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Autore

Eva Clesis

in archivio dal 20 dic 2011

05 giugno 1980, Bari - Italia

segni particolari:
Inquieta, esuberante, distratta e mancina. 

mi descrivo così:
Scrivo perché mi piace farlo, mi appassiona e mi diverte. Ho pubblicato tre romanzi e un saggio. Amo la letteratura di genere ma preferisco i romanzi ibridi e slegati, contaminati, un po' dentro e un po' fuori le convenzioni. 

27 dicembre 2011 alle ore 11:09

E intanto Vasco Rossi non sbaglia un disco

di Eva Clesis

editore: Newton Compton

pagine: 183

prezzo: 8,42 €

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Quando si inizia a leggere “ E intanto Vasco Rossi non sbaglia un disco”, romanzo della scrittrice Eva Clesis edito da Newton Compton, si ha l’impressione che le parole che si stanno leggendo abbiano una forza particolare e intensa in grado di catapultarti in una dimensione diversa, altra rispetto alla realtà quotidiana seppur fortemente ancorata al mondo che sei abituato a vedere. Si ha la sensazione, dapprima timidamente accennata e poi progressivamente sconvolgente, di vivere la vita dei due personaggi principali della storia attraverso un’immedesimazione così forte che finisci per confondere la tua vita con quella di Manuel e Valeria, di vivere attraverso le loro sofferenze e i loro dubbi, di percepire le loro inquietudini. Come equilibristi sospesi su un filo sottile che se ne sta appeso troppo in alto per non incutere paura, i due adolescenti sembrano pendolare nel buio delle loro esistenze imperfette alla ricerca di quella normalità che nell’età adolescenziale, è il più grande problema e al contempo il principale desiderio. Manuel, ragazzo stravagante ed eccentrico che più o meno consapevolmente si trova a dover fare i conti con quella dimensione misteriosa e problematica che è l’orientamento sessuale e Valeria, anima fragile imprigionata in un corpo obeso e tutt’altro che attraente: sono i due eroi del romanzo della Clesis. Eroi perché in un mondo come quello che ci circonda, dove l’uomo fa di tutto per riempire la propria vita di falsi miti e di falsi valori, l’essere semplicemente se stessi e la ricerca del proprio percorso di crescita in modo schietto e spontaneo rappresentano valori intrisi di eroismo, un eroismo tragico come quello delle migliori tragedie greche dove i personaggi sono perennemente di fronte ad un bivio fatto di percorsi che apparentemente conducono entrambi al fallimento. Ma la capacità della Clesis sta proprio nel riuscire ad esprimere questo profondo senso di tragicità e questo velato ma determinante male di vivere attraverso la lente dell’ironia, del sarcasmo. L’autrice riesce a piegare i suoi personaggi all’intento lodevole di incarnare i problemi e i dolori di un’intera umanità così che ogni lettore, leggendo questa storia, potrà rivendere un pezzo del proprio esistere e trovare conforto nel senso di coralità e solidarietà che ne rappresenta lo sfondo. Il lettore viene chiamato costantemente e attivamente in causa con la propria coscienza e le propria capacità di riflessione in modo tale da divenire quasi un vero e proprio personaggio del romanzo. Con una prosa fluida e incisiva, l’autrice dipinge nel più realistico dei modi un mondo scolastico fatto di ragazzi a volte fragili, a volte violenti, spesso incompresi, sempre bisognosi d’ascolto e di insegnanti che si trovano alle prese con una società dove l‘istruzione sembra essere rilegata agli ultimi posti e dove ci si è dimenticati che il compito dell’insegnate stesso è quello di educare (dal latino e - duco: condurre fuori) e cioè quello di valorizzare la ricchezza interiore del ragazzo. Di questo è ben consapevole Eva Clesis che con un’espressione profonda e lirica scrive nel suo romanzo: “Il mondo fuori aveva occhi così grandi che vedevano più in la di lui e lingue che su di lui la dicevano lunga. Il mondo fuori era una faccia liscia e senza rughe che non sapeva commuoversi” (pag 129). L’invito che l’autrice rivolge al lettore e che è in realtà estendibile all’essere umano nel suo complesso, all’intera umanità, è quindi quello di emozionarsi.

recensione di Claudio Volpe

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