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in archivio dal 01 set 2010

Emilio Rega

02 marzo 1955, Villa San Giovanni (rc)
Segni particolari: Nessuno
Mi descrivo così: Mi sono laureato in filosofia nel1981 con una tesi su Musil. Sono uno scrittore di aforismi. Ne ho già pubblicato cinque volumi ottenendo il consenso da parte della critica specialistica.

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  • 09 maggio 2011 alle ore 19:46
    Latah

    Due piccioncini

    visti dal treno in corsa

    l'uno accanto all'altro,

    il becco dell'uno vicino a quello dell'altro,

    ai bordi del binario

    morti.

     
  • 09 febbraio 2011 alle ore 19:40
    Trans-parenze

    L'acqua
    che trans-pare
    un'immagine di bellezza
    te l'ho comunicato in un sms
    ti è piaciuto
    poche parole
    e la vita scorre meglio.

     
  • 10 gennaio 2011
    Autocoscienza

    Se conosci la gioia
    ma conosci il dolore
    se conosci la disperazione
    ma conosci l'entusiasmo
    se conosci il qui ed ora
    ma conosci l'altrove
    se sai fare tutto
    ma non puoi fare niente
    se ti chiedono chi sei
    saprai rispondere di conoscere
     quello che non sei.

     
  • 10 gennaio 2011
    Assoluto

    Sciolto da chi
    Da tuttoda che cosa?​
    Da tutto
    Eppure sentire
    di far parte del Tutto.
    Una contraddizione?
    No, se la mèta
    è l'Assoluto.

     
  • 03 gennaio 2011
    Capodanno

    C'è silenzio intorno
    è la mattina di Capodanno.
    Gli auguri di Buon Anno
    stavolta li ho fatti  davvero col cuore
    abbiamo assoluto bisogno di bene
    il segreto è
    vivere giorno dopo giorno
    come se fosse l'ultimo.

     
  • 03 gennaio 2011
    Autismo

    Vagare solitario a testa bassa
    non sentire nulla
    neanche il rumore dei propri passi
    ma ecco
    mi accorgo che c'è uno che si volta di scatto a guardare
    è passata una bella donna
    mi chiedo come ho fatto a non accorgermene
    eppure so il perché
    non è della bella donna che mi importa
    della sua apparenza
    ma della sua anima
    che continuo a cercare
    inutilmente.

     
  • 03 gennaio 2011
    Estasi

    L'estasi indicibile
    che mette le ali
    alla mia immaginazione​
    tu che parli
    piena di ardore
    con la tua bellezza​
    io che sento la tua voce
    ma non ascolto
    trasognatimmobile
    senza peso.
     

     
  • 28 dicembre 2010
    Preghiera

    Dio mio
    invoco la tua misericordia
    per il perdono dei miei peccati.
    Rendi la mia anima
    leggera come una piuma
    affinché io possa entrare
    nel tuo mondo di Luce.
     

     
  • 28 dicembre 2010
    A voi vincitori

    Anime fragili
    come calici di cristallo
    anime sonanti
    dagli echi misteriosi
    lo dico a voi "vincitori"
    state da loro lontano

     
  • 28 dicembre 2010
    Dolore

    Conosci il dolore
    che ti raggela il cuore?
    Parlo a te
    col tuo io così in alto
    che non riesce nemmeno a scorgere
    le tue grandi miserie in basso
    tu che riempi la tua vita
    di illusioni vane
    tu che non sai riconoscere il dolore
    che ti raggela il cuore.

     
  • 22 dicembre 2010
    Eros

    E' l'eros
    a suggerirti parole
    messaggi perduti nel vento
    e poi ritrovati
    da chi sta in ascolto
    non si sa dove
    ma sai che esiste
    ne sei sicuro
    e non sai il perché.

     
  • 22 dicembre 2010
    Angelo

    Ancora gelo
    nella tua anima.
    Immagina
    animali selvatici
    correre liberi su vaste praterie
    ascolta
    c'è un angelo vicino a te
    per consolarti.

     
  • 22 dicembre 2010
    Poetica-mente

    Camminare ad un palmo da terra
    la sensazione di essere finalmente liberi
    ed abbracciare con lo sguardo il cielo terso
    una vela, una coppia di gabbiani, i pini col mare lì sotto
    meraviglioso con il suo brillìo
    fremiti di vita
    di chi non si vuole arrendere alle solite cose
    quelle che ti rendono pesante e faticoso il cammino
    quelle che ti inaridiscono e ti fanno morire.

     
  • 17 settembre 2010
    A CP

    Amo guardarti
    sei bella come una regina
    il tuo sguardo acceso
    esalta la mia fantasia
    e mi vieni incontro danzando
    circonfusa di luce

     
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  • 25 gennaio 2011 alle ore 21:32
    La gabbia dei leoni

    Come comincia: Quella sera il domatore aveva come uno strano presentimento. Eppure tutto era filato liscio come al solito: i leoni erano stati pasciuti abbondantemente ed avevano provato i loro esercizi con diligenza, come se fossero riconoscenti...
    Lo spettacolo era già iniziato ed il pubblico osservava divertito le "prodezze" dei clowns, ma già un pò eccitato all'idea di ciò che sarebbe venuto dopo: il numero dellla "gabbia dei leoni".
    Il leone è un animale "nobile". Il suo corpo è possente, vigoroso ed il suo aspetto ti colpisce immediatamente per la sua bellezza e maestà. La sua ferocia t'incute certamente timore ma anche una sorta di rispetto.
    La gabbia era stata preparata ed ecco apparire in fila indiana i leoni accompagnati dai sonori schiocchi di frusta del domatore. Erano già tutti in cerchio pronti ad esibirsi obbedienti ai cenni di comando che stavano per ricevere, ma ecco che egli, il domatore, si accorge, sente che c'è qualcosa di nuovo, d'insolito, di non previsto e forse d'imprevedibile che aleggia, vibra intorno a lui: è lo sguardo di un leone non tanto giovane, uno di quelli che avevano fatto sempre il loro onesto "lavoro" senza strafare ma anche in modo affidabile e corretto. Certo non era il preferito, quello a cui si poteva concedere qualche confidenza all'apparenza pericolosa ma che suscitava nello spettatore una benefica reazione adrenalinica.
    Nulla in ogni modo poteva far presagire che quella sera quel leone avrebbe concesso al pubblico pagante un "extra" così emozionante.
    Stava ritto sul suo sgabello in una strana attesa, come se volesse far intendere che quella sera le cose sarebbero andate diversamente, che proprio non ci stava a fare l'"idiota" ancora una volta per compiacere il suo "addestratore-benefattore" e fargli fare bella figura davanti al pubblico. Il domatore però non si dimostrò sorpreso della novità ed osservò quel leone in modo anche lui strano, ma senza timore, come se volesse chiedergli qualcosa che però lui stesso non sapeva precisamente: "stai male?", "forse non hai digerito bene?", "ti senti stanco?", "avresti bisogno di più riposo?", "qualcuno ti ha trattato male?" e tuttavia sapendo che non era questo, che c'era qualcos'altro sotto.
    Che si trattasse di un bisogno di maggiore giustizia e libertà, questo al domatore non sarebbe mai passato per la mente. Egli era così abituato a vedere i leoni obbedire ad ogni suo comando, e la coscienza della sua presunta superiorità su di loro metteva fuori discussione la bontà e l'onestà del suo comportamento.
    Quella sera però quel leone proprio non ci stava e con un improvviso balzo si gettò sul povero domatore scaraventandolo a terra tra le urla della folla. Un colpo di pistola sparato da un addetto alla sicurezza lo freddò ponendo fine ai suoi giorni, ma quello per lui fu un vero "giorno da leoni".