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Autore

Elisabetta Pedata Grassia

in archivio dal 08 mar 2010

05 marzo 1988, Napoli

segni particolari:
Un'acrobata senza rete di sicurezza. 

mi descrivo così:
" (...) Magari fossi una candela in mezzo al buio." M.D.

22 gennaio 2013 alle ore 11:18

L'immenso e Erin

Il racconto

Erin pensò  a quanto avesse ricercato l'immenso . C'è sempre stato il mare , disse. In ogni compartimento della vita ,in ogni fessura emotiva , in ogni totalità c'era quella distesa così netta di
Illimitato.
Una sorta di spettro di certezza , un pezzo d’anima dell’universo che , coerente , si incastrava alla perfezione  con la sua .
Lo zaino era sporco , così come le scarpe di telo di juta  .
Si avvicinò sempre di più al corso d’acqua , immaginando di guardarsi di spalle  mentre correva a raggiungere quel pezzo mancante . Così entrò in quel giardino di conoscenze .
Il cielo divenne un tutt’uno con l’oceano . Lei era ferma .  I demoni dello spirito smisero di nutrirsi di passato . Cominciarano anch’essi ad acquietarsi , smisero il tormento e la lasciarono libera davanti alla bellezza terribile e sconvolgente dell’infinito .
Si precipitò dentro  quello spazio bianco , una lente di ingrandimento che vinceva l’horror vacui della caduta .
Occhi contemplativi uniti a radiosità d’anima .  Si trasformò in immenso gioco cosmico , tenendo per mano i demoni , ma fluttuando  come conchiglia nel mare-cielo . Erin pensava a quanto avesse ricercato l'immenso . C'è sempre stato il mare , dice.  In ogni compartimento della vita ,in  ogni fessura emotiva , in ogni totalità c'era quella distesa così netta di illimitato .

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