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in archivio dal 09 dic 2005

Emanuela Lazzaro

15 ottobre 1978, Pordenone
Segni particolari: Mi piace il cinema horror e la musica rap.
Mi descrivo così: Sono un praticante avvocato e scrivo poesie da quando avevo 10 anni, più o meno!
Mi trovi anche su:

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  • 28 ottobre 2016 alle ore 1:03
    Un ritorno dal passato

    Adesso vorrei sentire una poesia
    illudendomi che sia solo mia.
    Potrei levare un ode al termosifone,
    mentre socchiudo gli occhi,
    sudo, sospiro e sorrido,
    mentre penso che non ho memoria,
    ho finito le scuse, vorrei dormire
    ma attendo che si avvicini l'ora
    in ansia per non saper ancora vivere.
    Ora ho ricominciato a scrivere
    perché dentro sento di avere un viaggio
    e mentre i ricordi corrono stanchi,
    domani, forse mai vedrò l'incrocio.
    Eppure, stasera, ho letto una canzone,
    in Facebook, ho visto, non so chi era,
    a caso tre parole, in me, le ho ascoltate
    perché ora sono qui a raccontarle.

     
  • Sotto le fronde dei nostri platani,
    tra le tue pagine e note
    Io sono qui
    e sarò ovunque in te,
    quale canto d’ogni tuo attimo
    che riverbera tra le dita dell'Aurora,
    sola una foglia contro il sole,
    che la Moira accarezza,
    inciampando tra parole
    che celano ed innalzano
    stelle nella nebbia.

    “I want to sing a song
    for my Little Smiling Word.
    I want to write a dream in music
    for a Feeling that comes at dawn.
    I sing of emotions the Breath,
    for You, my World of Words.”

    Sul ghiaccio soffia un anelito
    poiché attendo quel giorno,
    col cuore all’inferno,
    ma per odio e per amore,
    ora più non basta ricordare la tua voce,
    ed il tenue fremito
    che ghermisce pace agli occhi.

    “I sing my songs with little Words
    that blow over all hearts,
    like on the sea, a slight breeze.
    I sing of my lost Love
    but I don’t have enough words.”

    Non parlare!
    O l’ombra di me morrà,
    giacché oggi non c’è più un cielo
    per confondere un po’ le due anime,
    così vicine ed orbe,
    tra gli affamati fantasmi
    nel diverso presente, trascinandosi
    in cerca d'un colore
    che mai hanno dimenticato.

     
  • 03 maggio 2010
    Donne senza guai

    A volte qualcosa rulla negli occhi
    tra suoni contro specchi, e infine cade.
    Senza fede nel silenzio
    si crogiolano i dissapori,
    chiedi di chiudere gli orecchi.
    Per grazia, eppur sarebbe facile
    lasciare, al muro, non tornare,
    sporcare la nebbia di rabbia,
    addormentarsi.
    Perchè le donne sono un po' così,
    ninfee nel fango,
    arabiche pietre in un cortile,
    e le mani soffiano la brezza del mattino
    o impugnano il sole del pomeriggio.
    Sì, rammentalo anche tu
    che trattieni una ciocca dei miei capelli.

     
  • 21 febbraio 2007
    Sguardi ad Oriente

    Magia di fine inverno:
    fiori sul davanzale,
    lontano scheletri ombra,
    con mani alte al cielo.
    Immota notte bianca,
    seduta sui pensieri,
    mai più ferite,
    che il sole non guarisce,
    perle d'acciaio
    per annegare l'anima.
    Gentile viandante,
    navigando ad Oriente,
    carezze di cariatidi
    reggono il silenzio
    in cerca del tuo ritorno.

     
  • 08 gennaio 2007
    Solo un respiro di vento.

    Se sono, si riempie di luce
    ogni mio desiderio,
    nulla più tace.
    Se cerco, una via si disegna,
    lo sguardo avrà pace,
    perché non è solo un istante
    che cade sul fondo di un dì,
    perché sono un raggio di sole
    che danza tra le onde,
    temendo il profumo di un bacio.

     

    (RIT) Se io, se tu, se noi siamo,
    come respiri di vento,
    come braci di un fuoco lento,
    così negli occhi un cielo abbiamo.


    Se sei, si aprono le mani,
    sorrisi ed abbracci,
    anche da chi non conosci.
    Se guardi, i ricordi
    si perdono tra le lacrime
    per chi non hai mai amato,
    perché non è un filo ebbro d’acqua
    che incespica un po’ nella roccia,
    perché sei una voce del tempo
    che osa, un’anima nel vento.


    (RIT) Se io, se tu, se noi siamo,
    mai più parole i nostri occhi,
    mentre scivolano i giorni,
    potranno fendere, noi che amiamo.

     
  • 03 gennaio 2007
    Clochard (Canto di strada)

    Silenzio, goccia sui sassi,


    l'inconsolabile luna


    spia inquieti amanti,


    rami tra dardi nel vento.


    Lievi fiori di cristallo


    piovono di luce in mano,


    dietro ombre sotto un lampione.


    RIT: Clochard d'amore, Clochard senza voce,


    tra il cemento ed il piombo,


    io qui sono e a nessuno rendo conto.


    Così è già sera: in città,


    sui marciapiedi logori,


    degli occhi color del mare,


    vi è chi dorme e spera,


    un gomitolo arruginito


    ed una chiave al collo,


    per scaldare un po' il passato,


    per sentirsi il re del mondo.


    RIT: Clochard nel cuore, Clochard senza voce,


    il mio migliore amico è un sordo,


    viviamo e a nessuno rendiamo conto.

     
  • 03 gennaio 2007
    Buon compleanno.

    Io non so dove sei,
    all'ombra accanto a lei,
    già volgeva ogni giorno,
    le case lungo le strade,
    tra le dita le tue parole,
    rondini in lunghi stormi,
    anelando un' Utopia.
    Stanotte ancora una favola:
    che il viandante dei sogni
    deponga una bianca farfalla,
    sui cuori disadorni,
    in attesa d'una nuova alba.

     
  • 19 dicembre 2006
    Autunno

    Pioggia, brividi in me,
    già giunto è l'autunno:
    gocce sui vetri orbi,
    sparate da giochi
    dal vento ammaestrati,
    in fondo, nel buio,
    lampi taglienti, qua e là,
    tra cielo e colline,
    bagliori di guerra sul Carso.
    Sì, ricordi? Il sole,
    l'afa un po' appiccicava,
    le menti alle ferie;
    bello affondare
    nel ceruleo invitto,
    lì dove ora il cuore
    piange un'illusione,
    un'ombra di candela sciolta.

     
  • Occhi nel vuoto,
    senza nome
    il foglio,
    bianco ed uguale,
    accecante pazzia
    che sveglia l'idea,
    mani giunte
    a cercare una parola,
    cosa sto facendo?
    Non ricordo
    l'attimo finito
    che ha violato
    un accordo,
    la sera tra le nuvole,
    un grido sospeso,
    L'Italia è giunta
    al capolinea
    di una costosa fatica.

     
  • 08 giugno 2006
    Magma

    Negli occhi tuoi cerulei,

    vorrei scavare un po’,

    ignorare se più esiste,

    il mare che cerco,

    ed il mio fato già spento,

    che la vita mia hanno perso.

    Il passato danzante

    tra cieche fiamme

    rimembro giammai

    ma un sussulto greve

    poiché ciò che non dice

    la voce o la penna,

    qui fiorisce l’alma,

    rapita nel suo stanco inverno.

    Così un sorriso saprei,

    dalle pagine della tua età,

    giacché  sempre mi parla

    l’idea che vede,

    come un magma, si riveste.

     
  • 06 giugno 2006
    I passi nel tempo

    Io sono ciò che sono,

    vivo dietro un'ombra

    per più non intristirti,

    mia tenera fanciulla.

    Ma tu forse ora m'ascolti,

    puoi leggere ciò che scrivo,

    mentre ti siede accanto

    il mio pensiero, ogni attimo.

    Perché allora?

    Lo sai, io non chiedo

    che un'ultima tua parola,

    a tergere una mano inaridita.

    Lacrime sui miei passi, stasera.

     
  • 05 giugno 2006
    Lei non crede

    Lei non crede
    che io possa carezzare il cielo
    e giocare un po’ con le stelle,
    cogliere di luce un seme
    che nell’infinito indulge,
    per deporlo così,
    sul suo tiepido seno.

     

    Lei non vuole
    chinare piano il cuore
    ad ascoltare due parole,
    sfidare la voce del vento
    e rubare tutte le favole
    ad un fiore,
    mentre la notte si nasconde.

     

    Ma io vedo e so
    che osare talvolta è un piacere,
    disegnarti con la mano
    adesso vorrei qui,
    stringerti come un trofeo di caccia,
    mai più sarà così,
    ora che te ne sei andata.

     

    Ma io ricordo
    il tuo Chanel tra le lenzuola,
    cercarti sempre all'alba,
    nel sonno e dopo l’amore,
    qua e là  un respiro,
    scoprire tutti i tuoi trucchi
    e scendere con te sotto la doccia.


    Rit: she does not consider,
    she does not want,
    every song does not have sense
    without a word world!

     
  • 24 marzo 2006
    La figlia dell'Oceano

    Sedendo sulla battigia aspra,

    di fragili echi salmastri,

    cosparsi i piedi sulla sabbia;

    così il respiro morbido ode

    bianche carezze della brezza,

    amare la tua pelle bronzea.

    Piccola figlia dell’Oceano,

    guarda: i colori della spuma,

    gli sprazzi in cielo t’afferrano,

    la voce dei gabbiani, il cuore.

    Ma cos’è un uomo per soffrire?

    Di tristezza lenta, due grani

    a bagnare un po’ acri pensieri,

    giocare con una conchiglia,

    ridere delle pie illusioni

    che perdono gli occhi tra le onde.

    Perché, dov’è il mio uomo? Sono qui,…

    Venere e Bacco già alla tua porta,

    ad accendere fasti e fuochi,

    per banchettare vendette.

    Perché dunque un uomo,

    perché fare follie di ogni sorta?

     
  • 24 marzo 2006
    Il sogno asiatico

    Cieli ameni, silenzio attonito,

    razzie tra le strade,

    mentre striscia l’onda folle,

    così, tutto un po’ raccoglie:

    palme straziate, fango, sangue

    confondono l’odore,

    mentre il sole abbaglia,

    secca ormai la morte.

    Grida di donna nel vento,

    come lame tremolano

    su tiepidi corpi anonimi.

    Pesano fragili ricordi:

    giocare in spiaggia, stare bene,

    due bambini, una conchiglia,

    ridere d’una vacanza finita

    e non sapere… solo ieri,

    solo macerie, oggi,

    tra i miliardi d’una fine assopita.

     
  • 06 marzo 2006
    Maschere della vita

    Feste, scherzi per sorridere,
    risate ballano sotto le scarpe,
    la gioia di coriandoli e stelle,
    si ama tra le magie del bere.
    Ricordo un cowboy di città:
    finto cappello, vecchie amiche,
    un'idea, oltre la cieca realtà,
    per essere al passo con l'uomo.
    Nuova sera per giocare:
    Finalmente carnevale!!!

     
  • 11 febbraio 2006
    Canto di San Valentino

    Solitaria una notte,

    nella via, due anni fa:

    nel tuo cielo una rosa,

    rapita alla musica,

    e-mail per dire Amore

    ma San Valentino ignora,

    una goccia dopo l'altra

    cade nel buio del cuore.

     

    RIT: Guardo un fruscio del vento,

    sopra il golfo di Trieste,

    due pensieri in un nodo

    e nella mente il tuo ricordo.

     

    Spesso, i giorni perdono

    il sapore del suono,

    dietro il silenzio, una voce:

    "Chiamami,se ti va... Chiama,..",

    ingenuità d'un bambino,

    ieri ho venduto l'anima,

    oggi carezzo il cuscino,

    ricordando un' illusione.

    RIT: Guardo un fruscio del vento,

    sopra il golfo di Trieste,

    due pensieri in un nodo

    e nella mente il tuo ricordo.

     

    Guarda: un fruscio di vento

    coglie il mare di Trieste,

    mentono le lancette,

    due pensieri in un nodo

    e nella mente un ricordo.

    Sì, gioca un po' l'emozione:

    ora che vorrei dirti molte cose,

    forse non ho più parole.

     
  • 18 gennaio 2006
    Amore infinito

    Disegnare, cercare

    il cuore dell'infinito,

    una linea insegue un'orma,

    si desta ad ascoltare

    l'ombra dopo la sera,

    ora che il cielo canta

    il suo quieto lamento,

    un fatuo silenzio,

    tra le bugie dell'età,

    sassi che scivolano

    sul greto d'un fiume dormiente.

     
  • 20 dicembre 2005
    L'alba al Molo Audace

    Laddove odo scivolare tra le onde,

    i respiri del tempo, informi giochi

    cadere dall’uggioso cielo,

    chiudo gli occhi, vacui d’inverno:

    l’orizzonte assale l’anima,

    il sonno più non strema, muore

    una carezza del vento che ama,

    mira una bianca ombra dal buio

    i mille rumori del mare,

    fluttuano sussurri ciechi

    tra i colori della mente

    come tocchi silenti che offrono

    l’inutile abbandono a se stessi,

    ad un’emozione che più non fende.

     
  • 14 dicembre 2005
    L'abete

    Fuori dalla finestra,

    l'abete dagli ampi rami,

    domina superbo il prato,

    nel verde,rigogli di luce

    fioriscono rugiadosi,

    qualche perla al mattino,

    tra le sue braccia, due tortore

    scherzano un po' in amore.

    Dio mio, che pace qui ora!

    Io guardo il sole che mi sfiora

    all'ombra d un guerriero

    e respiro già un sogno ameno.

     
  • 14 dicembre 2005
    Canzone dell'innamorato

    Volare placido nella notte,
    nel silenzio che un po' ci avvolge,
    sedere povero alla tua porta,
    il tuo orecchio forse ora m'ascolta
    chiedere una carezza di luce,
    la tua voce è un fiume che mi conduce,
    nell'immensità di un'emozione,
    come un bimbo con il suo aquilone,
    ti presi un di per un gioco d'amore,
    ma ora chiudo gli occhi ed odo la passione,
    divampare come fuoco, nel cuore.
    Volare e non avere mai pace:
    come un viandante per le tue strade,
    t'accompagno, abbraccio molti sogni,
    per disegnarli poi nei miei fogli,
    tra i respiri celi acri parole,
    non sai quanto spesso mi duole
    col pensiero esserti tanto vicino,
    ma sentirmi poi accanto a te un bambino.

     
  • 14 dicembre 2005
    Now only a time

    Sere nel vento, ieri

    non sapevo che amare,

    non vedevo schiavitù

    nella mente, giù nell’anima,

    nel miele d’una voce tenue.

    Sfiorare i tuoi occhi cerulei,

    ho voluto un po’ così

    ma me ne pento ora qui.

    (RIT)Ora solo un attimo vorrei,

    per sempre tu, farfalla lieve,

    fuggi la mai mano che chiede,

    ora solo un attimo, io e te.

    Pomeriggi al sole, oggi,

    è facile pensare

    che a volte non basta un secondo

    per andare a fondo. Ma perché?

    Perché ho voluto ciò che ho avuto,

    un’illusione del cuore,

    la vita persa nella sua età.

    La Musa canta mesta.

    (RIT)Ora solo un attimo cerco,

    in un’immagine ti vedo,

    il viso di lacrime e pioggia

    s’orna ora solo un attimo per te.

    Ragnatele, stasera,

    non la mia gioia posso dire:

    “Ecco è solo un attimo

    ma è già passato”. No tu sei qui,

    ancora, sempre negli occhi.

    Sì, vorrei, ma non riesco,

    piango, ma non so come odiarti.

    Sì, ho sbagliato ad amarti.

    (RIT)Ora solo un attimo vorrei,

    ora in eterno, ora l’estate

    brucia nel ricordo d’una verità,

    di un attimo che c’era tra me e te.

     
  • 14 dicembre 2005
    Due amici

    Due amici, spesso fra noi, i guai,

    il bar davanti casa,

    la musica, la birra e vai,

    in fondo, la vita è così,

    un bicchiere mezzo vuoto,

    il frigo? Lo vorrei pieno

    e il mio grido, sì, nel cielo.

    Gettare rabbia nei muri,

    come fanno i falsi duri,

    ho cercato di capire,

    ma non è facile fregare,

     lo sai, la propria coscienza.

    Corse in moto, senza regole,

    chiudere gli occhi, lasciare,

    per un istante,il piacere.

    Mi hai detto: è come fare l’amore.

    Ma ora qui: questo bicchiere,

    solo alcool, solo il fondo,

    un po’ di niente, fratello,

    per annebbiarci il presente.

     

     
  • 12 dicembre 2005
    San Lorenzo

    Notte di sms, di stelle,

    gemme d’una volta silente,

    “Vorrei essere lì con te, ora...”

    Già anelavo solo un attimo,

    un fiore di loto sul cuore,

    carezzando quel desiderio

    di addormentarci poi all’alba.

    Ma l’uomo offeso da se stesso,

    guarda il viante ora al suo fianco:

    è un lupo, amico della luna,

    spesso per timore un po’ in fuga,

    talvolta in cerca d’una preda,

    per non dover più nulla dare,

    per disegnare con un dito.

     
  • 12 dicembre 2005
    Canto del viandante

    Io sono e sarò qui,

    ovunque in te, canto

    d’ogni tuo attimo,

    all’alba e al tramonto,

    d’un viandante eterno,

    che la Moira accarezza,

    inciampando tra sogni

    che celano ed alzano

    stelle nella nebbia.

    Tra le lacrime, un anelito:

    attendo il mio giorno,

    col cuore all’inferno,

    per odio e per amore,

    ricordare una voce

    ed udire un fremito

    che ghermisce pace agli occhi.

    Ma se tu vuoi, parla ora

    e l’ombra di me morrà,

    giacché oggi non c’è un cielo

    per confondere un po’ due anime,

    siamo vicini ed orbi,

    tra sazi fantasmi

    che perdono il presente,

    in cerca d un colore

    che hanno dimenticato. 


    RIT:  I sing a song

    for my Little Smiling Word,

    I sing a song

    for a Feeling at the dawn,

    I sing of emotions the Breath,

    for You, my World of Words.

     
  • 12 dicembre 2005
    Sorriso Blu

    Sono ancora qui

    a parlarti di me,

    mi siedo sul letto,

    con lo sguardo cieco,

    con le spalle al muro,

    lacrime vane

    confuse dal cielo,

    giacciono fredde

    in una notte senza stelle.

    Così lascio il corpo

    e la mente, estranea al buio,

    vagando oltre la città:

    “Lei, lo so, è lì con te…”

    Ma in fondo agli occhi,

    tra i muti ricordi,

    dorme un sorriso blu,

    per non imparare

    che è facile rinunciare

    al sussurro d’un’ emozione.

     
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  • 29 ottobre 2008
    Fiabe moderne

    Come comincia: Chiudere gli occhi: viaggiare con la mente e le emozioni e perdersi dentro un turbine di pace e di sazietà in luoghi lontani, meravigliosi, dei quali poter sentire quasi gli odori. A volte anche gli adulti hanno bisogno di sognare, fantasticare viaggi per terra e/o per mare alla scoperta di tesori nascosti e perduti oppure alla ricerca di castelli, di fate e dame che possano trasformare le speranze in realtà. Questo lo sapeva anche Viorel, scribacchino di Bucarest e professore quarantenne di lingua e storia rumena senza un soldo ed, ahimè, senza più nemmeno una classe. La sua ultima lezione l’aveva tenuta ben un anno prima ad un gruppetto piuttosto colorito di 20 ragazzi che aveva imparato a conoscere ed a apprezzare con gentilezza e rispetto reciproci ma che ormai gli sembravano solo un elenco di nomi sbiaditi e di immagini informi. “Chissà…” così pensava emettendo l’ennesimo sospiro guardando fuori dal finestrino. Finita l’intensa esperienza da docente (durata in realtà solo cinque anni) con il mancato rinnovo del contratto per gli insegnanti in “esubero” -così ufficialmente attestava la lettera di licenziamento che gli aveva restituito la libertà- egli era tornato al suo paese natale, Băneasa, da sua madre, per starle accanto negli ultimi anni che le rimanevano. Anche sua madre però bene presto lo aveva reso libero e tra il grigiore dell’asfalto malmesso ed il rumore sordo degli atterraggi degli aerei, infine decise. Già, era ora di cambiare e di lasciare quello strano paese della gioia per lidi sufficientemente vaghi per non affezionarsi né sentirsi troppo straniero. “Herr, Fahrkarte bitte!” Viorel ebbe un sussulto ridestandosi dai propri pensieri. Il capotreno gli era innanzi con sguardo indagatore e con blocchetto e penna nella mano alquanto impaziente. La realtà cominciava a rivendicare un posto nella sua vita. “Herr, kann ich Ihre Fahrkarte sehen?” “Ja, ja…. Entschuldigung”. Velocemente tirò fuori dalla tasca il biglietto del treno e lo porse all’inquisitore con la carta d’identità. Il capotreno li prese e dette un’occhiata veloce alla foto. “Lei è rumeno, quindi?” Gli formulò la domanda nella sua lingua madre ma con un tono che a lui sembrò quasi denigratorio benché fosse in verità sorpreso che il romeno fosse già divenuto una lingua abbastanza conosciuta. “Si, sono di Bucarest.” Il nervosismo aumentava. “Si sente, per via dell’accento... Spero che si troverà bene nella nostra patria, così come noi con lei….” Lo interruppe senza pensare di poter risultare affatto maleducato. “Veramente, non credo che mi fermerò in Germania, vorrei proseguire e stabilirmi presso alcuni amici a Parigi, almeno per i primi tempi….”. Chiuso il discorso, basta domande perché sono fatti miei. Questo gli avrebbe detto se avesse continuato ad incalzarlo. Il capotreno stizzito decise quindi di mollare la preda e proseguì il suo giro di ricognizione non senza emettere un farfugliare sommesso alle sue spalle. Così è la vita e bisogna accettare il bello ed il brutto... E continuare a sperare... un po'. In fondo non è ancora finito questo viaggio. Ma la voglia di scendere e di passeggiare per le strade multicolori di Manet e di Verlaine quella sì... era proprio la sua prossima tappa verso la felicità.

     
  • 20 ottobre 2006
    Il sonno di un bambino

    Come comincia:

    I
    Piove, scende fitta e silenziosa, una manna da questo cielo sempre più strano per irrigare la terra assetata da troppi giorni. Sono già le sei, apro di malavoglia la luce e resto in ascolto: silenzio, nessun movimento dalla tua camera, solo il ticchettare dell’orologio in corridoio smorza questo gelo che sopprime le mie sicurezze. Mentre mi rivesto della vestaglia, rivolgo l’orecchio alla strada con un groppo in gola: un auto rallenta sulla curva di casa nostra, tra un po’ si aprirà il cancello e tu rientrerai finalmente con passo furtivo e consapevole del tuo ingiustificato ritardo. Io qui ad aspettarti a braccia conserte, come spesso ho fatto negli ultimi anni. No… L’auto prosegue, l’attesa continua incessante.  Mi appoggio alla finestra e guardo fuori, con le dita mi strofino gli occhi pesanti mentre un mix di pensieri ed emozioni si accavallano in questi minuti lenti e monotoni: dove sei tesoro mio? Mi fa paura... D’impulso prendo il cellulare e controllo le chiamate: nulla, assolutamente niente da ieri sera, né un sms, né uno squillo caduto a vuoto, il nulla e questo silenzio, solo il gocciolare piano dalle grondaie… Prima di uscire, mi avevi abbracciato teneramente rassicurandomi: “Mamma, tranquilla, torno presto,non faccio come lo scorso sabato, vado solo a farmi un giro con Diego giù a Lignano…Ok?”
    Uno sguardo ingenuo illuminava il tuo viso ancora di ragazzino, tu e Diego, sempre voi due, tutti i fine settimana assieme come Cip e Ciop... altro che trovarti la morosa, quella sarebbe solo un optional per te! Quegli occhi blu mare,…. “ Va bene, ma non bere troppo, che poi se ti fanno la prova, devo chiamare papà per farti venire a prendere!”
    Girandoti, mi sorridevi rassegnato: “Ma mamma…”.

    Il sole sta facendo capolino da sotto le nuvole dense, finalmente un po’ di sereno dopo due giorni di pioggia.  Vago su e giù per la stanza in preda ai miei demoni interiori. Sì, è vero non sono sempre stata una madre modello, quando era piccolo, a pranzo mangiava dai nonni o alla mensa della scuola perché io dovevo (e devo ancora) seguire il lavoro allo studio che non mi da tregua, forse io e suo padre avremmo dovuto fare più spesso delle vacanze assieme a lui, forse dovrei cercare di essergli più vicina e cercare di capire ciò che pensa ma io ci sono sempre e lui lo sa che può contare su di me se ha bisogno, lui sa che certi comportamenti mi fanno stare male. E allora perché per l’ennesima volta non vuoi capire che se ti dico di tornare a casa ad un certo orario, non devi sempre fare di testa tua?

    Tendo di nuovo l’orecchio: no, sempre le solite auto che passano e che rallentano sul bagnato… Quest’attesa è snervante, il sonno ormai è completamente svanito dal mio corpo e mi sta montando una cocente rabbia. Vedrai quando torni a casa, stavolta...  Dal rubinetto in bagno tintinnano ogni tanto delle piccole gocce quasi a volere scandire l’impazienza che fa tremare le mie gambe. No, non sono propriamente quella che si chiama una roccia, ho paura perché la mia vita ora sei tu… Provare a telefonarti? La solita madre bacchettona, probabilmente diranno i tuoi amici, che palla! Niente, il telefono squilla invano, chiamata inoltrata, inutile, non sei reperibile! Guardo il quadretto appeso al muro dietro di me, una madre con in braccio il suo bambino: Vergine santa proteggilo tu!

     

     


    II
    “Signora V. mi dispiace molto...”
    Un medico mi tende la mano nell’intento di indurmi a sedere. “Guardi, abbiamo fatto tutto il possibile ma quando è arrivato qui in ospedale, non c’era più niente da fare… il suo cuore non siamo riusciti…”
    Le sue parole mi attraversano la mente, entrano da un orecchio ed escono dall’altro, non riesco a trattenerle, seguo il movimento delle sue labbra ma non sono capace di comprendere che cosa mi sta dicendo. Forse sono diventata sorda o pazza. Non so... Vicino a me c’è Diego, ha uno sguardo dimesso che cerca di nascondere con le mani. Ma perché siete tutti qua vicino a me? Che succede? Che cosa volete? Dov’è mio figlio? Dentro mi sento come un leone in gabbia, tante parole vorrebbero uscire dalla bocca ma è come se mi avessero annodato tra loro in un groviglio insensato le corde vocali. E non capisco il perché.
    “Ha bisogno di qualcosa signora? Vuole un tè prima di andare di là…?”
    Accenna con gli occhi ad una stanza, in fondo al corridoio, la porta è semiaperta ma è troppo lontana perché io possa anche solo immaginare che cosa contenga.
    “No, non ho bisogno di nulla.” Rispondo guardando ingenuamente il mio interlocutore in camice verde. Perché di che cosa dovrei avere bisogno?
    “Bene, allora, venga con me per favore...”.
    Camminiamo a passi lievi lungo il corridoio, mi sento tranquilla ma ho come un mal di testa fastidioso che batte nella mia testa.
    La porta viene spalancata, una camera tutta bianca, pulita ma intrisa di uno strano odore, un letto, un lenzuolo, un viso…
    “Ecco... suppongo che preferisca restare da sola ora, qui c’è una sedia se vuole…”
    Mi offre gentilmente di sedermi, la sedia del resto è proprio accanto al letto. Caro dottore... Un attimo, un pensiero: mio figlio? Guardo davanti a me: un viso, due occhi chiusi, sembra addormentato, scosto tra i capelli degli aghi di pino che chissà come gli si sono impigliati, anzi alcuni si sono impasticciati formando dei grumi, sangue. Mio figlio. Presa da un impeto, t’ho abbracciato, stretto a me, ti ho cullato come quando eri solo un bambino.
    Ma fa freddo, qui c'è solo un dannato freddo silenzio.

     
  • 18 settembre 2006
    Mai più!

    Come comincia: Coi capelli morbidi e fluenti come le spighe di grano e bagnati dal sole pacato del mattino, intrecci brevi illusioni che scivolano poi nell’arido meriggio di scirocco. Tra la voce e lo sguardo, solitario anelito del passato sceglie la pena: l’ingenua verità di poche parole, il timore e l’ansia di una tiepida carezza, foto antiche bruciate nel vuoto di un posacenere. E precipiti nel tuo inferno. Sì, ho sbagliato ma ora dimmi perché? Cosa hanno fatto le tue mani? Le ombre bussano già alla finestra della tua anima, lievi frusci tra le foglie. Non li senti? Non chiederti del futuro, rispondi al tuo presente, non fuggire giacché anche il sorgo selvatico spesso sa amare.

    Scrivo due parole che cancello con le lacrime:  se potessi dimenticare... Manuela con voce pietosa al telefono spazzava via ogni speranza: "Forse ora Lui ha un'altra... non era destino, sai... "Ma quale è il destino quello che si cerca o quello che si costruisce giorno dopo giorno? Ritornando al passato, cosa cambierei? Cosa non rifarei? Forse tutto, lo so, forse sarebbe lo stesso così il presente, chissà.... Il pensiero sprofonda nel golfo, sotto poche nuvole in queste ore prima del tramonto; tira un po' di bora che scompone la durezza dell'orgoglio. Fra due settimane, solo due settimane il passato sarà passato come un temporale che scarica la sua forza  in quella mezz'ora e poi passa. I Ricordi sono andati, due anni sono perduti ed io? Io sono uno stelo che segue il respiro di Dio e vivo di ciò che scrivo.

     

     
  • 12 dicembre 2005
    Gli amanti imperfetti

    Come comincia: Le due di notte. Il silenzio è piombato sui nostri corpi accesi, fasciati un po’ solo dall’appiccicoso lenzuolo di cotone bianco. Che splendida serata! La cena al club, al lume di candela, un salottino in cuoio rosso scuro, così invitante… ed ora, io e te, qui, insieme, stretti sul tuo letto ad una piazza e mezza, liberi di toccarci, baciarci, avvinghiarci in abbracci e giochi multiformi. Liberi sì, ma col peso dei casini quotidiani che rallentano la nostra voglia di sperimentare nuovi appetiti, nuove provocazioni.

     


    La porta finestra è aperta: assieme all’afa, entra un debole raggio di luna, che s’illude di illuminare le inquiete sensazioni che si aggrovigliano nelle nostre menti; fuori in giardino, il frinire pacato delle cicale si mescola al rombo delle auto che passano di tanto in tanto per la strada. Con una mano sento il cuore, cieco nella sua corsa. Le due di notte: già, è facile ascoltare il nostro respiro irregolare che vaga distratto dalle reciproche carezze che spendiamo tentando di carpirci desideri impronunciabili. Brevi, semplici parole, tra noi, formule rituali che celano un timore, “ansia da prestazione” dicono gli psicologi, chissà, ...


    Io e te: il tuo corpo comodamente adagiato sopra il mio, gli occhi esplodono in baci folli, ripetuti; le mani, le gambe si cercano e si lasciano, si perdono nel piacere profondo. Le labbra turgide inseguono il tuo odore dietro il collo, sulle spalle, poi giù, sempre più…Gli sguardi amano fissarsi un po’ per trovare conferme. Entrare ed uscire da me: un brivido di irrinunciabili secondi, che sale al cervello confondendo l’essere tra cielo e terra. Le due e mezzo di notte: sì morire d’un amplesso che pare insaziabile, non la ragione, solo l’istinto governa attimi eterni. Notte di fine agosto, è il tempo per un’anima anelante, che ha trovato infine se stessa e che ha in disprezzo la luce del nuovo giorno.


    Le tre di notte. “Ehi, stai bene piccola?” Nella penombra, due occhi vivaci scrutano ansiosi una mia risposta.  Con le dita, scosto placidamente un biondo ricciolo ribelle dal tuo viso. Che dirti adesso? “ Sì certo, grazie, Luca.” Ma la mente va oltre: tra i ricordi, in fondo ai pensieri, forse no, forse m’è indifferente sapere, forse non ho ricevuto da te ciò che in quei momenti ignoravo di volere. Appoggio il volto contro il tuo petto, ancora intriso d’acqua di colonia: la pace che m’infonde il tuo affetto monopolizza il mio corpo, si scioglie nel sapore inebriante ed esclusivo della tua morbida pelle. La tua voce scherzosa mi sussurra infine all’orecchio: “Ti va di farlo ancora?” Sì il tuo desiderio mi ha contagiato, m’induce ad osare un’altra volta.


    Lontano, sul marciapiede che cinge la strada, odo uno scalpicciare furtivo di ragazzi, i vicini probabilmente, leggeri ritornano da una festa, magari in riva la mare. Ricordo il nostro primo incontro mentre le palpebre socchiuse attendono che tu con arte lavori la mia essenza primordiale: era un mattino nuvoloso di primavera, sul mare spirava una debole bora che asciugava le fatiche, le delusioni non ancora sopite. Io vittima dei fumi dell’alcol al party in barca della sera prima, ero scesa sul piccolo molo che affiancava il Castello di Miramare, per fumarmi una sigaretta. Ero sfatta, vestita da cocktail, mi reggevo a fatica su tacchi vertiginosi, ma ho iniziato comunque a camminare. Tu eri là, seduto al limitare della banchina grigiastra e riprendevi fiato dopo un’estenuante corsa. “Ciao,…”Con un ingenuo sorriso mi hai salutato mentre ti passavo a fianco. Non so, forse temevo di avere delle allucinazioni da ebbrezza reiterata, non mi sembravi vero, non alle sei del mattino. In seguito mi hai confessato con molta tranquillità, “Non sai quanto sono stato felice di aver percorso circa cinque chilometri a piedi come quel sabato, perché ho avuto la possibilità di conoscere te, di deliziarmi della compagnia d’un angelo che da allora non ha più lasciato i miei occhi”. Eh, sì quanto tempo è trascorso…


    Ed ora noi due: non lo so, ma d’impulso, la bocca si apre per dirti: “Ti amo”, forse sbaglio, non conosco le mie emozioni, ma attendo una replica; la tua mano così scivola voluttuosa a disegnare la forma d’un efebico seno, e poi giù, sul ventre piatto, caldo,… Sentire, guardare, toccare, annusare, gustare: tutto in pochi minuti che fuggono veloci come ladri che credono di aver compiuto il colpo più importante della loro vita. Sì ma dopo? Nulla, il vuoto del cuore, una parola, una carezza si riversano in una serie abituale di gesti, di prassi poco esuberanti. Sesso, che significa fare sesso? Che succede poi,… dopo il piacere? Può darsi che sia venuto il momento di scoprirlo…


    Le cinque di mattina. L’alba è ormai prossima, si è levata una flebile brezza che spinge le candide tende ad ondeggiare qua e là, quasi a voler svelare una piccola passione. Un gabbiano grida il suo buongiorno al cielo che piano si terge dal suo sonno, alla città restia a rinnovati rigogli di vita. Peccato, solo qualche ora ancora e poi ci lasceremo, ognuno di nuovo calato nelle frenesie settimanali. Che stress, l’agenda oggi è proprio fitta d’appuntamenti: lavoro, corsi d’aggiornamento (caspita,devo uscire prima dall’ufficio perché alle sei devo essere a lingue,…), cena coi colleghi e poi… Ti sfioro delicatamente una guancia mentre fingi malamente di dormire: chissà se stasera ci rivedremo? Con un breve movimento, ti ridesti (scusa se ti ho disturbato!), sorridi, negli occhi ingenui e stanchi, l’Oceano che amo, così calmo, così blu infinito, mi bisbiglia: “Che c’è, Amore?” “Nulla” dovrei risponderti, nulla per non gettare al vento questo sentimento, ma… ho i miei dubbi da scoprire. Abbracciati l’uno all’altra, sembriamo due cuccioli in cerca di sicurezza per le nostre paure: è l’amore che ci pervade?


    “Luca, posso chiederti una cosa? A volte durante i nostri rapporti, ti osservo e penso: che stai provando? In altre parole, quando mi tocchi, quando facciamo sesso, quali sono le tue sensazioni? Eccitazione, desiderio,… ma poi che altro?”Domande, incertezze amletiche alle cinque e mezzo del mattino, dopo un’intera nottata in preda ai nostri istinti, risposte,… Già con lo sguardo tenero e le labbra lievemente dischiuse cerchi di insinuarti nei miei pensieri:” Non capisco che vuoi dire, Amore, “ le tue parole si accompagnano a confortevoli coccole mentre le tue gambe giocano dispettose con le mie” ciò che provo, beh… lo vedi, vedi ciò che sento, cioè…Oddio ma che domande mi fai a quest’ ora?” Fallimento totale: che stupida! Forse dovrei ignorare i miei interrogativi, continuare a vivere senza sapere, forse veramente non c’è differenza tra le due dimensioni,… No, io non mi arrendo! Mi stendo quindi su un fianco rovesciandoti supino, quasi al bordo del letto, accarezzo il tuo petto glabro, liscio, ti piace,… Sì, godono i tuoi sensi percependo il mio respiro su di te, sentendo le mie dita… “Vedi Amore io vorrei soltanto capire che ti passa per la testa, quel di più che il tuo corpo mi da, magari involontariamente, non so… Io vorrei comprenderti istante dopo istante, anche adesso che stiamo uno con l’altra.”. Tra imbarazzo che vorresti nascondere sprofondando nel soffice cuscino e passione che lasci trasparire guardandomi e schivandomi alternativamente con falsa ingenuità, sento il tuo cuore prigioniero di un’allegra confusione di battiti col sangue che vorrebbe schizzare volentieri fuori da ogni parte. Dubbi, soluzioni,… La tua bocca tuttavia d’un tratto dipinge una smorfia, mi osservi curioso, vorresti capire il significato delle mie parole, mi sorridi, ancora, ma diffidente: a che pensi?


    Le sei del mattino. L’Aurora dalle bianche mani ci accoglie quieta donandoci sensazioni di pace e freschezza mentre sulle strade cominciano a riversarsi i primi lavoratori, ancora piuttosto assonnati; la città fatica a riprendersi dall’ultimo fine settimana, caldo umido. E’ l’estate che pigramente si trascina e che non vuole cedere all’Autunno già alle porte; ieri le previsioni meteo annunciavano pioggia durante la settimana, pazienza,… “Allora, non mi rispondi? Devo suggerti io le parole? Non capisci? Io devo sapere… io non posso rimanere col sospetto che tu non provi, non comprenda le mie esigenze, le inquietudini,…” Sì, lo so sono crudele ora nei tuoi confronti: sei stanco,…


    In fondo è una domanda quasi banale la mia, a cui forse hai già risposto, involontariamente, coi tuoi gesti, questa notte che è appena trascorsa, ma tu troppo spesso sei avaro, una carezza al posto d’una frase, no io voglio scoprire che cosa si cela dietro a tutto ciò che abbiamo vissuto fino adesso. Parla dunque! “Scusa, tesoro, ma non so se ti sei accorta: sono le sei e mezzo del mattino, non ho dormito manco un minuto in tutto questo tempo, per soddisfare adeguatamente i tuoi bisogni e tu, che fai? Ti metti a fare della filosofia del sesso a letto! Ma che t’è preso tutta ad un tratto, eh? Vuoi una risposta? Aspetta, vado di là nello studio e consulto un po’ di libri …. Va beh, mi è passata la voglia di dormire oramai, mi alzo!”. Ti sollevi, lasciando cadere da un lato il lenzuolo,  da seduto, mi dai le spalle, poco abbronzate, emettendo un lungo sospiro: “Scusa non volevo essere duro con te poco fa, ma a volte sei veramente pazzesca con le tue idee, i tuoi discorsi incomprensibili!Io vorrei rispondere a tutte le tue domande ma…. Non ti capisco,… E poi ho sonno,…”. Filosofia, sì, per te la filosofia e la psicologia sono la stessa cosa, passatempo, cibo, nient’altro. Ti ho costretto ad arrabbiarti: di solito tu sei la pazienza fatta persona, mitighi con il tuo dolce sorriso ogni mio nervoso, le battute velenose. Neppure io pensavo che avresti reagito così. “Ti chiedo scusa anch’io, scricciolo, ho esagerato prima; non m’interessa il lato pratico dei nostri rapporti, la mia domanda era semmai più interiore ma è meglio lasciar stare, hai ragione sono domande assurde queste.”. Mi alzo, ti abbraccio delicatamente e baciandoti su una spalla: so che è solo un momentaneo scatto d’ira, so che è già svanito come la rugiada asciugata  dal tiepido sole.