatte mai le palpebre , come quando si ha paura di chiudere gli occhi e il buio intorno è insopportabile. E' buio di vuoto, acido per chi non è pronto ancora a splendere.
    E' il coltello delle nostre coscienze lo sguardo. Lo giriamo nell'anima col pungolo per tirarne fuori le miserie , gli ori e gli spettri fumosi. Li stendiamo alla luce del sole per tutte le anime umide che sopportano le gravitazioni della terra.
    Erra eppure è sempre fissa. Seduta col suo filo spinato reso accomodante e meno dispettoso, da qualche fiore sbocciato qua e là.
    Ha lo spirito di qualcosa che ho già visto, quei sogni che ti confondono senza differenza con la realtà. E' un'esistenza già vissuta, ma la mente vagabonda si rifiuta, rigetta , copre con l'oblio.
    Il Lete che abbevera 
    i mendicanti
    E lei che spera
    che le vengano
    strappate le armi
    In tutti
    i sogni
    l'amazzone
    si denuda
    Anela
    seduta
    di perdere
    per una volta
    Lo scudo
    di riuscire
    a vedere
    Nell'eterno
    il suo 
    spirito
    nudo

  • 09 marzo 2014 alle ore 12:54

    Come comincia:

  • 15 dicembre 2013 alle ore 17:23

    Come comincia:

  • 07 novembre 2013 alle ore 22:20

    Come comincia:

  • 16 settembre 2013 alle ore 17:01
    Dal mare alla terra

    Come comincia: In questa bottiglia rigettata alla riva ci sono le parole che non ti ho detto. 
    Non ci incontrammo né percorremmo la strada su due metà, ma ti vidi di schiena allontanarti come fanno i coriandoli dopo una festa ; restano nelle insenature del pavimento e sui marciapiedi, schiacciati dal calpestìo distratto.
    Il corpo si è trasformò  dall'usura del mare, roccia temprata, liscia come il solco della tua nuca che tende all'universo.
    Ora sei. Ti compi nel presente.
    Ti vedo come non ti ho mai visto, senza illusione . 
    Mi vedo come sono, una linea, un granello di sabbia fermo nella clessidra del tempo. 

  • 03 settembre 2013 alle ore 22:07
    Blue(s) Devil

    Come comincia: Ho visto il diavolo con un cappello rosa da donna. Mangiava la gente con gli occhi, in linea d'aria all'uomo africano e lontano da quello arabo. Appiccava fuochi e nessuno se ne accorgeva . Minaccioso come l'indifferenza , blu come la nota di un sassofono e grandioso come i draghi d'oriente. Fuori dal quadro umano un sorrise lo spegne. In all'erta selvaggio a marcare il territorio. Ho visto il diavolo addormentarsi accortocciandosi al finestrino del treno poi è sparito, è sparito sotto il cappello.

  • 18 luglio 2013 alle ore 16:21
    L'uomo senza volto - esistenze appartate

    Come comincia: Il percorso era sempre lo stesso. Il parco nuovo dove i bambini senza maglia giocavano mettendo la pelle alla mercè del sole cocente; le donne che non potevano permettersi vacanze esotiche, come matrone antiche filavano i loro discorsi all'ombra degli alberi, mentre i più piccoli ritornavano da loro con i volti rigati dalle lacrime,  con le ginocchia sbucciate. Era il segno dell'estate, l'apertura di finestre e porte sui pianerottoli anneriti dal fumo delle braci. Il fuoco nel fuoco dell'aria silenziosa, dava l'idea che infondo il tempo non esistesse. Come se tutte le cose, gli eventi, i dolori e le gioie delle stagioni passate non fossero mai esistiti. Questo era l'estate un'immemore distesa di biancore e sospensione. 

    La parte retrostante del parco dava su una piccola cappella, lì opulenta e bizantina si ergeva la Madonna della scuola. Un raccordo di due strade differenti: il sacro deserto del raccoglimento e il ritrovo di quelli che il paese definisce '' i tossici'' . 

    Quello però era il giorno dell'uomo senza volto. La macchina era parcheggiata alla rinfusa, come si fosse fermato di scatto senza manovre, un'urgenza che avrei capito solo dopo. 

    In macchina addormentato c'era un ragazzino con la bava cristallizzata agli angoli delle labbra e le mani piccole da neonato. 
    Sotto la cappella c'era l'uomo senza volto con le mani giunte. Non era seduto o raccolto nella calma,  somigliava alla sua auto gettata lì a caso, nella fretta, nell'urgenza. Oscillava come un pendolo e anche lui piangeva, come i bambini del parco. Ma i vestiti non erano laceri e le ginocchia non erano sbucciate. 

    Quindi anche questo era l'estate.
    L'osservazione del mistero che si propagava in ogni dove .Del dolore esposto  sotto la luce indiscreta e violenta del sole. 

     

  • 24 giugno 2013 alle ore 14:57
    Storie dalla strada

    Come comincia: I grani del Tasbih sono bianchi di fauci feline. Ognuno di essi porta il nome di Allah, scandendo rumori e tempi al di sopra della strada che ribolle.
    La città è un grembo cullante razze e visi che s'arrabbattono in un macrocosmo rifulgente indaco e oro .
    Il viaggiatore guarda dal finestrino perde memoria della meta. Rifiuta l'identità del non essere e l'ego spezzettato si rinfrange in un colpo solo. S'accosta ai corpi dei passanti, quasi prende incandescenza fondendosi col tutto .
    Lo sguardo sparpaglia l'unicità dell'individuo - lui - il viaggiatore risistema gli oggetti nelle tasche sgualcite , oscurandoli del tutto . Dallo smarrimento della perdita, diversi lumi gli risplendono in volto.
    Risuona caparbio il tintinnio del Tasbih, corona mistica senza più religione.
    Lascia cadere dello zaino il suo fardello e il peso di occhi severi del passato. E' pronto per il mondo. 
    E' finalmente libero. 
    Nasciamo urlando 
    Viviamo cantando 

  • 13 maggio 2013 alle ore 15:36
    Urban Peace

    Come comincia: M'incammino sulla strada , non ho fretta .
    Arrivo dove devo e la folla investe . Il vento si ferma e allora capisco . 
    Lascio la libertà ai passanti di sfiorarmi , lascio che guardino . Anch'io guardo con serafico distacco . Nessuna resistenza , né taciuti rimproveri .
    Il rumore delle macchine , la preoccupazione dipinta sui volti di quelli che incontro , i sorrisi . Il tempo non esiste , credo che gli alberi si sentano esattamente così : al loro posto , fermi nella giustizia dell'attimo presente .
    Il suono di bracciali delle donne avanti a me , come spose di Bali e il libro che stringo con una mano . Per un improvviso cambio di prospettiva ontologica , è il libro che legge me . Ogni parola , virgola , ritmo fanno da specchio . E la goccia del fiume fluisce così come deve essere .
    Ed è quindi una credenza autentica , superiore  quella della resa . Di riporre le armi , senza più toccarle .
    E' la bellezza di arrendersi ad una realtà denudata e leggera . Non resisto e non mi oppongo . Come esser seduti su un palloncino rosso che vibra dalle nuvole . 

  • 09 maggio 2013 alle ore 14:52
    Nuda

    Come comincia: Ha dieci anni e il coraggio di un leone  . Piccola e magra come una silfide , forte come il vento sul pontile .
    Guardava il mondo in faccia , amazzone di pace .
    Ricordo il momento , l'attimo in cui salì i gradini del palcoscenico senza tremare . Il sogno era più grande d'ogni paura .
    Inconsapevole danzava , come i gabbiani fanno , senza fatica . Planare .
    Il misterioso declino la prese e le vesti si colorarono di nero .
    Si fece risucchiare dal tutto cadendo all'indietro , funambola nell'inferno .
    La vedevo sparire sotto le mie mani , inerme e senza più scudo .
    La morte dell'anima si consumava poco a poco . Dal nero fondo leccava le ferite .
    Cure senza amore torturano più di assenze  .
    Ma impermeabile orchidea , si scrollò dalla croce  .  Tutto era deciso  .
    Una seconda nascita , creatura messa al mondo per la seconda volta .
    I due mondi si completano
    e lei
    è più nuda di prima
    Evanescente goccia
    Incorruttibile roccia 

  • 24 aprile 2013 alle ore 18:24

    Come comincia:

  • 04 aprile 2013 alle ore 14:49
    Voce umana

    Come comincia: Ritornavo a casa da serate pienamente vissute . Cavalcando strade , sentieri , incontrando anime perse e ritrovate . L'eco delle voci ronzava ancora nella testa , come dopo concerti e sovrapposizioni di folle , volti , sorrisi e sguardi ora vicini e ora lontani .
    Ma tornata a casa il solito pezzo mancante sviscerava quel desiderio tremendo di ascoltare la sua voce umana .
    Calda , rassicurante , rispondeva  come se l'avesse aspettata .
    Voce da uomo bambino spesso con frasi che non riuscivo a comprendere del tutto . Bellissime ugualmente nel silenzio notturno .
    Gli dicevo di raccontarmi favole per farmi addormentare e durante i racconti ,  la mia mente vagava altrove . Tradivo il mio interlocutore rifugiandomi  tra le pieghe dei suoi racconti  .
    Lui non sapeva che ad ogni  storia ricamavo un finale tutto mio . Allora la voce diveniva rumore bianco senza spazio e tempo , chiudevo le palpebre e immaginavo di baciargli le labbra , di toccargli i capelli come fili d'erba .
    Ricordavo di quando quella voce l'avevo ascoltata da vicino  . Ritornavo nei luoghi dove eravamo seduti , delle onde che orchestrava con le mani , come un folle . Un folle meraviglioso .
    Perdevo il presente in quegli attimi nonostante mi avvinghiassi appassionatamente ad ogni sua parola  .
    Le storie proseguivano , interrotte qua e là da risate fragorose , le quali mi facevano amare il suo essere , nonostante tutto , normale .  Normale come una creatura delicata e diffidente , con pensieri altissimi , una vita deambulante prima sull'orlo di un precipizio e poi ripresa in uno spiegarsi d'ali di rapace .
    Facevo l'amore con lui tagliando a pezzetti ogni distanza  .  Mi appropriavo della sua voce come quando da bambina assorbivo le note dei carillon che non mi lasciavano sola .
    Amavo questo stato di grazia  , simile ad un'integrità  indissolubile di sentirmi mia e sua al contempo .
    '' Il fiore d'oro è sbocciato finalmente sulla montagna
    Tu , colei , redenta dall'amore , ritrovi la tua pura identità ''