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Autore

Emilio Rega

in archivio dal 01 set 2010

02 marzo 1955, Villa San Giovanni (rc)

segni particolari:
Nessuno

mi descrivo così:
Mi sono laureato in filosofia nel1981 con una tesi su Musil. Sono uno scrittore di aforismi. Ne ho già pubblicato cinque volumi ottenendo il consenso da parte della critica specialistica.

25 gennaio 2011 alle ore 21:32

La gabbia dei leoni

Intro: La "gabbia dei leoni" è la metafora della vita attuale di noi uomini sempre più umiliati, spersonalizzati, incapaci di dare un senso alla nostra esistenza a causa di forze più o meno occulte il cui unico interesse è di dominarlo, di asservirlo, di sfruttarlo, di denigrarlo, di degradarlo fino all'annichilimento di ogni suo desiderio o di ogni sua v

Il racconto

Quella sera il domatore aveva come uno strano presentimento. Eppure tutto era filato liscio come al solito: i leoni erano stati pasciuti abbondantemente ed avevano provato i loro esercizi con diligenza, come se fossero riconoscenti...
Lo spettacolo era già iniziato ed il pubblico osservava divertito le "prodezze" dei clowns, ma già un pò eccitato all'idea di ciò che sarebbe venuto dopo: il numero dellla "gabbia dei leoni".
Il leone è un animale "nobile". Il suo corpo è possente, vigoroso ed il suo aspetto ti colpisce immediatamente per la sua bellezza e maestà. La sua ferocia t'incute certamente timore ma anche una sorta di rispetto.
La gabbia era stata preparata ed ecco apparire in fila indiana i leoni accompagnati dai sonori schiocchi di frusta del domatore. Erano già tutti in cerchio pronti ad esibirsi obbedienti ai cenni di comando che stavano per ricevere, ma ecco che egli, il domatore, si accorge, sente che c'è qualcosa di nuovo, d'insolito, di non previsto e forse d'imprevedibile che aleggia, vibra intorno a lui: è lo sguardo di un leone non tanto giovane, uno di quelli che avevano fatto sempre il loro onesto "lavoro" senza strafare ma anche in modo affidabile e corretto. Certo non era il preferito, quello a cui si poteva concedere qualche confidenza all'apparenza pericolosa ma che suscitava nello spettatore una benefica reazione adrenalinica.
Nulla in ogni modo poteva far presagire che quella sera quel leone avrebbe concesso al pubblico pagante un "extra" così emozionante.
Stava ritto sul suo sgabello in una strana attesa, come se volesse far intendere che quella sera le cose sarebbero andate diversamente, che proprio non ci stava a fare l'"idiota" ancora una volta per compiacere il suo "addestratore-benefattore" e fargli fare bella figura davanti al pubblico. Il domatore però non si dimostrò sorpreso della novità ed osservò quel leone in modo anche lui strano, ma senza timore, come se volesse chiedergli qualcosa che però lui stesso non sapeva precisamente: "stai male?", "forse non hai digerito bene?", "ti senti stanco?", "avresti bisogno di più riposo?", "qualcuno ti ha trattato male?" e tuttavia sapendo che non era questo, che c'era qualcos'altro sotto.
Che si trattasse di un bisogno di maggiore giustizia e libertà, questo al domatore non sarebbe mai passato per la mente. Egli era così abituato a vedere i leoni obbedire ad ogni suo comando, e la coscienza della sua presunta superiorità su di loro metteva fuori discussione la bontà e l'onestà del suo comportamento.
Quella sera però quel leone proprio non ci stava e con un improvviso balzo si gettò sul povero domatore scaraventandolo a terra tra le urla della folla. Un colpo di pistola sparato da un addetto alla sicurezza lo freddò ponendo fine ai suoi giorni, ma quello per lui fu un vero "giorno da leoni".

Commenti
  • Antonio Colosimo Amarissima soddisfazione per il vecchio leone,,una giusta ribellione seguita da una morte dignitosa. Bello.

    26 gennaio 2011 alle ore 18:31


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