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Autore

Elisabetta Raimondi

in archivio dal 09 set 2006

13 aprile 1992, Milano

09 settembre 2006

Basket

Intro: Una voce straziata e stanca. La rabbia che sale dalla panchina e cola fino al centro del campo, fino a un sogno svanito a causa di un destino beffardo e talvolta ingiusto.

Il racconto

12.6.06


B. Beep! Ecco il suono che annuncia l’inizio di una nuova lotta. Contro se stessi, l’avversario, la palla. Tu sei come sempre in campo, nel quintetto d’inizio. Contesa: la disputi tu. L’arbitro fischia, due corpi si alzano in volo, le braccia si allungano alla ricerca di un corpo arancione che, da adesso, ha assunto grande importanza. Non riesci a farla tua: fai trasparire la delusione, ma passa in fretta e riparti carico d energia.


A. Assist. Riesci a favorire il tuo compagno, che fa punto. Gioia. Urla. Applausi. Il sudore e la fatica cominciano ad essere ripagati. Ma quanta fatica. Mi sconvolge vedervi così fradici, di acqua che piace, perché è il frutto di una piacevole fatica. Ma ormai ho dimenticato cosa si prova.


S. Schiacciata. Altro punto. Non ci faccio caso. Credevo che venendo qui avrei soltanto fatto un favore a te, e invece mi ritrovo a dissotterrare ricordi ormai sepolti nella mia memoria. La palla. Bestiale come un corpo estraneo riesca ad amalgamarsi al copro del giocatore. Ne siete padroni. È vostra. Le fate compiere ciò che volete. La dirigete dove volete. E nemmeno verificate che sia sotto il vostro controllo. Lo sapete. Ne siete certi.


K. Urlo. Urlate la lettera. Perché? Ricordo… è il nome di uno schema di gioco, risultato di una storpiatura dell’originale, creato per sorprendere l’avversario. Complicità: emerge tra voi, tra i vostri sguardi, tra i vostri gesti. Un sorriso, una pacca, un abbraccio, un urlo d’incoraggiamento.


E. Esulti. Sei felice: avete vinto, andrete alle finali nazionali. Il massimo sogno per un piccolo giocatore. Quante emozioni. Quanti sguardi: attoniti, stupiti, felici, emozionati, fieri…


T. Triste. Io. Perché? Perché questo era anche il mio sogno. Intralciato e poi svanito a causa di un incidente. Proprio qui. In questa palestra. Non sono più come prima. Ti lascio festeggiare. Non servo più. Ora è il tuo momento, il vostro momento.

Mi serve solo qualcuno che mi aiuti a scendere le scale, che mi sollevi, che porti la mia carrozzina.


Addio BASKET!

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